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Bulgaro
     
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 Arte cristiana dei bulgari dall'865 al secolo XIII 

La conversione dei Bulgari al cristianesimo nell'865 con lo zar Boris conferma ufficialmente quella che era già la religione della maggior parte della popolazione ed ha importanti conseguenze: sviluppo dell'architettura religiosa e maggiore influsso bizantino. Il clero latino chiamato da Roma è presto soppiantato dal greco, ma la Chiesa bulgara ha una certa autonomia rispetto a quella bizantina. Si attua la fusione bulgaro-slava e nelle chiese e nello Stato si afferma la lingua bulgaro-slava e si abbandona il greco, Boris appare come un principe slavo. Nel monastero di Preslav sono Clemente, che poi sarà vescovo, e Naum, discepoli di San Metodio; Boris, fattosi monaco, vi cercherà rifugio, mentre si ha la prima traduzione della Bibbia in bulgaro antico. La capitale passa da Pliska a Preslav (dove resterà fino al 972) e con Simeone si ha la più splendida età bulgara. Si costruiscono molte chiese che rivelano nell'architettura e specialmente nella decorazione interna caratteri distinti dai modelli bizantini.

A Pliska vi sono due basiliche molto diverse l'una dall'altra: la grande basilica fuori le mura, circondata da una vasta corte (collegata con la città dei palazzi per mezzo di una strada delle processioni), lunga con l'atrio 100 metri, ha tre navate separate da colonne alternate da pilastri, struttura in pietra e mattoni; di tipo ellenistico sono la pianta, la copertura lignea e l'atrio, bizantini il nartece, gli archivolti, le tre absidi con risalto esterno. La chiesa palatina invece, rimaneggiata in quest'epoca, ha tre absidi circolari ed è limitata dalle costruzioni primitive, in tecnica lapidea. L'austera decorazione architettonica di due chiese di Preslav, indipendenti dall'influsso bizantino, richiama piuttosto quella delle più antiche chiese di Pliska. Straordinaria è la cosiddetta chiesa d'oro di Preslav, scavata nel 1927, sintesi di elementi e di forme costruttive più antiche, romane e bizantine, adottate per rispondere alle esigenze imposte dalla nuova religione: grande atrio quadrangolare con cinta colonnata a nicchie, un nartece a due torri e la grande rotonda ad otto esedre, in più abside e triplice ingresso con colonnato interno in funzione decorativa e cupola di dieci metri di siatici, costruito in antico Paese ellenistico sotto l'influsso della cultura balcanica romano-bizantina), il piccolo palazzo con due sale circondate da corridoio e il grande palazzo di Omurtag a pianta basilicale a tre navate con abside (sotto l'influsso della sala del trono romano-bizantina), entro la cinta fortificata quadrangolare con le sue torri; a Madara la fortezza con torri quadrate e speroni triangolari e una costruzione tipo il piccolo palazzo di Pliska; a Preslav mura di fortificazione e il palazzo ancora non del tutto scavato. Questa architettura è diversa dalla contemporanea architettura laterizia di Costantinopoli, si ricollega invece all'architettura ellenistico-romana della costa del Mar Nero.

I monasteri divengono non solo centri letterari ma anche centri d'arte. Tipico il monastero di Patleina a Preslav dove si conservano fornaci per la ceramica invetriata documentata largamente. L'architettura religiosa bulgara ha ora tendenza arcaizzante; mentre a Costantinopoli si costruiscono chiese a cupola, in Bulgaria prevale ora la basilica a tre navate con copertura piana e cornici architettoniche decorazione policroma di marmi e mosaici, analogamente all'Asia Minore. A Preslav la ceramica dipinta richiama antichi precedenti mesopotamici (e Dura), mentre posteriori sono gli esempi costantinopolitani: ceramica bianco-avorio dipinta con colori a smalto e varietà di motivi, impiegata per piatti, tazze, piastrelle decorative che venivano applicate alle pareti o ai pavimenti o usate per comporre icone, cornici. Le lettere cirilliche o glagolitiche dell'alfabeto bulgaro impresse provano che questa produzione era ad uso dei Bulgari. Singolari le teste in pietra di una leonessa e di una scimmia (parte della decorazione di una chiesa di Preslav) in uno stile rude e molto espressivo, senza parallelo a Costantinopoli e nei Balcani, mentre trova raffronti nell'Armenia del secolo X.

A Preslav continua nelle architetture civili la tecnica a grandi blocchi, ma appare il mattone negli archi e nelle cupole, caratteristica la decorazione scolpita in pietra delle cornici propria di un'architettura lapidea, con motivi antichi o ad alveoli vuoti di gusto orientale. Con il regno di Pietro, maggiore si sente l'influsso bizantino (la chiesa di Ciupkata a Preslav).

Con lo sviluppo della letteratura nel secolo X c'è una grande fioritura di manoscritti illustrati a Preslav, a noi noti solo attraverso le copie russe del secolo XI e posteriori; lo stile originale bulgaro ravviva le lettere geometriche di tradizione bizantina e orientale e trasforma gli ornati floreali in intrecci con motivi di animali fantastici. Ma nel secolo X la setta dei Bogomili, seguendo gli iconoclasti, condanna le immagini sante e gli oggetti di culto.

Fra il 972 e il 1186 la Bulgaria è sotto la dominazione bizantina mentre fiorisce l'arte alla corte degli imperatori macedoni e comneni. Preslav è divenuta sede dello stratega, i monasteri si moltiplicano, da Costantinopoli derivano le regole monastiche, i piani architettonici, i modelli decorativi. Si hanno chiese più piccole di due tipi: ad una sola navata coperta a volta con o senza cupola, e a pianta cruciforme a cupola. Caratteristiche le chiese a due piani a Bachkovo, a Asenovgrad la chiesa di Ivan Assen, a Sofia la chiesa di Bojana con piano inferiore come sepolcro con ingresso indipendente e vera e propria chiesa al piano superiore con scala esterna. La decorazione della facciata e la pittura assumono valore; dominano armonia, semplicità, sobrietà.
 

Dessislava ritratta in un affresco a Bojana (Sofia)

Dessislava ritratta in un affresco a Bojana (Sofia)

L'ìntermezzo bizantino si chiude con la restaurazione dello Stato bulgaro indipendente nel 1186 con la dinastia degli Assen. Tirnovo è la capitale delle arti e delle lettere, centro di un movimento creativo che si espande in Serbia e in Russia. Grande sviluppo ha la pittura murale, originali costantinopolitani vengono riprodotti, forse ad opera degli artisti greci fuggiti da Costantinopoli occupata dai Crociati che vi avevano costituito l'Impero latino d'Oriente. Ma l'influenza diretta di Costantinopoli è perciò interrotta fra il 1204 e il 1261 e la tradizione locale bulgara conserva l'iconografia del secolo XII.

Il capolavoro della scuola di Tirnovo è Bojana, datata dalla iscrizione nel nartece al 1259; questi affreschi si sovrappongono a quelli più antichi e colpiscono per la spiritualità dei volti, il carattere individuale dell'espressione (i donatori), il senso di umanità e di dolcezza, i particolari realistici (Ultima Cena), i costumi locali; pur dentro la tradizione bizantina si rivela una nuova sensibilità. Si notano alcuni riflessi occidentali come la forma del vascello di tipo crociato in una scena del miracolo di San Nicola sul mare, anche il gesto di Dessislava ripete i gesti delle principesse occidentali. Calmo ritmo con echi classici, tecnica a tempera, ricca tavolozza, toni caldi, delicati passaggi di tonalità. I frammenti degli affreschi della chiesa dei Quaranta Martiri a Tirnovo (costruita da Ivan Assen nel 1230) mostrano derivazioni da miniature del secolo XII nella tradizione costantinopolitana di gusto antico e senza paesaggi architettonici. Pochi i resti delle pitture delle 18 cappelle di Trapesiza a Tirnovo, dove la scuola omonima del XIII-XIV secolo svolge un ruolo di intermediaria fra Bisanzio e l'arte balcanica tarda.




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