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lore
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Spedito - 21/03/2018 :  10:24:04  Rispondi allegando il testo
LA SCIENZA

ECONOMIA DEL PENSIERO:
SUBLIME ARMONIA D'ELEGANZA,
EQUILIBRIO, ORDINE, UNITÀ:

AFFINITÀ MATEMATICA
DELLA MENTE
CHE GUARDA OLTRE...

AL FUTURO UMANO!

IN RIFLENTE
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lore
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Messaggi 5015

Spedito - 21/03/2018 :  19:53:43  Rispondi allegando il testo

La Casta imputata (SOCRATE processato)
Narratore
In una città in cui la convivenza è assicurata dagli interessi e dalla paura del giudizio degli altri, una persona che non è manipolabile è un cittadino cattivo e pericoloso.
Socrate-
Non so voi cittadini, chiamati a decidere del mio futuro, che ne dite delle accuse fattemi dai miei accusatori con quel castello di fumo…, io non saprei che pensare, posso solo ammirare le loro capacità persuasive…
Così, dovrò superarmi per riuscire a far emergere la giustizia la verità insabbiata da cotali accusatori sul vuoto negativo alla mia persona.
Se non fossi chiamato in causa, mi congratulerei con loro per averla cantata soave, girando il bene in male, presentandomi come un diavolo tentatore che minaccia il futuro della nostra Città, nel traviare i giovani a perdere tempo con la retorica, nel insidiarli a giocare come consuetudine del nostro ambiente…
Voglio farvi notare che son stato amico della bella e sapiente Aspasia, la concubina di Pericle, e a chi si rivolgeva a me, chiedendo sull’Amore di Cupido, il mio consiglio: di rivolgersi all’etera Diotima.
Ho sposato Mirto ed avuto un figlio, poi Santippe con due figli ancor giovani.
Nell’ambiente dei giovani capita che ci s’innamori del professore…
Vi racconto un fatto sul bel Alcibiade che lui stesso raccontò ad altri: desiderando essere il mio ragazzo, m’invitò a casa sua, e dopo aver cenato e dialogato, non ebbe il coraggio di farsi avanti, cose che succedono quando ci s’innamora, ma a me neanche balenava l’idea per la virtù che ci tenevo a non macchiare. Alcibiade innamorato studiò un semplice piano, mi rinvitò a casa, mi tenne al desco a parlare e bere fino a tarda ora, poi mi consigliò, essendo già tardi, di fermarmi avendo già fatto preparare un letto per me.
Non trovando niente di strano, accettai di rimanere, mi coricai, il servitore uscì dalla stanza e spense la candela, Alcibiade si fece forte e mi si presentò da innamorato dichiarandosi disponibile, ma non risposi.
Lui mi si adagiò contro coprendosi col suo mantello.
Alla mattina, raccontò era come se avessi dormito con mio padre o mio fratello maggiore.
Ateniesi, il gran bene che può capitare ad una persona, è discorrere ogni giorno della virtù e per capirla va coltivata, comportandosi da uomo, tenendo presente che una vita senza valori, non è degna d’essere vissuta. Ne consegue che non ho vizi e nessuna paura.
- La verità non fa male, è il male taciuto che s’irradia in metastasi -.
Nella gioia di viver la vita, vivo con lealtà senza paura di scontrarmi con chicchessia, da generare invidia nel dire le cose come stanno in cielo e in terra.
Il mio fine è preparare il futuro ai figli, ai figli d’Atene non ancora concepiti, scolpendoli quando li incontro, da maestro, come Fidia, insegnando ai giovani i valori che il dio Apollo fin da fanciullo m’indicava per aiutare il prossimo, il tutto in un dialogo per crescere insieme da stagliarmi nel gruppo fin dall’adolescenza, da suscitare sempre in alcuni compagni un’ignara invidia per il modo semplice di comportarmi; essi, se era possibile, mi scartavano dal gioco, affidandomi già fin d’allora epiteti evolvendosi nell’attuale tafano, e parlando male, non capendo L’AMORE disinteressato che portavo nei loro confronti. La voce che io ero-non ero cominciò a girare, d’essere guardato con sospetto, soprattutto perché aiutavo i più sfortunati, i più indigenti, disinteressatamente, da far pensare a quale mire in alto miravo, poiché nemmeno il cane muove la coda per nulla.

Voce 1-
Le sue cellule si riproducevano armoniosamente in un cantico d’innamoramento alla Vita, nello scoprire continui orizzonti di sapere con la RIFLENTE pura, donazione dell’Immanenza del divino, d’affermare che ogni giorno va vissuto scoprendo il bello del vivere.
Insegnava a dare il meglio di sé senza nulla chiedere…
Socrate: Cittadini, gli antidemocratici o falsi sapienti quel poco che sanno, lo tengono stretto per vantarsi e comandare su gli altri, arrivando a parlar male di chi più sa di loro, per non perdere i propri vantaggi, da lasciare i vicini nell’ignoranza per meglio sfruttarli e riprenderli col tono presuntuoso, arrogante, se sbagliano, sentendosi divinità…
Arrivano perfino a dare falsi consigli nel mettere in guardia non solo i giovani, verso coloro che la pensano diversamente per non correre il rischio di perdere i benefici di facciata.
Come fanno ora con voi cittadini!
I miei Maestri sono stati i miei genitori, mia madre Finarete, il suo lavoro, la maieutica (levatrice), mio padre Sofronisco, alle dipendenze dell’architetto Fidia. In sostanza agli interlocutori tiravo fuori il loro sapere e glielo scolpivo affinando il gusto dell’apprendere razionale, il cui fine era contribuire a migliorare il futuro alla nostra Città.
Ateniesi, giuro di non aver mai raggirato nessuno, e se per ipotesi è capitato, ho sbagliato in buona fede, per ignoranza, ugualmente pronto serenamente a pagare con tutto me stesso!.
Durante il mio camminare, m’accorsi d’essere una voce nel deserto, ma la mia Virtù, la mia amica, pur presa di mira, non solo da calunniatori incalliti, aveva il sostegno della Divina Provvidenza, nel pane quotidiano, da fortificarmi non scalfirmi nel mio operare, ero solo un numero, uno solo ma col distinguo, non preso dalla vorace democrazia demoniaca speculativa dal gioco dei numeri, comprata venduta giocata, ingannatrice di pedine, e di giocatori giocati, creata e difesa per il tornaconto della cima della piramide, il duce, il dio, le deità.
Oggi pago io, domani voi, nell’alterare il mio sapere del non sapere in sofismi senza costrutto; arrivavano a vendermi come prestigiatore di parole, sofista incallito che sfrutta l’ignorante arricchendosi vendendo fumo!
Da far passare l’intelligenza per furberia, ma l’intelligenza pura è pura non furbizia…
Voce 2
Sei Maestro di vuota oratoria che specula sul nulla di vero in fraseggi disordinati spontanei che nascono da una mente tendente alla pazzia, allontanatevi dalla sua follia!
Socrate - A voi, giurati, capire il dramma ordito dal potere, dalla casta che mi vuol tenere lontano, che vi ritiene ignoranti da non riconoscere la sincerità…
A voi Ateniesi, gente di mondo, chiedo venia se uso parole ripetitive, già dette in piazza o altrove, che parecchi di voi già conoscono, essendo diventato vecchio in Atene, Atene che io Amo più della mia vita, lo sempre difesa in Guerra e dell’inganno sortito nei miei, nei vostri confronti.
Prego, non mormorate, lasciatemi come gallina cuocere nel mio brodo nel vivere come son vissuto.
So che chi opera per il popolo, difficilmente è capito, e deve sempre avere la valigia pronta, nell’essere pronto a dare la vita per la Democrazia Intellettiva Elettiva della Patria nel realizzarsi in se stesso, nell’esempio di donazione alla Sacra Libertà del Popolo d’Atene.
Voce 3
Eolo si divertiva a scombussolare le menti deboli, così Socrate si trova a settanta anni arrogante, e per la prima volta in Tribunale, paradossalmente, a chiedere grazia per il suo modo d’esprimersi, piacevole o meno a voi giurati che non giudicate lui, ma voi stessi.
La virtù del giudice è giudicare, dell’imputato riconoscere, dell’oratore dire la verità!
Socrate - Cittadini, rappresentanti del Popolo, s’inizia col chiamare in causa i primi accusatori, i più micidiali, i quali non possono che essere in contumacia, per aver irrorato la mia figura di tafano col peggior ddt, ed aver permesso l’arringa al ricco sfrontato Anito, autentico democratico (secondo la voce di popolo), ambizioso, spregiudicato, che vi avverte che Atene è in grave pericolo per la mia presenza;
Voce 4
Meleto, sei il principe accusatore in cerca di fortuna, e Licone è al servizio di Anito che organizza il tutto, costruendo dal nulla il teorema delle false accuse, supportate dalla mafia...
Accuse sull’acqua e un diluvio su di lui!
Socrate: E pensare che perfino la mosca nel vino riportavo in vita!
L’accusa paradossalmente che mi potete fare è d’aver fatto il mio dovere alla Patria, nella guerra del Peloponneso per difenderla, da cittadino di Atene!
Ateniesi, fin da fanciulli, nelle vostre orecchie risuonava che ero un mangiafuoco e per la vostra incolumità di non avvicinarvi, pericolo di alta tensione!

Voce 5
Il potere dei furbi insinuava nella mente del popolo che lui era demagogo, speculatore di cose del cielo e di cose di sottoterra portatore di sventure, che trasformava un discorso debole in un ragionamento razionale forte d’arrivare a farvi non credere negli dei, negli uomini che vi comandano...
Socrate- Non entro nei meandri della retorica di chi più o meno parla male di me o di altri per sentito dire.
Chi vive di malalingua, non conosce la felicità, sta sempre sul chi va là, e nell’ignoranza non vuol ammettere che ignora, da sentirsi saccente, non sapendo che il male che si fa ricade ancor di più sulla sua povertà, da perdere il piacere di vivere in armonia con se stesso in perenne incontentabilità.
Essi, ricchi di se stessi, non vogliono conoscersi, vogliono apparire sapienti, ma sapendo che io so che non lo sono, m’infangano con fumus persequi iniurias, così girano la mia verità in barzelletta da farmi passare per pazzo.
Loro sono convincenti quanto i miei accusatori, e vendono bene la lezione, di star lontano dal tafano, così nasce la catena di S. Antonio, che gira rigira non fa polenta, ma terra bruciata alla verità, da sprofondarsi sempre più nella palude in cui vegetano, mai soddisfatti, da imprecare alla propria sfortuna.
I sapientoni nella loro mirabile accusa riescono con parole vuote ad accusarmi di nulla, convincendo voi burattini della mia colpevolezza, avendo dietro di loro la piramide: il dio, il duce e le deità che senza apparire applaudono!
Voce -Popolo d’Atene, la legge è legge per tutti uguale (anche per me), finché non sarò condannato sono innocente, da chiedere democraticamente ai tanti visibili/invisibili che mi accusano di presentarmi un chiaro atto di constatazione d’accusa, da tacitare la vostra incoscienza d’aver violato il codice etico sociale della Democrazia di Pericle...
La loro contumacia si fa forte di voi cittadini, nel detto: -La giustizia umana è verità umana per non dire divina-. Voi condannandomi, date ragione agli accusatori, e diventate correi di false accuse; anche a voi resta il rimorso d’aver condannato un innocente!
Voi giurati, ignorando la verità, siete incolpevoli, ma il dramma sta nel credere alla loro gelosia tentacolare che non muore, da emularli nel sostenerli senza che possa difendermi dalle calunnie, giudicato senza via di speranza!
La loro furbizia è non presentarsi, d’aver l’alibi di lavarsi le mani lasciando a voi il giudizio inappellabile risolutivo di un solo giorno, pagando con la potenza del denaro, voti, anime...
Socrate - So di combattere una guerra persa contro l’arroganza del potere, lontano dalla giustizia divina, perciò tutti sono innocenti e colpevoli, ed io il capo espiatorio di quest’infame società, vittima del peccato d’empietà!
Sarà difficile, ma obbedirò alla legge nel difendermi, e poi, sarà come a dio piaccia e vorrà ricevermi.
Gente di popolo, l’accusa di Meleto nei miei confronti eccola: <Socrate è accusato dell’opera temeraria di cercare cose sottoterra e quelle in cielo, e i suoi ragionamenti non hanno senso creando panico nel popolo!>.
Voce -Aristofane, con la commedia ‘Le nuvole’ fa parlare Lesina, contadino attorniato da creditori, perché il figlio Fedippede, giocando alle corse dei cavalli, s’è indebitato. Lui lo consiglia di rivolgersi a me, essendo io, un gran pagatore di furbe parole? Il giovane non l’ascolta. Il padre disperato mi cerca al pensatoio del Mercato, appeso in una cesta a contemplare il cielo. Dialogo come faccio con tutti e gli dico che m’impegno a risolvergli il problema invocando le ‘Nuvole’...
Socrate - Chiedo a voi giurati, perché non invitate Aristofane, dotto uomo, gran fantasista di parodie… Da pensare che questo processo sia una sua invenzione, una nuova satira che infanga di sterco a destra a manca, oltre la mia filosofia, eminenti uomini politici, poeti, musicisti, scienziati e mette alla berlina ogni innovazione culturale, con l’ingegno primario di far cadere la mia “tirannide” che ostacola il suo divenire, la sua figura, da togliere il sano che donavo a chi incontravo e lasciare andare ancor più a rotoli la società attuale! La sua parodia diverte non solo le teste incoronate, sfrutta la mia ricerca alla verità per far quattrini, per soddisfare i gufi dalla testa ai piedi nella calunnia, arrivando a dirmi che sono una testa che sa troppo, quindi per ragion di stato va fatta rotolare dalla rupe e che Poseidone l’infilzi tra cielo e terra come avvertimento che non si può calunniare il padrone del mondo, l’uomo che comanda, il dio, il duce!
Voce del pubblico – Socrate, tu che non sei l’ultimo arrivato, dicci, come mai ti hanno infangato e Meleto ti ha chiamato a rispondere di calunnia in Tribunale ?-.
Socrate La causa che non è causa è di Cherofonte, che tutti conoscono impulsivo; un giorno gli viene in mente di conoscere il nome dell’uomo più sapiente, si reca a Delfo, ad interrogare l’oracolo d’Apollo. Non ridete alla risposta della sacerdotessa Pizia: <Nessuno è più sapiente di Socrate>. Se fossi saggio, sarei qui in tribunale? Di questo fatto chiamo a testimoniare il fratello che è qui presente, essendo Cherofonte nel mondo dei più, affinché vi sia chiara l’origine della calunnia.
Usando la RIFLENTE, cercai la risposta: che vorrà il dio? Che nasconde nelle sue parole? Io non ho coscienza d’essere sapiente, ma lui afferma che sono sapientissimo!
La razionalità era di confrontarmi con i saggi, gli intelligenti, con i maestri dell’arte, in pratica con coloro ritenuti sapienti, da smentire il vaticinio nel mostrare all'oracolo i più sapienti di me.
Voce - Così cominciai a tampinare i sapienti di professione, ma i loro valori facevano acqua nel mare di tutti, c’era solo apparenza; per onestà spiegai a loro di cambiare il metodo d’apprendere per migliorarsi, di usare il Dono dato agli uomini dall’Immanenza del Mistero divino: la RIFLENTE da cui nasce il Carisma, con la responsabilità di non deludere chi crede in loro, per essere fautori di benessere sociale!
Socrate -I boriosi, pieni di se stessi, invece di ringraziarmi, cominciarono a calunniarmi ancor di più gli uomini della casta!
Voce esterna- Dovevi tacere non cantare la povertà che c’è in loro, così ti sei attirato fulmini, saette, boati e strilli. A loro interessa non lasciare le poltrone, ma fare i giochi per il proprio tornaconto, ne dicono di bugie che il naso di pinocchio infilzerebbe tutto lo stivale! Tu Socrate cercatore di verità, sei inviso e ignorato, per la tua scelta scomoda di uomo vero!
Socrate- La mia voce interiore divina non mi ha mai tradito, mi ha permesso di continuare ad essere una luce, lucciola in mezzo alle tenebre!
Ateniesi, chiedo a Meleto, all’Arconte Re, a tutti i giurati presenti d’essere riconosciuto per quello che sono, non per quello che certuni inventano per i propri interessi, affinché gli scenari futuri per la mia Patria siano democratici, non malefici: < Errare è umano perseverare è diabolico>. La Storia se non insegna, non è Storia.
Voce -Portare avanti la Virtù divina è rischiare più volte la vita nell’essere se stesso; l’ingrata verità è la briciola di pane che scalda il cuore da non lasciarsi circuire dalle sirene di belle parole vuote, antidemocratiche finalizzate al denaro nel detto: - nessuno è profeta in patria-, risponde alla furbizia dei potenti per neutralizzare con l’esilio chi può dar fastidio, imponendogli di lasciare il paese come Anassagora, Democrito, Eraclito ed altri, affinché non diventino tafani come me...
Democrito, affermava nei Canoni, ci sono due modi di conoscenza, mediante i sensi e mediante l’intelletto: <Quando la conoscenza oscura non può più spingersi ad oggetto, più piccolo né col vedere né col udire né col gusto né con la sensazione del tatto, ma si deve indirizzar la ricerca a ciò che ancor più sottile, allora soccorre la conoscenza genuina, come quella che possiede appunto un organo più fine, appropriato al pensare>, che io definisco RIFLENTE Purissima!
La RIFLENTE speculativa non è il fine dell’Uomo, ma il tallone d’Achille!
Socrate - Chi tira il carretto per vivere, o respirare non ha il tempo per invidiare, calunniare e perfino sognare. Chi impera con gelosia, invidia, ingordigia ha sempre voglia di far la guerra, il suo fine è acquisire maggior potere e vantarsi sulla pelle del popolo comprato con una pagnotta di pane.
Voce -Essi, professionisti del sapere agiscono per riflessione speculativa, vendendo parole di fumo a danno di chi crede in loro, così, chi più paga, più è abbindolato, né l’esempio Eveno di Paro che, avendo soldi da spendere per i suoi figli, fa venire sofisti da altre città, strapagandoli, convinto che più si pagano gli educatori, più i figli saranno intelligenti… Contento lui, più ancora i sofisti, ma i suoi figli, non potranno che essere arroganti, presuntuosi e somari.
Socrate - I figli dei benestanti e dei potenti in famiglia assorbono solo furbizia scambiandola per intelligenza, salvo eccezione, ed avendo tempo non da buttare si ritrovano a far cultura da me, punto di ritrovo, come ‘l’oratorio’, senza nulla pagare, perché non sono un sofista, un perditempo, ma credo nell’opera di trasmettere i veri valori della vita da buon maestro soddisfatto nell’essere d’aiuto a tirar fuori dal grembo l’uomo che c’è in loro, praticando come mia madre la Maieutica, coinvolgendoli a partecipare ai vari problemi, analizzandoli a fondo partendo dalla Riflessione Pura, dono che si riceve alla nascita.

Voce - Paradossalmente questi giovani che poco apprendono, credendosi già sapienti nell’aver il germe, meglio il verme della casta, credendo d’aver capito l’arte della Maieutica, da bambocci si divertono a disturbare chi incontrano. Se a loro vengono poste delle domande, i bamboccini, prontamente rispondono col sofisma: - Socrate insegna le cose del cielo e le cose di sotto terra, a non credere in dio, e a fare della verità la falsità-
.
Socrate - Chi sente questa risposta se la prende con me, mandando maledizioni: - Socrate è un criminale, un perditempo che guasta i giovani -. I colpevoli restano immuni da colpe, essendo figli di signori, gente per bene che ha pecunia, e che li protegge.
Voce - Ateniesi, da questi continui esami son nate molte inimicizie, aspre e fierissime, che il vento di dicerie ha sparso dappertutto in una moltitudine di calunnie, ma il paradosso, è che non sapendo discernere la sapienza del vero sapiente dalla saccenteria dell’arrogante, quando parlano, mi chiamano Maestro, in mia assenza la loro ipocrisia sboccia nel denigrarmi ironizzandomi, da sfogare lo stress della demoniaca democrazia che alimenta infelicità/incontentabilità...
Socrate - Esiodo, già nel VIII/VII a.C. declamando poesie afferma che la Poesia è Politica = Filosofia, sintesi di vita non solo pastorale, così, io Socrate, filosofo, politico sono accusato d’empietà verso la casta…
Voce - E tuttavia la mia fama corre col vento, che persone oneste vorrebbero conoscermi, sentire la mia opinione, sui vari problemi del mondo, ma son fermi alle ‘foto’ gratuite fatte girare per invidia, e ai consigli di non disturbare il folle, per non correre il rischio d’essere derisi dalla compagnia degli amici, dei conoscenti che hanno sentito nei miei riguardi solo barzellette…
Prima di pretendere di conoscere gli altri, vale il detto: -Conosci te stesso!-
Da Rischiare di bruciar le foto e fare un danno al sociale!
Cittadini, davanti a codesta chiara esposizione non vi son sorti dei dubbi sulle accuse nei miei riguardi? Qualcuno dei presenti, può dissentire dalla razionalità del mio atto d’accusa contro il prossimo visibile invisibile?
Socrate -Chi non è d’accordo lo gridi, sia se stesso, dimostri coraggio, non sono un mangia uomo! Anzi lo ringrazio per il suo, il mio coraggio! Aggiungo: tutti i sapienti esaminati, stanno ad ascoltare, annuiscono al buon senso delle mie parole, mi promettano d’impegnarsi, poi sollecitati anche dalle mogli, per il quieto vivere, desistono dal cambiamento.
Ateniesi, ripeto, L’AMORE al prossimo, mi è stato ordinato dal divino, con oracoli, sogni svolti dalla RIFLENTE Pura o Sesto Senso, che l’uomo ha in dotazione alla nascita per differenziarlo dagli altri organismi viventi… Tuttavia, agli occhi dei miei contemporanei, passo, per matto, non sono matto sono un folle perché nulla chiedo in cambio e continuo ad essere me stesso un tafano, che insegna nel possibile a dare il meglio a chi ha la fortuna d’incontrarmi e d’interrogarmi per crescere insieme.
Voce - Così come ogni capello va al pettine, le diffamazioni nei miei confronti hanno riempito le orecchie di chi non voleva sentire, da non poter più digerire. Meleto, per proprio interesse difende i poeti, Anito, gli artefici, artigiani e politici, Licone, i retori, da presentare, regolare denuncia sul nulla, non sulla carta della verità, d’incantarvi di belle parole.
Ma la legge, è legge, ha l’obbligo d’appurare la verità, nient’altro che la verità. E qui è fondo notte!
Socrate - Domani, avvolto dalle mie amiche nuvole veglierò su Atene, affinché la giustizia di Salomone entri in vigore.
Cittadini Ateniesi, chiedo quale colpa abbia la mia follia D’AMORE, nel continuare a dare il meglio di me stesso alla mia Patria, nell’aver salvato a Potidea Alcibiade, a Delio Lachete; nell’aver capito che la guerra è solo arricchimento e gioco del duce, del dio che comanda, e noi pedine sulla scacchiera ubbidienti come cani che leccano le ferite al loro padrone…
Ora colgo la vita nei discorsi deboli in aiuto ai forti, in un dialogo in continua ascesa, nel differenziarmi dalla moltitudine di pazzi tendenti a reciproci inganni, accrescendo sempre più l’infelicità in loro stessi e nel prossimo...
Giurati, condannandomi estirpate la vostra voce del Cuore, Dono di Luce nel divenire della Democrazia Ateniese.
Voce - L’indagine in corso gli porta inimicizie, altre calunnie da trovarlo imputato pur innocente, davanti al mondo intero, da passare per sofista che fa la cresta confutando gli altri.
Socrate -Miei concittadini d’Atene, dichiaro che vi amo, ma obbedirò alla Virtù, non a voi, finché abbia respiro, finché riuscirò a Usare la RIFLENTE Pura, non cesserò di ammonirvi e di porgervi la mia Filosofia e se l’accogliete vi renderà felici…
Giurati della più grande città dell’Attica, mi vergogno con voi a pensar che la vostra ansia è tesa solo alle ricchezze, all’edonismo, alla guerra che nasce per mancanza D’AMORE al Prossimo, da non conoscersi, e calpestare i diritti di madre Terra, nel Dono del pane quotidiano a tutti, d’accumulare sempre più incontentabilità/infelicità. . Ricordiamoci, si viene al mondo nudi dal grembo di Madre Gaia, e si rientra accolti dal Mistero a braccia aperte nella continuità del Vivere Sociale...
Uomini che respirate, godete la Virtù dell’armonia con la vostra donna, i vostri figli, con i vicini e i lontani, nel dono di lasciare un’orma, un segno di Vita di civiltà D’AMORE...
Voce - Cittadini, le accuse di Meleto sono strumentali; egli non si rende conto del danno che arreca alla grande Atene, nell’oscurare la Democrazia dell’Attica, il periodo aureo di Pericle. La causa va ricercata nella corruzione circolante nell’aria che si respira nella mancanza di maestri per vocazione, nella delega ai sapientoni, demagoghi, furbi che occupandosi dei giovani, li traviano!
Socrate -Meleto, tu che ti presenti come uomo perbene, frequenti i giovani per conoscerli?
Da quando te ne sei interessato?
Giurati, Meleto è il rappresentante della retorica, che non serve ai giovani per il futuro d’Atene, ma a chi sta al potere della piramide: il duce, il dio, le deità che non sono uguali per tutti!
Voce - L’amante della vera Poesia, sa che è sintesi di Filosofia e nella prassi è Politica Democratica, non basata sui numeri comprati al lotto, ma sulla RIFLENTE Pura razionale garante del nostro avvenire; il profumo della Poesia è Vita al mondo intero, Armonia insita in poche parole dettate dal cuore, Universalmente AMORE…
Socrate -
Se ai giovani non insegnassi il benessere fisico/mentale, starebbero con me?
Se insegnassi il male senza volerlo, non sarei consapevole di corromperli?!
Voce - Tenete presente che in Atene non è in uso fare causa per simili errori, ma chi inconsapevolmente sbaglia va ammonito, e se, spiegato l’errore, lo rifà, delude non solo il dio Apollo, soprattutto se stesso, d’essere scacciato...
Socrate - Meleto, senza alcun preavviso hai mandato l’ingiunzione di presentarmi, troppo comodo per te e chi ti paga!
Ora, qui in tribunale vuoi condannarmi per soddisfare la tua ignoranza, i tuoi interessi, non per educarmi!
Meleto, rispondi alla domanda: la democrazia attuale si basa sulla demagogica manipolazione dei voti, o sull’intelligenza al servizio del Popolo?
- Meleto - Non ho vergogna a risponderti che nell’attuale democrazia comandano i numeri –
Socrate- Caro Meleto, accusando me dell’opera temeraria di cercare cose sottoterra e quelle in cielo, stimi così poco i giudici e li credi così poco familiari con la scrittura, da non sapere che di questi discorsi sono pieni i libri di Anassagora di Clazomene?
Allora i giovani imparano da me cose che si possono avere in biblioteca per una dracma, da mettermi in ridicolo, facendo finta che siano mie elucubrazioni, ma per Zeus, ti sembro così cretino, da non credere in nessun ‘dio’?
Meleto- Assolutamente no, per Zeus! –
Socrate- Domanda a queste cittadini chi rende migliori i giovani!
Lo sai, visto che il problema giovanile t’interessa tanto e hai trovato chi li corrompe, d’accusarmi pubblicamente davanti a questi giudici.
Lo vedi, Meleto, stai zitto e non sai che dire?
Ma non ti sembra vergognoso?
Non ti sembra una prova sufficiente che dimostra che dei giovani non ti è mai importato nulla?
Dimmi, caro, chi li rende migliori?
Meleto- I costumi e le leggi! –
Socrate- Ma non ti chiedo questo, mio caro amico, bensì quale persona, chi, in primo luogo, conosce, appunto, i costumi e le leggi.
Meleto- Loro, Socrate, i giudici! –
Socrate- Che dici, Meleto?
Sono forse capaci di educare i giovani e di renderli migliori?
Meleto- Certamente! –
Socrate- Proprio tutti, oppure alcuni sì e altri no?
Meleto- Proprio tutti! –
Socrate- Ben detto, per Giove!
C'è tanta gente ad aiutarli!
Ma allora i presenti che ci stanno ad ascoltare li rendono migliori, o no?
Meleto- Sì, anche questi! –
Socrate- Ed anche i cittadini del popolo?
Meleto - Anche loro! –
Socrate- Ma, Meleto, non sono i membri dell'assemblea del popolo a corrompere i più giovani?
Oppure anch'essi, tutti insiemi, li rendono migliori?
Meleto- Anch'essi! –
Socrate- Ma allora, a quanto pare, tutti gli Ateniesi, li rendono migliori, tranne me. Sono soltanto io a corromperli. E' così che dici?
Meleto- Affermo proprio questo, con forza! –
Socrate- Il tuo coraggio non ha limiti, a condannarmi…
Per Zeus, Meleto, è meglio vivere fra cittadini buoni o cattivi?
Amico, rispondi, non ti sto chiedendo nulla di difficile!
I cattivi non fanno forse del male a chi sta loro sempre vicino, mentre i buoni del bene?
Meleto- Senza dubbio! –
Socrate- C'è dunque qualcuno che voglia essere danneggiato dalle persone con cui sta assieme, piuttosto che trarne vantaggio?
Rispondi, mio caro amico: anche la legge te lo impone. C'è qualcuno che vuole essere danneggiato?
Meleto- No di certo! –
Socrate- Su, allora: mi porti qui in tribunale perché corrompo i giovani e li rendo più cattivi volontariamente o involontariamente?
Meleto- Volontariamente! –
Socrate- E allora, Meleto, tu più giovane di me, sei tanto più sapiente d’accettare i miei complimenti nel riconoscere che i cattivi fanno sempre del male a chi sta loro più vicino, mentre i buoni consigliano di far solo del bene?
Io sarei tanto ignorante da non rendermi conto che se rendo malvagio chi sta con me rischierei di ricevere del male da lui?
D’accordo che dico d’essere ignorante, ma non a tal punto!
D’accordo che fra i tanti giovani c’è chi mi fa tiri mancini, da farmi passare per traditore: la società senza principi, basata sul soldo crea traditori e prostituti!
E' chiaro, se m’accorgo dell'errore, non continuerò a farlo salvo involontariamente da non essere perseguibile, ma riportato sulla giusta strada!
Meleto in questo processo sarai pagato profumatamente, ma non otterrai gli onori che in cuore speri dai contumaci per la mia condanna qui in tribunale davanti al Popolo, in questo caso sovrano.
Meleto, vuoi dimostrare al mondo che sei un uomo?
Fai scoppiare pubblicamente il bubbone!
La storia ti farà grande!
Meleto - Dico che tu non credi assolutamente negli dei! –
Socrate- Stupefacente Meleto, io, non credo, come altre persone, che il sole e la luna siano dei?
Meleto- No, giudici, per Zeus, asserisce, che il sole è pietra e la luna terra! –
Socrate- Ateniesi, quello che ho detto vi è ormai chiaro, di queste cose a Meleto non importa un fico secco! Tuttavia, dimmi: - In che modo corrompo i giovani?
E’ evidente che, secondo l'accusa che hai scritto, insegno a non credere negli dei in cui crede la città.
Meleto- Affermo proprio questo!-.
Socrate- Io sostengo che insegno a non credere nelle nuove divinità demoniache in cui si celano uomini falsi e corrotti! Tu Meleto, non sei credibile neppure in te stesso! Cittadini Ateniesi, mi sembra che egli stia giocando, mi accusa per chissà quali errori giovanili, come per mettermi alla prova con un enigma: "Socrate il sapiente si accorgerà delle mie contraddizioni, nel credere non credere negli dei, ingannando se stesso e tutti gli altri ascoltatori. Cittadini, le accuse nascono da un odio grande e diffuso che causerà la mia condanna: Meleto, Anito, Licone sono pedine interessate al servizio della casta, in contumacia, paradossalmente pagherò con la vita il mio pensiero libero, la purezza delle mie virtù, per gelosia nei miei confronti…
Voce - Questo è accaduto a molti altri uomini giusti, e altri ancora a venire, condannati perché dicono la verità, da ringraziare fin d’ora il ‘dio’ che non fa mancare una così interessante compagnia.
Socrate - Ateniesi, ipotizzerò che questa volta non crediate ad Anito, assolvendomi, da smettere di traviare i giovani e non fare più filosofia; in tal caso vi direi: Ateniesi, ho AMORE e rispetto per voi, ma ubbidirò al dio (RIFLENTE) che c’è dentro in me, piuttosto che a voi, e finché avrò respiro e sarò in grado di farlo, non smetterò di fare Filosofia, di consigliarvi e d’insegnare a chiunque incontri.
Nel mio cammino quotidiano ho trascurato tutto quel che mi riguardava, perfino non curando gli affari di famiglia; per fortuna Santippe ha compreso L’AMORE che portavo ad Atene e mi ha lasciato fare; ai vostri figli ho cercato d’insegnare la Virtù; con gli uomini della casta sono diventato un tafano per tenerli svegli, affinché non vi sfruttassero; non ho mai elemosinato e neanche ora lo farò; di quel che dico posso produrre a testimone solo la mia povertà, la sola ricchezza che possiedo.
Voce - In questi tempi in città avvengano molte ingiustizie e illegittimi atti, si scontrano le deità della piramide; più volte si ode il tintinnio dei coltelli. Socrate è stato nel suo brodo, a tanti indigesto, non ha mai cercato di salire i gradini; qualche anno fa è stato sorteggiato CO-PRESIDENTE dei cinquecentouno come voi ora che lo giudicate, per giudicare i dieci strateghi che non avevano raccolto i naufraghi della battaglia navale; Lui solo si oppose a voi, per non violare la legge. La Legge ha per base il buonsenso, Io sto con la Legge anche a costo della vita.
Così successe quando s’affermò l’oligarchia dei Trenta Tiranni. Gli ingiunsero di portare via Leonte di Salamina e metterlo a morte, rifiutò l’ordine dimostrando di non aver paura delle conseguenze.
Credetemi), se mi fossi occupato d’affari pubblici, in modo degno, da uomo responsabile al servizio del prossimo, riconoscendo chi ha ragione, senza cedere alla prepotenza, ai fondamentalismi, ai vari colori, non sarei arrivato alla vecchiaia, sarei già lassù nel Mistero, senza aver eseguito il mandato di tafano...
Socrate - Fra poco la mia anima raggiungerà l’AMORE Eterno, felice per essere stato un esempio di Virtù, nella continuità di chi prima di me ha pagato con la vita in nome della Democrazia del Popolo facendo grande ATENE! Dirvi grazie è poco, figli d’Atene, sarete nel mio cuore, NELL’AMORE del MISTERO.
Qualcuno potrebbe dire:
- Socrate, non ti vergogni di esserti dedicato ad un’attività per la quale sei ora esposto al rischio di morire? -
Ragazzo, pensi che un uomo desideri vivere da vile o donare la vita per una giusta causa?
Ateniesi, non parlo per difendermi, mi sembra che il dio mi abbia scelto, unto per questa funzione per essere il tafano che vi impedisca di addormentarvi sui vizi.
Se mi condannate, spegnete la luce, e mi dispiace perché è difficile trovare ai giorni nostri dietro l’angolo un altro che prenderà il mio posto per tener in vita la vera Giustizia, la Speranza al Vostro Futuro...
Giurati, se ritenete che non vi abbia chiarito le ragioni dell’odio nato nei miei confronti, in nome della Verità, mi sublimo a ripetere, ma ritenendomi soddisfatto della mia difesa, accetterò il vostro verdetto, il verdetto degli uomini.
2 Atto
Voce narrante - La giuria, vota: Socrate è giudicato colpevole. Dei 501 giurati 220 hanno votato contro la colpevolezza!
LA RICHIESTA DELLA PENA
Giurati, la Filosofia insegna il comportamento del vivere in società per la società, accettando la realtà, trovando i miglior rimedi possibili nella Virtù dell’essere per essere da dire: «è meglio subire ingiustizia piuttosto che farla».
Socrate - Pensavo ad una condanna più pesante, invece per soli trenta voti, schivo l’anonimato!
Meleto, hai giocato basso le tue carte, ed hai perso, ritorni nel dimenticatoio. Ma del tafano non ti scorderai, pensandomi ringrazierai in cuore tuo d’essermi stato amico, perché ti sento amico, amico...
Giurati, la razionalità non è destino, il destino è casualità, ognuno di noi, nel giorno in cui nasce riceve sei sensi, che ci differenziano fra tutte le cellule viventi su Gaia; lo sconosciuto sesto senso: la RIFLENTE, è il più importante o il più ovvio, è la RIFLENTE Pura, l’incontaminata Virtù D’AMARE!
Ormai sono agli sgoccioli, preparato alla Virtù Eterna, parlo non da masochista, ma da persona che ha dato il meglio a chi incontrava, fregandosene delle dicerie alle sue spalle. Se dovessi aver paura dell’ombra che ci portiamo dietro dalla nascita, come potrei sentirmi realizzato? Neanche pagare per salvarmi per una pena non commessa, la mia Virtù non l’accetterebbe, anche se i miei amici si sono offerti di pagar per me.
Se chiedo di finire in gloria i miei ultimi giorni in pensione nel Prinateo, insieme ai vincitori d’Olimpiadi, a dir la verità mi sentirei in buona compagnia, ma loro come potrebbero trovarsi con un tafano come me?
Voce - La casta è una piovra tentacolare del sistema, se non si sta all’erta, stritola, emana leggi che diventano divine perché chi comanda è il duce, il dio, la divinità, per cui non vale il motto: - La Legge è uguale per tutti-.
Voce esterna- Viene Riconosciuto colpevole e condannato a morte (il paradosso: i Trenta Tiranni lo volevano far fuori, ma caduti in disgrazia non poterono, ora i democratici lo condannano). La giuria delibera sulla pena, la maggioranza è aumentata, vota a favore della pena di morte.
IL CONGEDO DI SOCRATE Mentre i magistrati sono occupati, arriva Santippe:
Socrate- Antifonte: - Accompagna a casa Santippe, non voglio che soffra…-.
Giudici, chiamandovi giudici credo di chiamarvi correttamente – vi chiarisco il senso di quello che mi è successo oggi: qualcosa di meraviglioso. Questo soprattutto per chi ha votato per la mia condanna a morte, a cui devo dire grazie, dimostrando a me stesso di saper sorridere nell’ultimo amplesso col Mistero.
In battaglia ho evitato la morte nel salvar la mia Patria, ma la malvagità è una malattia infettiva che fa più paura, che crea alibi più veloci di un laser, da non poter brindare con la cicuta!
È stato un bel gioco, esco vincitore da singolar tenzone di sfrontatezza e spudoratezza, vi ho detto la verità che non fa male, ma che non vi ha fatto piacere ascoltare sentendovi poveri e inadeguati alla vita.
Io vivo nella pienezza, voi nel vuoto!
Amici giudici tendete alla Vita, generatrice di Virtù D’AMORE.
La mia condanna è l’ala alata del vincitore che nel mondo dei più ispirerà le menti vive a continuare la mia opera a vantaggio del futuro dei nostri figli.
Ateniesi, la mia consigliera, la voce della Virtù del sì e no, stamattina, era in libera uscita, da trovarmi in Tribunale a far l’oracolo di me stesso, lasciato libero dalla mia Virtù per maturità, felice d’essere qui!
Bacio la fiala di cicuta, m’addormento serenamente, lasciando la mia anima trasmigrare al Padre del Tutto, MISTERO.
Quante volte svegliandoci si rimaneva male per aver troncato il sogno della vita? Dunque il sogno Eterno e L’AMORE, il più bell’amplesso.
Nell’Ade del Mistero troverò i grandi della Storia: Minosse, Omero, Esiodo, Orfeo e altri che furono giusti nella vita, da non perdere il vizio di continuare ad esaminare ed interrogare quelli di là come quelli di qua, per capire chi di loro è sapiente e chi crede di esserlo, ma non lo è.
Discutere con loro e starci insieme è vivere!
In ogni caso la gente di là non mi può chiamare in Tribunale; si dice che quelli di là sono più felici di quelli di qua essendo già immortali per il tempo che rimane.
Con questo vaticinio, per voi che avete votato, prendo congedo.
Io, lento e vecchio, lascerò che la dolce cicuta prenda per mano la mia ombra e la trasporti nel Mistero della Vita.
Voi, cittadini ateniesi, riceverete, da parte di chi vuole insultare la città, la fama e la colpa di aver ucciso Socrate, uomo sapiente – perché chi vi vuole offendere dice che sono sapiente, anche se io non lo so! –
Voce - Tuttavia, ai giurati fa una preghiera (voi faccio questa preghiera): i suoi (miei) figli), una volta cresciuti, puniteli, cittadini, tormentandoli come ho (io) tormentato voi, se vi sembrerà (a) che si preoccupino del proprio tornaconto dei soldi e d'altro prima che delle virtù; e se faranno finta d’essere qualcosa ma non sono nulla, svergognateli come (io) facevo con voi, perché non si prendono cura di ciò di cui occorre curarsi e pensano d’essere qualcosa senza valer nulla. E se farete così, io sarò trattato giustamente da voi, ed anche i miei figli. ??????
Socrate Ma è già l'ora di andarsene, io a morire, voi a vivere; chi dei due però vada verso il meglio, è cosa oscura a tutti, meno che al ‘dio’.
(Voce) SOCRATE, sei Luce, Maestro di vita, Dono all’Umanità nel sorriso agli accusatori, nel dolce trapasso esempio di Virtù, fortuna diuturna per chi Vive…
Lorenzo Pontiggia
Il Poeta in RIFLENTE (marylory)
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lore
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Spedito - 22/03/2018 :  08:11:01  Rispondi allegando il testo
LA SCIENZA POETICA

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IL POETA IN RIFLENTE
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brando_giuseppe
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Spedito - 12/01/2019 :  10:07:15  Rispondi allegando il testo
Le riflessioni del Pontiggia sono ferme al 2018: è passato a miglior vita?
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Spedito - 12/01/2019 :  12:23:23  Rispondi allegando il testo
Pare attivo su Twitter e Facebook, quindi dovrebbe essere ancora tra noi
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brando_giuseppe
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Spedito - 13/01/2019 :  17:21:32  Rispondi allegando il testo
Grazie
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