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lore
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Spedito - 04/11/2013 :  10:04:17  Rispondi allegando il testo
LA STORIA DEI TREDICI – H. DE BALZAC – Sansoni -

Balzac fa nascere i suoi romanzi dalla Commedia Umana, dalla vita parigina e dall'osservazione dei costumi dell'epoca. I Tredici sono il potere occulto, la massoneria.
La loro religione era piacere ed egoismo, principio della Società di “Gesù a profitto di Satana...

Parigi, i suoi vicoli ciechi, oscuri e ogni notte è una falena che stordisce, incanta e beve sangue...
Parigi e i suoi misteri la girai da solo negli anni 70, esperienza indimenticabile

Le donne vogliono emozioni, felicità senza tempo che non è felicità ma edonismo.
Le grandi passioni sono rare come i capolavori. Fuori dal dono dell'Amore, non vi sono che accomodamenti, irritazioni passeggere e disprezzabili, come in ogni cosa meschina, l'Amore prima di confessarlo è nella voce...

- Buonasera, mia cara – disse una voce.
Augusto e la Nucingen si volgono.La signora Desmarets, giungeva, tutta vestita di bianco, semplice e nobile, acconciata proprio con i marabù che il barone le aveva veduto scegliere dal fioraio. La sua voce trafisse il cuore di Augusto, Barone di Maulincour... -

Le prime 100 pagine si sorseggiano velocemente, e le altre 200 sono un mattone ben descritto...

Lorenzo Pontiggia
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lore
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Spedito - 04/11/2013 :  10:59:09  Rispondi allegando il testo
CANI sciolti
Un film con sorprese a non finire dal ritmo indiavolato dove i valori sociali vanno a farsi “benedire” c'è di mezzo la DEA (la Squadra antinarcotici) e la Marina degli Stati Uniti in affari con gli spacciatori. Che sguazzano insieme in acque sporche con la faccia “pulita”, dove chi comanda si vende l'anima, e le mazzette dettano legge a danno del Popolo “schiavo” che paga sempre.

Un film da 2 stellette

lorenzo pontiggia il Poeta marylory
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lore
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Spedito - 06/11/2013 :  17:52:39  Rispondi allegando il testo
Il Vate stilla,

il bello del Creato,
emozione d'occhi

modulate in
un'ode infinita

il Poeta
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lore
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Spedito - 07/11/2013 :  12:37:55  Rispondi allegando il testo
L'ANTICRISTO – FRIEDRICH NIETZSCHE – 1888- N.C.Ed.




Guardiamoci in faccia. Noi siamo un popolo privilegiato, iperborei: già Pindaro il maggior lirico dell'antichità sapeva questo di noi. Al di là del nord, del ghiaccio, della morte – la nostra vita, la nostra felicità... Noi trovammo la via fuori da interi millenni di labirinto. Chi la trovata altrimenti? - Per caso l'uomo moderno? -

< Io non so uscire, né entrare...> sospira l'uomo moderno.

Divenimmo tristi. Fatalisti, rimanemmo lontanissimi dalla felicità dei deboli...>.




L'umanità è votata al nichilismo.

Lo sviluppo di tutte le religioni e delle varie ideologie non ha prodotto miglioramenti per l'umanità. C'è da sperare che l'essere umano ritrovando la Riflente (Riflessione-mente) si renda consapevole della necessità di agire per la vita abbandonando il nichilismo.


- Il concetto cristiano di Dio – Dio come divinità dei malati, Dio come regno, Dio come spirito – è uno dei concetti più corrotti di Dio mai raggiunti al mondo; addirittura esso rappresenta forse, nel processo di degradazione del tipo divino, l'indice del livello più basso. Dio degenerato a contraddizione della vita, invece che esserne la trasfigurazione e l'eterno sì! In Dio la dichiarazione di ostilità alla vita, alla natura, alla volontà di vivere! Dio, la formula per ogni diffamazione dell'<al di qua>, per ogni menzogna dell'<al di là! Il nulla divinizzato, la volontà del nulla santificata in Dio. -


Aristotele nella Scienza Morale 335 circa a.C., s'avvicina ai valori dell'Etica, principio della Moralità, il Bene è l'attuazione del fine umano, la Felicità è la Virtù, base della Ragione o Riflente che tutti ricevono in nascita. Soltanto nella società l'uomo può conseguire il suo fine.

Dallo scritto si sente anche la presenza di Voltaire...




A leggere con attenzione Nietzsche può non essere un cattivo maestro, come è stato in passato.

Consigliabile per chi lo legge con saggezza.

Lorenzo Pontiggia il Poeta marylory
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lore
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Spedito - 09/11/2013 :  19:54:34  Rispondi allegando il testo
LA QUESTIONE MERIDIONALE - il lavoro storico – ALESSANDRO COLETTI



- La campagna militare nel Mezzogiorno fu un atto di forza dei garibaldini che una scelta ragionata del governo di Cavour.


I “mille” sbarcano in Sicilia l'11 maggio 1860, rimangono sconcertati e scandalizzati dalle sconcertanti reazioni delle masse popolari, così poco sensibili agli ideali del riscatto nazionale. Causa il sottosviluppo economico e da un asservimento sociale ancora feudale, e per l'alleanza subito instauratesi tra aristocrazia terriera meridionale e borghesia conservatrice settentrionale avrebbe frustrato ben presto ogni loro speranza.


L'11 ottobre del 1860 il governo otteneva l'assenso del Parlamento ad indire in tutto il Sud gli appositi plebisciti, che, tenuti a 10 giorni di distanza, il 21, si espressero per l'annessione a maggioranza assoluta. La battaglia era così vinta dai moderati per un rigido centralismo.



Le province difficili: < s'è distrutto e non s'è mai edificato > Pasquale Villari 14-9-1861:
-... Il governo che, uscendo dalla rivoluzione, veniva a governare queste province, doveva assumere l'indirizzo di tutta la cosa pubblica; giacché sperare che un popolo, il quale si era abituato a credere che il governo era tutto, potesse d'un tratto persuadersi che il popolo è tutto, che esso deve provvedere a se stesso, era perlomeno strano... Invero, se ciò si doveva e si voleva fare bisognava cominciare col rispettare, col dimostrare fiducia... Così nei ministeri sono avvenute scene perlomeno indecorose.
Sul principio si è avuto forse troppo riguardo alle pretensioni napoletane; s'è finito poi col non averne alcuna. S'è distrutto e non se mai edificato,-



La voce del Borbone
Se gli stessi sostenitori ed artefici dell'unità trovavano da ridire sui metodi... Figuriamoci le invettive di quanti rimpiangevano apertamente il regno di Francesco II. In Italia ed all'estero i “ comitati borbonici”, molti con sede a Roma, danno vita ad una violentissima campagna antipiemontese...
Andando tra il popolo, gli operai, ci si trova in mezzo alla gente che non ha voglia né di cantare, né di ballare la tarantella, perché rimasti senza lavoro e senza pane.



Fine prima parte
Lorenzo Pontiggia
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lore
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Spedito - 10/11/2013 :  19:31:34  Rispondi allegando il testo
LA QUESTIONE MERIDIONALE - il lavoro storico – ALESSANDRO COLETTI ( II parte )
Lo scotto da pagare per la fortunosa e frettolosa unificazione nazionale fu in buona parte costituito dalle ribellioni e dai tumulti nelle province meridionali...
Una plebe vessata e sfruttata, prigioniera del sottosviluppo economico, analfabeta, fortemente influenzata dal clero filoborbonico, non era in condizione di capire e comprendere, e tanto meno condividere, le istanze liberali e nazionali che muovevano i patrioti del Nord.
Ma senza l'appoggio di questa massa tumultuosa difficilmente l'impresa di Garibaldi nel Sud avrebbe conosciuto il successo che le arrise. Ma il sogno è di breve durata ché presto, conclusasi l'alleanza con i proprietari terrieri locali, saranno i garibaldini stessi a reprimere severamente il moto insurrezionale contadino, scatenatosi in eccidi e occupazioni di terre. Vengono aboliti i decreti a favore del popolo ed è sciolto d'autorità l'esercito dei volontari meridionali.



La disillusione è grande, la reazione immediata: abbandonati i piemontesi, i contadini del Sud tornano ad abbracciare la causa della dinastia borbonica, perché intervenga ad eliminare i soprusi attuali.

<Non più viva Garibaldi> per le vie e nelle piazze, ma <viva re Francesco>.



Diretta conseguenza di questo sanguinoso periodo fu l'acuirsi della reciproca diffidenza tra le < due Italie >.

Così la Sicilia sarà teatro di periodiche esplosioni di malcontento popolare, spesso abilmente manovrato da clericali e borbonici, contro i rappresentanti dell'autorità governativa.



La sola miseria forse non sortirebbe effetti perniciosi se non fosse congiunta ad altri mali che la infausta signoria dei Borboni creò ed ha lasciato nelle province napolitane...



Segue la terza parte
Lorenzo Pontiggia
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lore
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Spedito - 11/11/2013 :  09:20:57  Rispondi allegando il testo
Lunedì 11 novembre 2013

Giornale LA PROVINCIA DI COMO

Bruciati 230mila euro per farsi eleggere

Como
Quanto hanno speso in campagna elettorale gli amministratori che si sono candidati alle ultime elezioni e oggi siedono a Palazzo Cernezzi, in giunta o in consiglio? Si tratta di 38 amministratori e la risposta è scritta sui documenti depositati in Comune e pubblicati online, come previsto dalle norme sulla trasparenza delle pubbliche amministrazioni. In totale la cifra investita per manifesti, “santini”, iniziative varie, filmati, foto e consulenti d’immagine supera i 230mila euro.
Hanno speso di più, ovviamente, i candidati alla carica di sindaco e primeggia in classifica proprio quel Mario Lucini che ha nettamente primeggiato anche alle elezioni. Non tutti i soldi sono usciti dalle sue tasche, ma c’è stato un contributo importante del Pd e - in misura minore - delle altre liste che l’hanno sostenuto. Fatto sta che i documenti parlano di 65.532 euro spesi per la campagna.
Analizzando i dati sugli altri candidati sindaco, seguono nella classifica - limitata come detto a chi è entrato in consiglio o in giunta - Sergio Gaddi (54.610 euro), Laura Bordoli (36.108 euro), Alberto Mascetti (30mila euro), Luca Ceruti (7.046 euro), Mario Molteni (6.689 euro) e Alessandro Rapinese (2.995 euro).
Chi non correva per la carica di primo cittadino ha speso cifre molto più limitate: il record è di Marcello Iantorno (6.039 euro), poi Gisella Introzzi (4.372 euro), Marco Butti (3mila euro). Gli altri non superano i mille euro e per lo più si sono limitati a versare un contributo alla lista.
Non tutti i candidati hanno comunicato le informazioni richieste in tempo utile. Allo stesso modo, dieci amministratori (tre assessori, sette consiglieri) non hanno fornito i dati sui redditi 2012. Tra questi c’è l’assessore Giulia Pusterla, che resta comunque - almeno in base alle cifre dell’anno scorso - saldamente in cima alla graduatoria (346mila euro lordi nel 2011).
Sul podio dovrebbero salire anche gli altri due assessori che non hanno fornito la documentazione (Introzzi con 186mila e Lorenzo Spallino con 156mila). A seguire Marcello Iantorno (63.791 euro), Luigi Cavadini (60.869), Daniela Gerosa (58.095), Bruno Magatti (46.346), il sindaco Mario Lucini (46.160) e infine Silvia Magni (30.703). Passando ai redditi dei consiglieri, la cifra più alta è quella dichiarata da Antonello Paulesu (251.480 euro), Laura Bordoli (168.282), Alberto Mascetti (153.444), Stefano Legnani (93.248) e Giorgio Selis (73.039). Nelle ultime posizioni Andrée Cesareo (4.433 euro) e Marco Tettamanti (2.526 euro).

Rispondo
La passione di fare Politica ha un costo, è nel principio del dono alla costruzione di una società nuova, il cui fine non è la speculazione...
L'uomo che si sente tale non pensa al guadagno, ma sente di realizzare le migliorie al Sociale di cui è partecipe, pagando di persona, sentendosi utile al Prossimo nel realizzarsi in Comunità...
Nella bellezza di una Comunità armoniosa c'è tutto, e nel tutto c'è posto per tutti per far girare la famiglia sociale senza sperequazione e arrivismo.
Nella Scienza MORALE di Aristotele si trova la chiave di volta per realizzare l'Immanenza utopica del futuro dei nostri figli...
Ognuno deve dare il meglio nella Scienza Speculativa sempre secondo l'idea di Aristotele, il cui fine non è l'arricchimento edonistico consumistico di pochi a danno del sociale, come purtroppo avviene, ma ognuno col proprio talento serve all'altro in Armonia...
La Società dell'Immanenza Utopica si può realizzare, sta ad ognuno di noi essere presenza viva nei gangli sociali, senza colori, né tessere, né ideologie, né fondamentalismi, in cui ognuno si sente partecipe nel servire gli altri che poi è servire sé stessi...
Solo così il progresso risulta vero per i nostri figli...

Lorenzo Pontiggia
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lore
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Spedito - 11/11/2013 :  20:22:48  Rispondi allegando il testo
LA QUESTIONE MERIDIONALE - il lavoro storico – ALESSANDRO COLETTI (III parte)



IL PRIMO MERIDIONALISMO

Superato con l'integrazione “fisica” delle regioni meridionali il primo trauma postunitario e portata a compimento con l'acquisto di Roma e Venezia l'unità nazionale, gli uomini che reggono l'Italia devono rimboccarsi le maniche dinanzi alla serie di problemi che affliggono il giovane stato “in rodaggio”. Il disavanzo della finanza pubblica, dissestata dalle spese per le guerre risorgimentali: il deficit del bilancio tocca le sue punte più alte nel 1866 e solo a partire dal 1869 riuscirà a risalire lentamente la china fino al pareggio, con una ferrea politica finanziaria. Le regioni meridionali sono più delle altre spremute dalla imposizione tributaria.


Il nuovo stato unitario ci riprovò con la vendita dei beni fondiari confiscati agli enti religiosi ed alle istituzioni di beneficenza ecclesiastiche per soddisfare le esigenze dei contadini poveri desiderosi di acquistare un appezzamento e di pagarlo dilazionato. Purtroppo i contadini essendo sprovvisti di mezzi necessari per culture remunerative erano costretti a rivenderli favorendo i possessori di capitali (pescicani).


Anzi la politica del “trasformismo” introdotta dalla nuova classe dirigente riconfermò il Sud nella propria subordinazione, dopo il patto intercorso tra borghesia settentrionale e ceto proprietario meridionale. Quest'ultimo, dietro promessa di non veder intaccati i propri interessi di classe, offriva al governo la sua collaborazione perché anche nelle province del Mezzogiorno funzionasse l'apparato amministrativo ed estendersi l'influenza politica di chi a Roma deteneva il potere.


Così i nodi cruciali della situazione meridionale, questione sociale e problema demaniale restano irrisolti.
Il salario contadino sarà ridotto a ciò che è strettamente necessario, perché egli possa vivere per continuare il lavoro = schiavo... La condizione degli artigiani è a un dipresso eguale a quella dei contadini. Quantunque il salario della giornata sia per i mestieranti un poco più alto, l'incertezza del lavoro pareggia le condizioni. Tra gli artigiani dei paesi accade che padri e madri vendano le figlie e le mogli.


Il governo costituzionale è in sostanza il regno della borghesia.Le imposte municipali, in un grandissimo numero di Comuni, sono distribuite in modo da gravare specialmente sulla classe povera. Riguardo alle relazioni tra privati, non staremo a parlare degli innumerevoli abusi nella esecuzione dei contratti fra padroni e contadini. La Legge non concede neppure rimedi teorici alle classi inferiori, giacché i miserabili non sono elettori.


Diffatti, mentre l'azione del governo è efficacissima e pronta contro i disordini popolari, rimane miseramente impotente contro quelli, come la mafia, si fondano sopra la classe abbiente, o sopra la parte dominante di essa.


Nel mezzodì è comunissimo che si lasci al sindaco ed ai caporioni di un Comune scrivere i voti che vogliono, e gli elettori stanno a casa.

(Segue la quarta parte)
Lorenzo Pontiggia
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lore
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Spedito - 12/11/2013 :  15:18:14  Rispondi allegando il testo
12 Novembre 2013

Sul “poggio” di Villa Calliope,
gustati i funghetti
delle Prealpi,

assaporo l'ampio bacio del Sole
che ripaga della sua lontananza
dei primi giorni novembrini.

Davanti corre una striscia di mare,
un andirivieni sull'asfalto,
il Sole la Vita il diversivo del Vivere...

Brillano e si fondano le pareti
al sole caldo che bacia
Albese con Cassano...

il Poeta marylory
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lore
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Spedito - 12/11/2013 :  18:10:33  Rispondi allegando il testo
12 novembre 2013

La Provincia di Como

Cronaca

Firme erbesi sulla città del futuro di ERBA

Ecco i progetti per il nuovo centro

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(Foto by <?EM-dummyText Crediti?>)

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Sindaco e responsabili dell’ufficio tecnico insieme ai responsabili della commissione giudicatrice dei progetti
Erba -
Due architetti erbesi e un comasco, tutti profondi conoscitori del territorio. Giacomo Ortalli, Marco Castelletti e Sergio Dinale: sono loro i vincitori del concorso di idee sulla riqualificazione delle aree centrali dismesse, al quale hanno partecipato trenta architetti da tutta Italia.
I vincitori sono stati resi noti ieri pomeriggio, nel corso di una seduta pubblica nella sala consiliare del Comune. I tre progetti costituiranno la base della discussione fra amministrazione pubblica e privati per disegnare insieme un nuovo centro città.
«I progetti di Dinale e Ortalli - ha commentato l’Urbanista Maria Cristina Treu, presidente della commissione giudicatrice - sono più conservativi. Tendono a mantenere le strutture industriali esistenti, dalla Gasfire al Molino Mottana, riqualificando gli edifici per un uso pubblico». L’idea di Castelletti, invece, «prevede una ricostruzione più complessa con file di edifici disposti l’uno accanto all’altro e una striscia di verde a separarli».
Più in generale, ha continuato la Treu, «abbiamo prediletto progetti di riqualificazione dell’area intorno a via Fiume che tenessero ben presente il resto del centro città. I progetti che abbiamo selezionato presentano armonia ed equilibrio tra l’esistente, in particolare corso XXV Aprile, le nuove costruzioni e l’area della biblioteca di via Joriati» che attualmente risulta isolata rispetto al centro. Tutti e tre hanno immaginato inoltre «piazze non troppo grandi, che favoriscono una maggiore aggregazione. In nessun progetto manca ovviamente un centro polifunzionale dedicato agli eventi culturali».
I vincitori sono risultati professionisti che conoscono molto bene il territorio erbese.
Ortalli abita in città (al concorso, una curiosità, ha partecipato anche il padre Marco con un progetto autonomo), così Castelletti (che ha realizzato diverse opere pubbliche fra cui la nuova piazza Prepositurale); quanto a Dinale, è lui il professionista dietro al Piano di Governo del Territorio approvato nel 2006 dalla prima giunta Tili. I progetti sono arrivati da diverse parti d’Italia, da Bari alle province di Pescara e Salerno, da Verona a Palermo. La maggior parte, però, sono stati presentati da architetti (non ha partecipato alcun ingegnere) dell’Erbese e del Comasco.
«E non è un caso - ha sottolineato la Treu - perché chi conosce meglio le problematiche del territorio ha più facilità a trovare soluzioni funzionali». Tra professionisti e collaboratori, ha ricordato Adalberto Del Bo, dell’Ordine degli architetti di Como, nonché docente al Politecnico di Milano, «circa cento persone hanno affrontato una sfida urbanistica complessa. Architetti chiamati con generosità (solo per i tre vincitori è previsto un rimborso di 5mila euro, ndr) a risolvere un problema comune a molti centri urbani: la riqualificazione di aree industriali inutilizzate». I tre vincitori, ha continuato, «hanno espresso in due tavole ciascuno le idee urbane più chiare. La speranza è che dall’unione di tre punti di vista possa emergere una soluzione».n
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RISPONDO

Ho visto i tre progetti per migliorare la mia città natale Erba, ne ho ricevuto un'impressione negativa perché mi sembrano architetture scontate banali e per nulla innovative, mancanti di creatività.

La Riflente (riflessione-mente) è un dono che tutti hanno ma che pochi usano ed è il distinguo dei grandi.

I Maestri architetti per evolversi e migliorare le proprie capacità nel dare vivibilità all'ambiente studiano e pervengono alla realizzazione di architetture creative che esaltano la loro genialità, apportando delle varianti nuove che li distinguono.
I progetti presentati non fanno bella, attraente e viva proiettata verso il futuro la città di ERBA.
Non me ne vogliono i progettisti...

Lorenzo Pontiggia
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lore
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Spedito - 13/11/2013 :  14:46:41  Rispondi allegando il testo

13-11-13
Dal G. LA PROVINCIA di COMO
Da oggi bollette, raccomandate e spedizioni potranno essere pagate da casa direttamente ai postini, ora dotati di palmare e Pos. La novità riguarda i Comuni di Erba, Eupilio, Longone, Proserpio e Pusiano. Una vera rivoluzione che aiuterà soprattutto la popolazione anziana. Prenotare il servizio è semplice: basta chiamare il numero verde 803.160.
Si tratterà in pratica di un piccolo ufficio postale intinerante. Il portalettere è dotato di un palmare e di una stampante che gli consentono di rendere più rapide le operazioni di consegna della corrispondenza e ne aumenta ulteriormente la capacità operativa e l’efficienza. Il privato, il professionista e le imprese possono così disporre di servizi di corrispondenza “su misura” e pagare bollettini di conto corrente, rimanendo comodamente a casa o in ufficio, utilizzando le carte postali o i Bancomat


Rispondo?

Interessante ma se esce per la chiamata si pagherà di più? ... Grazie... lorenzo pontiggia
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lore
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Spedito - 13/11/2013 :  19:40:58  Rispondi allegando il testo
LA QUESTIONE MERIDIONALE - il lavoro storico – ALESSANDRO COLETTI ( IV parte )

L'ITALIA di CRISPI e la < RAZZA MALEDETTA >

Il nuovo corso economico intrapreso dalla classe dirigente e dai governi della Sinistra attorno al 1879, per favorire le industrie del settentrione, il cui fine condurre la nazione al livello dei più sviluppati paesi europei. Si riuscì in effetti ad accelerare il processo di industrializzazione proteggendone artificiosamente lo sviluppo, ma a prezzo di negative ripercussioni negli altri settori economici.
Il liberismo propugnava che un sano sviluppo economico deve nascere dal basso e fondarsi sulla libera iniziativa dei produttori.
Propugnatore della nuova politica economica fu il gruppo del < Giornale degli economisti >, tra cui primeggiava Luigi Luzzatti. Riuscì ad ottenere dal governo tariffe doganali più alte per tenere lontani dal mercato interno i prodotti stranieri. Divenne pratica stabile, ma l'economia meridionale subì le conseguenze. Il dazio sul grano confinava l'agricoltura meridionale ad una monocultura estensiva, da non poter operare le trasformazioni fondiarie necessarie.
A peggiorare la situazione sopraggiungeva in quegli stessi anni la crisi agraria. Causa le massicce
importazioni di grano americano, e il prezzo del grano scese del 30%.
Francesco Crispi era frattanto succeduto nel 1887 ad Agostino De Pretis nella carica di Presidente del Consiglio: la sua autorità servì a rintuzzare con estrema durezza la maturando protesta popolare.
Nel 1892 il congresso di Genova sancì la divisione tra socialisti ed anarchici: nasceva il < partito dei lavoratori italiani >, che nel 1895 avrebbe assunto il nome di Partito Socialista Italiano.
Le masse rurali meridionali prendono coscienza dell'iniquità del sistema sociale che le opprime. Sale il malcontento popolare soprattutto in Sicilia, dove la rottura commerciale con la Francia ha praticamente bloccato l'economia locale.
E mentre ancora una volta la protesta si esprime nel violento tumulto, il governo organizza una repressione in grande stile che soffoca in breve tempo il movimento.
Gli statisti ligi agli indirizzi governativi ribattevano: son state fatte strade, ferrovie, istruzione scolastica, assistenza sanitaria, prima del tutto sconosciute...
Col trionfo del positivismo anche per la questione meridionale fu elaborata una spiegazione < razionale > e < scientifica >: la scuola antropologica> di Ferri, Lombroso, Niceforo da bollare di inciviltà congenita il poveraccio nato per disavventura al Sud, invitandolo a starsene tranquillo in attesa del compiersi del ciclo evolutivo per raggiungere il livello dei confratelli settentrionali.

La Napoli con i suoi quartieri popolosi, in tuguri infetti, in orride tane, vive e si rimescola una popolazione sudicia, incolta, malata,che mangia frutta e beve acqua putrida.
Premessa al colera e così avviene...
Re Umberto parti come una folgore a Napoli. Sua Maestà si dimostrò informatissimo sulle nozioni scientifiche del colera.
Parlò dei mezzi opportuni: costruzione di nuovi quartieri e demolizione dei vecchi, aggiunse con fermo accento: < Bisogna sventrare Napoli; bisogna che la popolazione abbia aria e luce; vi provvederò!>.

La situazione precipita in Sicilia e sul finire del 1893 la tensione esplode in estesi tumulti popolari, cui segue immediata la reazione governativa. I provvedimenti eccezionali di Crispi riporteranno la normalità nell'isola con lo stato d'assedio, lo scioglimento dei Fasci, i tribunali militari.
I Fasci non erano che mezzi che dovevano far migliorare i salari, contratti equi, scacciando i prepotenti dalle Amministrazioni comunali e provinciali.
Il governo invece prese parte subito per i proprietari contro i lavoratori. Vide un pericolo politico nei Fasci ma non ebbe il coraggio di scioglierli... Tolse il permesso di porto d'armi e di rivendita chi l'aveva, arrestò,processò, e li molestò...
La Sardegna, la Sicilia e il Mezzogiorno d'Italia, segnano, per quanto in fasi diverse, tre arresti di sviluppo nella evoluzione sociale.

G. Salvemini...
Nego assolutamente che il carattere dei meridionali, diverso da quello dei settentrionali, abbia alcuna parte nella diversità di sviluppo dei due paesi.
La razza si forma nella storia ed è effetto di essa non causa, e nella storia si trasforma; spiegare la storia di un paese con la parola razza è da poltroni e da semplicisti.

Segue la v parte

Lorenzo Pontiggia
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lore
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Spedito - 15/11/2013 :  08:34:08  Rispondi allegando il testo

< FASCISMO E MERIDIONE > ( V parte) LA QUESTIONE MERIDIONALE - il lavoro storico – ALESSANDRO COLETTI

L'intervento nella prima guerra mondiale pose la classe dirigente dinanzi al problema di mandare al fronte i milioni di contadini meridionali, che alla guerra non avevano alcun interesse o che a questa si erano dimostrati apertamente contrari. La promessa di distribuzione di terre si rivelò più persuasiva di qualsiasi altra misura.
Per ordine dello Stato Maggiore, ai soldati del fronte fu letta questa dichiarazione del <Presidente del Consiglio Salandra: < Dopo la fine vittoriosa della guerra, l'Italia compirà un grande atto di giustizia sociale. L'Italia darà la terra ai contadini con tutto il necessario perché ogni eroe del fronte, dopo aver valorosamente combattuto in trincea, possa costituirsi una situazione di indipendenza.Sarà questa la ricompensa offerta dalla Patria ai suoi valorosi figli >.
Ma finita la guerra di tante promesse non sarebbe restata traccia; in compenso le masse contadine - nel Sud come nel Nord – avrebbero subito la violenza e la sopraffazione delle squadre fasciste, sovvenzionate e sostenute da latifondisti ed agrari.

Il 1919 segna il culmine della crisi che nel primo dopoguerra ha investito l'intera società italiana: si susseguono incessanti e sempre più agguerrite le agitazioni nel mondo del lavoro e il Meridione contribuisce alla lotta generale con occupazione di terre da parte di contadini reduci dalla guerra, di nuovo alle prese con l'immutata miseria.
Ancora una volta il Partito Socialista, vittorioso alle elezione nel novembre 1919, è impotente di fronte al problema delle masse contadine meridionali.
Col riflusso del movimento popolare e < rivoluzionario>, con il ripiegare delle sinistre indebolite e divise, la inattuata alleanza tra operai del Nord e contadini del Sud propugnata dai democratici più attenti viene realizzata, mutati gli interpreti ed a fini reazionari, tra agrari meridionali e industriali del Nord a sostegno del fascismo nascente.
Per i “cafoni” contadini l'avvento del fascismo significò la perdita delle conquiste parziali ottenute nell'immediato dopoguerra.
Fu questo il prezzo che il latifondo del Sud pretese per sostenere il nuovo regime.
Ma anche gli industriali del Nord non avevano da lamentarsi: la politica economica e monetaria del fascismo accentuò il protezionismo a loro favore, dedicando al Meridione, come contropartita, le sue grandi <battaglie>...
Nel meridione la fame serpeggia e l'unica alternativa è emigrare... Partono a centinaia le famiglie di coloni verso le terre africane dell'Impero, il dono del fascismo al contadino meridionale diseredato,
l'emigrazione fu la valvola di salvezza. Il sudato risparmio meridionale fu pompato dallo Stato a mezzo di tasse o di rendita pubblica e buoni del tesoro o C.P., per beneficiare il Nord...
Per chi resta c'è sempre il Duce pronto ad appuntare medaglie sul petto delle madri prolifiche durante le sue ricognizioni pugliesi o lucane.
Nel meridione mancano i partiti, prevalgono le sette che si contendono con feroce accanimento il Municipio e le congregazioni di carità. Arretrata e insufficiente la cultura; arma anch'essa di privilegio per le classi dirigenti che si sforzano di derivarne quasi un nuovo diritto al potere.
Il Mezzogiorno, quello politicante non comprese il Partito popolare di Don Sturzo e lo avversò; e il Mezzogiorno operaio e contadino non era in grado di poterlo conoscere se non attraverso le opere. Queste furono troncate per il sopravvenire degli avvenimenti.

Negli anni del regime fascista anche sulla questione meridionale cala il velo retorico della verità ufficiale: il problema del Mezzogiorno diventa un argomento di esclusiva rilevanza storica. Tanta distorsione di informazione, dà la misura della tecnica operata dal regime nei confronti delle verità sgradevoli: il problema è risolto affermando che non esiste; è evidente l'intento di sciogliere la questione meridionale nell'ambito più vasto della politica colonialistica dell'Impero.

Quanti si sono accorti che il fascismo non solo non ha risolto ma ha soppresso < la questione meridionale>?

Segue VI parte

Lorenzo Pontiggia
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lore
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Spedito - 18/11/2013 :  10:16:00  Rispondi allegando il testo
Giovanni Melchiorre ha pubblicato a Lorenzo Pontiggia
16 novembre
-Un futuro di dignità
10 novembre 2013 alle ore 5.37
La comunità Europea è semplicemente l’insieme di norme per regolamentare lo scambio di merci, persone e valori all’interno di un’area più vasta del singolo stato.

1. Si limiti a questo!-

Rispondo: Per semplificare lo scambio di merci e valori la moneta unica è il “sangue” che circola...

-L’Eurozona non è un super-stato democratico.
Limiti le sue restrizioni a coloro che intendono scambiare la loro economia oltre i confini nazionali e comunque all’interno dell’area di competenza dell’Europa comunitaria.

Ma lo Stato è un’altra cosa!-

Rispondo: Ogni Stato ha una sua Storia, la sua personalità o identità e la sua Cultura, formatasi dal sacrificio di Tutti. L'abolire le guerre fratricide per vivere da uomini, e non da animali sempre affamati per se stessi... L'evolversi della tecnologia che nasce dalla Riflente o Sesto senso che l'uomo possiede alla nascita da distinguerlo nella Scienza Naturale, teso a riprendersi la rivincita metaforicamente parlando su Caino, il primo dio assassino che continua paradossalmente ha vivere in noi, da contaminare ciò che facciamo per la speculazione cainesca, da far naufragare i sacrifici di chi ha dato il meglio di sé alla Patria nel segno dell'AMORE Sociale, aborrendo le guerre fratricide, e la dispersione di sacrifici per mancanza di armonia, causa l'arrivismo che vive nella persona infelice, col risultato che tutti pensiamo per noi stessi, e poi ci lamentiamo solo degli altri...


- E nessuno, né Bruxelles, né Bonn (né chiunque altro) ha il diritto di interferire con la vita interna del nostro paese, né con il nostro modo di decidere la realizzazione del nostro progresso industriale, sociale; nessuno ha il diritto di stabilire come poter affrontare la riqualificazione dei nostri territori, la ricostruzione delle nostre città sconvolte da calamità, le nostre vertenze internazionali (secondo l’Europa la ricostruzione di L’Aquila o il rischio Vesuvio o la faccenda dai marò sono problemi locali e non comunitari), gli sbarchi che avvengono sulle nostre coste quando tutti gli altri “partners” (Francia, Germania, Malta,…) respingono le popolazioni migranti criticandoci, oltretutto, sulle modalità con le quali siamo in grado di far fronte a tale fenomeno che, per inciso, è stato alimentato e prodotto proprio dagli interventi armati di coloro che si sono auto-eletti super potenze (militari o finanziarie).

Nessuno ha il diritto di dirci che siamo obbligati a subire questa assurdità imposta dai mercati finanziari di vincolare le nostre vite alle “speculazioni delle Borse d’affari”.

Nessuno può, inoltre, dirci che “finanzieri incapaci che hanno creato la più grossa crisi della storia” hanno il diritto di pretendere i sacrifici della gente per il loro benessere o, peggio, per il salvataggio dal loro fallimento.-


Rispondo:
Il Bello è che ognuno è diverso dell'altro, l'insieme è essere una sfera unica e l'Atomiun di Bruxelles è l'emblema dell'EUROPA UNITA, in cui ogni Stato forma l'Arcobaleno, il nuovo che avanza...


-L’euro è una moneta-truffa: solo una comunità che condivide obiettivi e speranze può valutare e quantificare il costo di questi obiettivi e di queste speranze.
E l’Eurozona non è una comunità che condivide obiettivi e speranze, ma solo una spietata lotta per la supremazia di pochi sporchi affari gestiti da multinazionali. Oppure siamo di memoria così corta da dimenticare le mille guerre commerciali degli ultimi 70 anni che i vari paesi (oggi comunitari) si sono fatte e continuano a farsi, a partire dai minatori di Marcinelle per proseguire alle politiche agricole (formaggi, latte, vini, paste alimentari) o quelle siderurgiche e chimiche e non ultime quelle di uno smantellamento sistematico delle nostre strutture pubbliche (dall’IRI… all’Alitalia) per sottrarci aziende che sono state leader nel mondo (sapendo che, in nessuna parte del mondo, il settore privato può sopravvivere se non è adeguatamente e sapientemente supportato dalla struttura pubblica)?

E guai a chi tocca!-


Rispondo: Fin quando non saranno scelte persone vere che vogliono operare senza il proprio interesse non solo personale, ma che sentono la Vocazione di dare come l'inventore che crea qualcosa per dare non per sfruttare il sociale, è ovvio che ogni lotta è una sconfitta già scritta, e la Storia è Maestra di Vita...


-E’ per questi motivi che non possiamo fermarci alle ristrettezze procurate dall’euro e occorre tornare ad una nostra politica monetaria nazionale, non gestita dalla finanza ma da uno Stato libero e sovrano che rispetta la Costituzione nei suoi dettati ed i diritti costruiti dalle storie di una classe imprenditoriale sana e da una classe lavoratrice motivata e competente.

È ora di riprenderci la nostra dignità.
Se l’Europa vuole o vorrà l’Italia, l’Europa deve essere una comunità e non un impero.
Ma per questo credo che non sia ancora maturato né il tempo né la coscienza sociale dei paesi del cosiddetto“Occidente: culla della democrazia


Rispondo:
Coloro che siedono sugli scranni di ogni potere se non posseggono le qualità richieste per il loro mandato, la colpa è di ognuno di Noi! <Che fare?> Cominciando da noi a criticarci nel criticare gli altri come vaso comunicante per i figli dei figli non ancora concepiti = maturità Umana, che purtroppo oggi manca!

Lorenzo Pontiggia
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lore
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Spedito - 04/12/2013 :  19:48:30  Rispondi allegando il testo
LA STORIA DELLA GIUSTIZIA (la Nascita) 1 parte.

Caino, metaforicamente crea il caos per essere il primo ed unico “dio”.
Con un tale “padre storico” il vivere è un'altalena che crea infelicità, incontentabilità, insaziabilità, mutabilità nel non essere mai soddisfatto...
Nasce il Diritto del più forte o sentimento della giustizia.
Il concetto di reato subisce continui mutamenti. Nessuno, accusò Ulisse di favorire Teoclimeno, d'aver ucciso un uomo della sua tribù in Argo. Né si puniva il ladro di armenti che l'avo di “Nessuno” era un campione di abigeato.
Secondo Tucidide (V. a. C.) la rapina era un lecito per procacciarsi il necessario alla sussistenza e Cesare (I. a.C) il ladrocinio non portava infamia se commesso oltre i confini della civitas, anzi era un buon tirocinio per i giovani.
Però il furto verso il medesimo gruppo sociale nell'antichità quasi ovunque era punito.
All'inizio della nostra civiltà la vendetta di chi aveva subito un torto era ritenuta lecita e doverosa anche per il clan familiare. La morte rappresentava la vendetta migliore e più completa per molte colpe (vedi la “mafia”).
L'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge non esisteva.

Seguirà la 2 parte
Lorenzo Pontiggia
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lore
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Spedito - 05/12/2013 :  18:07:00  Rispondi allegando il testo
LA STORIA DELLA GIUSTIZIA (la Nascita) 2 parte.
L'uomo nel suo evolversi è un “gambero”, perché non usa il Dono che riceve al concepimento: la RIFLENTE = Riflessione-mente.
Solo con il passare del tempo la giustizia pubblica, anche per snellire il lavoro, diventa privata.
La traccia di Caino non permette lo sbocciare della Riflente nell'uomo che tende al proprio diritto che quello del diritto altrui.
Il compito della giustizia è la bilancia in cerca di un equilibrio sin dai tempi più antichi.
Nasce la legge, i conflitti rimangono e sono spesso complicati, drammatici, esistenti nella società.

Al Louvre, c'è un alto cilindro di pietra nera, è la più antica raccolta di leggi a noi pervenuta, documento pimario nel campo della storia delle leggi. È il famoso codice di Hammurabi, ricco di norme in materia familiare, patrimoniale, penale e amministrativa. È incisa la voce del re babilonese vissuto quattromila anni fa.
Periodo del patriarca Abramo, e di riflesso alla formulazione della legge di Mosè, mancavano cinquecento anni, seicento anni prima delle leggi ittite, quindici secoli dal codice di Manu in India e di Confucio in Cina, e tredici secoli dalla legislazione greca, e più da quella romana, ventisei dal Corano, ventisette dal codice giapponese di Mommu, trentanove dal codice di Napoleone e quaranta dai nostri codici.

Seguirà la 3 parte
lorenzo pontiggia
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lore
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Spedito - 06/12/2013 :  16:48:45  Rispondi allegando il testo
NELSON MANDELA
( 06 – 012 - 2013 )

Sul poggiolo di Villa Calliope

nello sfolgorio del Sole

un pensiero a MADIBA:

in solitudine, esercitando

la Riflente

ritrova sé stesso,

essenza universale,

al servizio

dell'Umanità.

Esperienza e conoscenza,

per la libertà dagli oppressori,

dalle catene del dio Caino.

Cambiando le piccole cose

realizza l'Immanenza utopica,

la giustizia Sociale.

Grazie NELSON...

lorenzo
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lore
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Spedito - 09/12/2013 :  15:05:19  Rispondi allegando il testo
La mafia uccide solo d'estate
(un film di Pif)

Il film è Storia d'ieri che non va sottovalutata, va fatta conoscere, rispolvera la collusione tra Stato e mafia.
Purtroppo gli echi sono ancor vivi, è un fuoco che cova sotto la cenere pronto a riproporre la sua immensa pericolosità e il male sembra meno appariscente ma va estirpato.
L'Italia a causa di giochi nefandi del potere è in ginocchio, gli onesti soffrono, e se non si danno da fare diventano correi perché oggi sanno...
Ma i politici collusi che sono tanti imperterriti continuano a intrallazzare...

Ricordiamo perennemente gli onesti servitori della Patria assassinati nel loro dovere sociale, ripetendo il grido finale del film: via la mafia dallo Stato, via la mafia dallo Stato, chi grida son giovani padri per il futuro dei figli.

È un film di Storia vera e sull'impoverimento morale politico economico dell'Italia dopo l'uccisione di Aldo Moro...

Lorenzo Pontiggia il Poeta marylory
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lore
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Spedito - 13/12/2013 :  09:32:36  Rispondi allegando il testo
LA STORIA DELLA GIUSTIZIA (la Nascita) 3 parte.

Il cippo nero di Hannarubi con i suoi 282 articoli, alto 225 Cm., prevedeva per ogni colpa la legge del taglione: chi ha ricevuto un oltraggio ha la facoltà di infliggere all'offensore una uguale pena all'offesa ricevuta, è stato scoperto nel 1902 a Susa, in Mesopotamia tra Bagdad e il Golfo Persico, e le tavolette delle sentenze babilonesi sono state trovate a Nippur, prevede per ogni colpa la legge del taglione.
La funzione di questa legge era di porre un limite alle vendette private, che spesso degeneravano in faide. Questo era il senso di quattromila anni fa.
Gli scavi fatti a Ninive, città assira a Nord della Mesopotamia nel 1852 portarono alla luce ventiduemila tavolette, furono utili per capire i processi nell'antica Assiria, paese influenzato da Babilonia, la bassa Mesopotamia, e Siria, Egitto e la lontana Arabia.
Il codice assiro trovato tra le rovine della capitale Assur, si presume del XIV secolo a. C., consta di circa 90 articoli, non tutti completi specialmente sul diritto penale.
Nel 1906, presso Ankara negli scavi di Boghaz-Koi, si trovarono frammenti delle antiche leggi Ittite
che risalgono al XIV-XII a.C.
Nel Basso Indo (“Pakistan”) nel 1924, scavi rivelarono i resti di quattro o cinque città sovrapposte con case e negozi solidamente costruiti, del periodo IV e III millennio a.C. Da presumere che fino ad "oggi" sia la più antica civiltà.
I reperti trovati dicono che la legge del taglione per lunghissimo tempo è stata applicata un po' dovunque sia in Oriente, sia in Occidente: in Grecia fino a Solone (VII-VI a.C.); Roma introdusse la Legge delle XII tavole (450 a.C.) e nei territori conquistati, fino a Giustiniano (VI d.C.), e vi fu distinzione tra delitto pubblico e delitto privato. Al primo spettava allo Stato perseguirlo e punirlo essendo un fatto lesivo alla comunità. Il secondo era punito direttamente dai danneggiati che reagivano con la vendetta, disciplinata dalle XII tavole ispirate alla legge del taglione.
Consisteva al reo di far subire il danno che aveva arrecato; da limitare la vendetta privata che produceva vittime a catena, vedi la “mafia”.
Solo più tardi lo Stato si sostituì al vendicatore privato imponendogli una pena pecuniaria per risarcire la parte lesa.
La legge del taglione sembrava andare in pensione, ma nel Basso Impero e in quella bizantina ricomparve e costituì il principio delle leggi barbariche e medioevali.

Seguirà la 4 puntata.
Lorenzo Pontiggia
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lore
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Spedito - 13/12/2013 :  16:10:21  Rispondi allegando il testo
Il 25 festa santa!

Baciato dal Sole
fra 12 giorni è Natale!

Il regalo è continuare
agire in Riflente...

Ogni alba è festa pagana!
Il 25 è festa santa!

Il Poeta
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