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lore
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Spedito - 07/01/2017 :  18:35:05  Rispondi allegando il testo
33 puntata
L'Omino vedendo che la porta non si apriva, la spalancò con un violentissimo calcio: entrato nella stanza fece un risolino a Pinocchio e Lucignolo: - Bravi ragazzi! Avete ragliato bene, e io vi ho riconosciuti, ed eccomi qui.
I due 'ciuchini' rimasero mogi mogi, la testa e gli orecchi bassi, e la coda fra le gambe in silenzio...
L'omini li palpeggiò, li accarezzo e li strigliò, e fatti lustri come due specchi, li condusse sulla piazza del mercato, con la speranza di venderli, e farci un guadagno.
I compratori arrivarono, e Lucignolo fu comprato da un contadino... Pinocchio fu venduto al Direttore di una compagnia di Pagliacci e di Saltatori di corda. Il quale dopo averlo ammaestrato, veniva presentati al pubblico pagante insieme alle altre bestie della compagnia teatrale...
Il mestiere del furbo Omino era di girare il mondo, raccogliere con promesse e moine i ragazzi svogliati che non volevano studiare, illudendoli con infinite promesse, e se erano obbedienti li portava nel < Paese dei Balocchi>. Poi non manteneva le promesse, ma lì vendeva al miglior offerente... Diventando milionario...
Di Lucignolo si persero le tracce.
Pinocchio fu condotto nella stalla, il nuovo padrone gli riempì la greppia di paglia, Pinocchio l'assaggiò e la risputò, Il padrone brontolando gli diede il fieno: ma neppure il fieno gli piacque.
- Ah! neanche il fieno ti piace... Ciuchino bello se fai i capricci, io so come levarteli! E gli affibbiò una frustata nelle gambe.
Pinocchio dal gran dolore, cominciò a piangere e a ragliare, e ragliando disse: - J-a. J-a, la paglia non la posso digerire!...
- Allora mangia il fieno! - replicò il padrone...
- J-a,J-a-, il fieno mi fa dolere il corpo!...
- Non pretenderai che ti mantenga a petti di pollo e cappone in gelatina? Arrabbiandosi sempre di più e frustandolo...
A quella seconda frustata Pinocchio per prudenza, si chetò e non disse altro. La stalla fu chiusa e Pinocchio rimase solo... S'accontentò di masticare un po' di fieno, e mentre masticava si diceva era meglio che avessi continuato a studiare...
La mattina dopo, svegliandosi, cercò nella greppia un altro po' di fieno; ma non lo trovò perché l'aveva mangiato tutto nella notte.
- Pazienza! - Che almeno la mia disgrazia possa servire di lezione a tutti i ragazzi disobbedienti che non vogliono studiare. Pazienza!... pazienza!
- Pazienza un corno! - urlò il padrone, entrando in quel momento nella stalla. - Credi forse, mio bel ciuchino, ch'io ti abbia comprato unicamente per darti da mangiare? Io ti ho comprato perché tu lavori e mi faccia guadagnare molti quattrini. Su, dunque, da bravo vieni con me nel Circo che t'insegnerò l'arte del menestrello...
Il povero Pinocchio, per amore o per forza dové imparare tutto che ci vollero tre mesi di lezione, e molte frustate da levare il pelo...
Venne finalmente il giorno dello spettacolo... Alle cantonate delle strade c'erano cartelloni di vario colore, dicevano: GRANDE SPETTACOLO DI GALA con il FAMOSO CIUCHINO PINOCCHIO detto: La STELLA della DANZA...

Quella sera un'ora prima che cominciasse lo spettacolo, il TEATRO era pieno stipato.
Le gradinate del Circo formicolavano di bambini e ragazzi di tutte le età, per la smania di veder ballare il famoso Pinocchio...

Il Poeta in RIFLENTE

Seguirà la 34 puntata
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lore
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Messaggi 5015

Spedito - 09/01/2017 :  18:22:21  Rispondi allegando il testo
POESIA D'AMORE


QUANTO SEI CARA:
TI VOGLIO BENE,
STRINGERSI LE DITA
CONIUGARE IL PENSIERO


BACIARSI IN SEMPLICITÀ
TU IN ME, IO IN TE...
INSIEME IN RIFLENTE:
BASE DEL VIVERE


IL PURO AMORE...
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lore
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Messaggi 5015

Spedito - 10/01/2017 :  15:15:00  Rispondi allegando il testo
L'UOMO che “ABBAIA”
MIGLIORA LA SOCIETÀ...

LA RIFLENTE
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lore
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Messaggi 5015

Spedito - 10/01/2017 :  15:25:41  Rispondi allegando il testo
L'UMANO SESTO SENSO

NON USANDO LA RIFLENTE
VISIONIAMO E GUSTIAMO
UN SOLO SPICCHIO
DELLA SUCCOSA ARANCIA:

PECCATO MORTALE...

LA RIFLENTE
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lore
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Messaggi 5015

Spedito - 10/01/2017 :  19:37:19  Rispondi allegando il testo
36 puntata
Pinocchio, appena disse addio al suo buon amico Tonno, si mosse brancolando in mezzo a quel buio, camminando a tastoni dentro il corpo del pesce-cane o balena... Avviandosi verso quel piccolo baluginare o chiarore, che era ancora lontano... Stando attento a non sdrucciolare in quell'acqua grassa che sapeva di pesce fritto, che sembrava di essere a mezza quaresima...
Cammina cammina alla fine arrivò: e cosa trovò? Una piccola tavola apparecchiata, con sopra una candela accesa infilata in una bottiglia di cristallo verde, e seduto a tavolo un vecchietto bianco come la neve o di panna montata, il quale stava biascicando pesciolini vivi, e qualcuno gli sfuggiva di bocca...
Pinocchio ebbe un allegrezza inimmaginabile. Voleva ridere per non piangere, voleva piangere per ridere... Finalmente riuscii a cacciar fuori un grido di gioia, e spalancando le braccia si getto al collo del vecchietto, e cominciò a urlare:
- Oh! 'babbino' mio! finalmente vi ho ritrovato! Ora non vi lascio più, mai più!
Il vecchietto stropicciandosi gli occhi. - Dunque tu sei proprio il mio caro Pinocchio?
Sì, sì, sono io, proprio io,! Sento che voi a vedermi mi avete già perdonato?
Oh! babbo mio, siete proprio buono... io invece... Oh! se vi racconto le disgrazie che mi son capitate e seguì il 'rosario' che già conosciamo... Si soffermò al ricordo del Colombo che aveva visto un uomo su una barchetta, io Pinocchio ho pensato a te, e il Colombo da vero amico mi fece montare sulla groppa... ma quando arrivammo ti feci un cenno, - Ti riconobbi ma un grosso cavallone capovolse la barchetta e nella zona c'era l'attuale pesce-balena che m'inghiotti come un tortellino di Bologna...
- Ora ti racconto tutto. Devi sapere che quella medesima burrasca che rovesciò la mia barchetta, rovescio un bastimento mercantile. I marinai tutti si salvarono, ma il bastimento affondò. La solita Balena dopo avermi inghiottito, inghiottì anche il bastimento...
Come? Lo inghiottì tutto in un boccone, risputò solamente l'albero maestro, perché gli rimasto fra i denti come una lisca.
Con tutta questa grazia di Dio ho potuto campare due anni: ma oggi sono agli ultimi sgoccioli: nella dispensa non c'è più nulla, e questa candela che vedi accesa, è l'ultima che mi sia rimasta.
- E dopo?
- E dopo, caro mio, rimarremo tutt'e due al buio.
- Allora, babbo mio, - disse Pinocchio, - non c'è tempo da perdere. Bisogna fuggire...
- A Fuggire?... e come?
- Scappando dalla bocca della Balena e gettandosi a nuoto in mare.
- Tu parli bene: ma io, caro Pinocchio non so nuotare.
- E che importa?... Voi mi monterete a cavalluccio sulle spalle e io, che son un buon nuotatore, vi porterò sano e salvo fino alla spiaggia.
- Illusioni, ragazzo mio! - replicò Geppetto, scuotendo il capo e sorridendo malinconicamente. -. E' impossibile che un burattino alto un metro, abbia la forza di portarmi a nuoto sulle spalle...
- Provate e vedrete! se dobbiamo morire, moriremo abbracciati insieme.
Pinocchio prese in mano la candela e andando avanti per far luce, traversarono tutto il corpo e lo stomaco del Pesce-cane... Il Pesce-cane, essendo vecchio era costretto a dormire con la bocca aperta; Pinocchio affacciandosi alla bocca spalancata: vedeva la luna e il cielo stellato.
- Questo è il vero momento di scappare, - bisbigliò voltandosi al babbo. Venite dietro a me e fra poco saremo salvi.
Detto fatto, salirono su per la gola del mostro marino... Quando sul più bello il Pesce-cane starnutì, ci fu uno scossone violento che Geppetto e Pinocchio si ritrovarono in fondo allo stomaco del mostro. E il lume si spense che si trovarono al buio...
- Ora ragazzo mio siamo perduti...
- Datemi la mano, e cercate di non sdrucciolare!...
Pinocchio prese il babbo per la mano, e camminando in punta di piedi, risalirono la gola del mostro, scavalcarono i tre filari di denti. Poi il burattino disse al babbo:- Montatemi a cavalluccio e abbracciatemi forte forte. Al resto ci penso io.
appena Geppetto si fu accomodato per bene sulle spalle del figliuolo, Pinocchio, sicurissimo del fatto suo, si gettò nell'acqua e cominciò a nuotare. Il mare era tranquillo come un olio: la Luna splendeva in tutto il suo chiarore e la Balena seguitava a dormire in un sonno così profondo che non l'avrebbe svegliata nemmeno una cannonata...
segue l'ultima puntata
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lore
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Spedito - 11/01/2017 :  18:24:42  Rispondi allegando il testo
37 puntata

Pinocchio nuotava alla svelta sentendo che il babbo tremava per aver mezze gambe in acqua... Pinocchio gli disse per confortarlo:
- Coraggio babbo mio, fra poco saremo a terra salvi.,.
Il vecchietto diventando sempre più inquieto: - Ma dov'è questa spiaggia benedetta? - Il burattino: - Ma io vedo la spiaggia, aggiungendo: - Sono come i gatti ci vedo meglio di notte che di giorno. Facendo finta di essere di buonumore: ma invece cominciava a scoraggiarsi; le forze gli scemavano, il suo respiro diventava affannoso... e la spiaggia era sempre lontana.
Nuotò finché ebbe fiato: poi si voltò col capo verso Geppetto, e disse con parole interrotte:
- Babbo mio, aiutami... perché io muoio!...
E padre e figliuolo erano ormai sul punto d'affogare, quando udirono una voce di chitarra scordata che disse:
- Chi è che muore?
- Sono io e il mio povero babbo!...
- Questa voce la riconosco! Tu sei Pinocchio!...
- Preciso: e tu?
- Io sono il Tonno, il tuo compagno di prigionia in corpo alla Balena.
- E come hai fatto a scappare?
- Ho imitato il tuo esempio. Tu sei quello che mi hai insegnato la strada, e dopo te, sono fuggito anch'io.
- Tonno mio tu capiti proprio a tempo! Ti prego per l'amor che porti ai Tonnini tuoi figliuoli: aiutaci, o siamo perduti.
- Volentieri e con tutto il cuore. attaccatevi tutt'e due alla mia coda, e lasciatevi guidare. In quattro minuti vi condurrò alla riva.
Geppetto e Pinocchio, accettarono subito l'invito: ma invece di attaccarsi alla coda, giudicarono più comodo di mettersi addirittura a sedere sulla groppa del Tonno.
- Siamo troppo pesi? - chiese Pinocchio.
- Pesi? Neanche da pensarlo; mi par di avere addosso due gusci di conchiglia...
Giunti a riva, Pinocchio saltò a terra e aiutò il babbo a fare altrettanto; poi si voltò al Tonno, disse:
- Amico mio, tu hai salvato il mio babbo! Dunque non ho parole per ringraziarti abbastanza! Permetti almeno che ti dia un bacio in segno di riconoscenza eterna!... Il Tonno ringraziò mettendo il muso fuori dell'acqua, e Pinocchio piegandosi coi ginocchi a terra, gli posò un affettuosissimo bacio sulla bocca.
Che il povero Tonno non avvezzo ai baci, si sentì commosso, vergognandosi a farsi veder piangere come un bambino, ricaccio il capo sott'acqua e sparì.
Intanto s'era fatto giorno.
Pinocchio, offrendo il braccio a Geppetto che aveva appena il fiato di reggersi in piedi, gli disse:
- Appoggiatevi pure al mio braccio, caro babbino, e andiamo. Cammineremo pian pianino come le formiche, e quando saremo stanchi ci riposeremo lungo la via.
- E dove dobbiamo andare? - domandò Geppetto.
- In cerca di una casa o d'una capanna, dove ci diano per carità un boccon di pane e un po' di paglia che ci serva da letto.
Non avevano ancora fatti cento passi che videro seduti sul ciglione della strada due brutti ceffi, i quali stavano lì in atto di chiedere l'elemosina.
Erano il Gatto e la Volpe: ma non si riconoscevano più da quelli d'una volta.
Figuratevi che il Gatto, a furia di fingersi cieco, lo era diventato: e la Volpe invecchiata, intignata dalle tignole aveva perso la gamba che non usava, oltretutto la coda la dovette vendere a un merciaio ambulante...
- O Pinocchio, gridò la Volpe con voce lacrimosa, - fai un po' di carità a questi due poveri infermi.
- Infermi! - ripeté il Gatto .
- Addio mascherine! - rispose il burattino. - Mi avete ingannato una volta, ora non mi ripigliate più.
- Credilo, Pinocchio, oggi siamo poveri e disgraziati davvero!
- Davvero ripeté il Gatto.
- Se siete poveri, ve lo meritate. Ricordate il proverbio che dice: < I quattrini rubati non fanno mai frutto ". Addio, mascherine!
- Abbi compassione di noi!...
- Addio mascherine! Ricordatevi del proverbio: < La farina del diavolo va tutta in crusca! >
- Non ci abbandonare!...
- ...are!- ripeté il Gatto.
- Addio, mascherine! Ricordatevi del proverbio che dice:
< Chi ruba il mantello al suo prossimo, di solito muore senza camicia >.
E così dicendo, Pinocchio e Geppetto seguitarono tranquillamente per la loro strada, ma fatti cento metri, videro in fondo a una viottola in mezzo ai campi una bella capanna tutta di paglia, e col tetto d'embrici e mattoni.
- Quella capanna dev'essere abitata da qualcuno, - disse Pinocchio. - Andiamo là e bussiamo.
Difatti andarono, e bussarono alla porta.
- Chi è? - disse una vocina di dentro.
- Siamo un povero babbo e un povero figliuolo, senza pane e senza tetto, - rispose Pinocchio.
- Girate la chiave, e la porta si aprirà. Appena entrati dentro, guardarono di qua, guardarono di là, e non videro nessuno.
- O il padrone della capanna dov'è? - disse Pinocchio meravigliato.
- Eccomi quassù!
Babbo e figliuolo si voltarono subito verso il soffitto, e videro sopra un travicello il Grillo-parlante.
- Oh! mio caro Grillino, - disse Pinocchio salutandolo garbatamente.
- Ora mi chiami il " tuo caro Grillino", non è vero? Ma ti rammenti di quando, per scacciarmi di casa tua, mi tirasti un martello di legno?...
- hai ragione, Grillino! Scaccia anche me... tira anche a me un martello di legno: ma abbi pietà del mio povero babbo...
- Io avrò pietà del babbo e anche del figliuolo: ma ho voluto rammentarti il brutto sgarbo ricevuto, per insegnarti che in questo mondo quando si può, bisogna mostrarsi cortesi con tutti, se vogliamo essere ricambiati con pari cortesia nei giorni del bisogno.
- Hai ragione Grillino, hai ragione da vendere e io terrò a mente la lezione che mi hai data. Ma mi dici come hai fatto a comprarti questa bella capanna?
- Questa capanna mi è stata regalata ieri da una graziosa capra, che aveva la lana d'un bellissimo color turchino.
- E la capra dov'è andata? - domandò Pinocchio con vivissima curiosità.
- Non lo so.
- E quando ritornerà?...
- Non ritornerà mai. Ieri è partita tutta affitta, e, belando, pareva che dicesse: < Povero Pinocchio... oramai non lo rivedrò più... il Pescecane ora l'avrà bell'e divorato!...>.
- Ha detto proprio così?... Dunque era Lei!... era la mia cara Fatina !... - cominciò a urlare Pinocchio, singhiozzando e piangendo dirottamente.
Quando ebbe pianto ben bene, si rasciugò gli occhi, e preparato un buon lettino di paglia, vi distese sopra il vecchio Geppetto. Poi domandò al Grillo-parlante:
- Dimmi, Grillino: dove potrei trovare un bicchiere di latte per il mio povero babbo?
- Tre campi distante da qui c'è l'ortolano Giangio, che tiene le mucche. Va' da lui e troverai il latte che cerchi.
Pinocchio andò di corsa a casa dell'ortolano Giangio; ma l'ortolano gli disse :
- Quanto latte vuoi?
- Ne voglio un bicchiere pieno.
- Un bicchiere di latte costa un soldo. Comincia a darmi il soldo.
- Non ho nemmeno un centesimo, - rispose Pinocchio tutto mortificato e dolente.
- Male, burattino mio, - replicò l'ortolano, - Se tu non hai nemmeno un centesimo,
io non ho nemmeno un dito di latte.
- Pazienza! - disse Pinocchio e fece l'atto di andarsene.
- Aspetta un po', - disse Giangio. - Fra te e me ci possiamo accomodare. Vuoi adattarti a girare il bindolo?
- Che cos'è il bindolo?
- E' quel'ordigno di legno, che serve a tirar su l'acqua dalla cisterna. per annaffiare gli ortaggi.
- Mi proverò...
- Dunque, tirami su cento secchie d'acqua e io ti regalerò un bicchiere di latte.
- Sta bene.
Giangio condusse il burattino nell'orto e gli insegnò la maniera di girare il bindolo.
Pinocchio si pose subito al lavoro; ma prima di aver tirato su le cento secchie d'acqua, era tutto grondante di sudore dalla testa ai piedi. Una fatica a quel modo era una novità.
- Finora questa fatica di girare il bindolo, - disse l'ortolano, - l'ho fatta fare al mio ciuchino: ma oggi quel povero animale è in fin di vita.
- Mi portate a vederlo? - disse Pinocchio.
- Volentieri.
Appena Pinocchio entrò nella stalla, guardò attentamente l'asinello dicendosi ma io lo conosco! Chinandosi, gli domandò in dialetto asinino: - Chi sei?
Il ciuchino aprì gli occhi moribondi, e rispose balbettando nel medesimo dialetto:
- Sono Lu...ci...gno...lo.
Dopo chiuse gli occhi e spirò.
- Oh povero lucignolo! - disse Pinocchio a mezza voce: e presa una manciata di paglia , si rasciugò una lacrima che gli colava giù dal viso.
- Ti commuovi tanto per un asino che non perdi nulla...
- disse l'ortolano. - Che cosa dovrei fare io che ho speso quattrini contanti...
- Vi dirò... era un amico mio!...
- Tuo amico?
- Un mio compagno di scuola!...
- Come?! - Urlò Giangio dando in una gran risata. - Tu avevi dei somari come compagni di scuola! Figuriamoci che bei studi devi aver fatto!...
Pinocchio non rispose, prese il suo bicchiere di latte e tornò alla capanna dal babbo...
E da quel giorno per cinque mesi prima dell'alba andava a girare il bindolo per guadagnare il bicchiere di latte... A tempo avanzato Pinocchio imparò a fabbricare i canestri e altro, arrivando a costruire un carrettino per condurre a spasso il suo babbo nelle belle giornate...
Geppetto che tirava a campare, era felice di vedere i progressi del figlio...
Che di sera si esercitava a leggere e scrivere...
Col lavoro riusci a mettere in disparte quaranta soldi per un vestitino nuovo.... Una mattina Pinocchio disse a Geppetto: "Vado al mercato, quando tornerò a casa (ridendo) sarò vestito così bene che mi scambierete per un signore..."
Uscito di casa, cominciò a correre tutto allegro e contento. Quando a un tratto si senti chiamare per nome: voltandosi vide una bella lumaca che sbucava fuori dalla siepe.
- Non mi riconosci? - disse la Lumaca.
- Mi pare e non mi pare...
Non ti ricordi di quella Lumaca, che stava per cameriera con la fata dai capelli turchini? Non ti rammenti quella volta, quando scesi a farti lume e che tu rimanesti con un piede confitto nell'uscio di casa?
- Mi rammento di tutto. gridò Pinocchio. - Rispondimi subito, Lumachina bella: dove hai lasciato la mia buona Fata? mi ha perdonato? si ricorda sempre di me? mi vuol sempre bene? è molto lontana da qui? potrei andare a trovarla?
A queste domande, la Lumaca rispose con la sua solita flemma: Pinocchio mio! La povera Fata giace in un fondo di letto all'Ospedale!.. .
- All'Ospedale?...
- Purtroppo ! Colpita da mille disgrazie, ed è gravemente ammalata oltretutto non ha più soldi per comprarsi un boccone di pane.
- Davvero?... Oh! che gran dolore che mi hai dato! Oh!povera Fatina! povera Fatina!... Se avessi un milione, correrei a portaglielo... Ma io non ho che quaranta soldi... eccoli qui: andavo giusto a comprarmi un vestito nuovo. Prendili, Lumaca, e vai a portarli subito alla mia buona Fata.
- E il tuo nuovo vestito?...
- Che m'importa del vestito nuovo? Venderei anche questi cenci che ho addosso per poterla aiutare!... Va', Lumaca e spicciati: e fra due giorni ritorna qui, che spero di darti qualche altro soldo. Finora ho lavorato per mantenere il mio babbo: da oggi in là, lavorerò cinque ore di più per mantenere anche la mia buona mamma. Addio, Lumaca, e fra due giorni ti aspetto.
La Lumaca, contro la naturale lentezza, si mise a correre come una lucertola nei grandi solleoni d'agosto.
Quando Pinocchio tornò a casa, il babbo gli domandò: - E il vestito nuovo?
- Non m'è stato possibile di trovarne uno che mi andasse bene. Pazienza!... Lo comprerò un altra volta...
Quella sera Pinocchio, invece di vegliare fino alle dieci, vegliò fino a mezzanotte suonata; e invece di far otto canestre di giunco ne fece 16.
Poi andò a letto e si addormentò. E nel dormire, gli parve di vedere in sogno la Fata, tutta bella e sorridente, la quale dopo avergli dato un bacio, gli disse così:
- Bravo Pinocchio! In grazia del tuo buon cuore, io ti perdono di tutte le tue monellerie che hai fatto fino ad oggi. I ragazzi che assistono amorevolmente i propri genitori nelle loro miserie e infermità, meritano sempre gran lode e grande affetto... Metti giudizio per l'avvenire, e sarai felice.
Il sogno finì, e Pinocchio si svegliò con tanto d'occhi spalancati nel vedersi un ragazzo come tutti gli altri in carne e ossa... Inoltre si trovò in una cameretta ammobiliata e agghindata con la semplicità che fa eleganza...
Trovò un bel vestiario nuovo con stivaletti di pelle... Quando si vesti, mettendo le mani in tasca tiro fuori un piccolo portamonete con scritto: < La Fata dai capelli turchini restituisce al suo caro Pinocchio i quaranta soldi e lo ringrazia tanto del suo buon cuore >. Aperto il porta monete, trovò quaranta zecchini d'oro, tutti nuovi di zecca.
Dopo andò a specchiarsi allo specchio e gli parve d'essere un altro: vide l'immagine vispa e intelligente di un bel fanciullo coi i capelli castagni, gli occhi celesti e un aria allegra e festosa come una pasqua di rose.
- E il mio babbo dov'è? - Andò nell'altra stanza e trovò Geppetto arzillo, ringiovanito e di buon'umore come una volta...
Babbino mio come si spiega questo cambiamento?
- Questo cambiamento in casa nostra è tutto merito tuo...
- Perché merito mio?...
- Perché quando i ragazzi cattivi diventano buoni, tutta la famiglia si rinnova...
E il vecchio Pinocchio di legno dove si sarà nascosto?
- Eccolo là, - rispose Geppetto, indicando un grosso burattino appoggiato a una sedia, col capo girato e le braccia ciondoloni, le gambe incrociate e ripiegate a mezzo...
Com'ero buffo, quand'ero un burattino !... E come ora son contento di essere diventato un bambino perbene...


Una delle meravigliose FIABE per piccini e anche per i grandi che non sono grandi, ma credono di esserlo, pur conoscendosi non usano la RIFLENTE...

Grazie agli amici lettori...

Il Vostro Poeta in RIFLENTE: Lorenzo Pontiggia
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lore
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Messaggi 5015

Spedito - 12/01/2017 :  14:52:09  Rispondi allegando il testo
VIVERE

SE SI USA LA SUPER
ENERGIA DELLA RIFLENTE...
IL VIVERE È PIACEVOLE!

IL POETA IN RIFLENTE
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lore
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Messaggi 5015

Spedito - 12/01/2017 :  19:31:55  Rispondi allegando il testo
1 Parte:LA 'BELLA' MORTE DI NAPOLEONE...
NAPOLEONE BONAPARTE: < Solo la sventura mi mancava alla mia fama.>
<Credevo che gli inglesi pur combattendoli da più di vent'anni non fossero barbari, ho pensato d'essere accolto come un sovrano vinto, a cui si deve rispetto e ospitalità>.
Il capitano Maitland gli concede la spaziosa cabina del cassero.
Prova un gran senso di pace, di spensieratezza da sentirsi padrone solo del suo spirito!
Il Bellerophon salpa il 16 luglio 1815, di domenica.
Fissando le coste francesi, dove ha trascorso la sua vita, rivede il suo trascorso da militare: si sente felice di non essere caduto nella trappola di Luigi XVIII, di Talleyrand e Fouché.
Pensa che gli inglesi non siano crudeli, ma che senza di loro sarebbe diventato Imperatore d'Oriente. Purtroppo dove c'è mare gli inglesi sono i più forti. Spera d'essere accolto come un sovrano vinto a cui si deve rispetto e ospitalità, pur avendoli combattuti per due decenni.
Dopo 7 giorni di navigazione, in lontananza scorge Capo Quessant, la punta estrema di Ajaccio, il Paese natio. Quando la visione si dissolve, una parte di lui sprofonda nei ricordi di gironi di vita vissuta.
Lo stesso giorno al vespero, compaiano le coste inglesi...
Segue la seconda parte
Lorenzo Pontiggia la RIFLENTE
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lore
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Messaggi 5015

Spedito - 13/01/2017 :  18:20:56  Rispondi allegando il testo
4 puntata

La base per cambiare e dare un VOLTO NUOVO al Vivere quotidiano:
“ONESTÀ”
OCCHI BEN APERTI
NELL'OPEROSITÀ
AL DIVENIRE SOCIALE
PER NON SBAGLIARE
SPARGENDO INFELICITÀ
INVECE DI FELICITÀ
O DIGNITÀ UMANA
VERSO CHI INCONTRI
PER ESSERE...

“CAPACITÀ“
NEL TUO IO
TIRAR FUORI
IL TALENTO CHE
OGNUNO POSSIEDE
SENZA TIMORE DI CRITICA
PER COSTRUIRE UNA SOCIETÀ
FUTURA MIGLIORE PER LA PROGENIE...

“BUONSENSO”
PRATICA DEL VIVERE
UMANAMENTE GUARDANDO
AL FUTURO DEI FIGLI SENZA PAURE
O REMORE LASCIANDO AI POSTERI STRADE LIBERE...

Le conquiste Sociali non abbisognano della bacchetta magica, serve il Desiderio e l'Azione di servire il Popolo, cominciando a non essere egoista, invidioso, narcisista, individualista...
Imparai cominciando dall'asilo Giannetti 1944/5 di ERBA, ricordando Suor Giovanna che senza dirmi nulla parlava con gli occhi della comprensione nel capirmi, ora vive in un letto amico di 'Cristo RE (ERBA 'alta mio Paese nativo) con Gesù nel pensiero... < Ho chiuso il PC e son andato a trovar la mia 'suorina' di 96 anni. Mi son intrattenuto un 30 minuti circa e ci siam più volte coccolati e baciati sulla fronte e guance, ricordando la prima volta che mi guardava meravigliata della mia Verve... Ringraziando il 'Mondo intero' per questo momento magico indimenticabile!
Ora, scrivo per essere al servizio del Prossimo nell'aiutare i 'compagni' bisognosi cominciando dalla Scuola, poi all'Oratorio e in Società sempre in maniera disinteressata...
Dalla mia semplicità nasce la Predisposizione di farmi prete, ma all'iscrizione a Seveso San Pietro, essendo stato ammalato per ignoranza dei dottori che mi avevano dato per spacciato, non mi presero. Poi girai e tutti scuotevano il capo... Alla fine la mia cara mamma Piera, mi porta al dispensario e il prof, SADA, prima di capire che avevo vuol fare la “Broncoscopia”... Il risultato era che con delle pillole giuste son guarito senza l'intervento di 'santi'. Il mio Padre Spirituale che mi 'curava' la Vocazione, Don Giuseppe OTTOLO (Cappellano OSPEDALE FATEBENEFRATELLI), uscendo dalla segreteria del Seminario di Seveso per l'iscrizione (giugno 1955), Freddamente dice; < Lorenzo non ti prendono perché se fai una ricaduta: non vogliono aver problemi >. Risposi: allora sarò un Laico in mezzo agli Uomini senza Tessere Colori e Ideologie al servizio di TUTTI...
Feci lo Scout, ricordo con un banchetto alla domenica mattina all'inizio del viale dei Cipressi con un banchettino chiedevo le firme per L'EUROPA UNITA, non quella che abbiamo che si basa solo sulla Speculazione e l'arrivismo dei soliti 'ignoti'...
Da Scout ero sempre pronto ad aiutare il Prossimo! Felice nell'essere d'aiuto al Popolo... Paradossalmente anche se non riconoscevano la mio Operosità, solo Il responsabile degli Scout, il sarto OSTINI, mi guardava con quella simpatia che avvalorava la mia Donazione nell'Operare in quel di Erba da Operatore Sociale: il cui fine è servire non solo il Sociale, come fece Gesù, così dice la 'storia',.. Spiritualmente Gesù lo salvo ed è sempre presente in Riflente avendolo tanto AMATO, non posso dimenticarlo...
Pensateci in RIFLENTE: < Quando un uomo bestemmia, bestemmia se stesso! Perché l'uomo è dio che fa il “male”>.
Seguirà la 5 puntata
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lore
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Spedito - 15/01/2017 :  16:58:40  Rispondi allegando il testo
DUGO CORRADO-CORRADO DUGO

AVVERSARIO POLITICO
IN CONSIGLIO COMUNALE 1964,
CONOSCENDOMI NELLA MIA
ESSENZA UMANA M'INVITÒ
IN SICILIA NELLA SUA VILLA...

ANDAI CON LA MIA MARY...
E CONOBBI LA SUA LUCIA:
DONNA CHE LO CAPIVA,
E LO LASCIAVA FARE,
D'ESSERE VINCENTE...

OGNI TANTO CON L'AMICO
ALFREDO BOSSI, VENIVA
A TROVARMI IN NEGOZIO
DI VIA VOLTA PER PARLARE
NON SOLO D'ARTE...

RICORDO CHE L'AIUTAI
PER UNA MANIFESTAZIONE:
FAMILIE DAL COGNOME ERBA.
IO CHE DEL LAMBRETTA ERBA:
ERO TUTTOFARE MI PREMIÒ...

CIAO AMICO DUGO...

IL POETA IN RIFLENTE
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lore
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Spedito - 15/01/2017 :  17:39:23  Rispondi allegando il testo
... dio nasce dall'uomo, e se l'uomo non si realizza dio è morto... la RIFLENTE
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lore
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Spedito - 16/01/2017 :  17:20:02  Rispondi allegando il testo
L'INVIDIA


L'UOMO IN RIFLENTE
NON LA CONOSCE E
NON S'ABBRUTTISCE...


L'ISTINTO DELL'INVIDIA
È LA MORTE DELL'UOMO
BRUTTO CATTIVO INFELICE...


IL POETA IN RIFLENTE
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lore
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Spedito - 16/01/2017 :  17:36:46  Rispondi allegando il testo
L'UOMO


Basta Usare la RIFLENTE:
Il Dono che la Natura Umana
Possiede: il 'SESTOSENSO'...


Base per Completare il TUTTO,
USANDOLA con Discernimento
L'UOMO REALIZZA il FUTURO...



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lore
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Spedito - 17/01/2017 :  18:28:25  Rispondi allegando il testo
La Versiliana, Pietrasanta,15-8-1992,” Caffè all’aperto” incontro diretto da Romano Battaglia con ospite Vittorio Sgarbi.
Onorevole Sgarbi: Lei alla trasmissione della Rai TV “macchina della verità” alla richiesta del conduttore Santalmassi: < Mi dica sgarbi da dove proviene la sua cultura? >.
Rispondeva senza lasciar ombra di dubbio: < Devo molto a mio zio, anzi sono un plagio di mio zio >.
E aggiungeva lasciandomi attonito: < Socrate plagiava chi s’avvicinava a Lui facendosi porre domande a cui Lui aveva già risposto>.
Allora lo incalzo. < Sgarbi, il suo esempio che taglia e medica a livello di pseudo-cultura pur di cavalcare la tigre è ben visibile a tutti. Il guaio è che pochi sanno discernere il bene dal male per cui il male trionfa.
Onorevole, dal giornale la ”Nazione” leggo anche un suo articolo che dice: < Non cadiamo nella Rete > in cui Lei si permette di parlar male di un movimento e ciò è pernicioso ed è maledettamente un modo ignobile di far politica da far vincere le tangenti o la mafia, e soprattutto che le cose vadano male agli Italiani, salvo chi sa cavalcare la tigre >.
Sgarbi risponde: < Mi rincresce che io abbia deluso Lei >, aggiunge < Lei comunque ha fatto una sintassi perfetta > da provocare un forte applauso del pubblico.
Conclude: < Quando sarò lì al trapasso, lei sarà al mio capezzale >.
Rispondo che ho qualche anno più di Lei, e Lui di rimando: < Allora sarò io al suo capezzale >.
La “Nazione” di Firenze, riportava l’incontro di Sgarbi alla Versiliana, annotando la presenza di circa 4000 persone, ma non riferiva nulla del dialogo durato circa 20 minuti.
Ma i Camaioresi e sono tanti che in quei anni ho conosciuto... si ricordano ancora di questo fatto...
Morale: Sgarbi risulta una persona intelligente ed immediata finché non trova persone che usano la RIFLENTE però non manifesta saggezza e creatività, inoltre il plagio socratico non è il metodo socratico ma è l’accusa fatta a Socrate dai suoi nemici>.
Questo scritto è tratto dal libro “Dal Ventre della Terra” 1994 .
Lorenzo Pontiggia il Poeta MARYLORY
Socrate: <Come un pastore si dimostra cattivo se il suo gregge diminuisce, così un governante è dannoso se il numero dei cittadini si assottiglia e la loro vita peggiora.>
il Poeta in RIFLENTE
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Spedito - 18/01/2017 :  12:27:04  Rispondi allegando il testo
LA DEMOCRAZIA:
'DEMOCRAZIA' = DIO' 'DIO' = DEMOCRAZIA'


DA MADRE TERRA NASCE IL POPOLO
CHE VIVE FRATERNAMENTE...


L'UMANITÀ E DIO SONO ETERNI
ESSENDO UN TUTT'UNO...


IL POPOLO DEVE CREDERE IN SE
LAVORANDO IN ARMONIA E BUONSENSO,


PARTECIPANDO ALLA FELICITÀ NEL DARE
E GODERE I FRUTTI DI MADRE TERRA...


RINGRAZIANDO SUA MAESTÀ
LA RIFLENTE: STORIA VIVA...


DA LASCIARE UN SEGNO IMPERITURO
ALLA PROGENIE...


L'UOMO È IN FESTA,
Il POPOLO FA FESTA...




IL POETA IN RIFLENTE
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Spedito - 19/01/2017 :  16:10:42  Rispondi allegando il testo
7 parte NAPOLEONE...
Dal nulla sono arrivato a essere il più grande sovrano del mondo. L'Europa era ai miei piedi. I posteri mi renderanno giustizia.
Quel che accadrà qui non mi scalfirà di più, avendo percorso il mio destino in piena luce...
Oggi, grazie alla sventura, mi si potrà giudicare spassionatamente. Ma io ricordo tutto. Una testa senza memoria è una piazza senza guarnigione. E la mia è piena di truppe.
Al lavoro Las Cases: se si intende violare l'intimità della mia casa, preavviso che i soldati dovranno passare sul mio cadavere! Tutti devono piegarsi all'etichetta se vorranno essere accolti.
Dalle cortesie inglesi non trovo che malevolenza e insulti>.
Fa qualche passo aggiunge: < Gli storici francesi saranno obbligati ad affrontare l'Impero, e dovranno ben restituirmi qualcosa!
Il loro compito sarà facile, i fatti parlano e risplendono come il sole>.
Ha un scatto d'ira, <In quest'isola maledetta non si vede né il sole né luna per la maggior parte dell'anno, sempre pioggia o nebbia!
Dove vanno questi giorni e queste notti? Qual è la meta, se non la morte? Lavorare, lavorare allora>.
Detta, e poi si fa rileggere il racconto delle sue campagne.
il Poeta in RIFLENTE
segue 8 parte
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lore
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Spedito - 20/01/2017 :  17:00:16  Rispondi allegando il testo
NEL SERVIRE IL POPOLO C'È LIBERTÀ...

LA PARTECIPAZIONE AL SOCIALE È LA VERA RIVOLUZIONE

O RICCHEZZA DEL VIVERE: LA RIFLENTE È SPERANZA!
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Spedito - 20/01/2017 :  19:10:09  Rispondi allegando il testo
LO SCALTRO È FURBO:

INVIDIOSO E LAMENTOSO...
IL SEMPLICE NELL'ESSERE
SE STESSO È RICCO
D'AMORE SOCIALE...

LA RIFLENTE
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lore
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Spedito - 22/01/2017 :  11:33:48  Rispondi allegando il testo
9 parte della MORTE di NAPOLEONE

Napoleone acconsente a ricevere l'ammiraglio Malcom, che ha assunto il comando della flotta e della guarnigione di Sant'Elena. Riconosce in lui un vero ufficiale non un carceriere, o spregevole carnefice.
Bisognava far scorrere il tempo, la notte il più possibile, si alza, zittisce i primi pettegolezzi e i primi litigi. < Amici al mio servizio siate fratelli non coltelli! Altrimenti siete soltanto una tortura! Voglio che siate felici intorno a me>.
< I sovrani d'Europa mi chiamavano fratello. L' imperatore d'Austria era mio suocero. Adesso non mi danno più notizie di mio figlio. L'Inghilterra ha violato il diritto trattandomi alla stregua di un prigioniero di guerra nel deportarmi su questo scoglio sperduto ed essere perseguitato. M'impediscono d'intrattenere una libera corrispondenza. Nel offenderni avviliscono la nazione che rappresentano!
Maledetta sia questa iena che mi nega il permesso di girare l'isola a mio piacimento! Quest'uomo vuole la mia morte. Ha ricevuto l'incarico di uccidermi! Occorre protestare, battersi, non cedere. I vostri Ministri hanno indegnamente violato nella mia persona il sacro diritto dell'ospitalità, hanno infangato la vostra nazione per sempre. Che Hudson Lowe mi mandi una bara! Due pallottole in testa, ecco che cosa mi serve: Morire?>.

seguirà la 10... la RIFLENTE
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lore
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Spedito - 23/01/2017 :  16:26:07  Rispondi allegando il testo
L'UOMO E LA “LUCE”


La RIFLENTE SINTETIZZA:
IL COSMO PADRE UNIVERSALE,
IL SOLE VITA COSMICA...


La NATURALE MADRE TERRA:
MINERALE, VEGETALE, ANIMALE
= BIOLOGIA = ENERGIA INFINITA...


L'UOMO PERPETUA
La CONGENITA PROGENIE
Nel SOLE DELLA VITA:


L'UOMO E LA RIFLENTE...
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