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lore
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Spedito - 21/12/2016 :  18:38:54  Rispondi allegando il testo
7 Parte
L'Uomo è il Soggetto Principale a Priori nel COSMO...
Lo Studio sul UOMO è Importante per Conoscersi, Capire il Senso del VIVERE:
- NON SI VIVE PER ESSERE DEI BRUTI, MA PER CONSEGUIRE VIRTU' E CONOSCENZA (BOEZIO DI DACIA).
Nel Conoscerci realizziamo in RIFLENTE la Massima Evoluzione dell'Animale Umano, togliendo il tutto negativo assorbito, prima della scoperta del SestoSenso, usando in contemporaneità la Riflessione-Mente che ci permette di Realizzare: < L'ISOLA di "UTOPO"- T.MORO...>
Se Galileo, Newton o Lavoisier... Avessero usato la RIFLENTE ci sarebbe naturalmente un mondo migliore, ma con i sé non si fa la Storia...
I sogni di Marx e di Lenin erano basati verso una Società dal volto UMANO... Purtroppo l'uomo migliora nel fare e distruggere d'assomigliare a 'Penelope'; così tre passi avanti e due indietro, lasciando una scia lamentosa che accompagna l'evolversi Sociale...

Ancor oggi la Sociologia e l'Economia politica si Veste di congetture che si evolvono ad ogni tornata a vantaggio di chi prende il Potere; anche se apparentemente eletti democraticamente :< CAMPA CAVALLO CHE L'ERBA CRESCE...>. Il Tutto è Scienza Politica del tornaconto QUID PRO QUO (qualcosa al posto di qualcos'altro) e non dei Cittadini liberi senza tessere e colori i quali si battono per un Mondo Migliore...

IL POETA in RIFLENTE
Seguirà la 8 parte
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lore
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Spedito - 23/12/2016 :  08:40:53  Rispondi allegando il testo
I MIRACOLI ESISTONO?

NON ESISTONO
SESSANTADUE ANNI
“Tra Scienza e Religioni”

Il 23 - 12 – 1954,
Improvvisamente dimesso
Dal FATEBENEFRATELLI di ERBA...

I Genitori non sapevano
Che circolava la VOCE
Che se c'era il paradiso...

È stata la caraffa d'acqua
Togliermi la febbre: 41,7
Da tre mesi mia compagna...

“FRANCESCO”: Eletto Papa,
Parlò d'una Undicenne Guarita
Dal mio stesso Calvario...

Vogliamo per lucro Allunare
E che la MEDICINA Arranchi...
IL CORPO E MENTE: BINOMIO

VINCENTE NEL CREDERE
IN NOI STESSI:
IL PRIMO MIRACOLO!

BUONE FESTE e ANNO 2770:
FONDAZIONE DI ROMA

LORENZO PONTIGGIA: La RIFLENTE...
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lore
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Messaggi 5015

Spedito - 23/12/2016 :  10:53:51  Rispondi allegando il testo
8 parte
IL VIVERE E' CONOSCERSI:
Purtroppo ci conosciamo poco e così siamo sempre in Guerra, non solo in Noi...
La Storia non fa Storia, l'Egoismo impera e di Riflesso la Furbizia dilaga... E paradossalmente passa per Intelligenza...
La RIFLENTE nell'Uomo spazia a 360°, ma causa la mancanza di Vera Cultura Sociale, non la si CONOSCE in tutti i suoi vari aspetti: Fisico-Chimico, Anatomico, Fisiologico, Intellettuale, Morale, Artistico, Religioso, Economico: Sintesi del TUTTO TESO AL SOCIALE...

Negli ultimi Trecento anni Il personaggio che ha dato la grande svolta alla Storia Umana è VOLTAIRE (1964-1778) Poeta Filosofo, messo all'indice dalla Cultura del suo tempo, per l'ILLUMINISMO che porto allo Scoperto e che ha lasciato una scia che mai sarà Scalfita essendo sempre ATTUALE...
Altri Personaggi Illustri:Darwin,Claude Bernard, Pasteur, Newton, Einstein ecc.

L'integrità dell'Intelligenza Umana: SENTIMENTI AFFETTIVI, DISCIPLINA MORALE, sono necessari quanto la salute del Corpo per la Prevenzione delle malattie Infettive...
Purtroppo oggi ci accontentiamo solo perché viviamo più a lungo, anche se non ci realizziamo! Il Potere, dice: <... è il pedaggio da pagare...>
In RIFLENTE questo discorso non l'accettò: TUTTO E' IN NOI ESSERI PENSANTI che vogliono lasciare un segno d'AMORE ai FIGLI dei FIGLI per l'ETERNA PROGENIE.

IL POETA IN RIFLENTE

Seguirà 9 parte
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lore
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Spedito - 23/12/2016 :  18:35:39  Rispondi allegando il testo
19 Parte di Pinocchio
Pinocchio non stava più nella 'pelle' di sentirsi libero... Di buona lena riprese la strada che portava alla Casina della Fata. Scendeva una pioggerellina, e la strada era diventata un pantano... Il burattino se ne infischiava se le 'pillacchere' gli schizzavano fin sopra il berretto. E si diceva dentro di sé tra sé:
- Quante disgrazie mi sono accadute... E me le merito! Perché sono un burattino testardo e piccoso... Che voglio sempre fare le cose a modo mio, senza dar retta a quelli che mi vogliono bene e che hanno mille volte più giudizio di me...
Chissà se il babbo mi avrà aspettato? O sarà a casa della Fata?
E' tanto tempo che non lo vedo che mi struggo di fargli mille carezze e tanti baci... E la Fata perdonerà un ragazzo ingrato e senza cuore che si comporta così male... Mentre finiva il pensiero, si fermò spaventato e si ritrasse di quattro passi! Vedeva davanti a sé sulla strada un grosso serpente di pelle verde, occhi di fuoco e la coda appuntita che fumava come una cappa di camino...
Pinocchio dalla paura si ritrasse quasi per cinquecento metri. E sopra un monticello di sassi attese che il serpente lasciasse libero il passaggio. Le ore passavano, il burattino si fece coraggio e facendo una vocina dolce, insinuante e sottile, disse al serpente:
- Scusi, signor Serpente, mi farebbe il piacere di tirarsi un pochino da parte per lasciarmi passare?
Era come parlare al muro... Riprese con la solita vocina: - Deve sapere, signor Serpente, che io devo andare a casa, c'è il mio babbo che mi aspetta, mi aspetta perché è tanto tempo che non lo vedo...
Aspettò un segno di risposta, non venne. Anzi il serpente che fin allora pareva pieno di vita, diventò immobile, quasi irrigidito. Gli occhi si chiusero e la coda smesse di fumare...
- Che sia morto davvero?... - disse Pinocchio dandosi una 'fregatina' di mani. E fece l'atto di scavalcarlo, ma non aveva finito di alzare la gamba, che il serpente si rizzo improvviso come una molla... e il burattino spaventato, inciampò e cadde per terra.
Trovandosi col capo conficcato nel fango della strada e con le gambe ritte su in aria.
Alla vista di quel burattino, che sgambettava con una velocità incredibile, il Serpente fu preso da una tal convulsione del ridere, che ridi, ridi, ridi... Alla fine dello sforzo del ridere, gli si strappo una vena sul petto: e quella volta il Serpente morì davvero.
Allora Pinocchio ricominciò a correre a correre per arrivare a casa.della Fata prima che si facesse buio. Ma lungo la strada, non potendo più reggere ai morsi della fame, entrò in un campo a cogliere pochi grappoli 'd'uva 'moscadella'.
Non l'avesse mai fatto!
Appena giunto sotto la vite, 'crac'... senti stringersi le gambe da due ferri taglienti, che vide quante stelle c'erano in cielo...
Il povero Pinocchio era prigioniero di una tagliola appostata nel campo dai contadini per accalappiare alcun grosse faine, che razziavano i pollai del vicinato...
IL POETA in RIFLENTE
Seguirà la 20 parte
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lore
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Spedito - 24/12/2016 :  18:22:09  Rispondi allegando il testo

20 parte


Pinocchio, piange strilla si raccomanda alla Provvidenza, ma non passava anima viva...
Scese la notte, gli teneva compagnia lo spasimo della tagliola che gli tagliava i stinchi da tenerlo sveglio... Quando vide passare una lucciola, la chiamò e le disse: - O Lucciolina, mi faresti la carità di liberarmi da questo supplizio?...
- Povero figliolo! - replico la Lucciola, fermandosi impietosita a guardarlo. - Come mai sei rimasto colle gambe fra codesti ferri arrotati?...
- La mia Pancia si lamentava per la fame...
- Ragazzo mio. non è una buona ragione appropriarsi della roba che non è nostra...
- E' vero, è vero! - gridò Pinocchio piangendo, - ma un'altra volta non lo farò più.
Il dialogo finì per il rumore di passi... Era il padrone del campo che veniva in punta di piedi a vedere se delle Faine che mangiavano i polli, fossero rimaste prese nelle tagliole...
E la sua meraviglia è che invece di una Faina c'era Pinocchio...
- Ha, ladruncolo! - disse il Contadino incollerito, - dunque sei tu che mi porti via le galline?
- Io no, io no! gridò Pinocchio, singhiozzando. - io sono entrato per prendere solo due grappoli d'uva!...
- Chi ruba l'uva è capacissimo di rubare anche i polli. E aperto la tagliuola, afferrò il burattino per la collottola e lo portò di peso fino a casa,..
Arrivato sull'aia di casa, lo scaraventò in terra: tenendogli un piede sul collo, gli disse:
- Oramai è tardi e voglio andare a letto. I nostri conti li aggiusteremo domani. Intanto, siccome oggi mi è morto il cane che mi faceva la guardia di notte, tu prenderai subito il suo posto. E mi farai da cane di guardia.
Detto fatto, infilò al collo un grosso collare tutto coperto di spunzoni di ottone, e glielo strinse in modo di non poterselo levare... Al collare una catenella di ferro, fissata nel muro.
- Se questa notte, - disse il Contadino, - cominciasse a piovere, tu puoi andare a cuccia in quel casotto di legno, dove c'è sempre la paglia che ha servito da letto per quattro anni il mio povero cane.
e se per disgrazia venissero i ladri, ricordati di stare a orecchi ritti e di abbaiare. Dopo l'ultimo avvertimento, Il Contadino si ritirò in casa...
Pinocchio, più morto che vivo, piangendo: - mi sta bene: ho voluto fare lo svogliato, il vagabondo... non dar retta a Geppetto, alla Fatina... ma ai cattivi compagni, quindi la sfortuna me la son creata io... Oramai è tardi, e ci vuol pazienza!
Fatto questo piccolo sfogo per capirci qualcosa, entrò dentro il casotto e si addormentò...

IL POETA in RIFLENTE
Seguirà la 21 parte

BUON NATALE 2016 (tradizione Cristiana)
il Poeta in RIFLENTE
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lore
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Spedito - 24/12/2016 :  19:35:48  Rispondi allegando il testo
Complimenti Aldo Arenci... Quando uno bestemmia è solo ignoranza, perché 'bestemmia' se stesso essendo l'uomo sul pianeta Terra: 'dio' il Poeta Lorenzo Pontiggia la Riflente
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lore
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Spedito - 25/12/2016 :  15:41:07  Rispondi allegando il testo
21 parte
Pinocchio era più di due ore che dormiva sognando di mangiare e bere, felice come una pasqua...
Quando verso mezzanotte fu svegliato da un bisbiglio e da un pissi-pissi di vocine strane...
Messa fuori la punta del naso dalla buca del casotto, vide quattro bestiole dal pelame scuro, che sembravano dei gatti... Erano faine, animaletti carnivori di uova e pollastrelle giovani. La capa banda, andò alla buca del casotto e disse sottovoce:
- Buona sera Melampo.
- Io non mi chiamo Melampo, - rispose il burattino.
- O dunque chi sei?
- Io sono Pinocchio.
- E cosa fai tu qui?
- Faccio il cane di guardia.
- O Melampo dov'è? dov'è il vecchio cane, che stava di guardia?
- E' morto questa mattina.
- Morto? Povera bestia! Era tanto buono!... Ma giudicandoti dalla fisionomia , anche te mi sembri un cane di garbo,
-Domando scusa, io non sono un cane! ...
- O chi sei?
- Io sono un burattino.
- E fai da cane di guardia?
- Purtroppo: per mia punizione!...
- Ebbene. io ti propongo gli stessi patti, che avevo col defunto Melampo: e sarai contento.
- E questi patti sarebbero?
- Noi verremo una volta la settimana, come per il passato a visitare di notte questo pollaio, e porteremo via otto galline. Di queste galline, sette le mangeremo noi, e una la daremo a te, a condizione, s'intende bene, che tu faccia finta di dormire e non ti venga mai l'estro di abbaiare e svegliare il contadino.
- E Melampo faceva proprio così - domandò Pinocchio.
- Faceva così, e fra noi e lui siamo andati sempre d'accordo.
Dormi dunque tranquillamente, e stai sicuro che prima di partire di qui, ti lasceremo per te una gallina già pelata per la colazione di domani. Ci siamo intesi bene?
- Anche troppo bene!... - rispose Pinocchio; e tentennò il capo in un certo modo minaccioso, come se avesse voluto dire: < Fra poco riparleremo! >
Quando le quattro faine si credettero sicure del fatto loro, andarono veloci alla porta del pollaio.... E apertala con fatica vi sgusciarono dentro, una dopo l'altra. Ma non erano ancora finite d'entrare, che la porticina si rinchiuse con violenza.
L'aveva rinchiusa Pinocchio e mise una grossa pietra, a guisa di puntello.
Poi cominciò ad abbaiare come se fosse un cane da guardia...
A quell'abbaiata, il contadino saltò fuori dal letto, e preso il fucile s'affacciò alla finestra, domandando:
- Che c'è di nuovo?
- Ci sono i ladri! - rispose Pinocchio.
- Dove sono?
- Nel pollaio.
- Ora scendo subito.
E nel giro di un minuto entrò di corsa nel pollaio, velocemente acchiappò le quattro faine e le rinchiuse in un sacco.
Con soddisfazione - Alla fine siete cascate nelle mie mani! Così domani vi porterò dall'oste del paese che vi spellerà, vi cucinerà come la lepre... E' un onore fare la fine della lepre... E questo fa parte della mia generosità!
Quindi, avvicinatosi a Pinocchio gli fece carezze e domandò:
- Come hai fatto a scoprire il complotto di queste quattro 'ladroncelle'? E dire che Melampo, il mio fido Melampo, non s'era mai accorto di nulla...
Pinocchio voleva parlare dell'intrigo di Melampo con le faine, ma il cane era morto, lasciò perdere...
La giusta curiosità del contadino: - dormivi o eri sveglio?
- Dormivo, rispose Pinocchio, - ma le faine mi hanno svegliato... e una la più baldanzosa è venuta a dirmi: " Se prometti di non abbaiare per non svegliare il padrone, noi ti regaleremo una pollastra già pelata!... " Capite, che sfacciataggine e che coraggio fare a me una simile proposta!
Io sono un burattino che ha tanti difetti, ma che tenga il sacco al ladro non ci sto!
- Bravo ragazzo! - gridò il contadino - Cotesti sentimenti ti fanno onore perché oggi mancano non solo tra i giovani... E per provarti il mio ben volere. ti lascio libero fin d'ora di tornare a casa.
E gli levò il collare da cane.
22 PARTE
PINOCCHIO appena fu libero del collare che lo rendeva schiavo, si mise a scappare attraverso i campi finché raggiunse la strada maestra, seguendola lo
conduceva alla casina della Fata.
Vide il bosco, dove disgraziatamente aveva incontrato la Volpe e il Gatto, vide la cima della Quercia grande alla quale era stato appeso a ciondoloni, ma non riusciva a vedere la casina della Bambina dai capelli turchini.
Allora ebbe un triste presentimento e si mise a correre, in pochi minuti si trovò sul prato dove sorgeva la Casina bianca, che ora non c'era più. Al suo posto una pietra di marmo con scritto in stampatello:
QUI GIACE LA BAMBINA DAI CAPELLI TURCHINI MORTA DI DOLORE PER ESSERE STATA ABBANDONATA DAL SUO FRATELLINO PINOCCHIO.
Pinocchio cadde bocconi a terra, coprendo di mille baci quel marmo mortuario, piangendo per tutta la notte: le sue grida e i suoi lamenti erano così acuti e strazianti, che tutte le colline all'intorno ne ripetevano l'eco:
-O Fatina mia, perché sei morta?... perché, invece di te, non sono morto io, che non mi comporto bene, mentre tu eri tanto buona?... E il mio babbo dove sarà? O Fatina mia, dimmi dove posso trovarlo, che voglio stare sempre con Lui, e non lasciarlo più! più! più!... O Fatina mia, dimmi che non è vero che sei morta!... Se davvero vuoi bene al tuo Fratellino, ritorna in Vita come prima!... Pensa se arrivano gli assassini, mi attaccheranno ancora al ramo dell'albero... e allora morirò per sempre.
Che vuoi che faccia in questo mondo ora che ho perduto te e il mio babbo?
Chi mi darà da mangiare? Dormire? Chi mi farà la giacchetta nuova? Oh! sarebbe meglio, cento volte meglio, che morissi anch'io! Sì, voglio morire!... ih! ih! ih!... Mentre si disperava a questo modo, fece l'atto di volersi strappare i capelli: ma essendo di legno: valse il pensiero...
Intanto passò in volo un piccione che sentendo il pianto... gli gridò: - che fai bambino? - Non lo vedi che piango? disse Pinocchio alzando il capo verso la voce.
- Dimmi, soggiunse allora il Colombo - non conosci per caso fra i tuoi compagni, un burattino che si chiama Pinocchio?
- Pinocchio?... Hai detto Pinocchio? - ripeté il burattino saltando subito in piedi. - Pinocchio sono io!
Il Colombo, a questa risposta, si calò velocemente e venne a posarsi a terra.
Da vicino la sua mole sembrava un tacchino...
- Conoscerai dunque anche Geppetto? -domandò al burattino.
- Se lo conosco? E' il mio povero babbo! ti ha forse parlato di me? Mi conduci da Lui? ma è sempre vivo? rispondimi per carità: è sempre vivo?
- L'ho lasciato tre giorni fa sulla spiaggia del mare.
- Che cosa faceva?
- Si fabbricava da sé una piccola barchetta per traversare l'Oceano. Quel povero uomo sono più di quattro mesi che gira il mondo in cerca di te: e non avendoti potuto trovare, ora si è messo in testa di cercarti nei paesi lontani del nuovo mondo.
Quanto c'è di qui alla spiaggia? - domandò Pinocchio con ansia affannosa.
- Più di mille chilometri.
- Mille chilometri? O colombo mio, che bella cosa potessi avere le tue ali!...
- Se vuoi venire, ti ci porto io.
- Come?
- A cavallo sulla mia groppa. Pesi molto?
- Peso? tutt'altro! Son leggero come una foglia.
E lì,senza pensarci, Pinocchio saltò sulla groppa del Colombo come fanno i cavallerizzi, gridò tutto contento: - Galoppa, galoppa, cavallino, ché mi preme d'arrivar presto!...
Il Colombo in pochi minuti prese quota da toccare quasi le Nubi. Il burattino ebbe la curiosità di voltarsi in giù a guardare: che si prese tanta paura e dei gira testa che si avviticchiò colle braccia al collo della sua piumata cavalcatura...
Volarono tutto il giorno, Sul far della sera, il Colombo disse:
- Ho una gran sete!
- E io una gran fame! - soggiunse Pinocchio.
- Fermiamoci a questa colombaia pochi minuti; e dopo ci rimetteremo in viaggio, per essere domattina all'alba sulla spiaggia del mare.
Entrarono in una colombaia deserta, dove c'era soltanto una catinella piena d'acqua e un cestino ricolmo di vecce (piante erbacee).
Il burattino, in vita sua le vecce gli davano nausea: ma quella sera si riempi felice la pancia, e disse al Colombo:
- Non avrei mai creduto che le vecce fossero così buone!
- Bisogna persuadersi che quando la fame 'parla', anche le vecce diventano squisitezze...
Fatto il pieno, ripresero il viaggio. La mattina dopo arrivarono alla spiaggia del mare. Il Colombo posò a terra Pinocchio, e non volendo nemmeno la seccatura di sentirsi ringraziare per aver fatto una buona azione, riprese subito il volo e sparì.
La spiaggia era piena di gente che urlava e gesticolava guardando il mare.
- Che cos'è accaduto? - domandò Pinocchio a una vecchina.
- E' accaduto che un povero babbo, avendo perduto il figliuolo, è salito su una barchetta per andare a cercarlo di là dal mare; e il mare oggi è molto cattivo e la barchetta sta per andare sott'acqua...
- Dov'è la barchetta?
- Eccola laggiù, diritta al mio dito, disse la vecchia, accennando una piccola barca che, veduta in quella distanza, pareva un guscio di noce con dentro un omino piccino piccino.
Pinocchio appuntò gli occhi da quella parte e, dopo aver guardato attentamente, cacciò un urlo acutissimo gridando: - E' il mio babbo! E' il mio babbo!
Intanto la barchetta, sbattuta dall'infuriare delle onde, spariva e tornava a galleggiare fra i grossi cavalloni...
Pinocchio ritto su una punta di un alto scoglio non finiva più di chiamare a gran voce il suo babbo e fargli segnali anche col berretto...
Il trambusto sulla spiaggia attirò l'attenzione di Geppetto, che prese a sventolare
il cappello che portava come segno d'aver riconosciuto Pinocchio sulla riva...
Ma venne una terribile ondata, e la barca sparì e la barca tornò sola...
- Pover'uomo! - dissero allora i pescatori, e brontolando sottovoce una preghiera
si mossero per tornarsene a casa...
Quand'ecco che udirono un urlo disperato, e, voltandosi indietro, videro un ragazzetto sullo scoglio che si gettava in mare gridando:
- Voglio salvare il mio babbo!
Pinocchio, essendo tutto di legno, galleggiava facilmente e nuotava come un pesce. Ora si vedeva sparire sott'acqua, e riapparire con una gamba o un braccio, a grandissima distanza dalla terra. Alla fine non lo videro più.
- Povero ragazzo! - dissero allora i pescatori raccolti sulla spiaggia: e brontolando sottovoce una preghiera tornarono alle loro case...
Seguirà la 23 puntata
BUON FINE NATALE e SANTO STEFANO 2016 (tradizione Cristiana)
il Poeta in RIFLENTE
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lore
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Spedito - 25/12/2016 :  15:43:36  Rispondi allegando il testo
21 parte
Pinocchio era più di due ore che dormiva sognando di mangiare e bere, felice come una pasqua...
Quando verso mezzanotte fu svegliato da un bisbiglio e da un pissi-pissi di vocine strane...
Messa fuori la punta del naso dalla buca del casotto, vide quattro bestiole dal pelame scuro, che sembravano dei gatti... Erano faine, animaletti carnivori di uova e pollastrelle giovani. La capa banda, andò alla buca del casotto e disse sottovoce:
- Buona sera Melampo.
- Io non mi chiamo Melampo, - rispose il burattino.
- O dunque chi sei?
- Io sono Pinocchio.
- E cosa fai tu qui?
- Faccio il cane di guardia.
- O Melampo dov'è? dov'è il vecchio cane, che stava di guardia?
- E' morto questa mattina.
- Morto? Povera bestia! Era tanto buono!... Ma giudicandoti dalla fisionomia , anche te mi sembri un cane di garbo,
-Domando scusa, io non sono un cane! ...
- O chi sei?
- Io sono un burattino.
- E fai da cane di guardia?
- Purtroppo: per mia punizione!...
- Ebbene. io ti propongo gli stessi patti, che avevo col defunto Melampo: e sarai contento.
- E questi patti sarebbero?
- Noi verremo una volta la settimana, come per il passato a visitare di notte questo pollaio, e porteremo via otto galline. Di queste galline, sette le mangeremo noi, e una la daremo a te, a condizione, s'intende bene, che tu faccia finta di dormire e non ti venga mai l'estro di abbaiare e svegliare il contadino.
- E Melampo faceva proprio così - domandò Pinocchio.
- Faceva così, e fra noi e lui siamo andati sempre d'accordo.
Dormi dunque tranquillamente, e stai sicuro che prima di partire di qui, ti lasceremo per te una gallina già pelata per la colazione di domani. Ci siamo intesi bene?
- Anche troppo bene!... - rispose Pinocchio; e tentennò il capo in un certo modo minaccioso, come se avesse voluto dire: < Fra poco riparleremo! >
Quando le quattro faine si credettero sicure del fatto loro, andarono veloci alla porta del pollaio.... E apertala con fatica vi sgusciarono dentro, una dopo l'altra. Ma non erano ancora finite d'entrare, che la porticina si rinchiuse con violenza.
L'aveva rinchiusa Pinocchio e mise una grossa pietra, a guisa di puntello.
Poi cominciò ad abbaiare come se fosse un cane da guardia...
A quell'abbaiata, il contadino saltò fuori dal letto, e preso il fucile s'affacciò alla finestra, domandando:
- Che c'è di nuovo?
- Ci sono i ladri! - rispose Pinocchio.
- Dove sono?
- Nel pollaio.
- Ora scendo subito.
E nel giro di un minuto entrò di corsa nel pollaio, velocemente acchiappò le quattro faine e le rinchiuse in un sacco.
Con soddisfazione - Alla fine siete cascate nelle mie mani! Così domani vi porterò dall'oste del paese che vi spellerà, vi cucinerà come la lepre... E' un onore fare la fine della lepre... E questo fa parte della mia generosità!
Quindi, avvicinatosi a Pinocchio gli fece carezze e domandò:
- Come hai fatto a scoprire il complotto di queste quattro 'ladroncelle'? E dire che Melampo, il mio fido Melampo, non s'era mai accorto di nulla...
Pinocchio voleva parlare dell'intrigo di Melampo con le faine, ma il cane era morto, lasciò perdere...
La giusta curiosità del contadino: - dormivi o eri sveglio?
- Dormivo, rispose Pinocchio, - ma le faine mi hanno svegliato... e una la più baldanzosa è venuta a dirmi: " Se prometti di non abbaiare per non svegliare il padrone, noi ti regaleremo una pollastra già pelata!... " Capite, che sfacciataggine e che coraggio fare a me una simile proposta!
Io sono un burattino che ha tanti difetti, ma che tenga il sacco al ladro non ci sto!
- Bravo ragazzo! - gridò il contadino - Cotesti sentimenti ti fanno onore perché oggi mancano non solo tra i giovani... E per provarti il mio ben volere. ti lascio libero fin d'ora di tornare a casa.
E gli levò il collare da cane.
22 PARTE
PINOCCHIO appena fu libero del collare che lo rendeva schiavo, si mise a scappare attraverso i campi finché raggiunse la strada maestra, seguendola lo
conduceva alla casina della Fata.
Vide il bosco, dove disgraziatamente aveva incontrato la Volpe e il Gatto, vide la cima della Quercia grande alla quale era stato appeso a ciondoloni, ma non riusciva a vedere la casina della Bambina dai capelli turchini.
Allora ebbe un triste presentimento e si mise a correre, in pochi minuti si trovò sul prato dove sorgeva la Casina bianca, che ora non c'era più. Al suo posto una pietra di marmo con scritto in stampatello:
QUI GIACE LA BAMBINA DAI CAPELLI TURCHINI MORTA DI DOLORE PER ESSERE STATA ABBANDONATA DAL SUO FRATELLINO PINOCCHIO.
Pinocchio cadde bocconi a terra, coprendo di mille baci quel marmo mortuario, piangendo per tutta la notte: le sue grida e i suoi lamenti erano così acuti e strazianti, che tutte le colline all'intorno ne ripetevano l'eco:
-O Fatina mia, perché sei morta?... perché, invece di te, non sono morto io, che non mi comporto bene, mentre tu eri tanto buona?... E il mio babbo dove sarà? O Fatina mia, dimmi dove posso trovarlo, che voglio stare sempre con Lui, e non lasciarlo più! più! più!... O Fatina mia, dimmi che non è vero che sei morta!... Se davvero vuoi bene al tuo Fratellino, ritorna in Vita come prima!... Pensa se arrivano gli assassini, mi attaccheranno ancora al ramo dell'albero... e allora morirò per sempre.
Che vuoi che faccia in questo mondo ora che ho perduto te e il mio babbo?
Chi mi darà da mangiare? Dormire? Chi mi farà la giacchetta nuova? Oh! sarebbe meglio, cento volte meglio, che morissi anch'io! Sì, voglio morire!... ih! ih! ih!... Mentre si disperava a questo modo, fece l'atto di volersi strappare i capelli: ma essendo di legno: valse il pensiero...
Intanto passò in volo un piccione che sentendo il pianto... gli gridò: - che fai bambino? - Non lo vedi che piango? disse Pinocchio alzando il capo verso la voce.
- Dimmi, soggiunse allora il Colombo - non conosci per caso fra i tuoi compagni, un burattino che si chiama Pinocchio?
- Pinocchio?... Hai detto Pinocchio? - ripeté il burattino saltando subito in piedi. - Pinocchio sono io!
Il Colombo, a questa risposta, si calò velocemente e venne a posarsi a terra.
Da vicino la sua mole sembrava un tacchino...
- Conoscerai dunque anche Geppetto? -domandò al burattino.
- Se lo conosco? E' il mio povero babbo! ti ha forse parlato di me? Mi conduci da Lui? ma è sempre vivo? rispondimi per carità: è sempre vivo?
- L'ho lasciato tre giorni fa sulla spiaggia del mare.
- Che cosa faceva?
- Si fabbricava da sé una piccola barchetta per traversare l'Oceano. Quel povero uomo sono più di quattro mesi che gira il mondo in cerca di te: e non avendoti potuto trovare, ora si è messo in testa di cercarti nei paesi lontani del nuovo mondo.
Quanto c'è di qui alla spiaggia? - domandò Pinocchio con ansia affannosa.
- Più di mille chilometri.
- Mille chilometri? O colombo mio, che bella cosa potessi avere le tue ali!...
- Se vuoi venire, ti ci porto io.
- Come?
- A cavallo sulla mia groppa. Pesi molto?
- Peso? tutt'altro! Son leggero come una foglia.
E lì,senza pensarci, Pinocchio saltò sulla groppa del Colombo come fanno i cavallerizzi, gridò tutto contento: - Galoppa, galoppa, cavallino, ché mi preme d'arrivar presto!...
Il Colombo in pochi minuti prese quota da toccare quasi le Nubi. Il burattino ebbe la curiosità di voltarsi in giù a guardare: che si prese tanta paura e dei gira testa che si avviticchiò colle braccia al collo della sua piumata cavalcatura...
Volarono tutto il giorno, Sul far della sera, il Colombo disse:
- Ho una gran sete!
- E io una gran fame! - soggiunse Pinocchio.
- Fermiamoci a questa colombaia pochi minuti; e dopo ci rimetteremo in viaggio, per essere domattina all'alba sulla spiaggia del mare.
Entrarono in una colombaia deserta, dove c'era soltanto una catinella piena d'acqua e un cestino ricolmo di vecce (piante erbacee).
Il burattino, in vita sua le vecce gli davano nausea: ma quella sera si riempi felice la pancia, e disse al Colombo:
- Non avrei mai creduto che le vecce fossero così buone!
- Bisogna persuadersi che quando la fame 'parla', anche le vecce diventano squisitezze...
Fatto il pieno, ripresero il viaggio. La mattina dopo arrivarono alla spiaggia del mare. Il Colombo posò a terra Pinocchio, e non volendo nemmeno la seccatura di sentirsi ringraziare per aver fatto una buona azione, riprese subito il volo e sparì.
La spiaggia era piena di gente che urlava e gesticolava guardando il mare.
- Che cos'è accaduto? - domandò Pinocchio a una vecchina.
- E' accaduto che un povero babbo, avendo perduto il figliuolo, è salito su una barchetta per andare a cercarlo di là dal mare; e il mare oggi è molto cattivo e la barchetta sta per andare sott'acqua...
- Dov'è la barchetta?
- Eccola laggiù, diritta al mio dito, disse la vecchia, accennando una piccola barca che, veduta in quella distanza, pareva un guscio di noce con dentro un omino piccino piccino.
Pinocchio appuntò gli occhi da quella parte e, dopo aver guardato attentamente, cacciò un urlo acutissimo gridando: - E' il mio babbo! E' il mio babbo!
Intanto la barchetta, sbattuta dall'infuriare delle onde, spariva e tornava a galleggiare fra i grossi cavalloni...
Pinocchio ritto su una punta di un alto scoglio non finiva più di chiamare a gran voce il suo babbo e fargli segnali anche col berretto...
Il trambusto sulla spiaggia attirò l'attenzione di Geppetto, che prese a sventolare
il cappello che portava come segno d'aver riconosciuto Pinocchio sulla riva...
Ma venne una terribile ondata, e la barca sparì e la barca tornò sola...
- Pover'uomo! - dissero allora i pescatori, e brontolando sottovoce una preghiera
si mossero per tornarsene a casa...
Quand'ecco che udirono un urlo disperato, e, voltandosi indietro, videro un ragazzetto sullo scoglio che si gettava in mare gridando:
- Voglio salvare il mio babbo!
Pinocchio, essendo tutto di legno, galleggiava facilmente e nuotava come un pesce. Ora si vedeva sparire sott'acqua, e riapparire con una gamba o un braccio, a grandissima distanza dalla terra. Alla fine non lo videro più.
- Povero ragazzo! - dissero allora i pescatori raccolti sulla spiaggia: e brontolando sottovoce una preghiera tornarono alle loro case...
Seguirà la 23 puntata
BUON FINE NATALE e SANTO STEFANO 2016 (tradizione Cristiana)
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Spedito - 25/12/2016 :  15:49:32  Rispondi allegando il testo
21 parte
Pinocchio era più di due ore che dormiva sognando di mangiare e bere, felice come una pasqua...
Quando verso mezzanotte fu svegliato da un bisbiglio e da un pissi-pissi di vocine strane...
Messa fuori la punta del naso dalla buca del casotto, vide quattro bestiole dal pelame scuro, che sembravano dei gatti... Erano faine, animaletti carnivori di uova e pollastrelle giovani. La capa banda, andò alla buca del casotto e disse sottovoce:
- Buona sera Melampo.
- Io non mi chiamo Melampo, - rispose il burattino.
- O dunque chi sei?
- Io sono Pinocchio.
- E cosa fai tu qui?
- Faccio il cane di guardia.
- O Melampo dov'è? dov'è il vecchio cane, che stava di guardia?
- E' morto questa mattina.
- Morto? Povera bestia! Era tanto buono!... Ma giudicandoti dalla fisionomia , anche te mi sembri un cane di garbo,
-Domando scusa, io non sono un cane! ...
- O chi sei?
- Io sono un burattino.
- E fai da cane di guardia?
- Purtroppo: per mia punizione!...
- Ebbene. io ti propongo gli stessi patti, che avevo col defunto Melampo: e sarai contento.
- E questi patti sarebbero?
- Noi verremo una volta la settimana, come per il passato a visitare di notte questo pollaio, e porteremo via otto galline. Di queste galline, sette le mangeremo noi, e una la daremo a te, a condizione, s'intende bene, che tu faccia finta di dormire e non ti venga mai l'estro di abbaiare e svegliare il contadino.
- E Melampo faceva proprio così - domandò Pinocchio.
- Faceva così, e fra noi e lui siamo andati sempre d'accordo.
Dormi dunque tranquillamente, e stai sicuro che prima di partire di qui, ti lasceremo per te una gallina già pelata per la colazione di domani. Ci siamo intesi bene?
- Anche troppo bene!... - rispose Pinocchio; e tentennò il capo in un certo modo minaccioso, come se avesse voluto dire: < Fra poco riparleremo! >
Quando le quattro faine si credettero sicure del fatto loro, andarono veloci alla porta del pollaio.... E apertala con fatica vi sgusciarono dentro, una dopo l'altra. Ma non erano ancora finite d'entrare, che la porticina si rinchiuse con violenza.
L'aveva rinchiusa Pinocchio e mise una grossa pietra, a guisa di puntello.
Poi cominciò ad abbaiare come se fosse un cane da guardia...
A quell'abbaiata, il contadino saltò fuori dal letto, e preso il fucile s'affacciò alla finestra, domandando:
- Che c'è di nuovo?
- Ci sono i ladri! - rispose Pinocchio.
- Dove sono?
- Nel pollaio.
- Ora scendo subito.
E nel giro di un minuto entrò di corsa nel pollaio, velocemente acchiappò le quattro faine e le rinchiuse in un sacco.
Con soddisfazione - Alla fine siete cascate nelle mie mani! Così domani vi porterò dall'oste del paese che vi spellerà, vi cucinerà come la lepre... E' un onore fare la fine della lepre... E questo fa parte della mia generosità!
Quindi, avvicinatosi a Pinocchio gli fece carezze e domandò:
- Come hai fatto a scoprire il complotto di queste quattro 'ladroncelle'? E dire che Melampo, il mio fido Melampo, non s'era mai accorto di nulla...
Pinocchio voleva parlare dell'intrigo di Melampo con le faine, ma il cane era morto, lasciò perdere...
La giusta curiosità del contadino: - dormivi o eri sveglio?
- Dormivo, rispose Pinocchio, - ma le faine mi hanno svegliato... e una la più baldanzosa è venuta a dirmi: " Se prometti di non abbaiare per non svegliare il padrone, noi ti regaleremo una pollastra già pelata!... " Capite, che sfacciataggine e che coraggio fare a me una simile proposta!
Io sono un burattino che ha tanti difetti, ma che tenga il sacco al ladro non ci sto!
- Bravo ragazzo! - gridò il contadino - Cotesti sentimenti ti fanno onore perché oggi mancano non solo tra i giovani... E per provarti il mio ben volere. ti lascio libero fin d'ora di tornare a casa.
E gli levò il collare da cane.
22 PARTE
PINOCCHIO appena fu libero del collare che lo rendeva schiavo, si mise a scappare attraverso i campi finché raggiunse la strada maestra, seguendola lo
conduceva alla casina della Fata.
Vide il bosco, dove disgraziatamente aveva incontrato la Volpe e il Gatto, vide la cima della Quercia grande alla quale era stato appeso a ciondoloni, ma non riusciva a vedere la casina della Bambina dai capelli turchini.
Allora ebbe un triste presentimento e si mise a correre, in pochi minuti si trovò sul prato dove sorgeva la Casina bianca, che ora non c'era più. Al suo posto una pietra di marmo con scritto in stampatello:
QUI GIACE LA BAMBINA DAI CAPELLI TURCHINI MORTA DI DOLORE PER ESSERE STATA ABBANDONATA DAL SUO FRATELLINO PINOCCHIO.
Pinocchio cadde bocconi a terra, coprendo di mille baci quel marmo mortuario, piangendo per tutta la notte: le sue grida e i suoi lamenti erano così acuti e strazianti, che tutte le colline all'intorno ne ripetevano l'eco:
-O Fatina mia, perché sei morta?... perché, invece di te, non sono morto io, che non mi comporto bene, mentre tu eri tanto buona?... E il mio babbo dove sarà? O Fatina mia, dimmi dove posso trovarlo, che voglio stare sempre con Lui, e non lasciarlo più! più! più!... O Fatina mia, dimmi che non è vero che sei morta!... Se davvero vuoi bene al tuo Fratellino, ritorna in Vita come prima!... Pensa se arrivano gli assassini, mi attaccheranno ancora al ramo dell'albero... e allora morirò per sempre.
Che vuoi che faccia in questo mondo ora che ho perduto te e il mio babbo?
Chi mi darà da mangiare? Dormire? Chi mi farà la giacchetta nuova? Oh! sarebbe meglio, cento volte meglio, che morissi anch'io! Sì, voglio morire!... ih! ih! ih!... Mentre si disperava a questo modo, fece l'atto di volersi strappare i capelli: ma essendo di legno: valse il pensiero...
Intanto passò in volo un piccione che sentendo il pianto... gli gridò: - che fai bambino? - Non lo vedi che piango? disse Pinocchio alzando il capo verso la voce.
- Dimmi, soggiunse allora il Colombo - non conosci per caso fra i tuoi compagni, un burattino che si chiama Pinocchio?
- Pinocchio?... Hai detto Pinocchio? - ripeté il burattino saltando subito in piedi. - Pinocchio sono io!
Il Colombo, a questa risposta, si calò velocemente e venne a posarsi a terra.
Da vicino la sua mole sembrava un tacchino...
- Conoscerai dunque anche Geppetto? -domandò al burattino.
- Se lo conosco? E' il mio povero babbo! ti ha forse parlato di me? Mi conduci da Lui? ma è sempre vivo? rispondimi per carità: è sempre vivo?
- L'ho lasciato tre giorni fa sulla spiaggia del mare.
- Che cosa faceva?
- Si fabbricava da sé una piccola barchetta per traversare l'Oceano. Quel povero uomo sono più di quattro mesi che gira il mondo in cerca di te: e non avendoti potuto trovare, ora si è messo in testa di cercarti nei paesi lontani del nuovo mondo.
Quanto c'è di qui alla spiaggia? - domandò Pinocchio con ansia affannosa.
- Più di mille chilometri.
- Mille chilometri? O colombo mio, che bella cosa potessi avere le tue ali!...
- Se vuoi venire, ti ci porto io.
- Come?
- A cavallo sulla mia groppa. Pesi molto?
- Peso? tutt'altro! Son leggero come una foglia.
E lì,senza pensarci, Pinocchio saltò sulla groppa del Colombo come fanno i cavallerizzi, gridò tutto contento: - Galoppa, galoppa, cavallino, ché mi preme d'arrivar presto!...
Il Colombo in pochi minuti prese quota da toccare quasi le Nubi. Il burattino ebbe la curiosità di voltarsi in giù a guardare: che si prese tanta paura e dei gira testa che si avviticchiò colle braccia al collo della sua piumata cavalcatura...
Volarono tutto il giorno, Sul far della sera, il Colombo disse:
- Ho una gran sete!
- E io una gran fame! - soggiunse Pinocchio.
- Fermiamoci a questa colombaia pochi minuti; e dopo ci rimetteremo in viaggio, per essere domattina all'alba sulla spiaggia del mare.
Entrarono in una colombaia deserta, dove c'era soltanto una catinella piena d'acqua e un cestino ricolmo di vecce (piante erbacee).
Il burattino, in vita sua le vecce gli davano nausea: ma quella sera si riempi felice la pancia, e disse al Colombo:
- Non avrei mai creduto che le vecce fossero così buone!
- Bisogna persuadersi che quando la fame 'parla', anche le vecce diventano squisitezze...
Fatto il pieno, ripresero il viaggio. La mattina dopo arrivarono alla spiaggia del mare. Il Colombo posò a terra Pinocchio, e non volendo nemmeno la seccatura di sentirsi ringraziare per aver fatto una buona azione, riprese subito il volo e sparì.
La spiaggia era piena di gente che urlava e gesticolava guardando il mare.
- Che cos'è accaduto? - domandò Pinocchio a una vecchina.
- E' accaduto che un povero babbo, avendo perduto il figliuolo, è salito su una barchetta per andare a cercarlo di là dal mare; e il mare oggi è molto cattivo e la barchetta sta per andare sott'acqua...
- Dov'è la barchetta?
- Eccola laggiù, diritta al mio dito, disse la vecchia, accennando una piccola barca che, veduta in quella distanza, pareva un guscio di noce con dentro un omino piccino piccino.
Pinocchio appuntò gli occhi da quella parte e, dopo aver guardato attentamente, cacciò un urlo acutissimo gridando: - E' il mio babbo! E' il mio babbo!
Intanto la barchetta, sbattuta dall'infuriare delle onde, spariva e tornava a galleggiare fra i grossi cavalloni...
Pinocchio ritto su una punta di un alto scoglio non finiva più di chiamare a gran voce il suo babbo e fargli segnali anche col berretto...
Il trambusto sulla spiaggia attirò l'attenzione di Geppetto, che prese a sventolare
il cappello che portava come segno d'aver riconosciuto Pinocchio sulla riva...
Ma venne una terribile ondata, e la barca sparì e la barca tornò sola...
- Pover'uomo! - dissero allora i pescatori, e brontolando sottovoce una preghiera
si mossero per tornarsene a casa...
Quand'ecco che udirono un urlo disperato, e, voltandosi indietro, videro un ragazzetto sullo scoglio che si gettava in mare gridando:
- Voglio salvare il mio babbo!
Pinocchio, essendo tutto di legno, galleggiava facilmente e nuotava come un pesce. Ora si vedeva sparire sott'acqua, e riapparire con una gamba o un braccio, a grandissima distanza dalla terra. Alla fine non lo videro più.
- Povero ragazzo! - dissero allora i pescatori raccolti sulla spiaggia: e brontolando sottovoce una preghiera tornarono alle loro case...
Seguirà la 23 puntata
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Spedito - 26/12/2016 :  11:09:35  Rispondi allegando il testo
BUON ANNO 2017- 2770 FONDAZIONE DI ROMA
IL FUTURO PROSSIMO
Lo Stimolo al SAPERE o CONOSCERE É EVOLUZIONE UMANA o SESTOSENSO del UOMO, per CAPIRE, per ESSERE per ridare Linfa alla Catena UMANA o PROGENIE...
La BASE della RICERCA È Evoluzione Naturale che non obbedisce a Regole Personali, ma al BUONSENSO Generale...
Scoperta la RIFLENTE o VERA SAGGEZZA, i PREPOSTI alla CULTURA, la Devono INSEGNARE, Rinnovando gli Insegnamenti Triti e Ritriti. che non vuol dire “BUTTARE TUTTO”, ma Cogliere quel poco di BUONO, e Innestarlo in RIFLENTE e FARLO CONOSCERE, Affinché ELEVI la CONOSCENZA e dia COPIOSI FRUTTI ai Cittadini, ora “minorati”, che Avendo in Mano la Chiave della RIFLENTE: S'INNOVERANNO VANTAGGIO della COLLETTIVITÀ, RITROVANDO I VALORI UMANI O SE STESSI nel DARE UN SENSO AL VIVERE...
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Spedito - 27/12/2016 :  11:21:08  Rispondi allegando il testo
24 puntata PINOCCHIO
La buona donnina cominciò col dire che non era la piccola Fata dai capelli turchini: ma poi, vedendosi ormai scoperta. finì col farsi riconoscere, e disse a Pinocchio:
- Birba d'un burattino! Come mai ti sei accorto che ero io?
- E' il gran bene che vi voglio che me la detto.
- Ti ricordi? Mi lasciasti bambina e ora mi ritrovi donna; tanto donna che potrei quasi farti da mamma.
- Così invece di sorellina vi chiamerò la mia mamma... e ringrazierò il Fato d'avermi portato a te...
Mamma dimmi come hai fatto a crescere in 'fretta'?
- E' un segreto:
- Insegnatemelo: vorrei crescere un poco anch'io?
Io son sempre rimasto alto come un soldo di cacio.
- Ma tu puoi crescere, - replicò la Fata.
- Perché ?
Perché i burattini non crescono mai. Nascono burattini, vivono burattini e muoiono burattini.
- Oh! sono stufo di far sempre il burattino! - gridò Pinocchio, dandosi uno scappellotto. - Sarebbe ora che diventassi anch'io un uomo come tutti gli altri.
- E lo diventerai, se saprai meritartelo...
- Davvero? E che posso fare per meritarmelo?
- Una cosa facilissima: avvezzarti a essere un ragazzino perbene.
- Perché non lo sono?
- Tutt'altro! I ragazzi perbene sono ubbidienti, e tu invece...
- E io non ubbidisco mai.
- I ragazzi perbene prendono amore allo studio e al lavoro, e tu...
- E io invece faccio il bighellone e il vagabondo tutto l'anno.
- I ragazzi perbene dicono sempre la verità...
- E io sempre le bugie...
- I ragazzi perbene vanno volentieri a scuola...
- E a me la scuola mi fa venire i dolori di corpo. Ma da oggi in poi voglio mutar vita.
- Me lo prometti?
- Lo prometto. Voglio diventare un ragazzino perbene e voglio essere la consolazione del mio babbo... Ma dove sarà il mio povero babbo ora?
- Non lo so.
- Avrò mai la fortuna di rivederlo e abbracciarlo?
- Credo di sì: anzi ne son sicura.
A questa risposta tale era la contentezza di Pinocchio, che prese le mani alla Fata e cominciò a baciargliele con tanto amore di figlio, e le domandò:
- Dimmi mammina: tu non sei morta?
- Par di no, rispose sorridendo la Fata.
- Se tu sapessi, che dolore che provai, quando lessi qui giace...
- Lo so: ed è per questo che ti ho perdonato. La sincerità del tuo dolore, capii che avevi un cuore buono, anche se eri un po' monello.
Ecco perché son venuta a cercarti fin qui. Voglio essere la tua mamma!
- Oh! che bella cosa! - gridò Pinocchio saltando dalla gioia.
- Tu mi ubbidirai e ascolterai ciò che ti dirò.
- Volentieri, volentieri, volentieri!
- Fin da domani, - soggiunse la Fata. - tu comincerai coll'andare a scuola.
Pinocchio diventò subito un po' meno allegro.
- Poi sceglierai a tuo piacere un'arte o un mestiere...
Pinocchio diventò serio.
- E la Fata: che brontoli fra i denti?
- Dicevo... mugolò il burattino a mezza voce: Ormai è troppo tardi per andare a scuola...
- Nossignore. Tieni a mente che per istruirsi e per imparare non è mai tardi!
- Ma io non voglio fare né Arti né mestieri...
- Perché?
- Perché a lavorare si fa fatica!
- Ragazzo mio, - disse la Fata, - quelli che dicono così, finiscono quasi sempre o in carcere o in ospedale.
L'uomo, per tua regola, nasca ricco o povero, è obbligato in questo mondo a far qualcosa, anche lavorare... Guai lasciarsi prendere dall'ozio! L'ozio è una bruttissima malattia, che va guarita fin da ragazzi: perché da grandi non si guarisce più.
Pinocchio, alzo la testa e disse alla Fata:
- Io studierò, io lavorerò, io ti ubbidirò... Inoltre mi son stancato di essere un burattino, voglio diventare un ragazzo a tutti i costi. Me l'hai promesso?
- Te l'ho promesso, e ora dipende da te.
seguirà la 25 puntata
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Spedito - 27/12/2016 :  14:12:15  Rispondi allegando il testo
Sul Poggiolo di Villa Calliope:

Assorbo il Calore
Del Padre di tutto
IL Pianeta TERRA...
Come 'Una PASQUA'
Che Pensa, che Sogna
L'Amore ETERNO...
Fra poche ore un ANNO
Se ne va, un altro Sboccerà
Per la continuità della PROGENIE:
< NULLA SI DISPERDE
TUTTO SI TRASFORMA
E SI RICREA...> TALETE
CALLIOPE MUSA DELLE MUSE
LA SCELTA COME RESIDENZA...
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Spedito - 28/12/2016 :  15:44:02  Rispondi allegando il testo
SATANA RIDE – 1972
Prologo
Noi viviamo in un'epoca meravigliosa anche se molti potrebbero dire era meglio ieri di oggi...
Oggi abbiamo scoperto la RIFLENTE: Riflessione-Mente: il Nuovo che avanza... Sta a Noi coglierlo e usarlo a vantaggio Nostro e dei Nostri Figli, la continuità della Progenie...
Il mio fine non è allarmarvi, ripetendo gli slogan non solo dei giornali... Voglio portare un contributo che la mia RIFLENTE mi sollecita a propagandarla essendo una 'Panacea' al servizio di TUTTI!
Il problema centrale è: “CONOSCI TE STESSO”, frase che si trova/va sul Tempio di DELO, dedicato ad APOLLO nel Peloponneso (GRECIA).
Oggi più che ieri per l'edonismo e consumismo sfrenato, non sappiamo come comportarci, se a ROMA periodo dell'Imperatore AURELIANO, conquistatore dell'Egitto, quando fu eletto Imperatore gli fecero notare che in Città si erano insediate settanta religioni: le abolì tutte, e inneggio al DIO SOLE... L'interesse delle settanta religioni e l'arrivismo sfrenato dell'uomo, Aureliano fu avvelenato lentamente e nel giro di quattro anni morì... E le settanta Religioni ritornarono in Roma a combattere nel lottare fra loro... Un analogia fu la morte di LENIN (Rivoluzione Russa), l'amico Stalin, padre degli stermini di massa... Scalzò Lenin avvelenandolo piano piano nel giro di quattro anni...
Ritorno all'anima del Libro: l'idea mi venne dal barbiere mentre aspettavo pensando ai giovani che già a vent'anni cominciavano ad avere una decrescente virilità. Negli anni cinquanta la virilità si manifestava verso l'età di 13/15 anni, verso la fine degli anni sessanta a 10/12... Oggi con la droga che gira non solo nelle scuole il sesso adolescenziale fa presa e spalanca la stradina non solo omosessuale per procacciarsi e diventar schiavi del peggior male: la droga!
Seguirà la traccia del mio primo libro: SATANA RIDE...
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Spedito - 31/12/2016 :  20:41:18  Rispondi allegando il testo
BUON FINE ANNO 2016


Siamo agli sgoccioli dell'Anno...
Si tirano le Somme:
La Speranza che Auguro a TUTTI:
La Salute sia stabile o migliore...



Le 'Palanche' della Pensione
O del Lavoro siano Sufficienti
A Vivere Civilmente in Armonia
Con se stessi e la Famiglia...



Da Sorridere al ANNO 2017...



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Spedito - 01/01/2017 :  10:48:56  Rispondi allegando il testo
Vito Vascellaro


Il mio Pensiero Infinito
L'Avevi Intuito
Alla Baita ALPINA...
Mangiando un Boccone
Insieme al Tuo Collega
Di ACERRA...


Con INTERNET il TALENTO
Che posseggo nell'Essere
Me stesso: Senza Tessere,
Colori e Ideologie, e Senza
Vendermi è quasi una 'MAGIA
UMANA' Infinita per l'Ampiezza...


Nel Ricordo Grazie AMICO...



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Spedito - 01/01/2017 :  19:39:28  Rispondi allegando il testo
COLOMBO SILVANO

STELLA del ERBESE CALCIO
Studia al Gallio, prova nel COMO...
Ala Scattante briosa,
Vederlo prendere palla:

Spettacolo elettrizzante
Due gambe muscolose
Scatto, Dribbling tiro Gol
O Rigore o Fuori...

Spettacolo nello Spettacolo...

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Spedito - 02/01/2017 :  15:16:51  Rispondi allegando il testo
PINOCCHIO: Puntata 28
Durante quella corsa disperata, vi fu un momento terribile, un momento in cui Pinocchio si credé perduto: perché Alidoro (il nome del can mastino) a furia di correre e correre, l'aveva quasi raggiunto.
Per buona fortuna la spiaggia era ormai vicina, appena arrivò spiccò un bellissimo salto come se fosse un ranocchio cascando nell'acqua, sperando che l'inseguitore si fermasse, mancandogli il freno si trovò ad annaspare con le zampe per reggersi a galla, ma più annaspava, più andava sott'acqua, e cominciò a dire affogo, affogo... - Crepa! - rispose Pinocchio da lontano sentendosi ormai al sicuro... Alle continue straziante grida; la Riflente di Pinocchio si mosse a compassione, e voltasi al cane disse:
- Se ti aiuto... mi lascerai andare?
- Te lo prometto! Spicciati che sto affogando...
- Pinocchio esitò, gli venne in mente il babbo: <... fare una buona azione, non si perde mai...>. Prese per la coda Alidoro, lo portò in salvo sulla rena asciutta...
Riprese la via del mare, gridando:
- Addio Alidoro fai buon viaggio e tanti saluti a casa.
- Addio, Pinocchio, - rispose il cane; - mille grazie per avermi salvato...
Pinocchio seguitò a nuotare... Quando si senti al sicuro, vide una grotta sugli scogli che da un pennacchio usciva del fumo...
- In quella grotta andrò ad asciugarmi e riscaldarmi e po?... e poi sarà quel che sarà.
Si avvicinò alla scogliera; ma quando fu lì per arrampicarsi, sentì qualche cosa sotto l'acqua che saliva e lo portava per aria. Tentò subito di fuggire. ormai era tardi, si meravigliò di trovasi dentro a una grossa rete in mezzo a un brulichio di pesci d'ogni forma e grandezza, che scodinzolavano e si dibattevano da disperati...
Dalla grotta vide uscire un pescatore brutto, tanto brutto, che pareva un mostro marino. In testa un cespuglio di erba verde, come la pelle e le altre parti del corpo, sembrava un ramarro ritto sui piedi di dietro.
Il pescatore tirata fuori la rete, gridò tutto contento:
- Provvidenza benedetta! Anche oggi potrò fare una bella scorpacciata di pesce!
- Per fortuna che io non sono un pesce! - disse Pinocchio dentro di sé, ripigliando un po' di coraggio.
Nella grotta buia e affumicata sul camino friggeva una gran padella d'olio, che mandava un odorino da mozzare il respiro... Il pescatore verde, disse: vediamo che pesci ho pescato da rosolare nell'olio. Ficcò la sua grossa manona come una pala da fornaio, tirò fuori una manciata di triglie.
- Buone queste triglie! - disse, guardandole e annusandole con compiacenza. Ripeté più volte questa operazione... l'ultimo che restò nella rete fu Pinocchio.
Il pescatore, quasi s'impaurì: - Che razza di pesce è questo?...
E tornò a guardarlo e fini, col dire:
- Ho capito: dev'essere un granchio di mare.
Pinocchio risentito:
- Ma che granchio e non granchio? Io per sua regola sono un burattino.
- Un burattino? - replicò il pescatore. - Dico la verità, il pesce burattino è per me un pesce nuovo! Meglio così! ti mangerò più volentieri.
- Mangiarmi? ma la vuol capire che io non sono un pesce? O non sente che parlo, e ragiono come lei?
- Verissimo, - soggiunse il Pescatore, - e siccome vedo che sei un pesce, che hai la fortuna di parlare e di ragionare, come me, voglio usarti i dovuti riguardi.
- E che riguardi sarebbero?...
- In segno d'amicizia e di stima speciale, lascerò a te la scelta come vuoi essere cucinato. Desideri essere fritto in padella, o cotto nel tegame in salsa di pomodoro?
- Pinocchio: io desidererei essere lasciato libero, per tornare a casa mia.
- Tu scherzi! Non voglio perdere l'occasione di assaggiare un pesce così raro? Non capita tutti i giorni in questi mari. Poi sei in buona compagnia e l'essere fritto così è una consolazione...
L'infelice Pinocchio, cominciò a piangere e diceva: - Quant'era meglio, che fossi andato a scuola!... Ho voluto dar retta ai compagni, e ora la pago! Ih!... Ih!...
Faceva sforzi incredibili per divincolarsi come un anguilla...
Il pescatore verde prese una bella buccia di giunco, e dopo averlo ben legato come un salame, lo getto in fondo alla conca con gli altri...
Poi prese un grande vassoio di legno, pieno di frina, si mise a infarinare tutti i pesci e buttarli a friggere dentro la padella.
Quando tutti i pesci finirono in padella nell'olio bollente, arrivò il momento di Pinocchio, cominciò a tremare, a non avere più voce né fiato per raccomandarsi.
Il pescatore lo avvoltolò cinque sei volte nella farina, infarinandolo così bene dal capo ai piedi, che pareva un burattino di gesso.
Poi lo prese per il capo, e...
Grazie per la lettura alla 29 puntata...
il Poeta in RIFLENTE
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lore
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Spedito - 05/01/2017 :  09:06:39  Rispondi allegando il testo
JAMES JOYCE

UN GRANDE TRA I POCHI,
L'ULISSE: LA MONTAGNA

CON INFINITI MEANDRI...
ALLENAMENTO, VOLONTÀ,

CAPACITÀ, ABNEGAZIONE,
VINCERLA È DI POCHI...

I GRANDI RIESCONO SCOPRIRE
IL TESORO DELLA MONTAGNA...

IL POETA IN RIFLENTE
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lore
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Spedito - 06/01/2017 :  11:19:45  Rispondi allegando il testo
1 parte della STORIA ITALIANA

DELLA VIRTÙ ITALIANA sintesi dal MILLE...

BERENGARIO I , FIGLIO di EBERARDO Duca del Friuli, e di GISELA , figlia di LUIGI il BUONO, ebbe la CORONA D'ITALIA nel 888 in PAVIA da ANSELMO Arcivescovo di MILANO..
Sopraffatto da Guido di Spoleto suo competitore, Berengario fece omaggio del regno Italico ad Arnulfo, venne in Italia nel 896, unico Carolingio fra i tanti nuovi dominatori sorti dallo scioglimento dell'Impero franco. Si fece Incoronare Imperatore di ROMA. I tedeschi, sfruttarono la situazione del loro Imperatore di Roma, di essere i discendenti di Carlo Magno e di pretendere il possesso dell'Italia...
Berengario I, accortosi del pericolo dei Tedeschi, demanda a LAMBERTO di Spoleto l'altra metà del Regno ITALIA. Ma Lamberto viene assassinato nello stesso anno 899. Berengario I rimase da solo Re D'ITALIA... Berengario I si trovò a fronteggiare le invasioni Ungariche e Saracene. Nel 915 papa Giovanni X lo incoronò IMPERATORE ( già contava 36 anni di Regno). Rodolfo II di Borgogna gli dichiarò guerra... Berengario assoldò gli Ungari. Allora nei suoi riguardi i nemici di corte congiurarono e venne trucidato nel 924...

LA RIFLENTE Lorenzo Pontiggia
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lore
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Spedito - 06/01/2017 :  18:54:09  Rispondi allegando il testo
32 puntata
E questa sorpresa quale fu?
La sorpresa fu che PINOCCHIO, svegliandosi si accorse nel grattarsi il capo gli orecchi gli erano cresciuto di un palmo...
Andò subito in cerca di uno specchio, ma non trovandolo, riempì la catinella del lavamano, e specchiandosi dentro, vide la sua immagine abbellita di un magnifico paio di orecchi asinini.
Ebbe vergogna di se stesso e si disperò. Cominciò a pianger, strillare, a battere la testa nel muro: più si disperava e più i suoi orecchi crescevano e oltretutto diventavano pelosi...
Al rumore di quelle grida... Entrò nella stanza una bella piccola marmotta che abitava al piano di sopra: la quale vedendo il burattino che smaniava a 360°, gli domanda:
- Che cos'hai mio caro casigliano?
- Sono malato, piccola Marmotta, molto malato di una malattia che mi fa paura! Sai misurare la febbre?
- Un pochino.
- Senti dunque il mio polso...
- La piccola Marmotta, dopo aver tastato il polso di Pinocchio gli disse sospirando: - Amico mio, mi dispiace darti una cattiva notizia!...
- Cioè?
-Tu hai una gran brutta febbre!...
La Marmotta alzo la zampa destra davanti: e gli disse sospirando:
- Amico mio , mi dispiace doverti dare una cattiva notizia!...
- Cioè?
Tu hai una gran brutta febbre!...
- E che febbre sarebbe?
- E' la febbre del somaro.
-Non la capisco questa febbre! - rispose il burattino che l'aveva purtroppo capita...
- Allora te la spiegherò io, - soggiunse la piccola Marmotta.
- Tu Pinocchio, fra due o tre ore non sarai più un burattino né un ragazzo...
- E che cosa sarò?
- Fra due o tre ore, tu diventerai un asinello vero e proprio come quelli che tirano il carretto e che portano i cavoli o l'insalata al mercato.
- Oh! povero me! povero me! - gridò Pinocchio pigliandosi con le mani tutt'e due gli orecchi, e tirandoli e strapazzandoli rabbiosamente, come se fossero gli orecchi di un altro...
- Caro mio, - replicò la Marmotta giovane per consolarlo, - che cosa ci vuoi fare tu? Ormai è destino. Oramai è scritto nel libro della Sapienza, che tutti i ragazzi svogliati che non leggono i libri, non vanno a scuola per apprendere, e anche causa di maestri che non s'impegnano più di tanto a insegnare... Da lasciare i giovani diventare somari.
- Ma davvero è proprio così?- domandò singhiozzando il burattino.
- Purtroppo è così! Ora i pianti son inutili. Bisognava pensarci prima!
- Ma la colpa non è mia: la colpa, credilo, Marmotta mia è di Lucignolo!...
- E chi è questo Lucignolo!...
- Un mio compagno di scuola. Io volevo tornare a casa: volevo seguitare a studiare e farmi onore... ma Lucignolo mi disse: " Perché vuoi tu annoiarti a studiare? Perché vuoi andare a scuola?
Vieni con me nel < Paese dei Balocchi>: lì non studieremo, ci divertiremo dalla mattina alla sera e saremo sempre allegri..."
- Perché hai ascoltato il tuo amico?
- Perché?... Perché, cara bella Marmotta. io sono un burattino senza giudizio... e senza cuore... Se avessi un po' di sale in zucca non avrei abbandonata l'amica Fata, mi voleva un bene come la mamma che aveva fatto tanto per me! Da non trovarmi qui un burattino senza sale in zucca... al posto di un ragazzino a modo rispettoso del Prossimo, come ce ne sono tanti...
Cara Amica, se incontro Lucignolo, gliene voglio dire un sacco e una sporta!... Fece l'atto di uscire. Ma sulla porta, si ricordò che aveva gli orecchi d'asino, e vergognandosi di mostrarli al pubblico, prese un gran berretto di cotone, ficcatoselo in testa, se lo ingozzò fin sotto la punta del naso.
Uscì alla ricerca di Lucignolo, girò piazze, strade, teatrini, ma non lo trovò... Chi incontrava chiedeva notizie del ex amico. Poi azionando la RIFLENTE: non sarà mica a casa?
- Chi è?- domandò Lucignolo...
- Sono io! rispose il burattino.
- Aspetta un poco, e ti aprirò.
Dopo mezz'ora la porta si aprì: figuratevi come restò Pinocchio quando, entrando nella stanza, vide il suo amico Lucignolo con un gran berretto di cotone in testa, che gli scendeva fin sotto il naso.
Alla vista di quel berretto, Pinocchio quasi si consolò pensando: < Che l'amico è malato della mia stessa malattia? Che abbia anche lui la mia stessa febbre?...>.
Facendo finta di niente:
- Come stai, mio caro Lucignolo?
- Benissimo: come un topo in una forma di cacio parmigiano.
- Lo dici proprio sul serio?
- E perché dovrei dirti una bugia?
- Scusami, amico: e allora perché tieni in capo codesto berretto di cotone che ti copre tutti gli orecchi?
- Me l'ha ordinato il medico. perché mi son fatto male a questo ginocchio. E tu caro burattino, perché porti codesto berretto di cotone ingozzato fin sotto il naso?
- Me la ordinato il medico, perché mi son sbucciato un piede.
- Ho povero Pinocchio!...
- Ho povero Lucignolo!...
Si guardarono in faccia senza dir nulla...
Pinocchio, ruppe il silenzio:
- Levami una curiosità, mio caro Lucignolo: hai mai sofferto di malattia agli orecchi?
- Mai e tu?
- Mai! Per altro da questa mattina ho un orecchio che mi fa spasimare.
- Ho lo stesso male anch'io.
- Anche tu?... Che sia la medesima malattia?
- Ho paura di sì.
- Vuoi farmi un piacere, Lucignolo?
- Volentieri! Con tutto il cuore.
- Mi fai vedere i tuoi orecchi?
- Perché no? Ma prima voglio vedere i tuoi caro Pinocchio.
- No: il primo devi essere tu.
- No, carino! Prima tu, e dopo io!
- Ebbene, - disse allora il burattino, - facciamo un patto da buoni amici.
- Sentiamo il patto.
- Leviamoci tutt'e due il berretto nella stesso tempo: accetti?
- Accetto.
- Dunque attenti!
Pinocchio cominciò a contare a voce alta:
- Uno! Due! Tre!
alla parola tre! i due ragazzi presero i loro berretti di capo e li gettarono in aria.
Allora avvenne una scena, che parrebbe incredibile: Pinocchio e Lucignolo, avevano la stessa: < DISGRAZIA>, si misero a ridere, a ridere... da doversi reggersi in piedi... Ma Lucignolo tutto un tratto si chetò, e barcollando, cambiando di colore, disse all'amico: - aiuto, aiuto, Pinocchio!
- Che cos'hai?
- Ohimè! Non mi riesce più di star ritto sulle gambe.
- Non mi riesce più neanche a me, - gridò Pinocchio, piangendo e traballando.
E mentre dicevano così, si piegarono tutt'e due a carponi a terra e, camminando con le mani e i piedi, cominciarono a girare e a correre per la stanza. Intanto che correvano, i loro bracci diventarono zampe, i loro visi si allungarono e e diventarono musi, le loro schiene si coprirono di un pelame grigio chiaro, brizzolato di nero...
Ma il momento più brutto e più umiliante per i due'sciagurati', fu quando sentirono spuntarsi di dietro la coda.
Vinti allora dalla vergogna e dal dolore, si misero a piangere e lamentarsi del loro destino.
Non l'avessero mai fatto! Invece di gemiti e di lamenti mandavano fuori dei ragli di asini...e in coro facevano il duetto: J-a, J-a, J-a...
In quel frattempo bussarono alla porta, e una voce di fuori disse:
- Aprite! Sono l'omino, sono il conduttore del carro che vi portò in questo paese. Aprite subito, o guai a voi!

Seguirà la 33 puntata
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