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lore
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Spedito - 07/12/2016 :  17:14:01  Rispondi allegando il testo
IL GIORNO

CAVALCARE LA 'LUNA'
È ESSERE NON ESSERE...

SORRIDERE ALLO SPUNTAR
DELL'ALBA È SOGNARE...

NEL BRILLIO DEL SOLE
È GIOIRE NEL VIVERE

CORRENDO INCONTRO
ALL'INFINITO ETERNO

IN RIFLENTE: SAGGEZZA.
ENERGIA ETERNITÀ...


IL POETA MARYLORY- RIFLENTE
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lore
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Spedito - 08/12/2016 :  09:01:29  Rispondi allegando il testo
LA SENSIBILITÀ


BASE DELL'INTUIZIONE:
SQUARCIA L'IGNORARE


A VANTAGGIO DEL FRATERNO
AMORE IN LIBERTÀ SOCIALE


PER UN 'MONDO' MIGLIORE
USANDO IL SESTO SENSO:


LA RIFLENTE...



IL POETA IN RIFLENTE...
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lore
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Spedito - 08/12/2016 :  12:53:41  Rispondi allegando il testo
11 puntata
Mamgiafoco il giorno dopo chiama Pinocchio e chiede come si chiama tuo padre?
- Geppetto.
- Che mestiere fa?
- Il povero.
- Guadagna molto?
- guadagna tanto, quanto ci vuole per non aver mai un soldo in tasca. si figuri che per comprarmi l'Abbecedario della scuola dové vendere l'unica casacca che aveva addosso...
- Povero diavolo! Mi fa quasi compassione. Ecco qui cinque monete d'oro. Vai subito a portargliele e salutalo tanto da parte mia. (la morale è che ciò che appare non è l'anima dell'uomo...)

Pinocchio, ringraziò mille volte il burattinaio, abbraccio, a uno a uno, tutti i burattini della Compagnia, anche i gendarmi: e fuori di sé dalla contentezza, si mise in viaggio per tornarsene a casa sua.
Ma non aveva fatto ancora mezzo chilometro di strada, che incontrò una volpe zoppa da un piede e un gatto cieco da ambedue gli occhi, aiutandosi fra di loro da buoni compagni di sventura.
La Volpe visto Pinocchio: - Buon giorno, Pinocchio, - gli disse la Volpe, in modo garbato.
- Com'è che sai il mio nome?
- Conosco bene il tuo babbo.
- Dove l'hai veduto?
- L'ho veduto sulla porta di casa sua.
- E che cosa faceva?
- Era in maniche di camicia e tremava dal freddo.
- Povero babbo mio! Ma, se Dio vuole, da oggi in poi non tremerà più!...
- Perché?
- Perché io son diventato un gran signore.
- Un gran signore tu? - disse la Volpe, e cominciò a ridere e canzonarlo... Il Gatto rideva pettinandosi i baffi con le zampe davanti pregustandosi sogni o soldi...
- c'è poco da ridere, - gridò Pinocchio impermalito.-
Mi dispiace davvero di farvi venire l'acquolina in bocca, ma queste qui, se ve ne intendete, sono cinque bellissime monete d'oro.
E tirò fuori le monete avute in regalo da Mangiafoco.
Al simpatico suono delle monete la Volpe, per un moto involontario allungo la gamba che pareva rattrappita, e il gatto spalancò tutt'e due gli occhi, che parvero due lanterne verdi: ma poi li richiuse subito, e Pinocchio non si accorse di nulla.
- E ora, - gli domandò la Volpe. - che cosa vuoi farne di codeste monete?
- Prima di tutto, voglio comprare per il mio babbo una bella casacca nuova, tutta d'ore e argento e i bottoni di brillanti: poi voglio comprare un Abbecedario per me.
- Per te?
- Davvero: perché voglio andare a scuola e impegnarmi a studiare.
- Guarda me! - disse la Volpe. - Per la passione sciocca di studiare ho perso la gamba.
- Guarda me! - disse il Gatto. - Per la passione sciocca di studiare
ho perduto la vista di tutti e due gli occhi.
In quel mentre un Merlo bianco, appollaiato sulla siepe della strada, fece il solito verso e disse:
- Pinocchio, non dar retta ai consigli dei cattivi compagni: se no, te ne pentirai!
Povero Merlo, non l'avesse mai detto! Il Gatto, spiccando un gran salto, gli si avventò addosso, e senza dargli nemmeno il tempo di dire ohi se lo mangiò in un boccone con le penne...
- Povero Merlo! - disse Pinocchio al Gatto, - perché l'hai trattato così male?
Ho fatto per dargli una lezione. Così un altra volta impara a non metter bocca nei discorsi degli altri.
La volpe che era stata zitta, di punto in bianco, disse al burattino:
- Vuoi raddoppiare le tue monete d'oro?
Pinocchio rispose: come? ... Insegnami la maniera?
- La maniera è facilissima. Invece di tornartene a casa tua, dovresti venire con noi.
- E dove mi volete condurre?
- Nel paese dei Barbagianni.
Pinocchio ci pensò un poco, e poi disse risolutamente:
- No, non ci voglio venire. Oramai sono vicino a casa, dove c'è il mio babbo che m'aspetta.
Chissà quanto ha sospirato ieri, a non vedermi tornare.
Il Grillo parlante aveva ragione: " i ragazzi disobbedienti fan fatica a vivere in questo mondo". E io l'ho provato a mie spese, anche in casa di Mangiafoco, ho corso pericolo... Brrr! mi vengono i brividi a pensarci!
- Dunque, - disse la Volpe, vuoi proprio andare a casa tua? Allora vai pure, e tanto peggio per te!
- Tanto peggio per te! - ripeté il Gatto.
- I tuoi cinque zecchini, dall'oggi al domani sarebbero diventati duemila.
- Duemila! - ripeté il Gatto.
- Ma com'è mai possibile che diventano tanti? chiede Pinocchio, restando a bocca aperta dallo stupore.
- Te lo spiego subito, - disse la Volpe. - bisogna sapere che nel Paese dei Barbagianni c'è un campo benedetto, chiamato da tutti il Campo dei miracoli. Tu fai in questo campo una piccola buca ci metti il tuo zecchino, lo innaffi e ritorni il giorno dopo ne trovi cinquecento x 5 = 2500 zecchini sonanti...
- Oh che bella cosa! gridò Pinocchio, ballando dall'allegrezza.
- Appena che avrò raccolto i zecchini, ne terrò per me duemila e gli altri ve li darò in regalo a voi...
- Un regalo a noi? - gridò la Volpe, - non lavoriamo per il vile denaro: noi lavoriamo unicamente per arricchire gli altri.
- Gli altri! - ripeté il Gatto.
- Che brave persone! - pensò dentro di sé Pinocchio: e dimenticandosi di tutti i buoni proponimenti fatti... disse alla Volpe e al Gatto:
- Andiamo pure al campo dei Miracoli...

Seguirà 12 puntata

Finirò per Natale LA STORIA di PINOCCHIO + una POESIA...Come Regalo di Natale a tutti i lettori... ( ancora circa una ventina di puntate) lorenzo
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lore
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Spedito - 08/12/2016 :  19:00:57  Rispondi allegando il testo
TEMA
"Rovistando in solaio"
[tema di una bambina di quinta elementare scritto nel 1944]
"Giorni or sono non sapendo cosa fare salii in solaio e mi posi a guardare tutte le antichità tra cui molti abiti. Vi erano anche dei vecchi mutandoni della nonna! Svelta me li provai. Mi arrivavano sino ai piedi. Scoppiai in una risata continuando a vestirmi. Sopra ad ogni cosa misi un grande abito da sera, certo della nonna.
Mi guardai allo specchio e esclamai con gioia: “Sembro proprio una piccola dama dell’800!”. Presi una borsa e infilatami un paio di guanti corsi giù. Per la scala però constatai con rabbia di non essermi messa le scarpe. Risalii.
Per fortuna c’era un paio di scarpe lunghe quanto me e me le misi: “Ora si che sono antica” esclamai. Di sotto la gonna mi si vedevano oltre ai mutandoni due scarpe lunghe che facevano veramente ridere.
Scesi in cucina e mi presentai come una dama inglese. Tutti mi riconobbero e risero della mia burla. Quando mi smascherai affermarono che ero veramente irriconoscibile e che quell’acconciatura mi si addiceva a meraviglia.
Salii di nuovo e mi divertii più di prima. Aprii una cassa e che meraviglia: una divisa da garibaldino con la sciabola mi incantò.
Toltami i panni da dama dell’800, indossai la divisa garibaldina stringendo nel pugno la lunga spada con la quale scansai un quadro. Non l’avessi mai fatto! Uscì fuori una frotta di sorci, ed io che fino al momento mi ero immaginata di essere in un campo di battaglia, al solo veder quel brulicar di topi, fuggii e inciampando da tutte le parti ruzzolai fino in fondo alle scale. Mi vergognai di aver dimostrato una viltà del genere, pur indossando una divisa garibaldina".
________<><><>________
Come già ho indicato tra parentesi sotto il titolo, questo è il tema di una bambina di quinta elementare scritto nel 1944. Leggendo il testo in questione, sono stato preso da varie emozioni. In particolare ho riflettuto sul fatto che probabilmente, ai giorni nostri, ci sono ragazzi/studenti anche delle superiori che non sarebbero in grado di riscrivere un testo simile a quello di una bambina di quinta elementare del 1944. Mi sono perciò domandato di chi è la colpa, se direttamente dei ragazzi e delle ragazze oppure del metodo educativo scolastico che è cambiato. Quello che ho capito è che la colpa è solo nostra, cioè di chi fino ad oggi ha continuato scelleratamente a riformare il metodo scolastico perché ad un certo punto, la scuola, al fine di agevolare forse gli studenti, ha semplificato troppo i concetti. Solo che secondo me si è andati ben oltre il consentito. Se confrontiamo ad esempio un sussidiario delle scuole elementari oppure i libri di testo degli anni '70, '80 o giù di lì, con quelli attuali, noteremo che quei libri risultano essere molto più dettagliati, ricchi e complessi, mentre quelli attuali sono invece "farciti" di “immagini, schemi e mappe”. La colpa perciò è stata quella di aver cercato di aiutare troppo gli studenti di ogni ordine e grado, e quindi gli stessi hanno smesso - per così dire - di fare da soli. È per questo motivo, quindi, che la scuola dovrebbe - a mio parere - ritornare ad essere almeno un po' più difficile perché se una bambina di quinta elementare del 1944 scrive molto meglio di uno studente della scuola superiore di oggi, direi che non ci sono dubbi sui motivi che hanno causato tutto ciò.
Napoli, 8 dicembre 2016 
Articolo a cura di #CiroImperato

Letto e riletto...
< Ricordo che in terza elementare feci un tema: “Dopo la scuola”...
La Maestra Lucia Oliva, mi disse: < Lorenzo tu vincerai il Premio FATA AZZURRA >.
Risposi: < Signora Maestra ci sono errori... > Lei: < Non sono gli errori che contano, è il contenuto che vale... >.
Nessuno mi disse di continuare a studiare, feci solo la quinta elementare. E subito a lavorare per imparare un lavoro, dimenticando le nozioni della scuola...
Alla fine d'agosto, la Mamma senza dirmi nulla mi iscrisse alle Commerciali...
Il primo trimestre feci fatica, poi ricuperai e fui il Primo della Classe...
In Seconda una Prof. di Francese volle conoscere tutti i genitori...
La mia MAMMA, non poté presentarsi all'ora stabilita, perché avendo all'Ospedale il Babbo, disse che sarebbe andata un altro giorno... Alla mattina prima d'iniziare l'ora di Francese, volle sapere il perché mia madre non gli aveva fatto visita...
Dissi il motivo che era andata a portare a mio Padre i ricambi, e che si sarebbe presentata alla Prof. un altro giorno. Lei di rimando, rispose: < Per me lei non esiste più...> . Così finì il mio cammino scolastico... >.

La ragazza dimostra del talento per la giovane età... Poi la vita è in ascesa come in discesa, c'è chi ha “fortuna” e chi invece non ne ha per tanti motivi che non val la pena di enumerare...

Grazie per la lettura... il Poeta in RIFLENTE
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lore
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Spedito - 09/12/2016 :  18:05:58  Rispondi allegando il testo
IO SCRIVO...

Se copiano è perché son bravo,
E perché dico qualcosa a chi legge...

Lo scrittore ha per fine migliorare
La cultura Sociale...

Grazie a chi legge...

lorenzo
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lore
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Spedito - 10/12/2016 :  14:59:41  Rispondi allegando il testo

12 puntata

L'osteria del Gambero Rosso

Cammina, cammina... alla fine sul far della sera arrivano stanchi morti all'Osteria del Gambero Rosso.
- Fermiamoci un po' qui, - disse la Volpe, - tanto per mangiare un boccone e per riposarci qualche ora. A mezzanotte poi partiremo per essere domani, all'alba, al Campo dei miracoli.
Entrati nell'osteria, si posero tutti e tre a tavola: ma nessuno di loro aveva appetito.
Il povero Gatto, sentendosi gravemente indisposto di stomaco, non poté mangiare altro che trentacinque triglie con salsa di pomodoro e quattro porzioni di trippa parmigiana: e perché non trovava gustosa la trippa, chiese per ben tre volte il burro e il formaggio grattato!
La Volpe avrebbe spellato volentieri qualche cosa anche lei; ma il medico le aveva ordinato una forte dieta, dovette accontentarsi di una semplice dieta: una lepre con contorno di pollastre ingrassate e di galletti di primo canto. Finita la lepre, si fece portare un tornagusto di pernici, starne, conigli, ranocchi, lucertole e uva paradisa... Lamentandosi che non poteva accostare più cibo per la nausea che gli dava ora il cibo...
Pinocchio chiese uno spicchio di noce e un cantuccino di pane, e quel poco lo lascio sul piatto... Pensava al Campo dei miracoli, all'indigestione anticipata di monete d'oro.
Finito di cenare, la Volpe disse all'oste:
- Dateci due buone camere, una per il signor Pinocchio e un altra per me e il mio compagno. Ricordatevi però che a mezzanotte vogliamo essere svegliati per continuare il nostro viaggio.
- Sissignori, - rispose l'oste strizzando l'occhio alla Volpe e al Gatto, come dire: < Ho mangiata la foglia e ci siamo intesi!...>.
Appena Pinocchio fu entrato nel letto, si addormentò. Sognava di essere in mezzo a un campo, pieno di arboscelli carichi di grappoli di zecchini, che dondolandosi per il vento facevano zin, zin, zin, come dire: < Chi ci vuole venga a prenderci >. Pinocchio allungò la mano per prendere a manciate le belle monete e mettersele in tasca. All'improvviso fu svegliato da tre violentissimi colpi dati nella porta di camera.
Era l'oste che veniva a dirgli che la mezzanotte era suonata.
- E i miei compagni sono pronti! - chiese il burattino...
- Altro che pronti! Sono partiti due ore fa.
- Perché mai tanta fretta?
- Perché il Gatto ha ricevuto un'imbasciata, che il suo gattino maggiore, malato di geloni ai piedi, stava in pericolo di vita.
- E la cena l'hanno pagata? Sola
- Che vi pare? Quelle lì sono persone troppo educate, perché facciano un affronto simile alla signoria Vostra.
- Peccato! Quest'affronto mi avrebbe fatto tanto piacere!
- disse Pinocchio, grattandosi il capo. Poi domandò:
- E dove hanno detto di aspettarmi quei buoni amici?
- Al Campo dei miracoli, domattina, allo spuntare del giorno.
Pinocchio pagò uno zecchino per la cena sua e per quella dei suoi compagni, e dopo partì...
Fuori dell'osteria c'era un buio così buio, che non si vedeva il naso...
Solamente degli uccellacci notturni, traversavano la strada da una siepe all'altra, da sbattere le ali sul naso di Pinocchio, il quale per la paura gridava chi va là?- E l'eco delle colline circostanti ripeteva in lontananza: - Chi va là? chi va là? chi va là?.
Mentre camminava, vide sul tronco di un albero un animaletto che riluceva di luce pallida e opaca, come un lumino da notte...
- Chi sei? gli domandò Pinocchio.
Sono l'ombra del Grillo-parlante, - rispose l'animaletto con una vocina fioca fioca, che pareva venisse dal mondo di là...
- Che vuoi da me? - disse il burattino.
- Voglio ma darti un consiglio. Ritorna indietro e porta i quattro zecchini rimasti, al tuo povero babbo che piange e si dispera perché non ritorni a casa...
- Domani il mio babbo sarà un gran signore, perché questi zecchini diventeranno duemila...
Non ti fidare, ragazzo mio, di quelli che che promettono di farti ricco da mattina a sera... Di solito o sono matti o imbroglioni!
- Dai retta a me, ritorna da tuo padre che si dispera e piange perché non ritorni, e sii felice di dare al tuo babbo i quattro zecchini, che per lui è una fortuna e di riflesse è anche la tua buona stella...
Inoltre ragazzo mio non ti fidare di quelli che promettono che da mattina a sera si diventa milionari... Di solito chi fa queste promesse o sono matti o imbroglioni!
Dai retta ritorna indietro...
- Ma io, voglio andare avanti anche se la nottata e scura e pericolosa...
- Ricordati che i ragazzi che fanno i capricci a modo loro, prima o poi se ne pentono...
- Le solite storie. Buona notte, Grillo.
- Buona notte, Pinocchio, e che il cielo ti guidi...

Appena dette le ultime parole si spense la luce del Grillo-parlante...
E la strada rimase più buia di prima...

seguirà la 13 puntata


Finirò per Natale LA STORIA di PINOCCHIO + una POESIA...Come Regalo di Natale a tutti i lettori... ( ancora circa una ventina di puntate) lorenzo
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lore
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Spedito - 11/12/2016 :  09:21:04  Rispondi allegando il testo
SAGGEZZA UMANA

USANDO LA RIFLENTE
S'AFFRONTA LA REALTÀ


PORTANDO MODIFICHE
AL PROBLEMA=MATURITÀ


O PANACEA NEL CREDERE
IN SE' STESSO AMANDO:


LA SAGGEZZA UMANA...


IL POETA IN RIFLENTE
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lore
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Spedito - 11/12/2016 :  17:07:00  Rispondi allegando il testo
FRAGILITÀ UMANA


NON USANDO LA RIFLENTE.
DIFFICILMENTE SI RAGGIUNGE


L'EQUILIBRIO UMANO
O GIOIA DI VIVERE:


< NELL'AIUTARE IL PROSSIMO
L'UOMO AIUTA SE STESSO
DIVENTANDO ADULTO... >



NON USANDO LA RIFLENTE:
È UN FUSCELLO AL VENTO...


IL POETA IN RIFLENTE
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lore
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Spedito - 11/12/2016 :  17:41:21  Rispondi allegando il testo
IL 'CORPO UMANO'

INFINITE CELLULE
CHE PERPETUANO
IL VIVERE UMANO...

IL POETA IN RIFLENTE
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lore
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Spedito - 13/12/2016 :  19:10:14  Rispondi allegando il testo
13 puntata
Pinocchio rimettendosi in viaggio, fra sé : < come siamo disgraziati noi poveri ragazzi! Tutti ci sgridano, ci ammoniscono e ci danno dei consigli... Tutti: anche i Grilli parlanti. Ecco perché non ho voluto dar ascolto a quell'uggioso di Grillo, secondo Lui dovrei incontrare anche gli assassini! Meno male che io non ci credo... Per me gli assassini son stati inventati dai babbi, per far paura ai ragazzi che vogliono girar di notte. E se per caso l'incontrassi sulla strada non mi farebbero soggezione, anzi gli direi con me non si scherza! Parlando così li vedrei scappar via come il vento. Caso poi fossero tanto ineducati da non voler scappare, allora scapperei io, e così la farei finita...
Non fece in tempo a finire il pensiero che sentì dietro di sé un leggerissimo fruscio di foglie.
Si voltò a guardare e vide nel buio due figuracce nere tutte imbacuccate in due sacchi di carbone che correvano dietro a lui come se fossero dei fantasmi...
Non sapendo dove nascondere i 4 zecchini se li nascose in bocca sotto la lingua.
Poi provò a scappare... Quasi subito si senti agguantare alle braccia, e due voci cavernose, gli dissero:
- O la borsa o la vita!
Pinocchio a causa dei zecchini in bocca non poteva rispondere: fece mille salamelecchi e pantomina: che lui era un povero burattino e che non possedeva nulla...
- Via, via! Meno chiacchiere e fuori i denari! - gridavano minacciosamente i due briganti,
Il burattino faceva segno col capo:< Non ne ho >.
- Metti fuori i denari o sei morto, - disse l'assassino più alto di statura.
- Morto! - ripeté l'altro.
- E dopo ammazzeremo anche tuo padre!
- Anche tuo padre!
- No, no, no, il mio povero babbo no! - gridò Pinocchio con accento disperato: ma nel gridare, gli zecchino gli suonarono in bocca.
- Ah! furfante! Dunque i denari te li sei nascosti sotto la lingua? Sputali subito!
E Pinocchio, duro!
- Ah! tu fai il sordo? Aspetta un poco, che penseremo noi a farteli sputare!
Uno di loro, afferrò il burattino per la punta del naso e quell'altro per il mento... tanto da costringerlo a spalancare la bocca... Ma la bocca del burattino pareva inchiodata al meglio.
Allora l'assassino più piccolo di statura, cavato fuori un coltellaccio, a guisa di leva cerco di metterlo fra le labbra: ma Pinocchio, lesto come un lampo, gli azzanno la mano coi denti e, dopo avergliela con un morso staccata di netto, la sputò; e vide di aver sputato in terra uno zampetto di gatto.
Prese vigore e si liberò dalle unghie degli assassini e, saltata la siepe della strada, cominciò a fuggire per la campagna...
Dopo una corsa di quindici chilometri, Pinocchio, visto la mal parata, si arrampicò su per il fusto di un altissimo pino, e si pose a sedere e riposare in vetta ai rami...
I due furbi lestofanti, giunti a meta del fusto sdrucciolarono e ricascando a terra si spellarono le mani e i piedi.
Non si dettero per vinti, raccolsero della legna, la misero ai piedi del pino, e appiccarono il fuoco, Il pino cominciò a bruciare come una candela al vento...
Pinocchio vedendo le fiamme che salivano sempre più su, non volendo far la fine del piccione arrosto, spiccò un bel salto di vetta dall'albero, e via a correre daccapo attraverso ai campi e ai vigneti. E gli assassini dietro, senza stancarsi mai...
Intanto spuntava l'alba. quando Pinocchio si trovò sbarrato il passo da un fosso largo e profondissimo tutto pieno di acqua sporca color del caffè e latte. Che fare ? > Uno due tre!> gridò il burattino, e slanciandosi con una gran rincorsa, saltò dall'altra parte.
Gli assassini saltarono anche loro ma non avendo preso bene la misura, cascarono giù nel bel mezzo del fosso.
Pinocchio che senti il tonfo e gli schizzi dell'acqua, urlò ridendo...
Buon bagno, signori assassini.
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lore
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Spedito - 14/12/2016 :  10:14:18  Rispondi allegando il testo
LA STORIA: POESIA

LA FA IL VINCITORE
NEL DIMOSTRARE

CON ESEMPI PERSONALI
SAGGEZZA UMANA,

USANDO LA RIFLENTE
CONQUISTE SOCIALI:

BASE DI DEMOCRAZIA...


IL POETA ENERGIA SAGGEZZA RIFLENTE
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lore
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Spedito - 14/12/2016 :  10:43:20  Rispondi allegando il testo
IL CARISMA

LO GODE CHI USA
LA RIFLENTE:

NEL DAR LUCE AL PROSSIMO
CON AMORE SENZA PAURE:

IL BELLO DEL VIVERE


IL POETA IN RIFLENTE
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lore
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Spedito - 14/12/2016 :  16:07:45  Rispondi allegando il testo
Benito Amilcare Andrea Mussolini (Dovia di Predappio, 29 luglio 1883 – Giulino di Mezzegra, 28 aprile 1945) è stato un uomo politico, giornalista e dittatore italiano...
LA REPUBBLICA DI SALÒ ( Tratto dal libro di M. Monicelli T.E.N.)
… L'evolversi della Seconda GUERRA Mondiale in ITALIA...
Come già ampiamente scritto in Internet sulla Vita e la tragica morte di Benito Mussolini, voglio completare il discorso sul personaggio che ancor oggi la gente ne parla senza sapere la realtà dei 528 giorni della Repubblica di Salò.
Fin da ragazzo era un capobanda che voleva comandare anche con la forza... Se perdeva non pagava..., ma se vinceva non perdonava... Inoltre conquistava le ragazze con la forza..., e se si lamentavano, rispondeva non dovevate accettare...
Il papà era il fabbro del paese, la Mamma, maestra elementare, lo indirizzo volente o nolente a far la scuola, da raggiungere la licenza di Maestro elementare. Inizio a insegnare, ma quasi subito smise…
Andò in Svizzera a lavorare...
Il 12 settembre 1943, 4/5 cinque giorni dopo la capitolazione Italiana, gli alianti del maggiore delle S.S. OTTO Skrzeny liberano Mussolini con un colpo di mano sul Gran Sasso e lo portano in Germania. E il 15 settembre il Duce annuncia dal suo rifugio in Germania la nascita del nuovo stato fascista repubblicano. Il regime appena crollato risorgeva sotto l'ala nazista (da risultare ancor più dannoso... Per la guerra civile in alcune zone del Nord Italia, e una disfatta ancor più devastante in tutto il Paese.
Nasce la Repubblica di SALÒ, il 23 settembre 1943 a Monaco di Baviera ed ebbe termine in Casa DE MARIA a BONZANIGA - Giulino di Mezzegra (COMO).
Goebbels, commenta lucidamente nel suo diario che il Duce non è un rivoluzionario come il Fuhrer o Stalin: <.E' così legato alla sua italianità che gli mancano le qualità di sovvertitore mondiale >.
La mattina del 15 settembre l'agenzia Stefani comunica: < Mussolini, oggi ha ripreso la direzione del fascismo in Italia...>.
Mussolini, offre una spiegazione “storica“, in realtà tanto dilettantesca quanto infame: < Vent'anni è stato un periodo troppo breve per trasformare gli italiani... >. Giorgio Almirante rivelerà in seguito che ha convincere il Duce a far rinascere il fascismo fu il ricatto di Hitler: < O lo fate voi, Duce, o provvediamo noi > Sarà vero?
Era mezzogiorno del 22 settembre che la lista del nuovo governo fascista fu approvata da Mussolini in Baviera... Il 23 fece ritorno da Monaco all'aeroporto di Forlì, dove venne condotto direttamente alla Rocca delle Caminate, dove aspettò la decisione della capitale della nuova Italia, sperava Merano o Bolzano... Invece i tedeschi fanno cadere la loro scelta sulla cittadina del Garda, Salò.
Il territorio del nuovo Stato si riduce praticamente alla Padania, escluse le coste, le Alpi e gli Appennini. La popolazione complessiva è di circa 17 milioni. I consiglieri protettori (o carcerieri?) del capo del Governo del nuovo fascismo per il DUCE sono l'ambasciatore Rudolf Rahn e il Generale SS Karl Wolf, assistiti dal console generale in Italia, Moellhausen.
Se il compito è quello di combattere i partigiani, lo sport è la rappresaglia, che ciascuno metta il meglio in pratica. Così le bande si dedicano alla perquisizione, alle requisizioni, alle rapine, ai soprusi, agli arresti, alle torture, alle vendette e alle fucilazioni che si moltiplicano nell'avvicinarsi della fine del regime...
Il 18 febbraio '44', Vincenzo Costa diventa federale a Milano, il duce lo ammonisce: < Spazzatemi via la teppaglia che sta disonorando Milano. Avete carta bianca>. Solo che non è facile spazzare via la MUTI, la quale come protettori c'era il Ras di Cremona Roberto farinacci e il prefetto Piero Parini che si atteggia a < liberale>... I quali dispongono di 2300 manigoldi ben armati e decisi a tutto... I responsabili Colombo e l'aiutante De Stefani saranno fucilati dopo la Liberazione.
Cosi operava a Firenze la banda Mario Carità, altro che carità d'essere mandato a Padova, ma S. Antonio non fa nessun miracolo... Fu scovato in un alberghetto in Alto Adige, in colloquio intimo, fulmina la ragazza e poi si rivolge l'arma...
L'effimera euforia iniziale sta scemando, gli Americani prendono piede, i tedeschi scappano e i fascisti tremano...
Gli eccidi degli innocenti e colpevoli sono all'ordine del giorno...
Mussolini, a due mesi dalla catastrofe finale spedisce il suo figliuolo, Vittorio che gli fa da segretario, dal Cardinale Schuster (che mi fece la Cresima)... Pretendendo “Il sole e la luna”... La risposta che arriva dalla santa sede, è quella nuda e cruda: resa senza condizioni.
Mussolini dal canto suo riunisce il 16 aprile l'ultimo Consiglio dei ministri a Gargnano sul Garda.
Affermando che se la guerra è perduta preferisce morire sul suolo Italiano (Cercava di scappare in Svizzera?!).
IL POETA IN RIFLENTE VERITÀ
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lore
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Spedito - 15/12/2016 :  15:25:00  Rispondi allegando il testo
IL FUTURO VINCENTE

È AFFRONTARE LA REALTÀ
O FUTURO UMANO
VINCENDO L'OMERTÀ...

LIBERANDO LA MENTE
DALLE SCHIAVITÙ ANNOSE,
PER COGLIERE IL MEGLIO

BUTTANDO VIA ORPELLI
DELL'ARRIVISMO EDONISTICO,
E LIBERARCI DALL'IGNORANZA:

PARTECIPANDO AL SOCIALE...

IL POETA in RIFLENTE
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lore
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Spedito - 15/12/2016 :  18:11:44  Rispondi allegando il testo
15 parte

Pinocchio si trovava a penzoloni su un ramo della annosa Quercia da sembrare morto, la bella Bambina dai capelli turchini s'affaccia alla finestra, e alla vista di quell'infelice che sospeso per il collo ballava seguendo il ritmo delle ventate di tramontana, batté per tre volte le mani insieme, da schioccare tre piccoli colpi...
A questo segnale si sentì un gran rumore di ali e un grosso falco si posò sul davanzale della finestra.
- Cosa comandate, mia graziosa Fata? - disse il falco abbassando il becco in atto di riverenza?
- Vedi tu quel burattino attaccato penzoloni a un ramo della Quercia grande?
- Lo vedo.
- Orbene: vola subito laggiù: rompi col tuo fortissimo becco il nodo che lo tiene sospeso in aria e posalo delicatamente sdraiato sull'erba, ai piè della Quercia.
Il Falco volò via e dopo due minuti tornò, dicendo:
- Quel che mi avete comandato, è fatto.
- E come l'hai trovato? Vivo o morto?
- A vederlo pareva morto, ma non deve essere ancora morto perbene, perché appena sciolto il nodo scorsoio, ha lasciato andare un sospiro, balbettando a mezza voce: "Ora mi sento meglio!".
Allora la Fata, battendo le mani apparve un magnifico Can-barbone, che camminava ritto sulle gambe, come se fosse un uomo, vestito da cocchiere in livrea di gala. Aveva in capo un cappello a tre punte gallonato d'oro, una parrucca bianca coi riccioli che gli scendevano giù per il collo, una giubba color cioccolata coi bottoni di brillanti, le calze di seta, gli scarpini scollati all'ultima moda... Dietro una fodera d ombrelli, per mettervi dentro la coda, quando cominciava a piovere...
- Su da bravo, Medoro! - disse la Fata al Can-barbone.
- Fai subito attaccare la più bella carrozza della mia scuderia e prendi la via del bosco. Vai alla Quercia grande, troverai disteso sull'erba un povero burattino mezzo morto. Raccoglilo con garbo, posalo piano piano sui cuscini della carrozza e portamelo qui. Hai capito?
Il Can-barbone aveva capito, mosse la fodera di raso turchino e partì come una 'lepre'...
Di lì a poco, uscì una carrozza color dell'aria, imbottita di penne di canarino... : era la più bella del Reame...
Non era passato un quarto d'ora, che la carrozzina tornò...
La Fata lo prese e lo portò in una cameretta dalle pareti di madreperla, fece chiamare i medici più famosi del vicinato.
I tre più famosi erano un Corvo, una Civetta e un Grillo parlante che accorsero subito...
La Padrona del Reame: ditemi come sta l'amico di Geppetto?
Il Corvo visitò il moribondo e disse:
- A mio credere il burattino è bell'e morto: ma se non è morto è ancora Vivo!
La Civetta: - Mi dispiace contraddire il Corvo, mio illustre amico e collega: per me il burattino è sempre vivo, ma se per disgrazia non fosse vivo, allora sarebbe segno che è morto davvero...
- E lei non dice nulla? - domandò la Fata al Grillo-parlante.
- Io dico che il medico prudente quando non sa quello che dice, la miglior cosa è quella di stare zitto.

( QUESTA MASSIMA E SEMPRE VALIDA )

Pinocchio, che fin allora era stato immobile come un vero pezzo di legno, ebbe una specie di fremito convulso, che fece scuotere tutto il letto.
- Quel burattino lì non m'è fisionomia nuova: io lo conosco da un pezzo! E' una birba matricolata...
Pinocchio aprì gli occhi e li richiuse subito.
-. E' un monellaccio, uno svogliato, un vagabondo...
Pinocchio nascose la faccia sotto i lenzuoli.
- Quel burattini lì è un figliuolo disubbidiente, che farà morire di crepacuore il suo povero babbo!...

A questo punto si sentì nella camera un suono soffocato di pianti e singhiozzi...
I presenti sollevarono i lenzuoli, videro che chi piangeva era Pinocchio.

- Quando il morto piange, è segno che è in via di guarigione, - disse solennemente il Corvo.
- Mi duole di contraddire il mio illustre amico e collega, - soggiunse la Civetta, - ma per me, quando il morto piange è segno che gli dispiace a Morire.

seguirà 16 parte

il Poeta in RIFLENTE
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lore
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Spedito - 16/12/2016 :  17:19:37  Rispondi allegando il testo
2 Inizio
L'UMANITA' IN RIFLENTE: CAMMINARE INSIEME
L'Uomo usando la RIFLENTE, per Vivere Umanamente deve tendere a Priori a Conoscere Sé STESSO e di Riflesso l'UMANO per Vivere in 'grembo' alla Famiglia UMANA...
Fra le scienze della Materia Bruta e dell'Uomo, la differenza sta nell'usarla con Introspezione sul Tutto e su se Stesso, da trovare in BIOLOGIA la diversità del Tutto nel Principio dell'Armonia in continuo Movimento Vitale Armonico e Essenziale: Anatomia, Biochimica, Fisiologia, Psicologia, Pedagogia, Sociologia, e Economia Politica = ENERGIA... - IL TUTTO AL SERVIZIO DI TUTTI IN RIFLENTE...- = UOMO ECONOMICO = SOCIETA' ECONOMICA: MIGLIOR FUTURO UMANO...
Lo sforzo compiuto da tutte le Scienze fino ad oggi avevano solo il miraggio della speculazione a vantaggio dei pochi e conosciuti ignoti, che sfruttavano per Ignoranza il Popolo in nome di Dei o Voltagabbana...
La nostra Ignoranza è grandissima perché non usiamo la RIFLENTE... Base per creare una Società Migliore...
Seguirà 3
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Spedito - 16/12/2016 :  19:19:33  Rispondi allegando il testo
3 parte
< OGNUNO DI NOI E' PARTECIPE AL TESSUTO SOCIALE CONTRIBUENDO, APPORTANDO IL MEGLIO DELLA PROPRIA CONOSCENZA O CAPACITA' NELL'USARE LA RIFLENTE PER VIVERE DA UMANI, FELICI DI VIVERE FRATERNAMENTE AL DI FUORI DI RELIGIONI, COLORI O TESSERE ECC. CHE CI RENDONO SCHIAVI MODERNI O INFELICI PER NATURA...>
LA PRIMARIA LIBERTA' E SFUGGIRE AI DOGMI, NELL'ESSERE RESPONSABILI NELLA PICCOLA E GRANDE FAMIGLIA UMANA:
NEL PRINCIPIO DEL RISPETTO DELL'AIUTO RECIPROCO...
< Più di qualcuno griderà: UTOPIA! E scaglierà la Pietra...>
Nella Vita reale: mi sembra ogni giorno d'essere a scuola ad imparare la Storia, a Capirla ad Amarla... Ma ogni giorno mi sembra che sia il primo giorno di scuola, e mi sovviene il bidello Lodovico Zermani, a cui chiesi: < Tee, dachee part sentra a scola..> E Luu elmaa rispund:
< Tee lé ul prendee che ta vegnat a scola... chisaa duman cosè ma disat...- (Grazie Vico).
Segue 4 parte
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Spedito - 17/12/2016 :  10:54:01  Rispondi allegando il testo
4 parte
La Nostra ignoranza nel non Usare la RIFLENTE non ci fa uomini, e i furbi o migliori sono i "Re" della jungla, dei paradossi, o schiavisti moderni ecc.
Il tutto in negativo... Così l'infelicità e le droghe prenderanno sempre più piede... Il paradosso è che tutti ci lamentiamo, chi più chi meno... ma non cerchiamo di porvi rimedio...
Chi comanda per farsi bello, crea il "bello" per aver applausi e lasciare un segno del suo passaggio terreno...
La scienza degli esseri umani in generale ha poco progredito...
La primaria causa è il continuo fiorire delle religioni per tutte le 'stagioni'.
Aureliano, dopo aver riconquistato l'Egitto, lo fanno Imperatore di ROMA:
la prima cosa che fa è di eliminare le settanta religioni che spaziavano in Roma... E dall'esperienza Egiziana, usando una logica pratica indicò al Popolo Romano: < Volete credere ad un dio... Sia il DIO SOLE >.
Il potere diabolico si ribellò e nel giro di quattro anni a piano piano fu avvelenato...
( La Stessa fine che Stalin fece fare a LENIN... )

TUTTO il Pianeta TERRA dipende dal SOLE! Se il SOLE si spegne sulla terra non ci sarà più vita...

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Spedito - 18/12/2016 :  19:00:53  Rispondi allegando il testo
16 parte PINOCCHIO

Appena i tre medici furono usciti dalla camera, la Fata si accostò a Pinocchio e. dopo averlo toccato sulla fronte, si accorse che aveva in corso un febbrone one...
Allora sciolse una polverina bianca in un mezzo bicchiere d'acqua. e porgendolo al burattino, gli disse amorosamente:
- Bevila, e in pochi giorni sarai guarito.
Pinocchio guardò il bicchiere, storse un po' la bocca e chiese:
- E' dolce o amara?
- E' amara, ma ti farà bene.
- Se è amara non la voglio.
- Dai retta a me: bevila.
- A me l'amaro non mi piace.
- Bevila e quando l'avrai bevuta, ti darò una pallina di zucchero,
per rifarti la bocca.
- Dov'è la pallina di zucchero?
- Eccola qui, - disse la Fata, tirandola fuori da una zuccheriera d'oro.
- Prima voglio la pallina di zucchero, e poi berrò quell'acquaccia amara...
- Me lo prometti?
- Sì, sì...
La fata gli dette la pallina, e Pinocchio, e dopo averla sgranocchiata e ingoiata, disse leccandosi i labbri:
- Bella cosa se anche lo zucchero fosse una medicina!...
Mi purgherei tutti i giorni.
- Ora mantieni la promessa e bevi queste poche gocciole d'acqua, che ti renderanno la salute.
- Così non la posso bere! disse il burattino, facendo mille smorfie.
- Perché?
- Perché mi dà noia quel guanciale che ho laggiù sui piedi.
La Fata gli levò il guanciale.
- E' inutile! Nemmeno così la posso bere...
- Che cos'altro ti da noia?
- Mi da noia l'uscio di camera, che è mezzo aperto.
La Fata andò e chiuse l'uscio di camera.
- Insomma, - gridò Pinocchio, dando in uno scoppio di pianto, questa acqua amara, non la voglio bere, no, no, no!...
- Ragazzo mio te ne pentirai...
- Non me n'importa...
- La febbre ti porterà in poche ore all'altro mondo...
- Non me n'importa...
- Non hai paura della morte?
- Piuttosto morire, che bere quella medicina cattiva.
A questo punto. la porta della camera si spalancò ed entrarono dentro quattro conigli neri come l'inchiostro, che portavano sulla spalla una piccola bara di morto.
- Che cosa volete da me? - gridò Pinocchio, rizzandosi tutto impaurito a sedere sul letto
- Siamo venuti, siam venuti a prenderti, - rispose il coniglio più grosso.
- A prendermi?... Ma io non sono ancora morto!...
- Ancora no: ma ti restano pochi minuti di vita avendo tu ricusato di bere la medicina, che ti avrebbe guarito dalla febbre!...
- O Fata, o Fata mia, - cominciò allora a strillare il burattino, - datemi subito quel bicchiere... Spicciatevi, per carità, perché non voglio morire, no...non voglio morire...
E preso il bicchiere con tutt'e due le mani, lo vuotò in un fiato.
- Pazienza! - dissero i conigli - Per questa volta abbiamo fatto il viaggio a ufo.
E tiratisi di nuovo la piccola bara sulle spalle, uscirono di casa bofonchiando e mormorando fra i denti...
Fatto sta che di lì a pochi minuti, Pinocchio saltò giù dal letto, guarito. Bisogna sapere che i burattini di legno hanno il privilegio d'ammalarsi di rado o di guarire prestissimo.
E la Fata, vedendolo correre e ruzzare per la camera, vispo e allegro come un galletto di primo canto, gli disse:
- Dunque la mia medicina ha fato bene davvero?
- Altro che bene! Mi ha rimesso al mondo!...
- Allora come mai ti sei fatto tanto pregare per berla?
-.E' che noi ragazzi abbiamo più paura delle medicine che del male.
- Ora vieni qui da me e raccontami come mai sei finito in mano a degli assassini?
- Il burattinaio Mangiafoco mi dette alcune monete d'oro, e mi disse: " Portale al tuo babbo!" Nel tornare a casa da Geppetto ho incontrato una Volpe e un Gatto, mi dissero: < Vuoi che codeste, che codeste monete diventino mille e duemila?
Vieni con noi, e ti condurremo al Campo dei miracoli".
Accettai... Ci fermammo all'Osteria del Gambero Rosso, e dopo la mezzanotte ripartiremo... Ma loro partirono prima di me dicendo che mi aspettavano al Campo dei Miracoli...
Ho cercato di raggiungerli, superando improvvisi ostacoli...
- E ora le quattro monete dove le hai messe? - gli domandò la Fata.
- Le ho perdute! - rispose Pinocchio; ma disse una bugia, perché invece le aveva in tasca.
Il suo naso che era già lungo, gli crebbe subito di due dita più lungo...
-E dove le hai perdute?
- Nel bosco qui vicino.
E il naso seguitò a crescere... crescere... crescere... che non poteva più girarsi...
Allora Pinocchio capì di non dire più bugie, e rivolgendosi in maniera supplichevole alla Fata, disse: - Perché ridete...
- Io sono la fatina dei ragazzi, conosco le bugie dalle gambe corte e le bugie che hanno il naso lungo: la tua è per l'appunto del naso lungo...
Pinocchio, voleva nascondersi per la vergogna ma non gli riusciva, perché il suo naso era cresciuto tanto, che non passava più dalla porta.
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Spedito - 20/12/2016 :  18:30:07  Rispondi allegando il testo
6 parte
L'UOMO è Sterile per la povertà degli schemi classici del Vivere, incominciando
dalla Medicina, Igiene, alla Pedagogia e alla vita Sociale, Politica ed Economia...
Per debellare l'IGNORANZA bisogna: < CREDERE IN NOI STESSI >, cioè riprendere la grande frase dell'ISOLA di DELO (Peloponneso): CONOSCI TE STESSO,,, (Prima di conoscere gli altri...) sul Tempio di APOLLO... -Autore ignoto-.
Tutto è BIOS = BIOLOGIA, e Tutto si Trasforma...
Le Scienze sono la base della Meccanica, Fisica e Chimica per trasformazione naturale o modificazione tecnologica il cui fine è migliorare il tessuto Sociale nella realizzazione Scientifica, in cui l'UOMO è il Primario attore alla realizzazione della Creatività Umana sempre in Movimento: < SINE DIE >. Sempre alla ricerca dell'isola di TOMMASO MORO...
Ma il Grande Paradosso del Vivere Umano: < E' che presi dal vortice dell'edonismo, consumismo per mancanza di Ideali creiamo in noi dei ' Tabù ' che creano: Infelicità, Incontentabilità, e Paura...
Nella ricerca dell'isola di UTOPIA (T.M)... QUANDO IL VIVERE E' CONOSCERSI E RITROVARCI IN NOI STESSI: E' VIVERE!
< TALETE: NULLA SI DISPERDE, TUTTO SI TRASFORMA E SI RICREA...>
NON SOLO L'UOMO E' MOVIMENTO PERPETUO DELLA PROGENIE: SEI SENSI: IL REGNO MINERALE: 1 SENSO, IL VEGETALE: 3 SENSI, L' ANIMALE: 5 SENSI...
L'UOMO HA IL DOVERE DI RINGRAZIARE IL TUTTO NEL DARE IL TUTTO:
TROVA IL PIACERE DI VIVERE...
IL POETA in RIFLENTE
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