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lore
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Spedito - 28/07/2016 :  08:56:17  Rispondi allegando il testo
IL GENERALE GARIBALDI: EROE DEI DUE MONDI - I GIORNI della DITTATURA (5 parte)

A Gaeta Francesco II tentava di mettere insieme i cocci di un regno crollato come un castello di carta. Maria Sofia, la giovane ed energica regina bavarese, con la sua presenza rianimava l'esercito sbandato e deluso. Scatenando un offensiva per riconquistare Napoli, Ma l'anziano maresciallo Ritucci, in nome del re, temporeggiava aspettando che la <rivoluzione si curvasse sotto il peso della sua obesità >. Tanto più era stata indetta una riunione per il 21 ottobre a Varsavia, per discutere la questione italiana tra l'imperatore d'Austria, lo zar di Russia e il re di Prussia sulla questione italiana. Ma il re non aveva nessuna intenzione di aspettare. Ritucci predispose un piano di attacco, ma l'eccessiva prudenza del generale borbonico lo rinviò. Garibaldi abituato ad attaccare: - Ritucci mi impegnerà in una battaglia campale... Mi costringerà a fa la guerra secondo un piano preordinato... Strategia, tattica: che ne so io?... Caro Bertani, ho fatto molte battaglie, non una vera guerra. Io non sono un generale; corro dove si accende la mischia e gli uomini mi seguono... E attacco sempre per primo.- Mario, Canzio e i due figli di Garibaldi, menotti e Ricciotti, ascoltavano in silenzio. - Ma stavolta non sarà così. Saranno i borbonici ad attaccare per primi. E aggiunse con un fare allegro: - Caro Bertani, si sta mettendo male...

La situazione politica era sempre più aggrovigliata: per l'annessione delle regioni liberate al regno sardo; si doveva fare subito un plebiscito o attendere la liberazione di Roma e Venezia? Cavour era per l'annessione immediata, da riportare nell'alveo della legalità piemontese l'impetuoso fiume garibaldino, da raccogliere i cospicui frutti... Di pare opposto i mazziniani che prospettavano una Assemblea Costituente Italiana, libera e sovrana che dopo aver liberato Roma e Venezia, tra monarchia sabauda e repubblica. Accettare la soluzione proposta da Cavour, pensavano i mazziniani, era tarpare le ali alla rivoluzione e lasciare comandare ancora ai Savoia... In sostanza un Piemonte allargato, non un'Italia unificata...

seguirà la 6 parte
Lorenzo Pontiggia: La RIFLENTE
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lore
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Spedito - 28/07/2016 :  11:07:38  Rispondi allegando il testo
IL GENERALE GARIBALDI: EROE DEI DUE MONDI - I GIORNI della DITTATURA (6 parte)

IL Problema era urgente... In Sicilia, c'erano diatribe e disordini, tra i due opposti schieramenti. De Pretis, che Garibaldi aveva lasciato come “ prodittatore”, si era dimesso ed era giunto a Napoli per sollecitare il da farsi: < Generale, non possiamo rinviare ancora il plebiscito. A Torino stanno strepitando... - Bella pretesa!- mormorò Garibaldi tra sé – Cavour regala Nizza e la Savoia alla Francia e chiede l'annessione immediata delle provincie che ho conquistato. - Solo con il consenso dei siciliani e napoletani – incalzò De Petris: <Senza il plebiscito Napoli e Palermo restano due città straniere!>. Io non sono contrario al plebiscito; solo che non voglio farlo adesso. Prima liberiamo Roma e Venezia e poi faremo il plebiscito. Ditelo pure a Cavour. - Ma Cavour non è d'accordo; lo ha detto chiaramente: ho il plebiscito subito o avrete contro il governo di Torino.-

La situazione in Sicilia non accennava a placarsi. Scrive il garibaldino (scrittore) Giuseppe Cesare Abba – Garibaldi la sera del 16 settembre parte per la Sicilia per controllare di persona... Con la speranza che i borbonici di Capua non lo venissero a sapere. Nella capitale è accolto festosamente. < A Palermo – disse – si voleva l'annessione perché io non passassi lo stretto. A Napoli si vuole l'annessione perché io non possa passare il Volturno>. Ingenuo sì ma 'ciula' nò! Non c'era un minuto da perdere; sostituire De Petris dimissionario con Antonio Mordini, un repubblicano di provata fedeltà, e tirando il fiato felice di trovarsi fra i suoi volontari.

Ma la sua assenza, anche se breve, fu nefasta.

Seguirà la 7 parte

Lorenzo Pontiggia la RIFLENTE
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lore
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Spedito - 29/07/2016 :  10:43:14  Rispondi allegando il testo

IL GENERALE GARIBALDI: EROE DEI DUE MONDI – I GIORNI della DITTATURA (7 parte)
Gli ufficiali garibaldini fremevano logorandosi in una snervante attesa, mentre i borbonici consolidavano le loro posizioni sul Volturno? Bixio era disperato: - Cosa diavolo stiamo aspettando? Che ci attacchino i borbonici? - Garibaldi conta su un maggior afflusso di volontari napoletani – intervenne Giuseppe Sirtori (ex sacerdote), - Ma non siamo più di trentamila? - Replicò Bixio – Quando ci siamo imbarcati a Quarto, eravamo poco più di mille, il Generale disse: < Eh, quanta gente!>, e ora sta aspettando i napoletani... - Giusto - approvò Medici.
Mentre gli ufficiali stavano discutendo entrò lo scugnizzo che aveva fatto da guida alla pattuglia garibaldina a Caserta: - Signor generale! - rivolgendosi a Bixio. Tutti si voltarono: il ragazzino sull'attenti in un impeccabile saluto militare, vestito dell'uniforme garibaldina, camicia rossa, pantaloni azzurri, ghette bianche; con al collo una tromba lucente. - Il Signor generale Turr, in conformità agli ordini del generale Garibaldi, ha occupato Caserta!


Nella fastosa reggia costruita dal Vanvitelli per i Borboni fu sistemato lo Stato Maggiore. Turr, al pari dei suoi colleghi scalpitava d'impazienza. A lui il Generale, partendo per Palermo, aveva lasciato il comando dei volontari sulla riva sinistra del Volturno; ma lui contro gli ordini di Garibaldi, spinse imprudentemente le truppe al di là del fiume. Il battaglione del bolognese Cattabeni, superato il Volturno, avanzò verso Caiazzo, se ne impadronì facilmente , restando sul posto. La brigata Rustow, nel frattempo, doveva fingere un attacco contro Capua, per distrarre il nemico, ma si spinse troppo avanti, che le artiglierie borboniche scaricarono su di essa una massiccia valanga di fuoco, costringendo i garibaldini a ritirarsi. Lasciando sul terreno un centinaio tra morti e feriti... Ai garibaldini di Cattabeni, asserragliati a Caiazzo la situazione non era allegra non avendo via d'uscita... Garibaldi rientra da Palermo, corre al Volturno e si rende conto della grave situazione. Per la brigato Rustow non c'era più nulla da fare. In aiuto a Cattabeni il Generale mandò un reggimento agli ordini del colonnello Vaccheri, Ma i borbonici, imbaldanziti dai primi successi, si avventarono in settemila contro le difese di Caiazzo, travolgendo le barricate... Cattabeni, gravemente ferito, fu fatto prigioniero, il paese saccheggiato e incendiato dai borbonici, inferociti dalle umiliazioni di tante battaglie perdute. Fu un massacro: trecento furono i garibaldini feriti e prigionieri, oltre trecento i morti, molti dei quali annegati, mentre guadavano il fiume in piena nel ritirarsi.


Paradossalmente al travolgente finale era presente anche Francesco II, il mite e imbelle re borbonico con la regina Maria Sofia giunti sulla riva del Volturno in tempo per vedere i garibaldini sbandati che tentavano di passare in mille modi il fiume. Mancava il tocco poetico: un 'garibaldino disperatamente cercava di salvarsi; scompariva, poi riaffiorava, invocava aiuto, scompariva di nuovo. Francesco II notando la scena, agli ufficiali ordinò – Cosa aspettate? Salvatelo! Io non so nuotare. - Un ufficiale si lanciò, correndo nell'acqua, afferrò il garibaldino, e faticosamente lo trascinò a riva. Quello, tutto grondante, al suo salvatore: - A chi devo la vita? - A Sua Maestà il re delle due Sicilie – rispose l'ufficiale, indicando con solenne deferenza il suo re.- - E tu chi sei? - chiese Francesco II. Sono un garibaldino veneziano. - Perché sei venuto per fare la guerra a me? Anch'io sono Italiano. Cosa vai cercando da queste parti? - La libertà.- Ma io l'ho data la libertà al mio popolo. Gli ho concesso la Costituzione... - Tardi. Quando Garibaldi aveva già occupato la Sicilia... - Maestà, fatelo fucilare!. È un vostro diritto – intervenne l'ufficiale, indignato per il tono insolente del giovane. - Quanti anni hai? - chiese ancora il re. - Ventiquattro. - Come posso far fucilare uno che ha la mia stessa età? Lasciatelo libero!


IL GENERALE GARIBALDI: EROE DEI DUE MONDI – I GIORNI della DITTATURA ( seguirà 8 parte)
Lorenzo Pontiggia la RIFLENTE
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lore
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Spedito - 29/07/2016 :  17:50:04  Rispondi allegando il testo
LA PRIMA DONNA

Nel INFINITO della RIFLENTE
Sbocciano i Piaceri del VIVERE:
GIOIE, CONQUISTE UMANE...

LA DONNA: LA PANACEA...
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lore
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Spedito - 30/07/2016 :  10:07:10  Rispondi allegando il testo
IL GENERALE GARIBALDI: EROE DEI DUE MONDI – I GIORNI della DITTATURA ( 8 parte)
Garibaldi non perdonerà a Cavour d'averlo costretto a lasciare il fronte per comporre il dissidio a Palermo tra gli annessionisti di Cavour e gli altri. Quanto a Turr meritava la fucilazione, si limito solo al biasimo essendogli prezioso...
Lo scacco garibaldino di Caiazzo coincideva con la vittoria piemontese a Castelfidardo. Inoltre l'invasione degli Stati pontifici creò una marea di proteste diplomatiche, naturalmente... Cavour giustificò l'invasione degli Stati pontifici, per paura che < i flutti della rivoluzione proveniente dal Sud > travolgessero gli Stati pontifici, e dare una mano ai popoli delle Marche e dell'Umbria di liberarsi dal <giogo che li opprimeva >. Popoli che < il papa per mezzo di eserciti 'mercenari' li dominava...> Tutto arrideva a Cavour perfino la sconfitta di Garibaldi che non era il solo difensore della causa italiana. D'affermare: < Nessuna conciliazione è possibile tra Garibaldi e il governo del re >.
Cavour tesseva una fitta trama di rapporti politici e diplomatici senza gesti teatrali o altro, da trovarsi talvolta sfinito e sfiduciato, d'anticipare la vecchiaia, così scriveva a Bianca Ronzani, ballerina, conosciuta in uno dei momenti tristi di Camillo, di pensare al suicidio... Oltretutto Cavour viveva con il fratello Gustavo, lunatico e taccagno, scontroso e bigotto che lo perseguitava con continue lagnanze, anche perché dilapidava il patrimonio familiare... Bianca Ronzani offrì a Cavour attimi di pace e amore... Da rinfrancargli la mente e mantener saldo il pensiero e l'amicizia con il re Vittorio Emanuele II. Il quale rude e incolto, non amava le sottigliezze della diplomazia, lo annoiavano gli intellettuali, prediligeva i militari... Hudson, rappresentante diplomatico inglese a Torino, scriveva: < Sua Maestà non fu e non sarà mai un uomo politico. Il re di Sardegna non ha in mente che la sua spada e il suo cavallo >. < Sarebbe stato un ottimo sottufficiale – aveva detto Napoleone III – ma gli mancavano gli attributi... Però il re seppe in realtà, svolgere, un ruolo di notevole rilevanza in quel momento storico, inserendosi come mediatore tra i due grandi protagonisti del nostro Risorgimento.
Rimasto vedovo, il re si lega a Rosina Vercellana. La “bela Rusin”, come veniva chiamata a Torino, figlia di un “tamburo maggiore” dell'esercito sardo, era un donnone grande e grosso, parlava il dialetto piemontese. Alla Rosina non piaceva Cavour. Lo statista non vedeva bene l'unione dei “due Piccioncini”. Cavour tesseva per l'interesse della monarchia sabauda e della nascente unità italiana. Ma la Rosina... resterà a fianco del re, < nella crapula e nel disordine, con gran dispetto del conte.
Garibaldi godeva dunque del favore della corte, anche per la scarsa simpatia che la bella Rosina aveva per Cavour. Ma il Generale non poteva fidarsi troppo delle simpatie del re: Vittorio Emanuele era un alleato ambiguo che finiva sempre per dar ragione al suo primo ministro, come fece quando approvò lo spregiudicato piano di Cavour per l'invasione degli stati pontifici. In quell'occasione il re affermo di essere disposto a < gettare a mare i garibaldini >, anche se tenne sempre aperti i canali di comunicazione con Garibaldi. Un dispaccio del re, giunto a Napoli il 20 settembre. Informava ufficialmente il Generale dell'invasione piemontese con lo scopo: < di congiungere le forze dell'Italia settentrionale e dell'Italia meridionale>. Lo lesse, lo rilesse... e si disse: < Ho un brutto presentimento se i borbonici attaccano,,, Corro il rischio stavolta d'essere sconfitto! >
Segue la nona puntata
Lorenzo Pontiggia il Poeta la RIFLENTE = ENERGIA
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lore
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Spedito - 31/07/2016 :  20:02:49  Rispondi allegando il testo
IL 2° Premio... LA POESIA È VITA...
Nell'ambiente della Poesia Fioriscono Concorsi per illudere E spennare gli infiniti 'poetastri' Che senza impegnandosi Partecipano ai Concorsi E senza merito vincono...
Ieri cercando tra le tante Coppe “dismesse”, Ho casualmente trovato una 'modica' Coppa: 2° Premio di Poesia: 'Cos'é per me la F.I.A.F.' 17-10-82, imperfetta ma per me Bella... In casa avevo già una piastrella dipinta con La mia prima POESIA: C.di Ec. Montana1951/2 “
“O Monti, mie vallate voi siete il mio tesor! ”

lorenzo pontiggia LA RIFLENTE ENERGIA
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lore
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Spedito - 01/08/2016 :  05:34:36  Rispondi allegando il testo
LA MIA STORIA POETICA..

Nell'ambiente Poetico
Marea di concorsi
Illudendo 'poeti'...

Tra le Coppe “dismesse”,
Acquistate per lavoro,
Trovo una sobria Coppa:

2° Premio di Poesia: 'Cos'è
Per me la F.I.A.F.'17-10-82

Tempo fa trovo per caso una
Piastrella dipinta, rovinata:
Con la mia prima POESIA,

ERBA: C.di Ec. Montana1951/2 “
“O Monti, mie vallate voi siete il mio tesor! ”

Ora si fanno compagnia...


Lorenzo Pontiggia LA RIFLENTE ENERGIA
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lore
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Spedito - 01/08/2016 :  09:47:07  Rispondi allegando il testo
LA FELICITÀ

È TENDERE A CONOSCERSI:
PER CONOSCERSI USARE
LA RIFLENTE O SESTOSENSO
CHE L'UOMO POSSIEDE...

PER RISOLVERE NEL POSSIBILE
I PROBLEMI CHE OGNI GIORNO
NASCONO CAUSA IL NON BUON
GOVERNO IN SENSO LATO...

IL POETA DELLA RIFLENTE
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lore
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Spedito - 02/08/2016 :  18:13:20  Rispondi allegando il testo
IL GENERALE GARIBALDI: EROE DEI DUE MONDI – I GIORNI della DITTATURA ( 10 parte)

LA BATTAGLIA DEL VOLTURNO

Nelle linee borboniche tutto era pronto per l'attacco. Il 30 settembre Francesco II lesse alle truppe un proclama dal titolo: “Manifestazione Sovrana”. Un'esortazione alla battaglia nell'aver scrupoli umanitari e religiosi... Aggiungendo: < Che il coraggio e il valore sono veri se sono accompagnati dalla virtù e dal sentimento religioso e che siate buoni e generosi dopo la Vittoria, nel rispettare feriti e prigionieri (Bergoglio).
La presenza dei sovrani diffondeva coraggio e speranza tra quegli uomini umiliati da tante sconfitte.
All'alba del 1 ottobre 1860, Garibaldi guidava le cariche in mezzo alla mischia. Dove compariva, la vittoria era certa. A Sant'Angelo la situazione era la più grave. I borbonici varcato il Volturno e superata la prima linea dei garibaldini munita di cannoni, aveva raggiunto il paese, e stava risalendo le pendici del monte Tifata si trovarono di fronte le migliori truppe garibaldine e i più valorosi soldati borbonici, quelli stessi che avevano dato filo da torcere ai volontari a Calatafini e a Milazzo; lo scontro fu particolarmente aspro. I borbonici erano già riusciti a spingere fuori del villaggio gli uomini di Medici... Il generale Medici attraversava al galoppo il villaggio percorso da gruppi di garibaldini in ritirata: - Presto! Ripiegate verso lo stradone. Tutti allo stradone! Una donna gli si parò davanti, implorando: - Non ci lasciate, comandante. Non ci lasciate! Il cavallo ebbe uno scarto; Medici, imprecando riuscì a fermarlo: - Toglietevi di mezzo! - Non possiamo abbandonarli, generale. Questo è l'unico paese che ci ha dato una mano. Se tornano, quelli si vendicano...- Intervenne un garibaldino. Medici si guardò attorno desolato: tutta quella gente implorava, i soldati smarriti: Se ci fermiamo, ci circondano – poi con tono deciso aggiunse: - Allora, presto. Barricate le strade! E tenete duro... Sta arrivando Garibaldi. L'arrivo di Garibaldi rianimo i soldati, che riuscivano a bloccare la manovra avvolgente dei borbonici grazie anche la posizione favorevole dominante tenuta dai garibaldini.

Il Generale sostenne lo scontro, proponendo e guidando egli stesso le cariche alla baionetta, per tre ore, dalle nove a mezzogiorno... Cavalcando, indifferente alle cannonate che gli piovevano attorno, brandendo minacciosa la sciabola di piatto sulle spalle dei fuggiaschi. Gridando – Indietro! Se non vi accoppano quelli, vi accoppo io... I malcapitati ripresero il loro posto tra i compagni sotto gli occhi impassibili di Bixio: - Sarà tutto inutile, se cede Bronzetti, ci prenderanno alle spalle... Sulla sinistra, Menotti, il figlio maggiore di Garibaldi, resisteva valorosamente, contrastando l'avanzata borbonica. Bixio chiedeva rinforzi alla riserva del generale Turr per bloccare l'avanzata del generale Von Mechel. La battaglia infuriò, con alterne vicende, per diverse ore, ma alle cinque del pomeriggio Bixio poteva comunicare a Garibaldi di aver respinto i borbonici e ricacciati dalle posizione che avevano occupato di mattina... Von Mechel in questo scontro perse il suo unico figlio, e di fronte al suo cadavere gridò: < Viva il re! > e prosegui la sua marcia... Il generale svizzero che doveva impadronirsi di Maddaloni, stranamente si fermo... Ruiz de Ballestrero, era bloccato a Castel Morrone per la disperata resistenza dei garibaldini di Bronzetti, i quali si rianimarono dopo aver lasciato sul terreno più di cento giovani e forti... Così Garibaldi battezzò Castel Morrone le Termopoli d'Italia...

IL GENERALE GARIBALDI: EROE DEI DUE MONDI – I GIORNI della DITTATURA ( segue 11 parte)

Lorenzo Pontiggia il POETA la RIFLENTE
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lore
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Spedito - 02/08/2016 :  18:59:41  Rispondi allegando il testo
LA RIFLENTE E' L'INFINITO FINITO INFINITO DELL'ENERGIA...

IL POETA della RIFLENTE
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lore
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Spedito - 03/08/2016 :  18:08:44  Rispondi allegando il testo
IL GENERALE GARIBALDI: EROE DEI DUE MONDI – I GIORNI della DITTATURA ( 11 parte)

L'INCONTRO A TEANO

La vittoria del Volturno smentivano coloro che non ritenevano Garibaldi in grado di vincere una battaglia campale. Invece il Generale nel credere in se stesso, superò e umiliò gli esperti... Accendeva l'entusiasmo nei suoi volontari facendo svolazzare i suo mantello come se fosse la loro bandiera... L'eco della battaglia giunse a Napoli, e il primo giorno comitive di curiosi accorsero (senza pagare il biglietto) a vedere lo spettacolo di chi moriva per fare l'ITALIA...
Garibaldi aveva ottenuto la sua più grande Vittoria, impedendo ai borbonici di riprendersi Napoli. Anche Caserta era in festa, i garibaldini fraternizzavano con i bersaglieri che avevano preso parte alla battaglia. Tutti inneggiavano a Garibaldi re... La strada per Roma non era ancora libera, l'esercito napoletano, sconfitto, ma non annientato, era sempre attestato lungo il Volturno con due fortezze Gaeta e Capua, non facilmente espugnabili. Il 3 ottobre il re si era mosso da Ancona: Cavour voleva ristabilire l'ordine a Napoli, e promuovere l'annessione delle regioni liberate da Garibaldi e liberarsi dalle scomode camice rosse... A Torino i giornali: < Occorre farla finita con questo governo che disonora l'Italia e la causa della Libertà>. Torino capitale: il 2 ottobre Cavour in Parlamento: < … è ora di procedere all'annessione di Napoli e la Sicilia; l'incertezza del provvisorio favorisce l'anarchia>. Agostino Bertani: mazziniano e repubblicano invece della durezza avanza una proposta conciliatrice: Cavour vada a Napoli a stringere la mano a Garibaldi, così non avrebbe detto ad un amico: di conoscere meglio l'Inghilterra di Napoli>.
L'11 ottobre la Camera votò all'unanimità < ammirazione a Garibaldi > e, a larghissima maggioranza: < l'annessione incondizionata > di ogni provincia che richiedesse: < il suffragio diretto >. Il cerchio attorno a Garibaldi si stringeva, ma sperava che i piemontesi gli avrebbero dato una mano per l'ultimo balzo a Roma. Cialdini, vecchio combattente delle guerre d'indipendenza, rivolgendosi a Garibaldi: < Allora è fatta... - No, l'Italia non è ancora fatta. Dobbiamo completarla insieme. Ora dipende da voi... - Da me? Non capisco... - Roma, ci manca. Un balzo ed è fatta. - Ma chi dovrebbe fare questo balzo ? - Domandò Cialdini sorpreso. - Noi, voi e noi insieme... - precisò Garibaldi, con allusiva complicità. - Ma io non ho avuto questi ordini... - Vi propongo un colpo di mano, non una guerra, Cialdini... - Un colpo di mano? Ma questo sarebbe un colpo di testa... forse in altri tempi, quando ero giovane... - Ho capito, siete diventato un uomo d'ordine... - insinuò ironico Garibaldi e poi aggiunse deciso: - Va bene, ci andrò io... - Non lo fate... Vi prego non lo fate. - L'esercito napoletano è stato sconfitto e quello pontificio non esiste più... Chi me lo potrebbe impedire? - L'esercito italiano... Cavour ha dato precisi ordini a Fanti, nel caso vi ostinaste nel vostro avventuroso disegno... - E quali sarebbero questi ordini? - Impedirvi ad ogni costo di proseguire per Roma. Ecco gli ordini di Cavour: > Farla finita con Garibaldi e la sua banda di repubblicani e demagoghi socialisti, a costo di buttarli a mare...>.
La battaglia del Volturno doveva essere solo l'inizio, non la fine,,, Oltre il Volturno c'è Roma. Ma non ci posso andare: i piemontesi sono pronti a spararmi addosso. Non posso mettermi contro Vittorio Emanuele: è nel suo nome che ho assunto la dittatura...

SEGUE LA SECONDA DELL'INCONTRO A TEANO o 12 PARTE

LORENZO PONTIGGIA LA RIFLENTE ENERGIA
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Spedito - 04/08/2016 :  23:17:36  Rispondi allegando il testo
IL GENERALE GARIBALDI: EROE DEI DUE MONDI – I GIORNI della DITTATURA ( 13 parte)

L'ISOLA DELLE CAPRE

< Un po' di Caprera mi deve far molto bene, sento il bisogno di riposo e quiete...>

L'isola solitaria e selvaggia era forse la cura più adatta per ritemprare le forze e il morale... Dopo aver conquistato il Mezzogiorno, e poi le amarezze di Napoli, il Generale si ritemprava nell'aspra e ventosa solitudine della sua isola. Per riprendere le armi in primavera per il re con i suoi garibaldini? Caprera, metà l'aveva comprata con i soldi di una eredità lasciatagli dal fratello Felice. Una minuscola isola di quell'affollato arcipelago... Nell'isola aspra. Arida e deserta la pace era appena turbata da un vento insistente e rabbioso che frugava tra le nude rocce e sibilava tra le macchie di lentisco e mirto... Qui Garibaldi amava rifugiarsi...
A Caprera tornò dunque nel novembre del 1860. Qui riprese la sua attività di “agricoltore” come amava definirsi, circondato da pochi amici: Giovanni Basso che gli faceva da segretario e Stefano Canzio, suo futuro genero. Con lui i figli Menotti Teresina e Ricciotti, e l'amica anziana di famiglia Deidery che si occupava dell'educazione dei figli. E non poteva mancare Battistina Ravello, che gli aveva dato una figlia che chiamò Anita per ricordare la moglie...

La solitudine di Caprera, con il lievitare della fama del Generale, era sempre turbata da frotte di ammiratori, amici, curiosi che il battello a vapore scaricava ogni venerdì alla Maddalena. Battistina non amava ospiti illustri e titolati che facevano visita. Si ritirava in cucina. A Garibaldi non piaceva che Battistina si rinchiudesse nella sua solitudine e spesso la raggiungeva in cucina: - Battistina, ma perché stai mangiando qui sola? Vieni a tavola con gli altri- - Ve l'ho detto... Quando c'è gente, io non ci sto. Mi vergogno.- Ma perché ti vergogni? A tavola si parla... - io non ho niente da dire.- - Nemmeno io, eppure ci sto. - Voi siete Voi... Come quella volta che mi avete messo a sedere vicino al re d'Inghilterra... Dio, che vergogna! - Ma quello non era il re... Era il principe di Galles, un uomo alla mano, uno come noi. - - Però avevo sentito che un ospite che diceva al suo vicino: perché quella, che è una serva, mangia a tavola con il Generale? - Una volta Garibaldi l'aveva anche rincorsa lungo il sentiero che portava giù al mare e l'aveva pregata: - Su Battistina, torna a casa.- Il mio posto non è tra quella gente. Se avete bisogno di una donna che sieda alla vostra tavola tra principi e granduchi dovete trovarne un'altra.- Aveva replicato lei – Tornate voi piuttosto. Cosa penseranno gli ospiti se non vi vedono tornare? - Al diavolo gli ospiti! - Aveva esclamato lui. - Mi sono stufato di raccontare sempre la storia dei Mille!

Le vacche era una delle tante occupazioni di Garibaldi, ma Battistina riteneva di essere più brava di lui in queste faccende: - Non è così che si fa – lo rimproverava – lasciate fare a me: non sentite che la bestia si lamenta? Le fate male. Egli allora, sia pure a malincuore, le cedeva il posto e riprendeva a fumare il suo solito sigaro, sbuffando. - Andate a fumare fuori, non sapete che è pericoloso fumare nella stalla? - Garibaldi si chinava a raccogliere la piccola Anita, che assisteva alla scena, la prendeva in braccio: - Senti che mamma brontolona? - le diceva, baciandola teneramente. Ma Battistina dopo una breve pausa, - E mettetevi in ordine. Guardate se un Generale deve andare in giro in questa maniera...

Speranza era ritornata sull'isola. Garibaldi e Battistina stavano tornando dai campi con uno dei loro asinelli. - E chi è quella? - aveva esclamato accigliata Battistina, vedendo da lontano l'elegante signora che scendeva dal battello, agitando la mano, in un amichevole saluto. - Non so...- aveva risposto il Generale imbarazzato. - Mi sembra Speranza.- Ed era corso verso il molo a salutarla. Battistina era rimasta accanto all'asino, immobile e sospettosa, guardando da lontano l'abbraccio... Il giorno dopo Speranza era andata a fare una passeggiata nell'isola con Garibaldi, tornando il Generale gli chiese di sposarlo... La baronessa imbarazzata farfugliò qualcosa, ma non seppe dare nessuna risposta. Garibaldi vicino a casa ritirò il braccio dicendo: < le donne di casa amano osservare tutto con il cannocchiale...>

SEGUE la 14 parte

Lorenzo Pontiggia la RIFLENTE
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lore
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Spedito - 05/08/2016 :  08:19:01  Rispondi allegando il testo
Carissimo Lorenzo,

leggo sempre con vivo interesse e piacere tutti i tuoi scritti che gentilmente mi invii.

Mi complimento per la profondità del Tuo pensiero che costantemente esprimi nonché per la chiarezza, lo stile, la coerenza, l’aulicità che caratterizzano e contraddistinguono la tua prosa e, soprattutto la tua poesia.

Sentitamente Ti ringrazio e cordialmente Ti saluto augurandoTi un meritatissimo successo ed una imperitura fama.



Mino Gaffuri

Grazie in RIFLENTE caro Amico Mino... io son sempre quello di una volta, di via Volta: m'illumino di ENERGIA, e come la Ricevo la filtro e la giro a chi incontro nell'Infinito spazio del Tempo... Come Tutti cercano di fare chi più chi meno... Questo è il bello della nostra ENERGIA: Amore SOCIALE, purificato dalle scorie del quotidiano nell'essere quel filo di Luce che dà Speranza ai figli dei figli non ancora Concepiti... Non temo il presente né il futuro perché la Morte non esiste essendoci l'ENERGIA nella continuità di TUTTA la PROGENIE della famiglia Umana, da Tuo Padre Giacomo conosciuto in Consiglio Comunale, al Prof. CAMILLO SECCHI e gli altri... NELLA STORIA CI SIAM TUTTI = UMANITA' : < NULLA SI DISPERDE, TUTTO SI TRASFORMA E SI RICREA > TALETE: 2700/2600 anni fa, il Padre dei Presocratici... Grazie della stima che hai sempre avuto nei miei riguardi... è NEL'ESSERE ME STESSO da CREDERE IN ME STESSO che guardo al FUTURO felice di VIVERE per non essere mai stato furbo ma ONESTO! Ciao AMICO: nel salutarti allargo il Saluto a Tutta la Tua Famiglia, Amici e Collaboratori... lorenzo
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lore
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Spedito - 05/08/2016 :  10:49:55  Rispondi allegando il testo
IL GENERALE GARIBALDI: EROE DEI DUE MONDI – I GIORNI della DITTATURA (14 parte)
L'ISOLA DELLE CAPRE
Garibaldi nella sua Isola dimenticava le battaglie e le vittorie, viveva del lavoro dei campi che egli stesso aveva dissodato. Aveva mucche, capre, asini. Era anche un appassionato pescatore. I suoi vigneti e i suoi campi li chiamava fazzoletti di terra, che lui stesso aveva ricavato in quell'arido isolotto di sassi. Ora svolgeva il lavoro di agricoltore indossando la gloriosa camicia rossa... Ogni mattina s'avviava al lavoro con la zappa sulle spalle: zappare, potare, far legna, accudire il bestiame, curare le api. Come un antico eroe di Omero / Esiodo. Sul diario annotava tutto il ciclo della 'natura'. Gli asini li aveva battezzati con nomi di illustri personaggi dell'epoca: Pio IX, Francesco Giuseppe e Luigi Napoleone. Una mattina Garibaldi sorprese Speranza a sfogliare un grosso volume rilegato, era l'elenco completo dei Mille coi loro ritratti, che il Generale teneva sempre a portata di mano, come una bibbia... - Ma dei mille e novanta sbarcati a Marsala, sapete quanti sono arrivati a Napoli? Solo quattrocento. Gli altri sono rimasti sulla strada. Senza quei Mille e il loro esempio non saremmo arrivati a Napoli in trentamila a liberare Roma e Venezia: ho già fatto una proposta al Parlamento per costituire un esercito di Volontari d'affiancare all'esercito regolare... Chi farà la guerra contro l'Austria? I soldati regi? - Concluse il Generale con scetticismo.
Garibaldi non aveva perduto la speranza che il re aveva acceso prima di partire da Napoli: nella primavera del 1861 ci sarebbe stata la guerra contro l'Austria. L'Ungheria e gli Stati danubiani si sarebbero sollevati ed era l'ora di Liberare Roma e Venezia... A Torino sapevano di far conto sul Generale Garibaldi: scriveva il Ministro plenipotenziario degli Stati Uniti: < in questo momento egli è, in sé per sé, una delle grandi potenze del mondo >.
Cavour remavo contro Garibaldi... Vittorio Emanuele II avrebbe voluto dar soddisfazione al valoroso condottiero: < Ma non si può trovare il modo per accontentare Garibaldi? > - Maestà, l'obiettivo del governo non è la felicità personale del Generale... Ma c'è soprattutto un impedimento di carattere costituzionale. Come possiamo creare un esercito di volontari accanto a quello regolare? - La verità è, caro Cavour, disse ridendo il re – che voi non volete i garibaldini fra i piedi... - Maestà, ma voi immaginate cosa succederebbe se Garibaldi disponesse di un esercito regolare? Sarebbe capace di qualsiasi colpo di testa. Se con mille uomini ha attaccato il Regno delle Due Sicilie, con cinque divisioni non ci penserebbe due volte ad aggredire l'Austria... o il papa... - Certo, mi rendo conto che è pericoloso dargli cinque divisioni... - commentò, come fra sé, Vittorio Emanuele. - Ma è ancora più pericoloso non dagliele – proseguì Cavour, suscitando la stupita curiosità del re.- Garibaldi è pericoloso comunque. Soprattutto se lo lasciamo a Caprera, a fare il Cincinnato. Gli occhi del mondo sono rivolti a quell'isola maledetta... L'Uomo è nella leggenda e ognuno si aspetta che, da un momento all'altro, il leone aggrappato allo scoglio ruggisca... Da lì ispira i sogni più pazzi e più irragionevoli: Guerre, Rivoluzioni... - la voce di Cavour solitamente pacata, si era improvvisamente alterata e il suo volto impassibile si era acceso... - Cosa dovremmo fare allora? Cacciarlo dall'isola? - replicò il re. - Gli americani lo vogliono per la loro guerra civile... se il Generale accettasse … - suggerì Cavour.
Segue 15 parte...
Lorenzo Pontiggia LA RIFLENTE - ENERGIA
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Spedito - 07/08/2016 :  16:55:06  Rispondi allegando il testo

IL GENERALE GARIBALDI: EROE DEI DUE MONDI – I GIORNI della DITTATURA (15 parte)
L'ISOLA DELLE CAPRE
A Caprera era venuto l'ambasciatore americano. Negli Stati Uniti era in corso la cosiddetta guerra di Secessione e il presidente Lincoln offriva a Garibaldi il comando di un'armata contro gli schiavisti del sud. La proposta era allettante: nella grande repubblica americana il suo nome era famoso, si erano già formato corpi volontari comandati da ex ufficiali garibaldini. Menotti, il figlio ventenne del Generale lo spingeva ad accettare l'invito del Presidente americano... L'inverno era trascorso e la primavera incominciava a farsi avanti... Nei campi spuntavano i primi germogli, la vita fremeva... I gabbiani planavano leggeri sopra la superficie del mare, e le loro grida cominciavano ad essere festose... Garibaldi, seduto in alto sopra una roccia, guardava ammirato la natura che sbocciava, sentendosi rinascere da far rinascere l'Italia... A Caprera Menotti si annoiava. Era passato l'inverno, ma da Torino non giungevano notizie. Non aveva detto il re che i garibaldini... Raggiunse il padre, lasciandolo cullarsi nei pensieri... Poi all'improvviso: - Papà, perché non andiamo in America? Il presidente Lincoln ci ha chiesto di combattere per il Nord nella guerra civile... Che stiamo a fare qui? Cosa aspettiamo? - La guerra contro l'Austria - Ma sei sicuro che si farà? - Il re ha promesso... ha detto a primavera... Il re è un galantuomo... - Ma almeno quella americana c'è... si sta facendo... Così va a finire che ce le perdiamo tutte e due... - Ma cos'è questa mania che hai di fare la guerra? - Lo fissò severo il Generale.
A Caprera giunse Turr, per partecipare alle nozze di Teresita, la figlia prediletta di Garibaldi, con Stefano Canzio, uno dei più valorosi ufficiali garibaldini. Fra Pantaleo, il pittoresco frate siciliano al seguito del Generale, unì i due giovani in matrimonio... Teresita ostentava, emozionata e felice, uno splendido collier di diamanti, un regalo del re, che Turr aveva portato da Torino. Molti vecchi amici erano presenti: Speranza, Jessie White, Alberto Mario...
Turr ora era generale dell'esercito piemontese e frequentava Palazzo Reale. Garibaldi: - Avete qualche messaggio da parte del re? - Turr apparve a disagio, imbarazzato. - Mi dispiace dovervi deludere, ma non ho messaggi, né ordini. Ma in via confidenziale, Sua Maestà mi ha detto di quell'offerta del Presidente Lincoln... se voleste andare, avreste la sua autorizzazione, anzi la sua approvazione... - - Ah... è così...- mormoro deluso Garibaldi. - Allora vuol dire che la guerra contro l'Austria non si farà... - - Di questo il re non mi ha parlato - disse Turr, quasi balbettando. - O se si farà – aggiunse il Generale - si potrà fare senza di me. - Non è per questo... Il re pensa che Voi siete troppo grande per appartenere all'Italia soltanto. - la voce di Turr tradiva un profondo disagio. - Sono troppo... cosa? - incalzò amaro Garibaldi. - Questa non l'avevo mai sentita.-
Garibaldi gioiva per la figlia sposa, da superare l'amarezza pensando alla probabile congiura di Torino di non essere chiamato a finire di liberare l'Italia... Tra gli ospiti alla cerimonia c'era anche l'ambasciatore Sanford con alcuni ufficiali americani: tornato per aver una risposta al messaggio di Lincoln. Sanford, si alza e rivolgendosi al Generale: vorrei brindare se mi date la risposta che l'America aspetta! - Non sono io che devo darla: che ha deciso il presidente Lincoln? - Il presidente vi offre il grado di Generale di divisione e un comando autonomo...- precisò Sanford. - Questo lo so... e nient'altro? - incalzo Garibaldi. - Non saprei. - Allora dite al presidente che io sono disposto a battermi anche come semplice soldato, ma per una causa che riguardi l'umanità intera, come: togliere la schiavitù e non fare gli interessi del Generale Lincon... Il Generale aveva ballato con la figlia, bellissima nel suo abito bianco. Poi quando gli ardori della festa s'erano affievoliti, si era avvicinato a Speranza e lei gli aveva chiesto: - Allora andrete in America? - Andrò a Torino a sedere al mio posto di deputato... - Quando partite? - Domani all'alba.
La Casa Bianca era ancora avvolta nel silenzio della notte; dal mare giungeva il brontolio della risacca... Garibaldi guardava con tenerezza la piccola Anita, tranquilla nella culla. Battistina preparava con cura le valigie... Battistina gli si avvicinò, si chinò accanto e in un sussurro: <E' bella la nostra Anita... - Abbi cura di lei – raccomandò il Generale in un impercettibile sorriso. Speranza, dietro la porta semiaperta, aveva assistito alla scena, e si ritirava furtivamente nell'ombra. L'alba si levava sul mare, il vento spirava leggero e le grandi pale del mulino emettevano brevi gemiti. Dalle stalle giungeva il risveglio degli animali rinchiusi... Un vecchio marinaio stava salendo dal mare alla casa di Garibaldi, si aprì il portone e ne uscì Battistina, seguita dal Generale. Garibaldi consegnò le valigie al marinaio: - Vai... aspettami alla barca – gli disse. Salutò quindi Battistina, la bacio sulla guancia; attese che la donna rientrasse e chiudesse la porta, poi si avviò verso il mare, con passo incerto; a tratti si fermava, si voltava verso la casa, osservava una finestra chiusa e senza luce, si avviava di nuovo... come se temesse di dimenticare qualcosa. Improvvisamente davanti a lui, sullo sfondo del mare, egli scorse Speranza: - Credevo non veniste più... - le corse incontro con gioia, ma lei lo fermò. - Scusatemi. Ieri sera ho parlato impulsivamente, senza usare la RIFLENTE – si giustificò lei imbarazzata. Poi aggiunse con decisione: - Non verrò con voi a Torino! - Perché? Avrò bisogno del vostro aiuto lassù. Sapete la battaglia che mi aspetta, vado a difendere i miei volontari; non sarà un compito facile... Voi dovete accompagnarmi. - Vi accompagnerò fino al molo – sorrise Speranza... - Una compagna per le vostre battaglie l'avete già avuta. Vi resta solo una donna, che vi aspetta a casa. Ma quella non sono io. Purtroppo non ho mai aspettato nessuno. - Allora mi mandate solo … - solo ? - sorrise Speranza – Non siete solo. C'è tutto un Popolo che vi segue, che cammina con voi... - Bella consolazione – commentò amaro Garibaldi e, dopo una breve pausa, proseguì – Cosa farete adesso? - Non lo so... Certo è che, quando tornerete non sarò qui ad aspettarvi... Guardate si sta alzando il sole. Battistina dall'alto guardava il mare, vide Speranza tendere le mani al Generale, lo vide chinarsi a baciargliele e infine staccarsi da lei e salire sulla barca... Battistina si illuminò di un lieve sorriso...
La barca si allontanava: Garibaldi, in piedi sulla poppa, le braccia conserte, aveva lo sguardo fisso verso terra...
IL GENERALE GARIBALDI: EROE DEI DUE MONDI – I GIORNI della DITTATURA (Seguirà 16 parte) DEPUTATO IN CAMICIA ROSSA
Lorenzo Pontiggia LA RIFLENTE ENERGIA
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Spedito - 07/08/2016 :  16:57:17  Rispondi allegando il testo
L'UOMO è UOMO

ESOPO: La Volpe e l'Uva...
Chi ricatta è un fallito,
Vive di Luce altrui
E nell'aver Paura
Attacca per sentirsi
Infelice della sua POVERTÀ...

IL POETA IN RIFLENTE
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Spedito - 07/08/2016 :  19:04:37  Rispondi allegando il testo
VITA LUCE ENERGIA

VIVERE VERITÀ AMORE
MOVIMENTO CONOSCENZA
PROGRESSO ETNIA
ARTE STORIA
PROGENIE UMANA...

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Spedito - 08/08/2016 :  15:42:06  Rispondi allegando il testo
LA VITA

NELL'USAR LA RIFLENTE

SESTOSENSO INFINITA POESIA

PERPETUO INCANTO

ARMONIA SOCIALE...


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Spedito - 09/08/2016 :  15:32:32  Rispondi allegando il testo

IL GENERALE GARIBALDI: EROE DEI DUE MONDI – DEPUTATO IN CAMICIA ROSSA –18 parte-

È passata... non è niente – mormora Cavour, sdraiato nel suo letto, senza giacca, la camicia sbottonata, mentre un medico lo sta auscultando. - Tutta colpa di Garibaldi – sbotta Fanti indignato. - Lo ha provocato, insultandolo.- - Lo odia – aggiunge un deputato presente. - No, Garibaldi non mi odia – sussurra con fatica Cavour. - Non è capace di sentimenti ignobili. - Il medico esce dalla stanza; il marchese Gustavo gli si fa incontro: - Allora? - domanda ansioso. - Ha bisogno di riposo - risponde il medico – sono molto preoccupato -. In quel momento sta giungendo, ansante, Bianca Ronzani, tenta di raggiungere la stanza di Cavour, ma il marchese Gustavo la ferma: - Signora, vi prego... non è opportuno. - Volevo vederlo – replica Bianca. - È per la salute del signor conte – interviene conciliante, Barnabò, il maggiordomo di Casa Cavour. - È per la rispettabilità della casa... Una ballerina! - si lascia sfuggire il marchese Gustavo. La signora Ronzani si ferma, indignata per quelle parole, si guarda attorno, si rivolge quindi ai deputati presenti: - Signori quest'uomo mi ha offeso. C'è nessuno tra voi disposto a chiedergli soddisfazione? - I deputati restano immobili, imbarazzati: la donna, sorride amaramente: - Ha ragione Garibaldi: siete un'accozzaglia di lacché! - e si accinge a uscire, sdegnata. - Vi prego, signora – la rincorre Gustavo pentito – Accomodatevi... Venite. E la conduce dal fratello...


In attesa che la seduta della Camera riprenda Garibaldi siede, appartato con alcuni dei suoi, nella sala di un grande caffè: con lui sono Medici, Turr, Bertani, Biixio... La conversazione è piuttosto accesa. - Ma come si possono incorporare oltre trentamila volontari in un esercito, che in tempo di pace ha appena sessantamila effettivi? - Medici si rivolge polemicamente a Garibaldi. - E chi parla di pace? - replica il Generale – Non ci stiamo preparando alla guerra? - Guerra... quale guerra? - ribatte Medici. - Qui, nessuno la vuole – aggiunge Turr. - E l'offensiva di primavera' E Venezia? E Roma? E la promessa del re...- s'infiamma Garibaldi. Nel caffè sta entrando un generale in divisa piemontese, accompagnato da un'elegante signora. Vede Garibaldi, gli si avvicina: posso salutarvi, Generale? - Ci conosciamo? Non ricordo. Ci siamo già visti da qualche parte? - Al Volturno... - - Al Volturno... - sorride il il generale in divisa piemontese. -Ah eravate con Cialdini? - Ero con Francesco II... Sono il generale Ruiz, del disciolto esercito napoletano. E con un impeccabile saluto, batte i tacchi e se ne va. Gli ufficiali garibaldini lo guardano attoniti. - Ruiz? - chiede Medici – Ma non è quello che assediava Bronzetti a Castel Morrone? - Sì, forse è lo stesso che lo ha ammazzato – risponde cupo Garibaldi. - Perché vi stupite? - interviene Bertani – Tutti gli ufficiali dell'esercito borbonico che ne hanno fatto domanda sono stati integrati nell'esercito italiano, con gli stessi gradi e l'anzianità di servizio maturata. - Si è voluto pacificare gli animi – Turr tenta una giustificazione. - Anche molti gaibaldini, del resto – aggiunge Bixio- sono stati incorporati nell'esercito regolare...



- Come avete detto? - interviene Garibaldi con foga – Millecinquecento su più di trentamila... Agli ufficiali garibaldini non è stato concesso quel che è stato concesso ai borbonici: conservare nell'esercito regio gli stessi gradi che avevano nella campagna meridionale, come avevo chiesto. - Forse voi siete stato un po' troppo di manica larga con i gradi... - insinuò con qualche imbarazzo Turr – Forse con voi! Urlò Garibaldi – Volevate dare la terra ai contadini, volevate la Costituzione, la Repubblica... Ma che diavolo vi è successo che siete diventati così moderati... - Ma, Generale... - Medici tentò di placare Garibaldi sdegnato. Tutti gli avventori guardavano ora allarmati verso di lui. - Ve lo dico io quel che vi è successo – aggiunse sottovoce, con ironia, chinandosi verso i suoi ex-luogotenenti - Siete diventati generali dell'esercito piemontese e deputati del Regno. Ora siete persone perbene... rispettabili. Troppo rispettabili per i miei gusti, per restare insieme allo stesso tavolo! - (Quando ci vuole ci vuole... ) lasciandoli mortificati e increduli si avvio furioso verso l'uscita...


Seguirà la 19 parte
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Spedito - 09/08/2016 :  19:09:09  Rispondi allegando il testo
IL GENERALE GARIBALDI: EROE DEI DUE MONDI – DEPUTATO IN CAMICIA ROSSA –19 parte


La seduta alla Camera era ripresa e il presidente Rattazzi, prima di concedere nuovamente la parola a Garibaldi, aveva raccomandato moderazione, invitando il pubblico a mantenere un contegno adeguato. Il silenzio era assoluto, quando Garibaldi si levò a parlare: - Stavo dicendo che nel sud non c'era anarchia, ma solo la fredda e nemica mano di questo governo che tentava di provocare una guerra fratricida... - All'ordine! All'ordine! Deve ritrattare tutto! - la maggioranza dei deputati balza in piedi, gridando, - Ma che fa, ricomincia? All'ordine! - Dai banchi della sinistra e dalle tribune esplodono salve prolungate di applausi. - Fate sgomberare le tribune! - si grida nell'aula... - Onorevole Garibaldi! - lo richiama Rattazzi, agitando il campanello – Vi tolgo la parola! - E poi rivolgendosi alle tribune: - Invito nuovamente al silenzio... Altrimenti farò sgomberare.




-Chiedo la parola – si alza Bixio. - Parlerò in nome della concordia e dell'Italia. Chi mi conosce sa che io appartengo soprattutto alla patria. Credo alla santità dei pensieri che hanno sempre guidato le azioni del generale Garibaldi, ma ho anche fede nel patriottismo di Cavour. Ritengo inoltre che le parole di Garibaldi non debbano essere prese alla lettera: egli è un guerriero, più che un oratore. - Le parole di Bixio apparvero pacate e piene di buon senso alla destra, che le approvò con applausi scroscianti; la sinistra le accolse in silenzio: non aveva gradito che al Generale venisse attribuita la patente di imbecillità. Il primo ministro Cavour, pallido e sofferente prese parola: - Accolgo l'invito del generale Bixio: per quanto mi riguarda, la prima parte di questa seduta non è mai avvenuta (per fortuna certe situazioni rimangono scritte).


Il Generale non seguì interamente il discorso di Cavour (acqua calda). Alzandosi, tra lo stupore di tutti. Cialdini, vedendolo, aveva mormorato fra sé, scandalizzato: - È inaudito!... Se ne va durante la replica del presidente del Consiglio... Poi lo aveva raggiunto nell'anticamera del Parlamento, mentre il Generale stava parlando con Liborio Romano e fumava il suo solito sigaro... - Volevo dirvi – lo apostrofò Cialdini – che voi non siete l'uomo che credevo. Non siete il Garibaldi che ho amato! -Mi dispiace – disse, Garibaldi pacato. - Vi siete messo al di sopra del re e del governo, accusando i ministri di tradimento... Avete offeso il Parlamento, presentandovi qui alla Camera, con questo vostro costume teatrale...- Se questa camicia è andata bene per fare l'Italia, pensavo potesse andar bene per ogni altra occasione...- La gente si andava assiepando attorno ai due...

- Voi avete fatto grandi cose – proseguì Cialdini – ma il merito di aver liberato le Due Sicilie non spetta solo a Voi... Sul Volturno c'eravamo anche noi; quando siamo arrivati, eravate in difficoltà. - Al Volturno avevamo già vinto prima del vostro arrivo – ribatte Garibaldi con voce tagliente. - E se affermate il contrario... Voi mentite! Cialdini impallidì a quell'offesa, mentre un silenzio di tomba segui a quelle parole. Il Generale, dopo una pausa, proseguì, quasi scusandosi; - Se vi sentite offeso... sono pronto a darvi soddisfazione... ( singolar Tenzone) -

Seguirà la 20 e ultima parte...
Lorenzo Pontiggia la RIFLENTE ENERGIA
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