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 GLI INCONTRI DI BULGARIA-ITALIA 
Verona, 19.03.2005

IL CONTRIBUTO BULGARO ALLA LIBERAZIONE
DELL'EUROPA SUD-ORIENTALE DAL NAZIFASCISMO

Le relazioni e gli interventi - Resoconto Fotografico: 1 | 2 | 3
Presentazione dell'iniziativa (на български)

UNA DONNA PARTIGIANA: VELA PEEVA

Vela Peeva nasce in una famiglia benestante il 16 marzo 1922 a Kameniza, nel sud della Bulgaria. Studia in modo altrettanto proficuo matematica e lettere, storia e geografia, ma dimostra per il suo maggior interesse per le scienze naturali.

Negli studi Vela ottiene sempre il massimo dei voti, sia alle medie nel suo paese nativo, che al ginnasio dove fa amicizia con giovani progressisti e incomincia a leggere la letteratura marxista.

Nel 1939 diventa membro dell’Unione Operaia Giovanile (RMS). Frequenta le riunioni clandestine della RMS, scrive e distribuisce volantini per i quartieri operai di Pazardjik, raccoglie fondi per i detenuti politici, organizza incontri, prepara relazioni del tipo “Come vive la donna nell’URSS?”, “Che cosa è comunismo” ed altro. Si dichiara apertamente contro il regime monarcofascista, insistendo che nel ginnasio al posto del ritratto del Re, fosse appeso il ritratto del suo poeta preferito: Gorki.

Durante le vacanze Vela è sempre assieme ai giovani dell'unione operaia di Kameniza. Partecipa all’attività della biblioteca e dell’associazione esperantista. Organizza serate culturali durane le quali si proiettano i film sovietici “Chapaev”, “ I Tredici” e i “Tre carristi”.

Nell’autunno del 1941 diventa studentessa di pedagogia all’Università di Sofia. Di notte distribuisce volantini, organizza incontri, recluta nuovi militanti. Frequenta regolarmente le lezioni non solo di Pedagogia, ma anche di altre facoltà. L’anno successivo si trasferisce nella facoltà di geografia, con il desiderio di diventare insegnante di geografia.

Vela non risparmia le forze. Organizza e partecipa manifestazioni studentesche di protesta. Rischiando la vita, nasconde compagni clandestini, assicura loro alloggi ed approvvigionamenti. Redige il giornale clandestino “Illuminista”. Nei suoi articoli critica il fascismo bulgaro e s’appella ai giovani della regione di Cepino, in particolare alle donne. La sua attività non passa inosservata alla polizia: è sotto continuo controllo. Dopo il fallimento del sabotaggio di una fabbrica, nell'aprile del '43, assieme ad altri membri dell’Unione operaia giovanile e a sua sorella, Vela passa alla clandestinità. Ghera ha 17 anni, Vela ne ha 21.

Arrivata nel reparto partigiano “Anton Ivanov”, sorprende i partigiani con la sua fermezza e l la sua audacia. I lunghi percorsi, la fame, le difficoltà la temprano maggiormente. E' alla pari con gli uomini nella lotta – si trova là dove è necessario.

Alla fine di marzo del '44, Vela e altri 3 compagni vengono inviati in missione. Si imbattono in un reparto di gendarmi. Due compagni rimangono uccisi, il terzo cade nelle mani del nemico. Vela rimane da sola. Ferita, riesce a scappare. Tenta di ricongiungersi con i partigiani tramite alcune staffette, ma non ci riesce. Si rifugia in montagna, sotto il monte “Arapchal”, nella località Roccia Bianca, dove trascorre 37 giorni in condizioni disperate – neve, vento, freddo e fame.

Il governo offre una taglia enorme per la sua cattura. Il 3 maggio 1944 un traditore conduce il reparto di polizia verso Arapchal. Vela è accerchiata. Sotto una pioggia di proiettili, dopo un’ora l’eroica partigiana muore. I gendarmi si accaniscono contro il suo corpo che è fatto a pezzi ed esposto nella piazza del paesino sottostante. E’ significativa l’osservazione di uno dei suoi boia, condannato successivamente dal Tribunale: nello zaino di Vela hanno trovato solo … dei libri, Botev, Javorov e Smirnenski.
Nel 1948 i paesi Ladjene, Cepino e Kameniza si uniscono in una nuova città, Velingrad, che porta ancora oggi il nome di Vela Peeva.


Katia Kusmova-Zografova, un’esperta di storia e letteratura bulgara, ha scritto:

“Vela Peeva è un’eroina tipicamente bulgara con il suo temperamento meridionale, con la sua appassionata abnegazione femminile verso un ideale di cui si innamora come di un uomo fatale.

Anche oggi, quando è così inimmaginabile dal punto di vista della logica razionale del nostro misero pragmatismo, quando ci sembra così bizzarra, eretta sulla cima della fatale Roccia Bianca, lei ci è vicina. Perché ci assomiglia ad una sposa ingenua, ma affascinante nel suo volo impetuoso, in un’attesa invana delle sue nozze con lo spettro del comunismo.

Vela Peeva la partigiana con la sua sofferenza umana che ci ricorda le pene di Gesù, è improvvisamente viva e integra nel Pantheon bulgaro. Lei rimane la nostra ragazza dal coraggio inaudito che ha tentato pure nella morte di realizzare i suoi, anche se utopici, ideali, murando il suo cuore vulnerabile in cima alla montagna.

La sua esile figura sacrificale, eretta tragicamente contro tutto il mondo sul tempestoso fronte di Arapchal, dove nascono i fulmini, rafforza la nostra coscienza femminile che anche noi siamo fiere ed eroiche figlie del Balkan…”


La lettera di Vela ai genitori

10 maggio 1943
Il Balcano

Cari mamma e papà,

Scusate che siamo partite senza dirvi niente.
Sappiamo molto bene quanto dolore e sofferenza vi causeremo, a quanto tormento vi sottoporrà la polizia fascista, ma dobbiamo dirvi la verità. Siamo venute nel bosco non per paura, non per nasconderci, ma per lottare contro il fascismo fino al suo abbattimento.
Per questo sappiate: finché in paese ci sono sindaci come Pavlov, finché padroneggiano gli uomini dello zar Boris e di Filov, a casa non torneremo!
Infinite sono le sofferenze del nostro popolo schiavizzato dagli imperialisti tedeschi e dai loro servi bulgari. Derubano il nostro paese e trasformano la nostra bellissima patria in base per attaccare il Grande paese del socialismo. Ma il nostro popolo che diede eroi come Levski e Botev, lotta e lotterà per la sua libertà ed indipendenza.
Cara mamma, ancora una volta perdonateci le sofferenze che vi stiamo causando. Sopportate con dignità. In questo momento sta soffrendo tutto il nostro popolo.
Cari genitori, non dubitate che presto saremo di nuovo insieme e con tutto il popolo per festeggiare la libertà guadagnata.
Mandiamo i nostri sinceri saluti, a voi e a tutti i compagni.
Con tanto amore, Vela e Ghera


Vela, una poesia di Dora Gabe


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