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RACCONTI

Autore: Pelin Elin

Anno: 1985

Editore: Bulzoni

Pagine: 172

Traduzione di: Barba I.

Prezzo: EUR 7,75

Dimitar Ivanov Stoyanov (pseudonimo Elin Pelin), nacque l'8/7/1877 a Bajlovo, nella provincia di Sofia. Fin da piccolo si appassionò alla lettura e ancora ragazzo cominciò a pubblicare racconti su numerose riviste, raggiungendo a soli 20 anni una grande popolarità. Seguì il percorso comune a molti scrittori del suo tempo, iniziando come maestro elementare nei villaggi, dove organizzava centri culturali e collaborava attivamente a numerosi giornali e riviste letterarie; lui stesso fu fondatore e redattore di alcuni, fra cui "Selska razgovorka" (Chiacchierata contadina), "Balgaran" (Bulgaraccio); curò inoltre l'edizione di alcuni periodici per bambini "Svetulka" (Lucciola), "Pateka" (Sentiero). Completò gli studi durante un soggiorno in Francia, fu bibliotecario presso La Biblioteca Nazionale di Sofia e conservatore presso La Casa-Museo di I.Vazov. Nel 1940 divenne Presidente dell'Unione degli scrittori bulgari.

Considerato il miglior narratore e interprete della vita di campagna, Elin Pelin creò una galleria di personaggi indimenticabili, che entrarono ben presto a far parte nella coscienza nazionale. Attento e affettuoso conoscitore dell'ambiente paesano, seppe ricrearlo maestosamente nello spazio breve del racconto, che fu il suo genere prediletto. Il maggior pregio delle sue opere è dovuto ad un realismo genuino, non privo di note liriche, e al suo stile narrativo inconfondibile fatto di luce e colori. Nei suoi personaggi si specchia l'essenza stessa della Bulgaria contadina e lo spirito vitale del contadino bulgaro, pronto a sorridere ora bonario ora burlesco, anche nei momenti più difficili e tristi.

Oltre ai numerosi racconti, Elin Pelin scrisse due romanzi brevi: "Geracite" i "Zemja", in cui interpretò i profondi cambiamenti avvenuti nell'amato villaggio. In "Geracite" (Gli Sparvieri), considerato a ragione fra i capolavori della letteratura bulgara novecentesca, affrontò il tema del contrasto fra l'ambiente paesano e la città vista come fonte di minacce e rovina, dando un'ampia e suggestiva testimonianza del declino dell'antico mondo patriarcale, fondato sull'unità famigliare e l'amore per la terra.

"Io ho cercato solo ad essere veritiero mentre scrivevo di quello che conoscevo. Narravo il nostro villaggio, perché è questo che conosco meglio di tutto, ed è lì che sono cresciuto. Narravo della vita e delle persone vive e non potevo tacere le loro sofferenze e fatiche."

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