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LA SATIRA BIZANTINA DEI SECOLI XI-XV

Autore: AA.VV.

Anno: 1999

Editore: UTET

Pagine: 692

A cura di: Romano Roberto

Prezzo: EUR 67,14

ISBN: 9788802054025

«Si sedette sul suo trono alto e solenne, sopra alle foglie delle more dei rovi, e così parlò ai glabri: "Andate, disgraziati glabri, dai grossi polpacci, dalle grosse vulve, dal grosso culo, cacati, agghindati, accovacciati, petomani, baffuti, sficati, dalle schiene strette, larghi di petto e di culo; andate per pagare la tassa pesante e indescrivibile, il tributo di tre anni". E i glabri dissero al loro re: "E che cos’è questa tassa pesante e indescrivibile, o re?" E di nuovo a loro così disse il re: "Dodici moggi di carbone di giunco, tremila case con coltivazione, sale non salato e burro di mare, 100 libbre di empiastro di miglio, 100 libbre di cotone d’erba spinosa, 100 libbre di grasso di vecchio pidocchio, 100 misure di lacrime di zoppicante mosca, 199 libbre e mezza di merda di elefante; e poi 102 misure e mezza di scoregge di aspide, 100 libbre di peli rimasti sul pettine, col quale sono state pettinate le barbe degli sbarbati". Ed ecco, a sorpresa, affiorare dalle pagine di questa Messa del glabro, nata forse in ambiente monastico tra XIV e XV secolo, l’archetipo dell’Ubu re e della sua insana passione per le "phynanze". Ma innumerevoli gustose scoperte riserverà al lettore curioso il volume curato da Roberto Romano, che prosegue, sotto la direzione di Italo Lana e Antonio Garzya, una meritoria opera di riscoperta e divulgazione della misconosciuta produzione letteraria bizantina. A un altro celebre personaggio della letteratura occidentale, il Fra’ Cipolla di Boccaccio, rinvia inevitabilmente il monaco Andrea di Cristoforo di Mitilene (vissuto nell’XI secolo), ingenuo collezionista di sacre reliquie, gabbato e, a differenza di quello, non gabbatore, che nella sua smania accumulatoria possiede «dieci mani del martire Procopio, quindici mascelle di Teodoro, fin otto piedi di Nestore, e insieme quattro teste di Giorgio», oltre naturalmente a «una piccola parte delle piume di Gabriele», ritrovate a Nazaret dopo l’annunciazione a Maria. Di tutt’oggi godibile efficacia satirica è poi La battaglia della gatta e dei topi di Teodoro Prodromo, parodia della tragedia greca in cui nei panni del Fato orrendo campeggia la gatta, e gli eroici topi (con un Olimpo immaginato a loro misura) commentano ed esaltano le proprie gesta immortali. Fino al provvidenziale arrivo del deus ex machina, una trave marcia che uccidendo la gatta decreta la sacrosanta vittoria degli eroi.

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