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ROULETTE RUSSA. COSA SUCCEDE NEL MONDO SE LA RUSSIA VA IN PEZZI

Autore: Chiesa Giulietto

Anno: 1999

Editore: Guerini e Associati

Pagine: 204

Prezzo: EUR 14,50

ISBN: 9788883350436

L'analisi di Giulietto Chiesa Russia allo sfascio con lo zar Boris Un disastro programmato: concessioni alle autonomie in cambio di voti Chi avesse ancora qualche dubbio sul "suicidio" della Russia, come potenza politica, strategica ed economica, e sull'operazione neo - coloniale che l'Occidente ha compiuto sul suo cadavere in combutta con la sua classe dirigente dovrebbe leggere l'ultimo libro di Giulietto Chiesa (Roulette russa - Cosa succede nel mondo se la Russia va in pezzi, edizioni Guerini e associati, pagine 204, lire 26.000).

Dalla dissoluzione dell'Unione Sovietica (dicembre 1991) a oggi, la cattiva e corrotta gestione di Boris Eltsin ha, infatti, portato il Paese al disastro. Tre, secondo l'autore, ne sono le cause maggiori: 1) le spinte centrifughe che minacciano l'unità e la stessa sopravvivenza della Federazione; 2) la presenza di un capitalismo primitivo e l'assenza di un sistema di mercato disciplinato e corretto; 3) l'interesse degli Stati Uniti a sbarazzarsi definitivamente della Russia come antagonista geostrategico. Le radici giuridiche della debolezza della Federazione affondano nella costituzione del 1993, che sanzionò la redistribuzione del potere fra centro e periferia. Oggi, tutti i soggetti della Federazione hanno il diritto di legiferare autonomamente rispetto al centro, che, a sua volta, non dispone di alcuno strumento giuridico per far prevalere la propria volontà. Solo la Corte costituzionale funge da arbitro fra i poteri del centro e quelli della periferia in caso di conflitto. A sua volta, la Duma (il parlamento centrale) non riesce a imporre il proprio potere in quanto le sue leggi finiscono con non essere neppure discusse dal Consiglio della Federazione (la Camera alta dell'Assemblea federale). Così, una legge su tre delle autonomie locali è in aperta contraddizione con la Costituzione nazionale. In Russia, ci sono, al momento attuale, ottantotto autonomie locali, esclusa la Cecenia, divise in repubbliche, regioni con certe dimensioni e particolari peculiarità storiche, regioni a statuto ordinario, regioni a statuto autonomo speciale, città di importanza federale (Mosca e San Pietroburgo), distretti autonomi. Sono una bomba a orologeria sotto la fragile unità della Federazione russa che, in tal modo, potrebbe esplodere da un momento all'altro. A innescare la bomba, sotto il profilo politico, è stato, però, lo stesso Eltsin, che - scrive Chiesa - ha concesso sempre maggiore autonomia agli enti locali in cambio del loro appoggio contro l'opposizione. Con tali premesse giuridiche e politiche, era improbabile, quindi, che la Russia realizzasse la transizione dal sistema totalitario sovietico alla democrazia liberale. E, infatti, il passaggio non è avvenuto. Al posto della democrazia è nata una serie di regimi locali corporativi, oligarchici, mafiosi, polizieschi, feudali e persino confessionali. Era anche improbabile che la Russia realizzasse la transizione dall'economia centralizzata e pianificata sovietica a un moderno capitalismo e un regolato sistema di mercato. E, infatti, il passaggio non c'è stato. In assenza di un sistema legale, che facesse da "cornice" al nuovo sistema politico ed economico, in Russia non c'è neppure un autentico capitalismo. C'è un sistema fondato sulla corruzione e sulla ruberia. Non c'è neppure la parvenza di un sistema di mercato. C'èlo stato di natura hobbesiano, all'interno del quale il più forte si limita a prevalere sul più debole con ogni mezzo, soprattutto illegale. Centinaia di migliaia di ex membri del Partito comunista dell'Unione Sovietica (Pcus), in grande prevalenza "quadri intermedi", privi di qualsiasi cultura economica, si sono letteralmente impadroniti dell'economia del Paese espropriandone non solo lo Stato, ma anche e soprattutto i milioni di loro concittadini. Spazzata via da un'inflazione che, in un certo momento, aveva superato il 2500 per cento, anche la possibilitàche nascesse un ceto medio in grado di diventare classe dirigente, la Russia ne è, di fatto, priva. In Russia, ci sono più malati cronici, più alcolizzati, più malati di mente, più ciechi, sordi, handicappati di dieci anni fa. E’ crollata l'aspettativa di vita media della popolazione, che, ogni anno, diminuisce di oltre un milione. Questa è l'eredità di Boris Eltsin, secondo l'autore. E sarebbe difficile dargli torto.

Recensione di Piero Ostellino - Corriere della Sera - 03/02/2000

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