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SOCIOLOGIA DEI CONFLITTI ETNICI. RAZZISMO, IMMIGRAZIONE E SOCIETÀ MULTICULTURALE

Autore: Cotesta Vittorio

Anno: 2001

Editore: Laterza

Pagine: 388

Prezzo: EUR 29,95

ISBN: 9788842056782

La graduale transizione dell'Italia da luogo di emigrazione a centro di attrazione di flussi migratori di entità rilevante, provenienti dai paesi del terzo mondo e dall'Europa dell'Est, ha contribuito, anche nel nostro paese, alla ripresa del dibattito sul razzismo e sui conflitti etnici. Si tratta di ambiti tematici affrontati ampiamente dalla sociologia e dalla psicologia sociale di scuola americana, soprattutto a partire dal secondo dopoguerra quando si presentava in modo deciso la necessità di elaborare modelli esplicativi di tipo scientifico per fenomeni come il nazismo e l'antisemitismo (si vedano, a mo' di esempio, gli studi di Adorno e collaboratori su La personalità autoritaria). Nello stesso tempo, si configurava l'opzione urgente di procedere all'integrazione o all'assimilazione nel tessuto sociale di gruppi etnici e razziali differenti che si riflette nella produzione teorica di sociologi come Merton e Parsons. Questi e molti altri sono gli autori citati da Vittorio Cotesta nel suo volume dedicato alla sociologia dei conflitti etnici: si tratta di un percorso alla ricerca di un modello multidimensionale e articolato del rapporto tra relazioni etniche e conflitti che lega tra loro discipline diverse come la storia, l'economia, la psicologia sociale, l'antropologia e la sociologia.

La prima parte del libro è dedicata all'analisi degli effetti della globalizzazione sulla mobilità delle persone e conseguentemente sulle identità culturali e sui conflitti etnici. I principali contributi considerati in questa sezione sono quello di Wallerstein, sul sistema mondiale dell'economia moderna, quello di Giddens, in relazione alle conseguenze della modernità e alle sue tendenze attuali, oltre alle interpretazioni dell'evoluzione dei sistemi sociali di Parsons e di alcuni altri autori di scuola funzionalista. L'analisi si conclude con la discussione del «modello McDonald's» di Ritzer, inteso come possibile sintesi delle caratteristiche di calcolabilità, prevedibilità, controllo e omogeneizzazione che permeano tutti i settori della vita sociale e culturale attuale.

Nella seconda parte del volume Cotesta rivisita, in realtà più in chiave politologica che in ottica sociologica, i temi del nazionalismo e delle appartenenze etniche nel quadro delle teorie che affrontano il problema della formazione dello stato moderno. L'interrogativo di fondo attorno a cui si articola la discussione è «se il nazionalismo sia un fenomeno soltanto moderno - e quindi destinato a scomparire con la fine della modernità - oppure un fenomeno più antico di cui non è facile prevedere un definitivo tramonto» (p. 105). Ai temi dell'identità etnica e dell'identità nazionale è dedicata la terza parte che prende in considerazione, tra l'altro, alcuni punti di vista propri dell'antropologia culturale. La formulazione di una teoria minima dell'etnicità e della nazione non può prescindere dell'evidenza che l'identità etnica non rappresenta altro che uno degli aspetti dell'identità sociale e come tale va analizzata.

Cotesta sottolinea che, nella determinazione degli aspetti oggettivi e degli aspetti soggettivi che definiscono l'identità etnica come una particolare identità sociale,
può essere utile la lente offerta da una disciplina come l'antropologia culturale, dal momento che consente di mettere a fuoco gli aspetti culturali e sociali dell'appartenenza etnica attraverso i suoi tratti distintivi (lingua, religione, costumi). Caratteristiche oggettive, come il fatto di condividere origini comuni, di rivendicare un unico passato storico e di prevedere un destino distintivo, fanno di un gruppo di individui un'etnia. Questo sia che si assuma una prospettiva di tipo «primordialista», propria dell'antropologia culturale e che presuppone tali elementi come dati a priori, sia che utilizzi invece un approccio «strumentalista», che assegna agli aspetti culturali una funzione di legittimazione del dominio delle élite. Il secondo paradigma è introdotto in diversi termini da storici e sociologi sia di ispirazione marxista e postmarxista sia della tradizione liberale americana; tra questi ultimi Cotesta cita in particolare Park e Parsons come autori rappresentativi di un indirizzo teorico che individua nei processi di assimilazione e di inclusione pacifica di gruppi etnici diversi nel tessuto sociale la soluzione più funzionale alla complessità dei problemi razziali.

La quarta parte del volume è declinata in un'ottica molto più micro attraverso il tentativo di formulare una doppia interpretazione del pregiudizio e della discriminazione verso l'«altro» sia in chiave sociologica sia in chiave psico-sociale. Pur nell'intento di mantenere una prospettiva multidisciplinare e sfaccettata delle tematiche dei conflitti etnici, che è caratteristica distintiva e costantemente richiamata di questo libro, l'autore riconosce le difficoltà legate al tentativo di dar conto della ricchissima varietà di teorie prodotte in questo ambito nell'arco di più di un secolo e si limita a proporre i contributi più significativi di alcuni degli autori che hanno segnato la storia dell'interpretazione del pregiudizio.

Si tratta degli studi sulla personalità autoritaria di Adorno e collaboratori, oggi di particolare interesse soprattutto per gli aspetti metodologici, della teoria del pregiudizio di Allport, delle ricerche sulla categorizzazione e sull'identità sociale di Tajfel, dell'analisi dell'ideologia razzista di Taguieff. La parte più originale di questa sezione è però quella dedicata alla discussione di un'indagine empirica condotta dallo stesso Cotesta sulla costruzione dell'immagine dell'«altro» nei principali quotidiani italiani. Ne risulta un quadro complessivamente piuttosto allarmante degli immigrati stranieri, oltreché fortemente connotato da immagini stereotipate e da luoghi comuni, in cui si riflette una costruzione simbolica del diverso affetta da forme radicali di pregiudizio e decisamente imperniata sulla contrapposizione «noi»/«loro» e sull'allarme sociale.

Questo percorso in chiave multidisciplinare attraverso differenti contributi sui temi della globalizzazione, del pregiudizio razziale e della società multiculturale guida il lettore alla parte del libro che si può ritenere la più interessante dal punto di vista dell'analisi sociologica, dal momento che si occupa della discussione dei conflitti etnici in atto nell'ambito della realtà sociale italiana contemporanea. Sono le rivendicazioni di autonomia e di autogoverno manifestate da alcune regioni del Nord e l'impatto dei recenti massicci flussi migratori in ingresso i tratti individuati dall'autore a connotazione di questi nuovi conflitti a sfondo etnico.
Che il fenomeno dell'immigrazione straniera proveniente dal terzo mondo e dall'Europa dell'Est rappresenti nell'Italia contemporanea un tema «caldo» e di difficile soluzione è fuor di dubbio; forse a prima vista risulta meno evidente il fatto che per la sua comprensione sia necessario ricorrere ai diversi contributi della teoria economica e di quella politologica, dell'analisi sociologica e della prospettiva psico-sociale.

Proprio in questa direzione si muove invece Cotesta con l'obiettivo di restituire una visione di insieme per quanto possibile articolata e multidimensionale del fenomeno. Abbiamo detto che questa ci è sembrata la parte più convincente e incisiva, mentre tutto quanto è discusso nelle sezioni precedenti appare come un'ampia introduzione destinata all'esame retrospettivo di diverse teorie, peraltro facenti capo a discipline eterogenee, a premessa di quello che rimane il nucleo del libro. È vero che l'autore intende offrire un panorama globale della sociologia dei conflitti etnici, ma forse proprio l'opzione metodologica prescelta, quella di un approccio di tipo multidimensionale e multidisciplinare, rappresenta il reale limite del volume, poiché grava sulla struttura dell'analisi a scapito dello sforzo di centrare l'attenzione su tematiche sociali specifiche. Tuttavia, nella parte conclusiva dedicata ai conflitti etnici dell'Italia contemporanea, Cotesta riprende e riannoda piuttosto efficacemente la trama dell'ampia trattazione precedente, dimostrando come i temi attuali dell'immigrazione straniera e delle identità etniche possano essere validamente considerati dal punto di vista interpretativo anche attraverso la sintesi offerta da una selezione delle molteplici dimensioni esplicative che rappresentano il filo conduttore dell'intero volume.

MARIA LETIZIA ZANIER - Università di Trento

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