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 ASSOCIAZIONE BULGARIA-ITALIA 
Libia: appello di Amnesty International

Dicembre 2005: la mobilitazione continua!


Aggiornamento: La sottoscrizione è terminata. Le firme raccolte dall'appello di AI sono state complessivamente 8192. Ringraziamo tutti coloro che hanno aderito all'iniziativa. Il caso non è ancora chiuso. Continua a seguirlo consultando le notizie.


L'Associazione Bulgaria-Italia ed il sito Bulgaria-Italia aderiscono ed invitano a firmare il seguente appello promosso da Amnesty International:

Il 6 maggio 2004 sei operatori sanitari stranieri - Kristiana Malinova Valcheva, Nasya Stojcheva Nenova, Valentina Manolova Siropulo, Valya Georgieva Chervenyashka e Snezhanka Ivanova Dimitrova dalla Bulgaria e Ashraf Ahmad Jum'a, un medico palestinese – sono stati condannati a morte per fucilazione dal tribunale penale di Benghazi, in Libia. I sei operatori sanitari sono stati accusati di aver deliberatamente contagiato 426 bambini con il virus dell’HIV mentre lavoravano all’Ospedale Pediatrico al-Fateh di Benghazi.

I sei accusati si dichiarano innocenti e hanno riferito ad Amnesty International (durante una sua missione in Libia, nel febbraio di quest’anno) di essere stati torturati allo scopo di estorcere loro delle confessioni.

Amnesty International chiede che le condanne a morte vengano immediatamente commutate e che venga annunciata una moratoria sulle esecuzioni, in linea con la richiesta inoltrata dalla Commissione sui diritti umani delle Nazioni Unite a tutti gli Stati che applicano ancora la pena di morte.

Dal 1998 nessun passo concreto sembra essere stato fatto verso l’abolizione della pena di morte in Libia. Amnesty International ritiene che l’applicazione di questa sanzione risulti assai ampia anche nella bozza di codice penale attualmente in discussione e persino per atti che costituiscono niente di più che l’esercizio del diritto alla libertà di espressione e di associazione.

Amnesty International chiede inoltre alle autorità di Tripoli di porre fine alla pratica della detenzione in isolamento e senza possibilità di contattare avvocati e familiari, che viola apertamente le leggi del paese: è durante questo periodo che i prigionieri corrono il più alto rischio di essere torturati o maltrattati.

La legislazione libica non definisce il reato di tortura. Per questo motivo, Amnesty International invita le autorità libiche a dichiarare esplicitamente che la tortura è assolutamente proibita in ogni circostanza, anche nel caso in cui venga compiuta da pubblici ufficiali fuori servizio, e che deve essere punita con pene appropriate che tengano conto della gravità dell’atto.

Leader of the Revolution:
Colonel Mu'ammar al-Gaddafi
Office of the Leader of the Revolution
Tripoli
Great Socialist People's Libyan Arab Jamahiriya
Telex: 70 0901 20162 ALKHASU LY


Your Excellency,

I would like to draw your attention to the case of the six foreign health professionals sentenced to death by firing squad by the Benghazi Criminal Court in Libya on 6 May 2004. The six - Kristiana Malinova Valcheva, Nasya Stojcheva Nenova, Valentina Manolova Siropulo, Valya Georgieva Chervenyashka and Snezhanka Ivanova Dimitrova from Bulgaria and Ashraf Ahmad Jum'a, a Palestinian doctor - were convicted of deliberately infecting 426 children with the HIV virus while working in al-Fateh Children's Hospital in Benghazi. All six deny the accusations against them and have retracted confessions which they claim were made under torture.

While I recognize the pressing need to bring to justice anyone responsible for the tragic consequences for these children and their families, it is imperative that the rights of the accused are respected at all stages from the moment of their arrest. As a matter of urgency, I ask that the death sentences imposed on the foreign health professionals be commuted.

I am deeply concerned that death sentences continue to be handed down in Libya, even for offences which amount to little more than the peaceful exercise of political activities, and I am shocked at reports that executions may still be taking place. I therefore urge the Libyan government to adopt a plan to move towards the proclaimed objective of abolishing the death penalty at the forthcoming session of the General People's Congress. Positive steps would include making public information relating to any death sentences handed down and executed each year, the announcement of a moratorium on executions and ratification of the Second Optional Protocol to the ICCPR, aiming at the abolition of the death penalty.

The cases of the foreign health professionals have drawn to my attention the question of torture, incommunicado detention and unfair trials in Libya. The widespread practice of prolonged incommunicado detention, specifically on the part of Internal Security, violates Libyan law and international standards. Such practice facilitates torture. I urge you to ensure that incommunicado detention and torture is no longer tolerated and that perpetrators are brought to justice. In particular, I would recommend that the ten men accused of torturing the foreign health professionals be brought to trial, in proceedings which conform to international fair trial standards.

Finally, I respectfully ask you to ensure that all detainees are brought before an independent judicial authority without delay to review the lawfulness and necessity of their detention and to give prompt and regular access to relatives, lawyers and doctors of the detainees' own choosing.

While thanking you for your attention, I remain

Yours sincerely,



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