
"Belgrado: una farsa dall'esito ancora ignoto"
| Data: 28-09-2000 | | Fonte: "Danas", PCNEN e altre fonti |
| Autore: Autori vari |
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NOTIZIE EST #347 - SERBIA/MONTENEGRO
28 settembre 2000
BELGRADO: UNA FARSA DALL'ESITO ANCORA IGNOTO
a cura di Andrea Ferrario
Tra le tante previsioni formulate alla vigilia delle elezioni jugoslave, nessuno aveva messo in conto una vera e propria farsa come quella a cui mezzo mondo ha assistito, e sta ancora assistendo, in questi giorni. Il governo serbo, attraverso dichiarazioni alternate dei partiti della coalizione e della commissione elettorale da esso controllata, è riuscito a cambiare nel giro di sole 96 ore ben 4 volte la propria versione sui dati relativi al voto: si è passati da un Milosevic al 50,2% contro un Kostunica al 30,7% (con Milosevic quindi in testa ed eletto al primo turno), a un Milosevic al 44% contro un Kostunica al 41% (con Milosevic in testa, ma rimandato al ballottaggio), a un Kostunica balzato all'improvviso al 48% contro un Milosevic ridotto al 41% (con Kostunica primo e rimandato al ballottagio, ma con la riserva del fatto che si trattava di dati non ancora definitivi e quindi modificabili a convenienza), fino al dato definitivo di Kostunica al 49% (una percentuale talmente "al pelo" da potere essere ritoccata secondo necessità con la scoperta di brogli o altro, anche limitati) e Milosevic a poco meno del 39%. Non è certo possibile prendere sul serio questa serie di dati che, insieme alla lunga e non spiegata sospensione dei lavori della commissione, dicono chiaramente come sia stato necessario prendere tempo per condurre trattative, sicuramente all'interno della stessa coalizione e quasi con certezza anche con l'opposizione e i vari soggetti esteri interessati. Nel panorama generale va anche notato come il SNP di Momir Bulatovic, che è in coalizione con SPS e JUL, non solo ha ammesso subito la bassissima percentuale dei votanti in Montenegro, e quindi implicitamente la sconfitta, a differenza di Belgrado, ma ha anche ritoccato ampiamente al ribasso il giorno dopo i dati in precedenza forniti, senza che nessuno lo spingesse a farlo. Nelle altre elezioni contemporanee a quelle presidenziali, cioè quelle federali e quelle amministrative in Serbia, le cose sono andate diversamente, con l'ammissione da parte del governo di una secca sconfitta alle amministrative e la rivendicazione invece di una netta vittoria in quelle federali. Affinché la "netta" vittoria si possa tradurre poi nella possibilità concreta di formare un governo, tuttavia, sarebbe necessario che la coesione all'interno della coalizione proseguisse agli stessi livelli di prima, mentre tutto dice che invece si sta sfaldando. L'ago della bilancia probabilmente sarà il SNP del montenegrino Momir Bulatovic, in conseguenza del fatto che il Montenegro elegge un numero consistente di rappresentanti in Parlamento. Ma già prima delle elezioni egli aveva avuto contatti con Kostunica, e all'interno del sui partito ci sono uomini (Predrag Bulatovic) che non nascondono le proprie simpatie per il candidato presidenziale dell'opposizione serba. Su un altro fronte, l'appoggio dei radicali sembra in questo momento perso, anche se i voltafaccia sono possibili, mentre la "ruota di scorta" Draskovic ha visto talmente ridotta la propria consistenza da diventare pressoché irrilevante. Questi ultimi due, tuttavia, continuano ad avere una consistente rappresentanza nel parlamento repubblicano della Serbia (per cui non si è votato in queste elezioni), dove già si parla esplicitamente di un ritiro dei radicali di Seselj dalla coalizione e della creazione di un loro governo con Draskovic, per il quale ci sarebbero i numeri e che consentirebbe ai due di rimanere sulla scena nonostante la secca sconfitta a livello federale. Nel panorama generale delle ipotesi per il prossimo futuro non va dimenticato che la coalizione dell'opposizione unita (DOS) è stata creata ad hoc per l'elezione di Kostunica da ben 17 partiti, tutti su posizioni differenti, e quindi, chiuse le presidenziali, a livello di parlamento federale tutte le alchimie saranno possibili. A livello internazionale, al di là della posizione comune contraria a Milosevic e impostata sulle accuse di brogli, si nota una differenza tra l'atteggiamento più netto dei paesi dell'UE e delle istituzioni di quest'ultima, da una parte, e gli Stati Uniti, dall'altra. I primi hanno preso una posizione più esplicita sulla probabilità di una cancellazione delle sanzioni (Gran Bregagna esclusa), mentre gli USA hanno sostanzialmente detto, "attendiamo e vedremo". Inoltre, nelle dichiarazioni dei leader europei è molto più chiara l'affermazione della vittoria di Kostunica, mentre in quelle dei leader statunitensi il suo nome spesso non viene nemmeno citato (e i dati della commissione elettorale sulla necessità di andare al ballottaggio vengono definiti moderatamente come "sospetti"). E' significativo anche il fatto che Madeleine Albright abbia incontrato a lungo la Del Ponte, alimentando così le voci già diffuse da mesi sulla ricerca da parte degli USA di qualche compromesso sui destini di Milosevic e della sua incriminazione, magari in cambio di un arresto di Radovan Karadzic mrato a migliorare l'immagine della "giustizia internazionale". Sempre in campo internazionale è opinione comune che un'eventuale elezione di Kostunica favorirebbe un atteggiamento più morbido dell'Occidente nei confronti della Serbia per quanto riguarda il futuro status del Kosovo e delle proprietà serbe nella ex provincia. A tale proposito va rilevato che il Consiglio Nazionale Serbo di Mitrovica è presieduto da un esponente (Vuko Antonijevic) e candidato del DSS, cioè proprio del partito di Vojislav Kostunica, bene organizzato nella città kosovara, e che anche il leader dei "ragazzi del ponte", Oliver Ivanovic, ha espresso le proprie simpatie e la propria intenzione di voto a favore del candidato presidenziale dell'opposizione serba.
Nel momento in cui scriviamo la situazione è ferma a un punto di stallo in cui l'opposizione non accetta l'ipotesi di un ballottaggio, mentre la commissione elettorale, dopo lunghi giorni di attesa, ha dato risultati definitivi per cui bisognerebbe andare al secondo turno. Naturalmente è impossibile fare previsioni anche solo approssimative sugli sviluppi dei prossimi giorni, ma non si può non notare come la coalizione di governo si sia dimostrata divisa e debole dopo il voto, nonché sicuramente impegnata in intense trattative con tutti e su tutto dietro le quinte. Il risultato "definitivo" potrebbe anche essere rivisto con qualche pretesto, oppure l'opposizione, anch'essa solo momentaneamente coesa, potrebbe accettare un compromesso che porti a un ballottaggio per cui ha tutte le carte necessarie per una vittoria. Con la speranza che nei prossimi giorni, così come è stato fino a oggi, rimangano fuori dalla scena le ipotesi di una soluzione violenta e del conseguente vicolo cieco.
A completamento del quadro riportiamo in ordine sparso alcune notizie secondarie e voci non confermate, ma indicative del clima che regna in Serbia, tratte da varie fonti:
* Sono presenti in questi giorni a Belgrado, ufficialmente in veste di osservatori "ammessi" dal governo serbo, il democratico americano Chris Spirou e l'ex ministro degli esteri greco Karolos Papoulias, entrambi indicati da svariate fonti già nei mesi scorsi come due delle persone che negli ultimi mesi hanno condotto trattative segrete tra Washington e Belgrado per un'uscita di scena contrattata di Milosevic. Del primo riferiva il pezzo di "Jane's Intelligence Digest" distribuito in "Notizie Est" #346 del 22 settembre, mentre in merito al secondo il quotidiano serbo "Danas", in un suo breve profilo pubblicato il 26 settembre, scrive che ha condotto trattative riservate con Belgrado già fin dai tempi della guerra in Bosnia, che è stato in missione a Belgrado durante i bombardamenti per trattare una pace con Milosevic e che si è recato a Belgrado l'inverno scorso negli stessi giorni in cui i quotidiani di Atene pubblicavano indiscrezioni sul fatto che si stava organizzando un esilio dorato in Grecia al presidente jugoslavo.
* Il quotidiano romano il "Manifesto" ha pubblicato un'intervista a Ljubisa Ristic, esponente di primo piano della JUL di Mira Markovic, nel quale si afferma che il piano del suo partito è quello di fare passare un accordo con l'opposizione affinché Milosevic abbandoni il posto di presidente in cambio di quello di premier. Va notato, tuttavia, che la carica di premier federale, quando il presidente jugoslavo è serbo, viene tradizionalmente affidata a un montenegrino.
* Chi ha assistito alla conferenza stampa della coalizione di governo di martedì scorso ha forse notato come Momir Bulatovic, a differenza dei suoi colleghi Gajevic e Ristic, avesse un aspetto fortemente provato, tanto da fare pensare che fosse stato sottoposto a pressioni anche fisiche. Oggi il quotidiano torinese "La Stampa" accenna indirettamente, proprio immediatamente dopo avere descritto le posizioni dei vari leader montenegrini, al fatto che un importante personaggio politico "con la voglia di chiamarsi fuori" sia stato brutalmente picchiato e rimesso in riga.
* Sempre nello stesso articolo, "La Stampa" cita alcuni esempi di personaggi che stanno evidentemente cercando di smarcarsi dal regime, come il miliardario Karic, citato a tale proposito anche da svariate altre fonti, o il direttore della Zastava di Kragujevac, Milan Beko, importante boss del Partito Socialista, delle cui dimissioni date martedì sera riferisce anche "Danas" oggi, ricordando come Beko fosse stato tra gli ideatori dell'utilizzo degli operai della Zastava come scudi umani durante i bombardamenti (lui, da parte sua, si è ben guardato dall'unirsi ai dipendenti "scudi") e osservando come difficilmente si possa credere che le sue dimissioni non abbiano carattere politico, come invece ha dichiarato lo stesso Beko, visto che quest'ultimo era capolista locale della coalizione SPS-JUL per le elezioni parlamentari. Ai due va aggiunto l'ex presidente federale Zoran Lilic, dimessosi poco prima delle elezioni da ogni funzione pubblica e di partito.
* L'agenzia serbo-bosniaca Stirna, secondo quanto riferisce la PCNEN, ha diffuso oggi la notizia, attribuita a fonti dell'UE , secondo cui l'ambasciatore jugoslavo a Mosca, Borislav Milosevic, fratello del più noto omonimo, ieri a metà giornata ha chiesto e ottenuto la protezione della polizia russa per un incontro presso l'aeroporto della città, con un personaggio la cui identità non è stata resa nota. Successivametne, riferisce sempre la PCNEN, l'UE ha confermato ufficialmente la notizia.
* Nella grande manifestazione di ieri sera, Kostunica ha tirato un'aspra frecciata a Djukanovic, accusandolo di avergli "voltato le spalle". Più precisamente, come riporta sempre l'agenzia montenegrina PCNEN, Kostunica ha detto: "Abbiamo vinto, nonostante le bugie e la violenza di Slobodan Milosevic, abbiamo vinto nonostante le sanzioni sotto cui abbiamo vissuto per anni, abbiamo vinto nonostante le bombe della NATO che l'anno scorso cadevano su di noi, abbiamo vinto nonostante alcuni democratici in Serbia e in Montenegro che ci hanno voltato le spalle" - quindi, Djukanovic sembrerebbe essere uno dei nemici, in compagnia di Milosevic, della NATO e di Draskovic. Ricordiamo che Kostunica durante la campagna elettorale è stato, come minimo, reticente su quale sarà la sua posizione, se eletto, in merito alla riforma costituzionale che ha nei fatti cancellato la struttura federale della Jugoslavia, e che egli ha avuto contatti non solo con il partito di Bulatovic, come già riferito, ma anche con le fazioni interne al partito di Djukanovic che sono in dissidio con il presidente montenegrino.
* Il leader della lega socialdemocratica di Vojvodina, Nenad Canak, ha dichiarato di vedere il futuro della Serbia come stato federale, di cui la Vojvodina sarebbe una repubblica, vincolato mediante accordi interstatali a un Montenegro indipendente (PCNEN).
* Mentre l'attenzione internazionale è puntata su Belgrado o al massimo sui riflessi che le ezioni potrebbero avere in Kosovo, è passato inosservato il fatto che in Bosnia si è aperta la campagna elettorale per un voto che sarà molto delicato e sul quale non mancheranno di avere influenza gli sviluppi dei prossimi giorni in Jugoslavia.
| Data: 28-09-2000 | | Fonte: "Danas", PCNEN e altre fonti |
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