"L'Eurocorps e la costruzione di un'Europa militare"

Data: 08-03-2000 Fonte: fonti varie
Autore: Autori vari

NOTIZIE EST #310 - UE/BALCANI
8 marzo 2000


L'EUROCORPS E LA COSTRUZIONE DI UN'EUROPA MILITARE


[Ieri sono arrivati a Pristina i primi rappresentanti dell'Eurocorps, la forza europea che prenderà il comando della KFOR in aprile. Si tratta di una tappa fondamentale verso la creazione di un'"identità militare" dell'UE. Riportiamo qui sotto alcuni recenti articoli che tracciano gli ultimi sviluppi di questo processo. Sui primi mesi del processo di creazione degli Eurocorps avevamo già pubblicato una serie di materiali in "Notizie Est" #286 del 3 dicembre 1999 - a.f.]

LA NATO DECIDE DI AFFIDARE ALL'EUROCORPS IL COMANDO DELLA FORZA DI PACE IN KOSOVO
di Jacques Isnard - ("Le Monde", 30 gennaio 2000)


La decisione dell'Alleanza costituisce un importante progresso per l'Europa della difesa. A partire dal mese di aprile, una forza della NATO, la KFOR, dispiegata sul territorio del Kosovo per mantenere la pace, sarà diretta in misura maggioritaria da uno stato maggiore - quello dell'Eurocorps - che non fa parte dell'Alleanza atlantica, largamente dominata dalla potenza militare americana. Si tratta quindi di una "prima", anche se l'Eurocorps aveva già fornito 150 quadri, nel 1998, alla SFOR di base in Bosnia.

Per la prima volta dalla sua creazione, cinquant'anni fa, la NATO affiderà un'operazione esterna, della quale ha la responsabilità, a uno stato maggiore che non fa parte della sua "catena" di comando permanente. Venerdì 28 gennaio, a Bruxelles, sede dell'Organizzazione atlantica, è stato deciso - come chiedono francesi e tedeschi - di sostituire in aprile il Landcent (comando delle forze alleati del centro Europa) alla testa della Forza di mantenimento della pace in Kosovo (KFOR) con lo stato maggiore dell'Eurocorps, una struttura non integrata alla NATO. E' un'iniziativa destinata a dare credito alla prospettiva della creazione di un'Europa della difesa che si prenda carico della propria sicurezza.

Da svariati mesi ormai, francesi e tedeschi combattono affinché il corpo europeo - 60.000 uomini di forze tedesche, belghe, spagnole, francesi e lussemburghesi - riceva, per sei mesi, il "semaforo verde" della NATO in modo da potere costituire il "nocciolo duro" della KFOR dopo i due comandi alleati che vi si sono succeduti, l'ARRC (Allied Rapid Reaction Command) del generale britannico Mike Jackson e poi il Landcent del generale tedesco Klaus Reinhardt, in carica fino a oggi. Entrambi questi due stati maggiori dipendono in maniera strettamente diretta dal generale americano Wesley Clark, il comandante supremo delle forze alleate in Europa.

RETICENZE TURCHE
Come loro, l'Eurocorps, che è stato fondato nel 1992, dovrà occupare, al fine di potere controllare le operazioni in Kosovo, il 35% dei posti di comando. Ciò implica che esso deve fornire circa 400 quadri sui 1.200 che costituiscono il comando della KFOR, un corpo di 44.350 uomini in totale. Non integrato alla NATO, il corpo europeo è, dal 26 novembre 1999, comandato dal generale spagnolo Juan Ortuno Such; dispone, a Strasburgo, di un quartiere generale la cui lingua "operativa" ufficiale è l'inglese e presso il quale, recentissimamemnte, il Regno Unito ha distaccato un ufficiale di collegamento. A Pristina, il resto degli effettivi che saranno chiamati a completare lo stato maggiore della KFOR dovrebbe provenire, per la maggior parte, dal Regno Unito, dall'Italia, dalla Turchia e dalla Norvegia.

Così composto, questo stato maggiore, controllato dal generale Wesley Clark, avrà, tra le altre formazioni messe a disposizione da 26 paesi diversi, degli americani e dei russi sotto i propri ordini. Dirigerà una forza di 38.700 uomini in Kosovo, 4.350 in Macedonia e 1.300 altri in Albania. Il generale Wesley Clark non aveva manifestato un'ostilità radicale al progetto, poiché, dal 1993, in seguito a un accordo tra la NATO e la Francia, è stato convenuto che l'Eurocorps può essere messo a disposizione dell'Alleanza. Il Pentagono, tuttavia, si è dimostrato più esitante per il timore che il Corpo europeo sia troppo debole, numericamente, e che non abbia un comando e dei mezzi all'altezza della sua missione. Gli Stati Uniti hanno quindi ritardato la decisione.

E' la Turchia, membro della NATO, ma non appartenente né all'Unione Europea né all'Eurocorps, che ha espresso le maggiori contrarietà. Ankara ha ottenuto che, al momento della sostituzione del Corpo europeo, verso la fine del 2000, la KFOR venga comandata congiuntamente dallo stato maggiore Landsoutheast (sud-est Europa) a Izmir, in Turchia, e da quello del Landsouth (forze terrestri del sud-Europa) a Vicenza, in Italia.

A Parigi, il Quai d'Orsay ha fatto sapere, venerdì sera, che commenterà all'inizio della settimana prossima la decisione della NATO su un soggetto che esso considera "della più estrema importanza", mentre al ministero della difesa si ritiene che l'avallo degli Alleati rafforzi "il processo in corso di trasformazione del Corpo europeo in forza di reazione rapida", come è stato deciso dal Consiglio europeo di Helsinki alla metà di dicembre 1999.

A Bruxelles, un diplomatico europeo presso il Consiglio della NATO ha osservato che la "scelta della NATO è un segno della serietà di cui danno prova gli europei quando vogliono assumersi più responsabilità nell'Alleanza" e che, attraverso il nuovo ruolo dell'Eurocorps, "questa decisione dà una credibilità e una visibilità internazionali agli Stati europei".


L'EUROPA OFFRIRA' ALLA NATO UN SEGGIO NEGLI ORGANISMI DELLA DIFESA
di Stephen Castle - ("The Independent", 17 febbraio 2000)


L'Europa offrirà alla NATO accesso ai più alti livelli di adozione delle decisioni, nello sforzo di smorzare i timori americani riguardanti piani per la creazione di una "forza di reazione rapida" forte di 60.000 uomini.

Le proposte in corso di discussione a Bruxelles e a Londra ieri sera assegnerebbero a importanti funzionari militari della NATO posti permanenti, o uno status di osservatori, nei più importanti comitati militari dell'Europa.

La mossa avrebbe come conseguenza quella di creare un collegamento stretto tra i più alti vertici militari della NATO e l'UE. Sostenuti dalla Gran Bretagna - e dalla Francia, di norma sospettosa del coinvolgimento NATO - gli ultimi piani vengono visti come un elemento chiave nella creazione di una valida politica di difesa europea. La struttura è stata discussa da Javier Solana, il responsabile della sicurezza UE, e da Geoff Hoon, Segretario alla Difesa, ieri sera a Londra.

Secondo la proposta delineata in un documento oggetto di discussione, il vicecomandante supremo della NATO in Europa "parteciperebbe normalmente, secondo quanto appropriato", al Comitato Militare Europeo composto dai rappresentanti militari dei 15 stati membri. Il documento aggiunge che al "fine di provvedere a una trasparenza tra l'UE e l'alleanza, i presidenti dell'UE e dei Comitati Militari NATO dovrebbero essere in grado di partecipare anche all'altro comitato".

Secondo i piani approvati questa settimana dai ministri degli esteri, l'Europa creerà a Bruxelles un comitato permanente politico e di sicurezza, che prenderà in esame le raccomandazioni del Comitato Militare UE. Ci sarà anche la presenza di personale militare permanente.

Tuttavia, un altro, diverso documento propone la creazione di una nuova Cornice Europea per la Sicurezza e la Difesa al fine di dare vita a un collegamento con i partner europei. Questa struttura includerebbe i sei membri NATO europei non UE, tra i quali la Turchia e la Norvegia, e i candidati a essere ammessi all'UE, ma non i partner NATO transatlantici.

I due documenti sottolineano la difficoltà nel cercare di mantenere in armonia tutti gli interessi della UE e della NATO in questa iniziativa altamente delicata. Una fonte ha detto ieri che le proposte "hanno fatto un bel lavoro nel 'tagliare in due il bambino', metà da una parte, metà dall'altra, senza che nessuno fosse particolarmente contento". Tuttavia una fonte UE ha detto: "Il fatto che stiamo creando una nuova cornice non comporta che stiamo dimenticando gli americani. Quando si tratterà di arrivare al sodo, la situazione potrebbe tuttavia cambiare". Allo stesso tempo, alcuni dei membri NATO europei non UE inclusi nella nuova cornice proposta sospettano che il loro input sarà inferiore a quello di cui attualmente dispongono all'interno dell'UEO.


L'UE DISCUTE DI UNA NUOVA POLITICA DI DIFESA
di Robert Wielaard - (Associated Press, 27 febbraio 2000)


SINTRA, Portogallo - Ansiosi di lasciarsi alle spalle anni di parole al vento, gli alleati europei dell'America stanno cercando di dare prova della capacità di agire militarmente senza prima avere il segnale d'azione da Washington. Lunedì [28 febbraio], l'Unione Europea terrà la sua prima riunione dei ministri della difesa. Nel corso dell'anno metteranno a punto una politica di sicurezza mirata a consentire all'Europa Occidentale di fare fronte alle crisi oltre i suoi confini con la benedizione americana, ma non sempre con le sue truppe. Per dare vita a una politica della difesa credibile è necessario che i paesi dell'UE migliorino le procedure di adozione delle decisioni, aumentino la spesa militare e accettino una maggiore produzione comune di armi, essendo allo stesso tempo disponibili a dispiegare congiuntamente soldati sul campo.

L'impulso per un maggiore ruolo nel campo della sicurezza è stato il trascinarsi per un decennio di una crisi balcanica dopo l'altra, di fronte alle quali gli europei hanno lasciato a Washington il compito di assumersi il ruolo di punta nel portare pace e stabilità alla regione. "Non ci stiamo lanciando in una nuova esibizione di parole al vento. Ci siamo resi conto di dove l'Europa ha sbagliato", ha detto il commissario UE per gli affari esterni, Chris Patten, a legislatori dell'UE e degli Stati Uniti a Bruxelles. "E' nostro dovere fare meglio", egli ha detto. "E' stata la crisi dei Balcani che ci ha obbligati a impegnarci più direttamente nella prevenzione dei conflitti e nella gestione della crisi. La semplice verità è che finora non siamo stati sufficientemente organizzati o equipaggiati per questo lavoro".

L'obiettivo dell'UE è quello di creare entro il 2003 una Forza di Reazione Rapida di almeno 60.000 soldati, in grado di dispiegarsi entro 60 giorni. La forza non servirà per difendere il territorio UE, ma come missione di mantenimento della pace (peacekeeping) - o di creazione della pace (peacemaking) - nei punti problematici oltre i confini UE. La riunione di lunedì è di carattere principalmente tecnico e mirata a mettere a punto la struttura. E' stata preceduta da assicurazioni che l'alleanza NATO guidata dagli Stati Uniti rimarrà il fornitore chiave di sicurezza in Europa.

La Forza di Reazione Rapida europea dovrà essere in grado di organizzare operazioni che durino almeno un anno e farà ruotare le proprie truppe, portando l'impegno totale a 200.000 soldati, secondo funzionari UE. Ciò significa che dovranno essere stanziate cifre adeguate per la difesa, un'area in cui gli europei non hanno dato buona prova di sé. La spesa per la difesa dei membri europei della NATO è pari al 60 per cento di quella degli USA, ma la loro capacità di proiettare forza militare è solo il 10-15 per cento rispetto a quella di Washington.

Le crisi dei Balcani hanno prodotto statistiche imbarazzanti: ci sono 2 milioni di soldati negli eserciti UE, ma i governi hanno fatto fatica a dispiegare anche solo il 2 per cento di tale cifra in Kosovo. Tre quarti della forza aerea, quattro quinti dei quadri e la maggior parte dei servizi di intelligence nella ex Jugoslavia sono stati forniti dagli Stati Uniti.


I QUINDICI ACCELERANO LA CREAZIONE DELL'EUROPA DELLA DIFESA
di Laurent Zecchini - ("Le Monde", 29 febbraio 2000)


L'Europa della difesa si sta realizzando lentamente, ma con sicurezza. E' questa l'opinione di Javier Solana, alto rappresentante dell'Unione Europea per la politica estera e di sicurezza comune (PESC):; "Se si prende in considerazione il tempo che ci è voluto per creare la moneta unica, si può dire che in materia di sicurezza europea le cose vanno rapidamente", ha dichiarato il "Sig. PESC" a "Le Monde". In effetti, ha spiegato, "dopo Helsinki sono intervenuti molti avvenimenti che vanno nella medesima direzione: dotare gli europei delle capacità comuni per intervenire in tempi di crisi". "Dobbiamo andare avanti", ha proseguito.

I ministri della difesa dei Quindici hanno voluto segnare con chiarezza una nuova tappa riunendosi a Sintra (vicino a Lisbona), lunedì 28 febbraio, per la prima volta dopo il vertice di Helsinki del dicembre del 1999, che ha portato alla fonte battesimale il progetto della creazione, da qui al 2003, di una "capacità autonoma" di difesa.

Tale consiglio ministeriale informale ha come oggetto quello di misurare i progressi compiuti nella creazione dei tre organi politico-militari temporanei che devono dare all'Europa della difesa una forma concreta: il Comitato politico e di sicurezza (COPS), il Comitato militare (che si riunirà la prima volta il 1° marzo) e l'embrione dello stato maggiore militare.

I ministri della difesa discuteranno anche degli scenari che giustificheranno l'invio di una forza di reazione rapida nel quadro delle "missioni di Petersberg" (missioni umanitarie, di mantenimento o di ristabilimento della pace), ma anche della struttura e dell'organizzazione delle forze che devono partecipare a tali future missioni. Infine, ciascun paese darà delle indicazioni preliminari in merito al proprio contributo all'obiettivo comune: la capacità di dispiegare in sessanta giorni una forza di 60.000 uomini su un terreno di operazioni.

I ministri dovranno anche occuparsi della questione della presidenza del COPS, attualmente detenuta dal ministro della difesa del paese che presiede l'UE: svariate capitali appoggiano la posizione di Solana, che desidera assumere tale funzione in aggiunta a quella di "Sig. PESC" e di segretario generale dell'UEO (Unione dell'Europa Occidentale); altri ritengono che questa delega di autorità del consiglio dei ministri ponga dei problemi. "Immaginate una crisi come quella della Bosnia: la soluzione della rotazione, che comporta un cambiamento dei responsabili in piena crisi, è davvero la più efficace e la più credibile?", sottolinea Solana.

ARGOMENTI DELICATI
L'alto rappresentante della PESC non pensa, d'altra parte, che sia necessario modificare profondamente il trattato europeo per tenere conto dell'emergere dell'Europa della difesa. Se l'ordine del giorno della conferenza intergovernativa (CIG) incaricata di portare a buon fine la riforma delle istituzioni europee lo consentirà, stima egli, sarà desiderabile apportare qualche "modifica", al fine di rendere ufficiale l'autorità del COPS per l'adozione di decisioni in tempo di crisi.

A Sintra dovranno inoltre essere affrontati due soggetti delicati: l'istituzionalizzazione delle relazioni tra l'Unione Europea e la NATO e il finanziamento della difesa europea, che è lontano dall'essere acquisito, vista la propensione di numerosi paesi (in particolare la Germania) a ridurre le proprie spese militari.

Fino a oggi, le relazioni tra l'Unione Europea - ivi compresa l'UEO - e la NATO erano quasi inesistenti. In questi ultimi mesi, nella logica del summit di Helsinki, Javier Solana e Lord Robertson, segretario generale della NATO, hanno preso l'abitudine di incontrarsi circa una volta alla settimana, ma è poco dire che il ghiaccio non è ancora stato veramente rotto tra le due istituzioni. Ciò dovrebbe avvenire in occasione del consiglio europeo di Maria da Feira, il 19 e 20 giugno. La presidenza portoghese presenterà in tale occasione un rapporto che farà il punto dei meccanismi tesi a istituzionalizzare le relazioni UE-NATO. La versione provvisoria del rapporto, che redige l'elenco delle "modalità di cooperazione e di consultazione" tra le due istituzioni, è lontana dall'ottenere l'unanimità tra gli europei, vista la forte influenza che riserva all'Alleanza atlantica sulle decisioni di intervento della UE.

Per diversi paesi - la Francia in particolare - gli europei devono innanzitutto mettersi reciprocamente d'accordo sulla futura collaborazione con la NATO. Gli Stati Uniti, da parte loro, desiderano che l'Alleanza venga associata già fin da ora a questo processo, un'insistenza della quale Parigi sospetta non abbia altro fine che quello di coinvolgere il più strettamente possibile l'amministrazione americana nelle decisioni della futura difesa autonoma dell'Europa.

Il documento portoghese prevede a tale proposito che una Security Task Force, incaricata di proporre dei meccanismi comuni di "sicurezza e comunicazione", "lavori a stretto contatto" con la NATO. Similmente, trattandosi di relazioni "di routine" (fuori periodo di crisi), si prevede che ufficiali dell'Alleanza possano assistere alle riunioni ministeriali europee (ivi comprese quelle informali) nelle quali si tratti lo "sviluppo delle capacità di difesa europee". Per i periodi di crisi è previsto uno stretto intreccio delle relazioni tra la NATO e l'Unione: così, in caso di operazione militare condotta dagli europei con l'aiuto di mezzi militari della NATO, i vicecomandanti supremi delle forze alleate in Europa potrebbero assistere alle riunioni del futuro Comitato militare europeo.

Tali proposte sono lontane dall'ottenere l'unanimità tra gli europei e un consenso al vertice di Feira non è prevedibile se non dopo che saranno stati portati a termine dei negoziati.




Data: 08-03-2000 Fonte: fonti varie
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