
"Dopo il Kosovo: il futuro dell'Eurocorps e quello della difesa USA"
| Data: 21-11-2000 | | Fonte: "The Guardian", Associated Press |
| Autore: Autori vari |
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NOTIZIE EST #370 - BALCANI/UE/USA
21 novembre 2000
DOPO IL KOSOVO: IL FUTURO DELL'EUROCORPS E QUELLO DELLA DIFESA USA
[Seguono due pezzi sui punti di domanda irrisolti riguardo a una forza militare UE, alla vigilia del vertice di Nizza, e uno su come la (probabile) futura amministrazione Bush intende impostare il ruolo militare internazionale degli Stati Uniti]
TENSIONI NELLA NATO RITARDANO I PIANI PER UNA FORZA UE
di Ian Black - ("The Guardian", 11 novembre 2000)
Tensioni tra la Francia e la NATO e la forte opposizione da parte della Turchia stanno ritardando l'ambizioso piano per lo sviluppo da parte dell'UE di una forza di difesa comune europea, affermano fonti diplomatiche. Mentre un accordo di importanza vitale dovrebbe essere firmato il prossimo mese tra l'UE e l'alleanza occidentale a Nizza, i problemi irrisolti nelle relazioni tra le due parti si stanno accumulando. Funzionari britannici hanno affermato di temere un tentativo improvviso da parte del presidente francese Jacques Chirac di spingere la difesa UE troppo lontano dalla NATO - alimentando le ansietà di lunga data di Londra e Washington per il pericolo che l'alleanza possa rimanere indebolita. La Francia, attuale titolare della presidenza a rotazione dell'UE, è stata per lungo tempo ambivalente riguardo al proprio ruolo nella NATO. Alexander Vershbow, l'ambasciatore USA alla NATO, ha avvertito del pericolo di "nuove frizioni politiche nelle relazioni transatlantiche" se l'UE creerà un'unità di pianificazione per la sua politica di difesa in corso di sviluppo. "Il programma francese è quello di ridurre al minimo l'input della NATO e ci sono ansietà a proposito", ha detto un importante diplomatico. Le trattative svoltesi a Bruxelles giovedì tra il comitato per la politica di sicurezza dell'UE e gli ambasciatori della NATO non sono riuscite a finalizzare un accordo per Nizza, nonostante il segretario generale Lord Robertson abbia negato di avere avvisato Tony Blair che il progetto sta sboccando in una crisi.
Lanciati congiuntamente dalla Gran Bretagna e dalla Francia, i piani per una difesa UE si sono andati sviluppando tranquillamente a partire dal 1998, ma hanno ricevuto nuovo impulso dalla crisi del Kosovo, che ha posto in evidenza la debolezza del sistema militare europeo rispetto a quello degli USA. In occasione del summit del dicembre scorso a Helsinki, i leader dell'UE si sono impegnati a costruire una forza di reazione rapida composta da 60.000 uomini entro il 2003. La forza verrebbe dispiegata nei casi in cui la NATO nel suo complesso non desidererà essere coinvolta in una nuova crisi, per fare due esempi, nei Balcani o in Africa. I funzionari che hanno preso parte ai negoziati si lamentano del fatto che la Francia ha cercato di tenere la NATO "a debita distanza" e sono preoccupati che il summit di Nizza possa adottare delle proposte che portino al tipo di duplicazione che l'alleanza insiste debba essere evitato. La maggior parte dei membri europei della NATO vuole che l'UE abbia automaticamente accesso alla pianificazione dell'alleanza - che ha sede a Mons, in Belgio - al fine di evitare il pericolo che Bruxelles crei strutture proprie. Lord Robertson ha detto dopo la riunione di giovedì che uno dei principi chiave dell'iniziativa di difesa è quello di garantire che non vi sia "alcuna duplicazione superflua". Ma vi sono seri disaccordi che riguardano in quale misura l'UE dovrà essere legata alla NATO in cambio della possibilità di potere prendere in prestito beni militari come velivoli speciali e capacità di intelligence. Una prova importante la si avrà verso la fine di questo mese, quando i minisri della difesa europei si incontreranno per annunciare i loro rispettivi contributi nazionali alla forza di reazione. Dopo Nizza è prevista la prima riunione congiunta in assoluto tra ministri degli esteri dell'UE e della NATO.
Washington è favorevole all'obiettivo di un'identità di difesa e di sicurezza europea, ma ha ripetutamente avvisato l'UE di non indebolire i legami transatlantici e di non effettuare discriminazioni contro gli alleati NATO che non fanno parte dell'UE. Tra questi ultimi il più importante è la Turchia, sempre molto sensibile riguardo alle sue carenti relazioni con l'Europa, fatto che blocca da tempo le richieste UE di potere accedere a delicati documenti NATO. Ma attualmente è allo studio un'idea che prevede di "addolcire" i turchi chiedendo loro di ospitare uno dei tre quartieri generali permanenti previsti per la futura forza europea. "Tutti sono pienamente consci del fatto che le scadenze incombono e che c'è ancora molto lavoro da fare", ha detto ieri sera un funzionario dell'alleanza.
LA FORZA DI DIFESA EUROPEA IN EMBRIONE PROCEDE
di Simon Tisdall - ("The Guardian On-Line", 16 novembre 2000)
I piani controversi per la creazione di una capacità di difesa europea autonoma sotto gli auspici dell'Unione Europea faranno un altro passo in avanti in una conferenza sull'"offerta di truppe" che si terrà a Bruxelles lunedì prossimo [20 novembre]. Si prevede che la Gran Bretagna e la Germania contribuiranno ciascuna con circa il 15% della forza che si stima sarà composta da 60.000 uomini, mentre la Francia apporterà un contributo leggermente superiore. L'idea è che la forza di reazione rapida dell'UE sia in grado di dispiegarsi per un periodo fino a un anno con 60 giorni di preavviso. Il suo ruolo sarebbe limitato al mantenimento della pace, alla gestione delle crisi e alle operazioni umanitarie. Non è previsto un esercito permanente. Ogni paese contribuente tra i 15 stati membri dell'UE destinerà elementi delle sue forze armate al cosiddetto "Eurocorps", da richiamare quando la situazione lo richiede. Nessuno dei paesi sarà obbligato a contribuire propri soldati a missioni di cui non condivide gli obiettivi. La creazione della forza, con quartiere generale permanente a Bruxelles, dovrebbe fare da supporto allo sviluppo di una politica estera e di sicurezza comune europea sotto la direzione politica di Javier Solana, ex segretario generale della NATO. Ma l'impeto decisivo per la sua creazione è stato dato dalla crisi del Kosovo lo scorso anno, quando i paesi europei sono rimasti fortemente imbarazzati per la loro incapacità di eguagliare il relativo impegno militare degli USA. Ma le lamentele espresse da lungo tempo dagli USA per il fatto che l'Europa non si assume un onere sufficiente nel campo della difesa (la maggior parte dei bilanci nazionali dei paesi UE per la difesa sono diminuiti nel corso degli ultimi anni) si sono fatte ancora più stridenti dopo il Kosovo. Ma non è tutto, i più importanti politici degli USA (sia democratici che repubblicani) si oppongono sempre più all'impegno di truppe statunitensi in Europa, preferendo concentrarsi su aree di maggiore importanza strategica nazionale come il Medio Oriente e l'Asia Orientale. George W. Bush, il candidato presidenziale repubblicano, ha fatto intendere che se verrà eletto egli potrebbe ritirare le truppe americane dal Kosovo e dalla Bosnia.
[...] Nonostante il suo ruolo sia stato delineato a grandi termini, rimane poco chiaro come una tale forza europea potrebbe essere impiegata in futuro. Avrà una sufficiente capacità aerea e marittima per sostenere, per esempio, un'operazione come quella del Kosovo? Verrebbe convocata per aiutare la Gran Bretagna in un intervento come quello attualmente in corso in Sierra Leone, dove né la NATO né gli USA hanno offerto di partecipare? E se anche venisse interpellato, un paese come la Francia direbbe di sì? Nonostante il suo lungo coinvolgimento nell'Africa Occidentale, essa non ha fatto nulla per assistere direttamente la Gran Bretagna o l'ONU nella missione di mantenimento della pace a Freetown. Ma una domanda ancora più pungente continua a non avere risposta, mentre la riunione di Bruxelles e il successivo summit UE a Nizza (che darà la benedizione ufficiale alla forza) si stanno ormai avvicinando. Se la forza Europea verrà creata, se aumenterà di dimensioni con l'ampliamento dell'UE a est e a sud, e se nel corso del tempo paesi come la Turchia entreranno a fare parte dell'UE (come sperano), chi mai avrà più bisogno della NATO?
BUSH VUOLE UN "RIEQUILIBRIO" DELLE FORZE MILITARI
di Robert Burns - (Associated Press, 16 novembre 2000)
WASHINGTON - Per promuovere gli interessi globali dell'America, il prossimo presidente dovrà "riequilibrare i nostri impegni" di potenza militare, ha detto giovedì un importante collaboratore del governatore del Texas, George W. Bush. Condoleezza Rice, il consulente capo di Bush per le questioni riguardanti la sicurezza nazionale, ha detto in occasione di una conferenza sponsorizzata dall'Esercito che l'eventuale amministrazione Bush garantirebbe che le forze armate degli USA siano pronte a difendere gli interessi vitali degli Stati Uniti, facendo attenzione a non impegnarsi militarmente in crisi che altre nazioni sono in grado di gestire. Pur riconoscendo che l'amministrazione Clinton ha fatto bene a intervenire in Kosovo l'anno scorso, Rice ha detto che per evitare un uso eccessivo delle forze militari "sarà necessario che noi ci muoviamo in maniera più concentrata. Sarà necessario riequilibrare i nostri impegni e le nostre risorse, prendendo atto del fatto che i nostri strumenti diplomatici sono molteplici, che la potenza militare è solo uno di essi e che noi certamente non vogliamo pensare sempre in termini di potenza militare, di intervento militare come prima linea di difesa quando non possiamo pensare a niente di meglio da fare", ha detto. In passato Rice ha detto che l'Esercito viene utilizzato in maniera impropria in Kosovo e in Bosnia, per ricostruire le istituzioni civili. Ma nelle sue osservazioni di giovedì ha affrontato in maniera più ampia la gestione di tali missioni di mantenimento della pace. "Gli Stati Uniti non devono pensare che si tratti dell'unico mezzo per spegnere i conflitti locali, o la violenza su larga scala provocata dall'inumanità dell'uomo verso l'uomo", ha detto. "Non si tratta di ignorarli, si tratta invece di fare coalizioni, trovare altri che se ne assumano a volte l'onere, con il supporto e l'aiuto degli americani".
Il vicepresidente Al Gore ha vigorosamente difeso l'approccio dell'amministrazione Clinton, sostenendo che il coinvolgimento militare degli Stati Uniti nei Balcani è necessario per prevenire un ritorno della violenza e per costruire una pace durevole. Parlando di fronte a Rice durante la stessa conferenza, il generale dell'esercito Henry H. Shelton, presidente degli Stati Maggiori Congiunti, ha detto che sarebbe "ingenuo" credere che i militari smetteranno di prendere parte alle missioni di mantenimento della pace e alle altre missioni in situazioni di non combattimento. Parlando degli impegni di sicurezza nazionale che gli Stati Uniti dovranno probabilmente affrontare nei prossimi 10 anni, Shelton ha detto che l'unica superpotenza del mondo deve continuare a preparare i suoi militari a un'ampia gamma di missioni, dalle esercitazioni all'estero alla partecipazione ai compiti di mantenimento della pace fino al combattimento di guerre su larga scala. "E' ingenuo pensare che i militari verranno coinvolti solo nelle aree che incidono sui nostri interessi nazionali vitali", ha detto Shelton.
| Data: 21-11-2000 | | Fonte: "The Guardian", Associated Press |
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