"La lotta per Trepca"

Data: 28-03-2000 Fonte: "NIN"
Autore: Tanja Jakobi

NOTIZIE EST #317 - KOSOVO
28 marzo 2000


LA LOTTA PER TREPCA
di Tanja Jakobi - ("NIN", 16 marzo 2000)


Bernard Kouchner, capo della missione UNMIK, ha nominato a marzo a Kosovska Mitrovica i giudici del tribunale presso il quale Evangelos Mytilineos, l'imprenditore greco che si occupa di commercio in metalli, ha registrato ufficialmente un'ipoteca sui reparti di metallurgia dello zinco e del piombo, le sezioni più preziose del conglomerato minerario-metallurgico Trepca. Tra le numerose rivendicazioni proprietarie riguardanti Trepca, l'UNMIK dovrà in ogni modo tenere in maggior conto quella greca. Non solo perché si tratta di un'azienda nota e di grosse dimensioni, le cui azioni sono quotate presso la borsa di Atene, ma anche per il fatto che la Grecia è membro dell'UE, e oltretutto ha un ruolo molto importante nella risoluzione della situazione politica in Jugoslavia. ("I greci sono assolutamente quelli che si fanno sentire di più", ha detto a "NIN" una fonte UNMIK, e il direttore della telecom greca OTE recentemente, dopo essere stato in visita a Belgrado, ha incontrato anche Kouchner). Tenendo sempre un piede dentro Trepca, Mytilineos, ritenuto un amico della parte serba (cosa che oggi gli costa molto e che non perde occasione di negare) sta giocando su alcuni fronti paralleli. "Chiunque voglia conquistare il controllo di Trepca dovrà innanzitutto trattare con noi", ha dichiarato l'anno scorso l'imprenditore greco al "Financial Times". Mytilineos, ancora nel 1996, sei mesi prima dell'acquisto della Telecom serba, era stato nominato membro del Consiglio di Amministrazione della OTE. La produzione di Trepca rappresentava solo il dieci per cento del giro d'affari della società Mytilineos, ma è un elemento della strategia balcanica dell'azienda greca, che ha forti interessi d'affari in Macedonia e Romania. Insieme alla Bulgaria, si tratta dei quattro punti di concentrazione chiave della produzione di piombo e zinco nei Balcani.

Mytilineos ha una volta affermato: "La transizione dei Balcani dal comunismo ci ha dato un'occasione che si può verificare solo una volta nella vita, quella di crescere da una società di famiglia a un attore regionale. Noi abbiamo colto questa occasione". Dopo l'acquisto di impianti metallurgici per la lavorazione del piombo e dello zinco in Romania, Mytilineos, secondo quanto riferisce il "Financial Times", è molto prossimo alla conclusione di un analogo contratto con la società macedone "Veles", che in passato aveva rapporti produttivi con Trepca. Anche se recentemente un funzionario dell'azienda greca ha detto che è evidente che il problema in Kosovo non verrà risolto in breve tempo, Mytilineos ha fatto sapere all'UNMIK che sarebbe ben disposto a rilevare Trepca e a investire denaro per la sua ricostruzione. "Sarebbe un lavoro molto redditizio", afferma una fonte belgradese vicina a questa società, e questo nonostante i grandi debiti, le tecnologie in parte invecchiate e i recenti saccheggi. Un giornale greco ha recentemente dichiarato che Mytilineos sta cercando con fretta una risoluzione per tirarsi fuori dalla situazione del Kosovo. Secondo le valutazioni di Aziz Abrashi, direttore generale di Trepca fino al 1989, questo conglomerato copriva una quota del 25 per cento della produzione industriale complessiva del Kosovo. In un recente studio dell'International Crisis Group [...] si esamina nei dettagli la posizione di Trepca e si consiglia all'UNMIK di prenderne il controllo, impedendo un vincolo tra quest'ultima e il "regime di Slobodan Milosevic", ma allo stesso tempo si chiede di creare una direzione mista serbo-albanese per le miniere. In ottobre, l'UNMIK ha dichiarato che nominerà un amministratore di Trepca che risolverà le complicate questioni proprietarie, ma non si è ancora impegnata nella risoluzione di tale problema. "Nulla lascia pensare che qualcuno verrà presto nominato a tale carica. La questione della proprietà di Trepca viene affrontata in circoli ristretti dell'amministrazione civile e rappresenta in qualche misura un tema-tabù", hanno detto a "NIN" fonti vicine all'UNMIK. "Trepca" è ufficialmente nel portafoglio dell'UE all'interno dell'UNMIK e la strategia finora adottata prevede che come primo passo vengano messe in atto misure mediante le quali le miniere, e l'intero complesso (che altrimenti, secondo fonti serbe, è stato seriamente danneggiato e saccheggiato) possano essere sicuri per il lavoro. A quanto si dice, gli italiani hanno dato una certa quantità di denaro affinché i minatori vengano dotati di attrezzature e vengano riparati gli ascensori e i generatori. La seconda fase prevede l'elaborazione di un piano per il futuro sfruttamento - innanzitutto, bisognerà determinare come "Trepca" verrà amministrata e se alcune sue parti verranno date in leasing, oppure se verranno indette delle concessioni o addirittura la vendita di una parte del conglomerato. Le stesse fonti affermano che l'UNMIK sta trattando contemporaneamente con la parte albanese e quella serba. Alcuni esperti stranieri ritengono addirittura che gli attuali scontri a Mitrovica e i problemi sulla risoluzione dello status di tale città trovino le proprie radici direttamente nella decisa lotta tra serbi e albanesi per Trepca. [...] "Le richieste più insistenti affinché il problema del Kosovo venga risolto in maniera tale che la parte settentrionale, nella quale si trova Trepca, venga annessa alla Serbia, mentre la rimanente parte verrebbe lasciata agli albanesi, vengono naturalmente dalla parte serba. Negli ultimi dibattiti un tale piano non sembra avere prospettive di ottenere il semaforo verde dagli europei, ma con gli americani, invece, non si sa mai", ha detto a "NIN" una fonte diplomatica a Belgrado, secondo cui gli americani hanno esaminato con maggiore attenzione una tale possibilità. Secondo l'attuale rapporto delle forze, in "mano agli albanesi e alla KFOR è circa il 40 per cento di Trepca", è stato constatato in occasione di una riunione del Consiglio di Amministrazione di Trepca, tenutasi all'inizio di febbraio a Zvecan [nel nord del Kosovo - N.d.T.]. "I giorni più difficili nella storia di Trepca sono stati quelli in cui la KFOR e gli albanesi hanno occupato la flottazione a Stari trg e a Pristina, la produzione dello zinco, la fabbrica di batterie e la produzione chimica a Mitrovica, la fabbrica di lampadine elettriche a Pec, quella di gioielli a Prizren, quella di vernici e tinture a Vucitrn e quella di fucili da caccia a Srbica", è stato constatato in tale occasione. A novembre, su decisione dell'UNMIK, gli albanesi hanno preso il controllo delle miniere più ricche di Trepca, quelle di Stari trg, Ajvalija, Kisnica e Novo Brdo. "La miniera di zinco che si trova presso la parte meridionale della città e per la cui modernizzazione Mytilineos ha investito molto è stata saccheggiata", afferma la fonte di Belgrado. "Se gli albanesi vogliono davvero avviare la produzione, una tale decisione è del tutto incomprensibile", afferma la medesima fonte, secondo cui con l'attuale divisione di Trepca è indiscutibilmente impossibile organizzare la produzione. Secondo le sue valutazioni, in mani serbe si trovano parti non significative di Trepca dove non è in corso produzione. Secondo i dati dell'UNMIK, nella miniera di Stari trg attualmente lavorano 230 lavoratori, ma il loro lavoro consiste nell'impedire che i pozzi vengano inondati. Recentemente, in tale miniera ci sono state dimostrazioni sul modello di quelle del 1989 (allora hanno scioperato circa 1.000 minatori), nelle quali i minatori hanno chiesto la "liberazioni di Mitrovica dalle forze paramilitari serbe" e il ritorno dei minatori ai loro posti di lavoro. Secondo uno studio di economisti albanesi, più di 11.000 minatori albanesi sono stati licenziati da Trepca dopo le agitazioni che undici anni fa hanno segnato l'inizio del dramma del Kosovo. Anche a Zvecan, che si trova sotto il controllo serbo, non si fa nulla oltre alla manutenzione delle macchine, secondo fonti UNMIK. Nonostante questo, gli albanesi sospettano dell'amministrazione francese di Mitrovica (che si sostiene sia favorevole alla parte serba) e i serbi di "asportare ricchezze" da Zvecan. Il Consiglio di amministrazione serbo di Trepca ha dichiarato a febbraio che nel 1999 la produzione complessiva di zinco e piombo è stata di circa 564.000 tonnellate. Quest'anno, secondo i piani, si dovrebbero produrre 46.500 tonnellate di piombo grezzo, 25.000 tonnellate di argento e 100 chilogrammi d'oro. Nelle annate migliori, a Trepca si producevano 120.000 tonnellate di piombo, 50.000 tonnellate di zinco e 100.000 tonnellate di argento. Nel 1996 Trepca è stata il maggiore esportare jugoslavo, con 100 milioni di merce venduta. Presso la rappresentanza della società a Belgrado la settimana scorsa non si è fatto vedere nessuno e alla Camera di commercio della Serbia hanno detto a "NIN" di non avere dati in merito alla situazione di Trepca. Una risposta indiretta, ma decisiva, sui destini di Trepca, dovrebbe essere formulata in aprile dall'ONU. Il segretario generale dell'ONU Kofi Annan ha dichiarato che nei documenti che verranno preparati entro tale termine, verrà data una proposta di soluzione duratura dello status del Kosovo. Fonti diplomatiche a Belgrado, che con una vena di sorriso commentano i tormenti dell'amministratore civile Kouchner, affermano che in questo momento non c'è nemmeno il minimo presagio se il Kosovo otterrà qualche tipo di status e quale esso sarà in tal caso. "La soluzione potrebbe risultare gorssolanamente errata, oppure invece questa volta il tutto si indirizzerà nella direzione più giusta. Nessuno ha un'idea e tutti oggi preferirebbero potere dimenticare il Kosovo", ha detto una fonte diplomatica a "NIN". Dopo la riunione del Consiglio di sicurezza dovrebbero essere più chiare anche le condizioni in cui verranno tenute le elezioni in Kosovo. "Nel corso della campagna elettorale in Kosovo, Trepca sarà senz'altro affrontata come questione importante", si dice nel già citato rapporto dell'ICG e si aggiunge: "I membri della comunità internazionale che affronteranno il tema delle elezioni e dell'evoluzione politica del Kosovo dovrebbero accettare e incoraggiare un chiaro pronunciamento delle figure e dei partititi politici più importanti riguardo a Trepca.". Il valore dell'ipoteca che gli avvocati belgradesi di Mytilineos hanno iscritto a registro presso il tribunale di Mitrovica è di 50 milioni di dollari e, come assicurano fonti di "NIN", "dovrebbe essere inoppugnabile, indipendentemente da chi sarà al potere in Kosovo".


[RIQUADRO 1:]

Mytilineos E I SERBI
La querela che Evangelos Mytilineos ha sporto a Belgrado, Atene e Vienna contro la Jugobanka, quale garante dell'affare, e la Geneks, quale uno dei principali negoziatori dell'affare con Trepca, a quanto pare non ha nulla a che fare con l'UNMIK, né con l'attuale situazione del Kosovo. Dopo avere dichiarato nel dicembre 1998 di essere soddisfatto dei propri affari in Serbia, Mytilineos, nel gennaio del 1999 ha sporto querela chiedendo 50 milioni di dollari per il mancato adempimento degli impegni assunti da Trepca. E' stata aperta un'ipoteca su due reparti di metallurgia, ma non sulll'hotel Interkontinental, come aveva originariamente comunicato lo stesso Mytilineos. Tale istanza, secondo le parole degli avvocati belgradesi della società, è stata originariamente approvata in occasione di una riunione della Geneks, ma successivamente il Consiglio di amministrazione della stessa la ha rifiutata. La società di Mytilineos non ha ufficialmente reagito in alcun modo a tale decisione. In precedenza, parlando di fronte ai giornalisti in occasione del ricevimento per il nuovo anno presso la banca di Belgrado, come ospite di Borka Vucic, direttore della stessa banca, l'imprenditore greco aveva annunciato che avrebbe forse potuto procedere alla privatizzazione di Trepca. Mytilineos ha stipulato il primo contratto con Trepca, per 50 milioni di dollari, nel dicembre 1995, per poi firmare successivamente, nel 1997, un altro contratto del valore di 519 milioni di dollari. In quel periodo, Mytilineos, quale copresidente del consiglio d'affari greco-jugoslavo, ha annunciato la sua avanzata sul mercato serbo (ha trattato per l'acquisto della Slavija banka) e ha definito tale contratto, così come il contratto con la RTB Bor (firmato nel febbraio 1998 con la possibilità di raggiungere un valore di un miliardo di dollari), come i migliori esempi della strategia d'affari che la società avrebbe seguito. Oggi fonti di tale società affermano che con il contratto iniziale Mytilineos ha investito cinque milioni di dollari, per poi successivamente investire una somma maggiore, perlopiù in denaro, ma in parte anche in tecnologie, "anche se fin dall'inizio l'affare non ha funzionato". L'anno scorso Mytilineos ha dichiarato che l'affare fin dall'inizio è stato un fallimento e che egli vi si è impegnato solo su esortazione del governo greco e con l'aperta garanzia dell'ente statale greco per l'assicurazione del credito. Nel periodo in cui correvano voci su fosse comuni nelle gallerie della miniera di Trepca, sul sito web della società Mytilineos è comparso un comunicato nel quale si smentiva categoricamente che Mytilineos fosse un amico intimo di Milosevic. Ibrahim Rugova, allora autoproclamato presidente del Kosovo, ha avvisato Mytilineos e altre aziende straniere, nel 1997, che tutti i contratti riguardanti il Kosovo stipulati con la dirigenza serba sarebbero stati considerati nulli. Mytilineos in una dichiarazione dell'anno scorso si è detto dispiaciuto per non avere prestato ascolto a tale consiglio amichevole. Fonti della società a Belgrado hanno espresso incredulità sul fatto che Mytilineos abbia trattato in merito a Trepca con rappresentanti albanesi. Inoltre, si dice che Mytilineos si sia visto solo una volta con Milosevic in occasione di un incontro di gruppo con una delegazione d'affari greco e che è normale che una società straniera abbia determinati contatti con il potere "nella misura in cui ciò è necessario per svolgere il proprio lavoro". Le stesse fonti affermano che a Mytilineos non è stato consegnato quasi nulla delle quantità concordate e che i dati sulla produzione totale di Trepca devono essere presi con determinate riserve. A quanto si dice, la maggior parte della responsabilità per l'interruzione della collaborazione è attribuibile alla direzione di Trepca, che è stata abile nel prendere i soldi e non adempiere gli impegni.


[RIQUADRO 2:]

L'APPROCCIO SERBO E QUELLO ALBANESE

[...] Dal 1997 Trepca è nella lista delle imprese per la cui privatizzazione è necessario l'assenso del governo [di Belgrado]. "La KFOR e l'UNMIK, sebbene siano responsabili della presa con la forza di una parte di Trepca, non occuperanno mai l'intero complesso né parteciperanno mai alla direzione di Trepca, perché i proprietari di Trepca sono gli azionisti di tale impresa e questo è un fatto che non può essere cambiato", ha dichiarato a novembre, secondo un comunicato della Tanjug, Novak Belic, direttore dell'amministrazione serba di Trepca. Oliver Ivanovic, presidente del Comitato esecutivo del Consiglio nazionale serbo (SNV) di Kosovska Mitrovica ha dichiarato che la parte serba ingaggerà avvocati internazionali e cercherà di ottenere la restituzione delle parti di Trepca che si trovano nella zona sud di Kosovska Mitrovica. La direzione serba di Trepca ha offerto all'UNMIK di rilevare la gestione e l'organizzazione della produzione dell'intera Trepca, proposta che non è stata accettata. Le stesse fonti fanno sapere che la posizione chiave della parte serba è che la proprietà di Trepca sia privata (poiché tutte le banche e le aziende che possiedono quote di Trepca sono società per azioni). [...] I punti di vista albanesi riguardo allo status della proprietà di Trepca possono dividersi in due gruppi. La "vecchia direzione" di Trepca, che vede alla sua guida Aziz Abrashi e Burhan Kavaj, ritiene che Trepca deve continuare a rimanere un'impresa autogestita, vale a dire conservare lo status che ha avuto fino al 1989. Essi ritengono che Trepca potrebbe ottenere crediti internazionali agevolati e ripagare i prestiti con i profitti ottenuti. Il secondo gruppo, guidato da Safet Merovci, ministro delle finanze nel disciolto governo di Hashim Thaci, ritiene che Trepca debba essere dichiarata proprietà statale, con la differenza che, contrariamente all'attuale risoluzione del Consiglio di sicurezza sul Kosovo, il titolare di tale proprietà sarebbe il Kosovo e non lo stato serbo. Secondo l'International Crisis Group tra i due gruppi vi sarebbero sospetti, a causa dei passati rapporti di Abrashi e Kavaj con le autorità di Belgrado e, dall'altra parte, per la possibilità che con la dichiarazione di Trepca come proprietà statale le rivendicazioni proprietarie di Belgrado sul conglomerato potrebbero essere rafforzate. Entrambi i gruppi albanesi sono d'accordo sul fatto che Trepca appartenga solo al Kosovo e che tutte le altre rivendicazioni di proprietà non siano valide, mentre le richieste di Mytilineos e [del francese] Rojean vengono ritenute come "tentativi di Belgrado di mantenere il controllo di Trepca tramite rappresentanti stranieri". [...]

Data: 28-03-2000 Fonte: "NIN"
Autore: Tanja Jakobi