"Sofia: capitali russi e ristrutturazione dell'esercito"

Data: 30-06-1999 Fonte: "Kapital"
Autore: Autori vari

NOTIZIE EST #247 - BULGARIA
30 giugno 1999


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Seguono qui sotto due articoli dal settimanale bulgaro "Kapital", che pubblichiamo un po' in ritardo. Il primo riguarda le relazioni tra il governo bulgaro e il gigante del settore energetico russo Gazprom. Il secondo il difficile processo di ristrutturazione dell'esercito di Sofia in vista dell'adeguamento alla NATO, processo in corso da mesi e che ha provocato ampie spaccature all'interno dei vertici militari bulgari]

LA BULGARIA E LA GAZPROM
di Lilija Fileva - ("Kapital", 29 maggio - 4 giugno 1999)


La crisi in Kosovo e i cataclismi politici in Russia hanno portato a un riesame delle relazioni tra Sofia e Mosca, anche perché nonostante i suoi desideri, è evidente che il governo non riuscirà a teletrasportare la Bulgaria nella NATO e nell'UE a una velocità tale da farci dimenticare i Balcani e la Russia. A tutto ciò bisogna aggiungere il fatto che nel frattempo sono crollate tutte le illusioni in merito all'efficacia dell'accordo per le forniture di gas firmato dal vicepremier Bakardziev. Già allora (nella primavera del 1998) gli esperti sostenevano che la Bulgaria si era assunta impegni insostenibili. Per il governo di Kostov, però, ottenere l'indipendenza dalla Gazprom era una questione d'onore. Il prezzo della nostra indipendenza in termini di gas si è tuttavia rivelato davvero alto. L'alto prezzo del gas e il monopolio della ditta bulgara Bulgargas hanno portato praticamente al fallimento i maggiori consumatori - i produttori di fertilizzanti, di vetro e di acciaio, mettendo in forti difficoltà anche i produttori di cemento. Il risultato è che nei fatti nelle trattative con la Gazprom ci ritroviamo nella posizione di partenza.

Con la nuova situazione politica venutasi a creare a Mosca, le grandi aziende russe sono evidentemente tornate ai vertici del potere. Le principali strutture economiche sono l'ultima cosa che è rimasta alla Russia. A causa delle azioni imprevedibili del presidente e dell'instabilità finanziaria, il paese è assolutamente destabilizzato dal punto di vista politico. Non a caso i commentatori occidentali hanno definito il nuovo governo russo come un governo del compromesso raggiunto tra i diversi gruppi economici. E tradotto in soldoni questo significa: se vuoi avere buoni rapporti con Mosca devi avere buoni rapporti con le grandi aziende russe. Non bisogna dimentare che proprio l'attuale ministro degli esteri Igor Ivanov, nel corso della visita compiuta a Sofia, ha appoggiato le mosse della LUKoil, interessata a comprare la Petrol [la maggiore rete di stazioni di servizio della Bulgaria - N.d.T.]. In realtà, una delle prime cose che ha fatto il nuovo premier russo Sergej Stepasin, è stato incontrarsi con i capi della Gazprom e della LUKoil, rispettivamente Rem Vjahirev e Vagit Alekperov. Le grandi aziende russe si sono dimostrate un fattore molto forte nei Balcani - sia la LUKoil che la Gazprom hanno seri interessi nella regione, dietro i quali si nasconde lo stato russo. La Gazprom ancora oggi è uno dei maggiori creditori della Jugoslavia, ma non ha mai interrotto le forniture nonostante l'embargo energetico. L'uomo politico russo più famoso in questo momento è proprio il padrino della Gazprom - il suo ex direttore ed ex premier russo, Viktor Cernomyrdin. Il mediatore russo per la crisi nel Kosovo è ancora oggi membro del consiglio di amministrazione della Gazprom. L'ex premier è continuamente presente nelle trasmissioni dei media di tutto il mondo ed è attualmente bene accolto ovunque, in Europa e negli Stati Uniti. [...] L'uomo della Gazprom oggi rappresenta il volto della Russia di fronte all'Occidente. Quindi non c'è da meravigliarsi se la pace nella regione arriva attraverso il tubo del gas, o almeno non può arrivare senza il tubo del gas. Per quanto doloroso, questa volta anche il premier bulgaro Kostov dovrà mettersi d'accordo con gli uomini della Gazprom. Uno dei primi gesti obbligati sarà la vendita della Neftohim [la maggiore raffineria bulgara - N.d.T.] alla società russa. Se il premier bulgaro riuscirà ad avere successo in questo mercanteggiamento geopolitico, potrà stare tranquillo che a Mosca nessuno gli porrà domande sullo spazio aereo concesso di recente alla NATO o sulle nostre relazioni con l'alleanza e l'UE. [...] Il 3 giugno, quando il direttore della Gazprom, Rem Vjahirev, arriverà in Bulgaria per nuove trattative, diventerà chiaro fino a quale punto Kostov potrà entrare a fare parte del modello russo di fare politica, che vede uno stretto legame tra gli accordi economici e gli interessi politici. In quell'occasione diventerà chiaro anche cosa ci si potrà attendere dalla sucessiva visita [del premier bulgaro Kostov] a Mosca. Non che già nel 1997 [quando la destra oggi al governo in Bulgaria è arrivata al potere - N.d.T.] non fosse chiaro che i rapporti con la Russia sono puramente una questione di business. Allora però si trattave di liquidare la Multigrup [la maggiore holding bulgara, legata alla mafia e ai capitali russi, in particolare quelli del settore energetico - N.d.T.], bisognava dimostrare all'Occidente quanto siamo indipendenti dal Cremlino e gli stessi governanti continuavano a sperare che qualcuno da fuori li aiutasse nella loro "epopea del gas". Oggi abbiamo accumulato esperienze e tutto dovrebbe essere più facile. [Nota: Come riferisce il numero successivo dello stesso settimanale ("Kapital", 5-11 giugno 1999) la visita del direttore della Gazprom svoltasi in seguito a Sofia ha riaperto la strada a un'ampia presenza del capitale russo in Bulgaria, anche se le dichiarazioni pubbliche e i dettagli in merito agli accordi sono stati molto scarsi, visto che il governo bulgaro, che tanto aveva puntato nel 1998, a fini di immagine interna ed estera, sulla battaglia per rendersi autonomo dalla Gazprom, non ha desiderato dare pubblicità ai termini degli accordi. A titolo di esempio, comunque, è stato raggiunto un accordo per il transito di gas dalla Russia alla Turchia attraverso il territorio bulgaro. E' a proposito interessante notare, come fa "Kapital", che alla faccia delle teorie su uno strisciante conflitto islamico/ortodosso nella regione, la Russia fornisce alla Turchia il 60% del gas utilizzato da quest'ultima...]


COME L'ESERCITO BULGARO VA ALLA LIQUEFAZIONE
di Momcil Milev - ("Kapital", 29 maggio - 4 giugno 1999)


Un pesante piano quinquennale aspetta nei prossimi anni l'esercito bulgaro. Entro il 2005 dovrà ridurre il numero dei suoi effettivi di due volte e mezzo e allo stesso tempo aumentare il suo potenziale bellico di circa il 100 per cento. Forse può sembrare poco logico, ma secondo quanto assicura il vice-ministro della difesa Velizar Salamanov, proprio questo dovrebbe essere il risultato delle drastiche riduzioni degli effettivi e della tecnologia di combattimento. "I timori per una riduzione del numero dei soldati sono un residuo della cosiddetta 'filosofia dei carri armati' secondo cui quanti più sono i carri armati che hai, tanto più sei forte. Nella vita di oggi le cose non stanno così", commenta un ufficiale membro del gruppo di lavoro per il cosiddetto "Programma 2004", che sostituisce un analogo piano per la riorganizzazione delle forze militari, elaborato dallo Stato Maggiore e approvato solo un anno fa dal governo di Ivan Kostov. Alla base del programma in questione vi sono le raccomandazioni del generale di brigata americano Henry Kifenaar, che sembra svolgere le funzioni di consulente militare straniero presso il Ministero della difesa. Entro il 23 giugno dovranno essere chiariti tutti i parametri di quello che bisogna elminare. Secondo la direzione del Ministero della difesa l'obiettivo fondamentale della riforma dell'esercito è quello di diminuire gli effettivi delle forze armate, di passare gradualmente a un esercito semiprofessionale e di introdurre il principio di unità militari mobili, dotate di equipaggiamenti moderni. In pratica, quello che era un esercito potente secondo gli standard bulgari è morto già nel 1989-1990 - dopo la dissoluzione del Patto di Varsavia. La macchina militare attualmente comprende circa 90.000 soldati e ufficiali, ma circa 22.000 di essi hanno funzioni soprattutto amministrative. La maggior parte di coloro che sono professionalmente impegnati nel campo della difesa sono mal pagati, senza una casa e si trovano di fronte alla prospettiva di andare a ingrossare le file degli uffici di collocamento. Allo stesso tempo l'esercito è una delle istituzioni che, secondo le inchieste di opinione, è stata meno colpita di altre dalla delusione della gente. Da un punto di vista puramente populista, si tratta di un elemento che ostacola la riforma delle forze armate. In linea generale, il "Programma 2004" riprende con alcune differenze i consigli del gen. Kifenaar. Le differenze fondamentali di opinione con il militare americano riguardano l'Aviazione e la Marina. Secondo l'esperto statunitense la nostra aviazione militare dovrebbe essere ridotta a una squadriglia per superiorità militare con 24 aerei identici del modello MiG-29 o MiG-23. Tutti gli altri aerei dovranno essere eliminati o smontati e le loro parti utilizzate come pezzi di ricambio. In tal modo le funzioni dell'Aviazione bulgara verrebbero limitate unicamente al controllo dello spazio aereo, senza la possibilità di apportare colpi contro forze di terra straniere. Il programma di Kifenaar manda in discarica anche tutti i cacciabombardieri Su-22 e gli aerei d'attacco Su-25. Gli addetti del Ministero della difesa stanno tuttavia cercando di conservare un numero doppio di aerei da guerra. La loro intenzione è quella di avere 12 MiG-29 e MiG-21 BIS, oltre a 24 velivoli d'attacco. Questo tuttavia comporterebbe un drastico taglio agli effettivi, visto che l'Aviazione dispone di 35 aerei solo per il tipo Su-25. Così con ogni probabilità la nostra aviazione dovrà rinunciare ai modelli multifunzionali Su-22, che in linea generale sono uno degli aerei da combattimento più seri dei quali disponiamo in questo momento. Uno dei pomi della discordia tra i bulgari e gli yankee è in un certo senso anche il futuro della flotta navale. Il gruppo del gen. Kifenaar propone che la flotta militare diventi praticamente qualcosa come una squadra di bagnini o, per usare termini un po' più seri, una squadra di guardacoste. L'uomo del Pentagono vuole la liquidazione di tutta la flotta d'appoggio e dei gruppi missilistici della difesa costiera. Oltre a ciò, viene messa in questione anche la necessità della creazione di un gruppo di fanteria da sbarco, che secondo gli americani sarebbe inutilmente esoso. Gli esperti del Ministero della difesa tuttavia hanno in merito una posizione leggermente più sobria. Essi prevedono di lasciare 13 navi e vedette, quattro gruppi missilistici costieri e due elicotteri, il tutto nell'ambito delle Forze di pronto intervento. Oltre a ciò, prevedono di conservare le due basi principali della flotta a Varna e Burgas. Si prevede che la nostra flotta avrà un personale di 4500 persone - 630 ufficiali, 1400 sergenti, 2070 soldati (marinai) e circa 400 impiegati. L'altro cambiamento fondamentale nell'esercito riguarda le unità missilistiche. Si prevede di limitarle a dimensioni simboliche. L'arsenale bulgaro di missili SS-23 verrà diminuito di quattro volte. Si prevede che rimangano solo quattro basi di lancio "terra-terra" del tipo più vecchio, il R-150, affermano gli esperti del Ministero della Difesa. In linea di principio la drastica misura viene giustificata con la mancanza di mezzi per la manutenzione di questo costoso tipo di dispositivi militari. Dietro a queste giustificazioni, tuttavia, si intravede la lunga mano della diplomazia militare americana. Gli SS-23, come tutti gli altri missili del tipo "terra-terra" sono da lungo tempo una spina negli occhi del governo statunitense. La liquidazione di questo tipo di armamenti è una delle priorità strategiche della Casa Bianca, che esercita pressioni su tutti i paesi che ne possiedono. Nel corso del 1997 la Bulgaria ha addirittura ricevuto una domanda formale del Dipartimento di Stato USA nella quale si chiedeva se il nostro paese ha intenzione di eliminare il proprio arsenale di missili balistici. In quell'occasione il governo ha rifiutato. Ora, a quanto pare, esso è stato costretto a modificare la propria decisione. Visti da un punto di vista obiettivo, gli SS-23 sono l'arma più potente che il nostro paese possiede, con l'eccezione forse della... centrale atomica di Kozloduj [sul Danubio, al confine con la Romania e non lontano da quello con la Serbia, criticata dall'UE come una delle più pericolose in Europa - N.d.T.]. I missili hanno una gittata di 500 chilometri e al momento dell'impatto distruggono ogni cosa per un raggio di 450 metri. In caso di necessità possono trasportare testate atomiche operativo-tattiche. Secondo le informazioni ufficiali fornite dal ministero della difesa di Sofia, questi missili non sarebbero particolarmente precisi e non potrebbero quindi essere utilizzati per un'aggressione. In pratica, però, gli SS-23 arrivano a un massimo di 15 metri di errore, cosa che consente loro di portare colpi con una precisione chirurgica. Con l'aiuto di alcuni tali missili il nostro paese può impedire in linea generale praticamente ogni tentativo di aggressione massiccia. Secondo dati non ufficiali, in questo momento la Bulgaria ha 16 missili SS-23. Dopo la fine della riforma prevista dal "Programma 2004", tuttavia, dovrà a quanto pare fare senza missili... Così, con questa riforma dai ritmi stachanovisti, l'esercito bulgaro assumerà delle dimensioni piuttosto strane. Da una parte, vogliamo realizzare un esercito compatto e ad alta tecnologia, e dall'altra eliminiamo tipi di armamenti relativamente moderni, conservando una fanteria ormai passata di moda. Speriamo che gli strateghi civili bulgari sappiano veramente quello che stanno facendo.



Data: 30-06-1999 Fonte: "Kapital"
Autore: Autori vari