Il bingo del tabacco

Data: 24-08-2003 Fonte: "Vreme"
Autore: Dimitrije Boarov

N.E. BALCANI #691 - SERBIA-MONTENEGRO
24 agosto 2003


IL BINGO DEL TABACCO
di Dimitrije Boarov ("Vreme" [Belgrado], 7 agosto 2003) - trad. di Lorenzo Guglielmi

Finalmente si è dimostrato che per la buone fabbriche, con un ben riuscito “poker diplomatico”, si può ottenere un prezzo anche più alto di quello atteso


Il Governo della Serbia e la sua Agenzia per la privatizzazione hanno messo a segno, nel tender per la vendita delle industrie del tabacco di Nis e Vranje, un successo sopra le aspettative, realizzando prezzi di vendita come non se ne sono ottenuti negli altri paesi in transizione e da lungo tempo non si registrano neppure sul mercato internazionale. Per la Manifattura del Tabacco di Nis (DIN) la migliore offerta, in blocco del peso di 518 milioni di euro, è stata avanzata dalla compagnia multinazionale “Philip Morris”, mentre per quella di Vrana (DIV) la “British American Tabacco” ha offerto 87 milioni di euro nel complesso.

La dimensione di questo successo è molto più facile da illustrare col dato che l’Agenzia per le privatizzazioni, a partire dall’avvio di questo processo, due anni fa, e fino a questo tender è riuscita a vendere 760 imprese per il valore di circa 600 milioni di euro, e ora è in grado di incassare 437 milioni soltanto per la quota di maggioranza in due fabbriche di sigarette. Al contempo, nel corso di due anni, sono stati stipulati contratti per gli investimenti obbligatori nelle imprese vendute per una cifra totale di 470 milioni di euro, e ora le aziende che concorrono per le manifatture di tabacco promettono investimenti complessivi per quasi 89 milioni di euro. Per i programmi sociali nel corso di due anni è stata assicurata una cifra globale di 175 milioni di euro, e attualmente in questo fruttuoso tender tali programmi vengono offerti a quasi 80 milioni di euro. Di conseguenza, se l’Agenzia per le privatizzazioni fino a questo tender ha portato a termine transazioni per un valore complessivo di circa 1.245 milioni di euro, oggi aggiunge a questo saldo gli accordi sul tabacco, stimati a una cifra totale di 605 milioni di euro.

Sebbene per la DIN ci si attendesse un'offerta molto allettante, la Philip Morris ha superato le maggiori aspettative, dopo che ha vinto con l’offerta di 387 milioni di euro per il 66,45% del capitale di questa fabbrica, con la promessa aggiuntiva d’investire in futuro 65 milioni di euro e di mettere in atto un programma sociale di oltre 66 di euro (per il totale di 518 milioni di euro). Osservatori esterni potrebbero affermare che la seconda classificata, la Industria Tabacchi di Rovigno, dalla vicina Croazia, che concorreva per la DIN con una offerta che prevedeva il riscatto del capitale di 214 milioni di euro, investimenti per 33,68 milioni di euro e un programma sociale da quasi 110 milioni, abbia in qualche modo apportato con la sua partecipazione un benefico influsso che ha incrementato le nostre entrate. Terza nella lista per la DIN è la British American Tobacco con un’offerta totale di 234,11 milioni, ma sembra che fin dall’inizio mirasse più alla DIV, in un tender dove risultava unico soggetto partecipante.

Già a un primo sguardo si possono ravvisare alcune caratteristiche di questo tender che ha visto la partecipazione di tre concorrenti. Innanzitutto si nota una significativa differenza nelle offerte per l’acquisto della quota di maggioranza: 387, 214 e 140 milioni di euro. Il fatto che la Philip Morris abbia offerto per il capitale una somma maggiore di quella offerta dai due altri concorrenti messi insieme è una testimonianza di quanto questa società (che lo scorso anno ha realizzato un giro d’affari del valore 87 miliardi di dollari lordi, di cui 47 con le sigarette) ci tenesse ad assumere il controllo della fabbrica di NIS. Per quanto riguarda l’offerta della Manifattura Tabacchi di Rovigno è visibile il tentativo di assicurarsi presso i dipendenti della DIN il sostegno al rilevamento della fabbrica, dal momento che per il programma sociale di base è stato offerto un investimento dell’ammontare di 59,11 e per quello integrativo 48,85, milioni di euro. In verità, la Philip Morris, oltre al programma sociale di base per gli impiegati, a un aumento delle paghe del 10% per i prossimi 5 anni e al 5% di partecipazione al profitto, ha offerto anche 5 milioni di euro per abitazioni. Per un certo verso, si tratta di un fenomeno nuovo nelle nostre privatizzazioni, che tuttavia trova le sue radici nella “tradizione del sistema autogestito”, che i manager di queste imprese hanno riscontrato qui da noi.

Sulla circostanza che Philip Morris e TDR non sono state in concorrenza per l’altra fabbrica messa in offerta, la DIV, probabilmente ci saranno diverse interpretazioni. Di prima mano, si potrebbe giudicare che la Philip Morris, mirando soltanto alla DIN, abbia voluto dimostrare il proprio ruolo di leader nel mercato mondiale del tabacco e d’esser al contempo interessata proprio all’ulteriore promozione delle marche locali di Nis (su tutte, le “Klasik”), per farne eventualmente dei marchi di rinomanza internazionale. La TDR ha avuto possibilità di concorrere solo per la DIN, sebbene la logica elementare la avesse portata a concludere che a Vranje c’erano migliori opportunità, per motivi analoghi - la convinzione cioè che, oltre ad avere una base a Nis per le sue “Ronhill” (molto popolari in Serbia), sarebbe stato possibile produrre in tale città marche che sono state popolari anche in Croazia. La BAT, in modo abile e abbastanza facile, ma non poco costoso, è entrata in possesso della fabbrica di Vranje, che costituisce il suo biglietto di ingresso nel mercato serbo.

Il ministro delle finanze Bozidar Djelic, presidente della commissione per il tender non ha nascosto, in occasione della presentazione dei risultati (4 agosto), la soddisfazione per il fatto che dalla vendita di queste due fabbriche saranno versati nel budget statale complessivamente 340 milioni di euro (la parte rimanente va all’autonomia locale e ai fondi sociali). Durante la presentazione è apparso soddisfatto anche Aleksandar Vlahovic, ministro per le privatizzazioni, perché si è data finalmente una prova che per le buone fabbriche, con un buon poker diplomatico, si possono ottenere prezzi anche più elevati delle aspettative (e che per quelle di scarso valore non vale la pena di mettere in atto alcuna arte illusionistica, come invece gli si chiede sempre di fare).

E' singolare che, nelle prime ore successive all’annuncio di questo eloquente successo del governo della Serbia (dopo l'infierire degli scandali interni e gli “sforzi sovrumani” per attenuarli), questa non sia stata la notizia del giorno nei molti media elettronici belgradesi (si è invece proseguito con gli ossessivi dettagli sugli interminabili e disperati incidenti che da decenni affliggono il Kosovo). La televisione di stato ha perfino accompagnato la notizia di questa ben riuscita privatizzazione “con un’inchiesta per strada”, dove tre passanti hanno lamentato il fatto che la DIV e la DIN sono state vendute agli stranieri. Questo dettaglio è una testimonianza del fatto che, anche dopo tre anni di costante spiegazione dei processi fondamentali della transizione, nelle molte teste che compongono l’opinione pubblica della Serbia nulla riesce a penetrare e che l’inerzia della “mentalità collettivista” continua ostinata. Perché, se a qualcuno di quei passanti o redattori fosse stato chiesto cosa perde la Serbia con la vendita delle fabbriche, credo che nessuno avrebbe saputo dare una risposta, e molti avrebbero sicuramente detto che il nostro stato ci rimette i propri profitti. Ma lo stato serbo con la vendita delle fabbriche di sigarette agli stranieri non perde le entrate fiscali, ma precisamente il contrario: può aspettarsene di ancora più elevate ecc.

Già venerdì, cioè il giorno nel quale praticamente tutti i nostri lettori avranno avuto per le mani questo numero del nostro giornale, vedremo se il tender per la vendita della Beopetrol avrà attirato più concorrenti, il che dovrebbe significare anche delle buone offerte. Con l’ eventuale successo anche di questo tender, il governo della Serbia avrebbe modo di iniziare a “respirare più facilmente”, e ciò peraltro potrebbe significare che prenderà il coraggio di tracciare le linee delle nuove riforme. In tale scenario, il successo realizzato col tender per la vendita delle industrie del tabacco può assumere anche un più ampio significato politico.

Data: 24-08-2003 Fonte: "Vreme"
Autore: Dimitrije Boarov