Personaggi: padre Bojan Saraev

Data: 17-06-2004 Fonte: "Monitor"
Autore: Katja Mihajlova

N.E. BALCANI #818 - BULGARIA
17 giugno 2004


PERSONAGGI: PADRE BOJAN SARAEV
a cura di Katja Mihajlova - ("Monitor" [Sofia], 25 maggio 2004)

Un'intervista a Bojan Saraev, un discusso predicatore ortodosso impegnato in un'opera di "conversione" al cristianesimo dei musulmani di lingua bulgara che ha suscitato grande preoccupazione tra gli attiviti dei diritti umani

Padre Bojan Saraev è un noto predicatore della Chiesa Ortodossa bulgara ed è presidente del “Movimento per la cristianità e progresso San Giovanni Profeta”, fondato nel 1990, che ha come scopo la conversione al cristianesimo di persone di altre religioni. Nella pratica il sacerdote si è impegnato negli anni per cristianizzare (“ritorno alle origini” la definisce) i Pomatzi, una popolazione bulgara di religione musulmana che vive principalmente nella regione dei Rodopi,i discendenti di quei bulgari che si convertirono all’islam durante il giogo ottomano (1396-1878).

Le modalità con cui quest’attività di predicazione religiosa è stata portata avanti, hanno suscitato preoccupazione tra gli attivisti dei diritti umani e anche da parte di alcuni esponenti della Chiesa Ortodossa, in quanto le conversioni, una scelta sacra ed intima, sarebbero state strumentalizzate per manifestazioni pubbliche.

In occasione della visita di Giovanni Paolo II in Bulgaria, avvenuta nel maggio 2002, Saraev si rese protagonista di una accesa contestazione sostenendo testualmente “ovunque egli va, accadono apocalittici disastri naturali. Essi sono già cominciati nella regione di Plovdiv. Abbiamo già avuto due terremoti in aprile, e non posso immaginare cosa succederà il giorno del suo arrivo”. Naturalmente nulla di apocalittico accadde in quei giorni.

In questa intervista al quotidiano Monitor, Saraev parla anche della partecipazione della Bulgaria all’occupazione militare dell’Iraq. Il religioso non lo menziona, ma un grave lutto familiare è legato a questo fatto. Infatti il 26-enne Nikolaj Saraev, nipote del sacerdote, è uno dei soldati bulgari morti in Iraq nel dicembre 2003. Prima di partire per l’Iraq il militar era andato nella chiesa dell’Assunzione di Kardjali dove lo zio lo aveva congedato pregando per lui. [nota introduttiva a cura di Bulgaria-Italia]


Padre Saraev, il 24 maggio è festa non solo della cultura bulgara ma anche della spiritualità bulgara. Con quali sentimenti l’avete accolta?

La spiritualità bulgara ha radici indietro nei secoli, dal tempi di Cirillo e Metodio e dei loro allievi. E’ un solido sostegno per la nostra nazione e ha una forte influenza sulla forza della chiesa ortodossa. Ha un’enorme importanza sul consolidamento dell’ortodossia in genere il che in seguito ha protetto il popolo bulgaro dall’assimilazione, dalla turchizzazione sotto l’impero ottomano.

Che cosa succede oggi nei Rodopi?

Quello che vedo è che la gente considera questa bella festa con una certa indifferenza. Come se per loro il 24 Maggio fosse una festa per non andare al lavoro, per starsene a letto, per ubriacarsi con amici. Non hanno scoperto il contenuto spirituale di questa festa, non capiscono che possiamo esserne orgogliosi perché è la festa della spiritualità e delle lettere bulgare. Quanti popoli nel mondo possono vantarsi di una scrittura e di un alfabeto propri?

A che cosa è dovuta secondo Lei questa apatia?

A tutta la volgarità che ci circonda. Allo sfacelo spirituale generale, all’assenza di un nuovo sistema di valori. Alla distruzione del vecchio sistema di valori dove c’erano anche cose buone da conservate, come tradizioni, spirito, cultura e morale. Purtroppo, in Bulgaria ormai tutto è volgarizzato, tutto è commercializzato, nella società regna una completa mancanza di spiritualità, le scuole continuano ad impoverirsi nell’approfondimento delle scienze, le conoscenze dei ragazzi diventano sempre più superficiali. Si riducono le materie dove si parla dello spirito bulgaro, storia, tradizione ecc. Da lì deriva la svalutazione della spiritualità, il culto e il feticismo del denaro, della prosperità materiale.

Perché sembra che la Chiesa Ortodossa perda il suo ruolo di guida nella conservazione dello spirito bulgaro?

Questo processo non si può fermare formalmente e indifferentemente, con delle leggi. Perché questo succeda, è necessaria una Chiesa forte e stabile, che faccia da protettore, difensore e guida spirituale della nazione. Purtroppo, la nostra Chiesa Ortodossa oggi non è in grado di adempiere i suoi doveri di cui è incaricata storicamente. Essa è svuotata di contenuto. Fu tenuta in isolamento dal popolo bulgaro forzatamente. Il guaio è che tuttora la Chiesa continua a vivere con la sensazione di dover esistere solo per se stessa, di soddisfare gli interessi dei propri preti e clero, senza compiere la sua missione storica di essere un tutore spirituale, guida e correttore morale dei processi che scorrono nella società.

In momenti di grandi disgrazie per il popolo bulgaro come la morte dei soldati a Kerbala e la condanna a morte dei medici bulgari, sembra che la Chiesa sia rimasta in disparte?

E’ così. Visto che non è adeguata a tutto quello che succede, è normale che sia lontana dalla vita reale. Un’enorme parte dell’alto clero episcopale della Chiesa Ortodossa si è isolata in una specie di contemplazione medievale. S’interessa piuttosto della propria prosperità. Purtroppo, la Chiesa non fa servizio alla società.

Questo non permette a degli interessi, legati ad altre religioni professate da noi, di piantare radici nella psiche bulgara?

Certo che è così. Ci sono degli spazi spirituali vuoti nella società bulgara che appartengono di diritto alla Chiesa bulgara ortodossa, ma è essa che è assente in noi. E proprio in questo vuoto si intromettono organizzazioni pseudoreligiose, sette ecc. che conquistano e distruggono tante anime. La stessa cosa succede nelle Rodopi dove tanti bulgari non vogliono professare l’islam e noi non abbiamo mezzi sufficienti per opporsi a questo. Tutto questo processo minaccia seriamente l’unità della nazione.

Da anni si parla dell’assimilazione religiosa della popolazione delle Rodopi ma non s’intraprende nulla. Perché?

Perché, purtroppo, il DPS [partito della minoranza turca in Bulgaria - N.d.R.] controlla lo Stato attraverso alcune organizzazioni politiche. Questo è un partito che non difende nemmeno gli interessi dei suoi membri. Difende prima di tutto i propri interessi, per di più commerciali, tramite la politica. Non possiamo aspettarci niente di diverso da quello che sta facendo oggi. Non c’è da meravigliarsi che non solo non riceve una punizione ma al contrario: addirittura governa e continua a ricevere, ricevere. Dopo che hanno dato a Dogan [leader del DPS - N.d.R.] i Rodopi, adesso gli hanno dato anche “Stara Planina” (una medaglia). Il discorso è che i politici bulgari sopravvivono e governano grazie a Dogan. E’ chiaro ormai che nessuna forza politica può governare in Bulgaria senza la benedizione e il sostegno di Dogan.

Lei non pensa che ai bulgari oggi vengono imposti falsi valori? Ecco, si parla dell’adesione all’UE ma quale è il prezzo che dobbiamo pagare per questo?

L’adesione all’Europa viene vista come una fonte futura di prosperità materiale. Che non è la cosa più importante e sostanziale. Bisogna parlare di un’europeizzazione dell’intera nostra cultura, del nostro sistema di valori. Anche noi possiamo dare tanto all’Europa. L’Europa non è solo l’Europa di Mozart, Bach o Zola. L’Europa non è quella che era una volta, anche lì regna una totale commercializzazione. In senso spirituale non abbiamo da apprendere chissà che cosa da lì. L’importante è conservare la nostra dignità di nazione. I compromessi che i nostri politici fanno strada facendo, ci danneggiano profondamente. Loro servono gli interessi di determinate persone da noi e in Europa. L’Europa non vuole sacrifici da noi.

Lei non pensa che il popolo bulgaro si trovi in una strada senza uscita e di nuovo sia in cerca del suo Messia, per essere condotto avanti?

Il popolo bulgaro vive in totale apatia e merita il suo destino. Parte con una grande fiducia verso i candidati che lo governeranno. Era ingenuo fidarsi di Simeon a cui mancano le qualità per governare. Che serva come lezione per la prossima volta, quando qualcuno vorrà governarlo.

Come interpreta l’ultima tensione nel mondo arabo, legata alla presenza bulgara in Iraq e la connessione di questa situazione con il processo in Libia?

E’ naturale e normale che gli stati arabi, particolarmente i vicini dell’Iraq appartenenti alla stessa religione, mostrino reciproca compassione e odio verso gli invasori e distruttori della civilizzazione araba. E’ normale che indirettamente questo sia legato alla condanna dei nostri medici in Libia. Noi non possiamo aspettarci clemenza o pietà mentre ci comportiamo da invasori.

Lei vede una via d’uscita dal pasticcio in cui ci siamo impegolati ?

Faccio fatica a vederla, perché il pasticcio è troppo grosso. Siamo implicati troppo a fondo e dobbiamo essere molto attenti in questo conflitto.

E’ un errore cercare aiuto dagli Stati Uniti?

Noi comunque siamo complici dell’aggressione e del comportamento criminale degli Stati Uniti in questa guerra. Visto che siamo complici nel reato, è normale sfruttare questa forza per qualcosa di meglio.

Continua a pensare che gli americani sono dei criminali?

Uno stato che manifesta le sue pretese imperiali e interferisce negli affari di uno stato sovrano, crea conflitti e contrapposizioni tra i paesi, dopo di che entra con lo stivale militare e tira fuori il manganello, non può essere altro che aggressore. E tutto questo, con le pretese di servire alla democrazia. Questo mi ricorda un passato non tanto remoto, quando l’Unione Sovietica “esportava” rivoluzioni in altri stati e imponeva il sistema comunista. La politica americana è criminale, è una politica in funzione unicamente ai loro interessi economici e politici. Mentre gli stati come il nostro diventano complici nei delitti.

Perché noi siamo così importanti?

Guardi, il delinquente cerca attorno a sé dei complici perché in questo modo cancella i propri rimorsi. Non è così importante quello che farà la Bulgaria, è importante che essa si assume una parte della coscienza sporca degli Stati Uniti.

Come, secondo Lei, sarà scritta questa pagina bulgara nella storia?

Senz’altro sarà interpretata come un errore. Non voglio essere un cattivo profeta ma forse la Bulgaria sarà condannata dal Tribunale Internazionale di pagare risarcimenti e riparazioni al popolo iracheno. Vediamo allora chi pagherà e con i soldi di chi lo farà.

(Traduzione dal bulgaro di Sonia Domoustchieva)

Data: 17-06-2004 Fonte: "Monitor"
Autore: Katja Mihajlova