
"In Croazia, autoritarismo e rivolta sociale"
| Data: 04-07-1999 | | Fonte: "New York Times", AIM, "Nacional" |
| Autore: Autori vari |
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NOTIZIE EST #249 - CROAZIA
4 luglio 1999
["Patto di stabilità per i Balcani" è il nome altisonante dato ai progetti europei per la regione balcanica. Ma se già sembra difficilissimo che possa essere trovata una "stabilità" come quella desiderata dai burocrati UE e NATO nei paesi direttamente toccati dall'ultima guerra, uno sguardo ai paesi immediatamente confinanti dipinge un quadro se possibile ancora più grave. Abbiamo visto alcune settimane fa, anche se molto in breve, la rovinosa situazione della Romania (Notizie Est #240, 6 giugno 1999). Pubblichiamo ora qui sotto alcuni materiali sulla situazione in Croazia: un articolo un po' generico, ma efficace, del "New York Times" e uno della agenzia balcanica AIM sulla recentissima e massiccia "rivolta dei contadini", nonché sulla situazione di esplosione sociale nel paese, e, infine, le forti dichiarazioni rilasciate dal leader degli agricoltori croati al settimanale di Zagabria "Nacional"]
LA CROAZIA DI TUDJMAN SULL'ORLO DEL DISASTRO SOCIALE
di Chris Hedges - ("New York Times", 28 giugno 1999)
ZAGABRIA - Per essere il leader di un piccolo stato balcanico che non è in grado di pagare le pensioni, di salvare le banche dal fallimento o di rintuzzare uno scontento sempre più crescente, il Presidente croato Franjo Tudjman sembra essere preso da una preoccupazione davvero strana per i miti nazionali. Tudjman, dopo avere affermato la settimana scorsa che se non fosse stato un politico probabilmente avrebbe vinto il premio Nobel come storico, ha annunciato l'invio di una missione di studiosi in Turchia per indagare l'influsso che gli antichi croati hanno avuto sulla civiltà Ittita. [...] Il suo paese, nel frattempo, sembra lontano dall'irradiare una nuova gloria croata. Negli ultimi mesi la polizia ha ripetutamente bloccato le strade che portano all'edificio del Parlamento, nel cuore della vecchia Zagabria, impedendo a furenti lavoratori di dare voce al loro scontento per gli stipendi in arretrato ormai da mesi. A maggio i lavoratori delle ferrovie, e successivamente a giugno i dipendenti degli alberghi statali, hanno sospeso il lavoro, scioperando nel cuore di quello che rimane del settore turistico croato, già reso traballante dalla guerra.
Secondo l'ambasciata americana, ci sono 28.000 società e aziende che hanno i loro conti bancari bloccati perché non sono in grado di pagare i loro creditori. Inchieste di opinione indicano che l'Unione Democratica Croata (HDZ), il partito di Tudjman, verrà con ogni probabilità seccamente sconfitta dall'opposizione con un rapporti di voti di 2 a 1 nelle elezioni parlamentari che si svolgeranno più avanti quest'anno. Tudjman vive rinchiuso nella sua opulenta residenza presidenziale, sfidando il risentimento dell'opinione pubblica. Per fare un esempio, insiste ostinatamente che la squadra di calcio di Zagabria porti il nome di Croatia anziché il suo nome originario, Dinamo, e si reca regolarmente in uno stadio semivuoto ad assistere agli incontri, mentre i tifosi che boicottano la sua decisione si sono a più riprese scontrati con le truppe antisommossa al di fuori dello stadio. La rabbia per il comportamento di Tudjman rispetto alla squadra di calcio è stata esacerbata dalla pubblicazione nel settimanale "Nacional" di trascrizioni di intercettazioni telefoniche pervenute al giornale, dalle quali traspare che gli arbitri sono stati corrotti dai servizi segreti al fine di garantire che la squadra preferita del presidente vincesse il campionato. Per cercare di bloccare la pubblicazione di queste notizie, la polizia antiterroristica ha perquisito il 26 giugno per la seconda volta la casa del direttore della rivista, Ivo Pukanic, alla ricerca di documenti. La polizia ha affermato che chiederà alla magistratura di incriminare Pukanic per violazione delle leggi sui segreti di stato, dopo avere trovato documenti coperti da segreto presso la sua abitazione. I politici dell'opposizione hanno attaccato questa affermazione, definendola una conferma del fatto che le accuse contro Tudjman erano vere.
"E' completamente isolato", dice Tamara Pavlica, uno dei direttori dell'emittente indipendente Radio 101. "Si circonda di consulenti che gli raccontano favole irreali". Tudjman, il cui virulento nazionalismo e l'inclinazione alla dominazione di uno stato etnicamente puro sono superati nei Balcani solo dalle tattiche del presidente jugoslavo Slobodan Milosevic, fa sempre più affidamento sui suoi seguaci più ortodossi, come il suo principale consulente, Ivica Pasalic. Pasalic, di 37 anni, viene dalla parte della Bosnia controllata dai croati, cioè l'Erzegovina, e controlla i servizi segreti statali. E' riuscito a espellere dal governo gli elementi più moderati, tra i quali l'ex ministro della difesa Andrija Hebrang. I nazionalisti più ortodossi escono sempre più allo scoperto. Hanno raccolto oltre mezzo milione di dollari con un'asta di quadri svoltasi il 18 giugno per "i nostri eroi croati" che attendono di essere giudicati per crimini di guerra dal Tribunale dell'Aja. Il ministro della giustizia, Zvonimir Separovic, si è fatto vedere all'aeroporto dove ha abbracciato uno dei croati incriminati, tornato a casa dopo essere stato condannato dal tribunale internazionale a una pena già scontata durante l'attesa della sentenza.
Nel caso in cui la coalizione di opposizione, guidata dal socialdemocratico Ivica Racan, dovesse prendere il controllo del Parlamento, non è chiaro se i leader del partito attualmente al governo, molti dei quali si sono arricchiti con la vendita o il controllo delle industrie statali, cederanno il potere senza combattere. Seguendo ancora una volta l'esempio di Milosevic, il quale si è trovato ad affrontare proteste di massa quando ha impedito all'opposizione di prendere la carica di sindaco di Belgrado vinta con le elezioni del 1996, Tudjman ha impedito all'opposizione di prendere la carica di sindaco di Zagabria, conquistata con le elezioni cittadine del 1997. In quell'occasione Tudjman è riuscito a sfuggire all'ira popolare che era scoppiata invece contro Milosevic. Ma un simile comportamento in occasione delle elezioni parlamentari di quest'anno, hanno affermato diplomatici occidentali, potrebbe scatenare proteste e scontri di piazza di dimensioni ancora non viste da quando Tudjman ha conquistato il potere nel 1990 e ha cominciato a spingere per l'indipendenza dalla ex Jugoslavia.
"Chiunque assumerà il potere si troverà ad affrontare gravi difficoltà", ha detto Racan, "la lobby dell'Erzegovina è forte e controlla molte potenti strutture interne. La situazione economica e sociale è disperata, ma dobbiamo spezzare la presa che la HDZ ha sul paese se vogliamo passare da uno stato autocratico a uno democratico". Tudjman sembra rimanere impassibile. In una sua recente comparsa alla televisione, ha sdegnosamente negato la crescente forza dell'opposizione, annunciando che "gli aspetti nazionali sono più importanti della democrazia". "D'altronde", ha proseguito, "sappiamo che circa il 15-20 per cento del popolo della Croazia è contro lo stato croato".
1999: LA RIVOLTA DEI CONTADINI CROATI
di Drago Hedl - (AIM Zagreb, 1 luglio 1999)
Le strade della Croazia negli ultimi giorni del giugno 1999 sono state nuovamente intasate da lunghe colonne di automezzi, come non si vedevano dai tempi d'oro del turismo alla fine degli anni settanta. Ma gli ingorghi di quest'anno, a differenza di quelli del passato, non sono stati provocati da un'invasione di "nomadi estivi" dall'Europa occidentale, desiderosi di sole, mare e quiEte, bensì dalle proteste degli agricoltori che, infuritati per la politica agraria del governo del premier Zlatko Matesa, hanno bloccato con trattori, rimorchi e aratri le principali strade che attraversano il paese dal nord-est e dal nord-ovest. Si è creato così un notevole caos nei trasporti - sono stati bloccati i transiti di confine con l'Ungheria, la Slovenia e la Bosnia Erzegovina, è stata bloccata anche la più importante arteria di traffico del paese, l'autostrada Zagabria-Lipovac (un tempo nota come autostrada Zagabria-Belgrado), trasformando il viaggio dalla parte occidentale a quella orientale del paese in un vero e proprio incubo. Inoltre, la situazione nei punti delle proteste contadine dove gli agricoltori e la polizia sono venuti a contatto è stata decisamente tesa, con il rischio di trasformarsi, nel caso dello scoppio di una scintilla, in un incendio di scontri e spargimento di sangue incontrollabile.
La Croazia fino a oggi non aveva ancora assistito a proteste contadine così massicce e organizzate e quelle organizzate l'anno scorso in Slavonia dal tribuno dei contadini Antun Laslo sembrano ora più un episodio di folklore locale che delle proteste in grado di minacciare non solo la posizione del ministro dell'agricoltura, bensì dello stesso governo Matesa. [...] Quest'anno tutto sembra essere di gran lunga più serio. Le proteste sono durate svariati giorni, sono state massicce e bene organizzate, il loro effetto è evidente e il sostegno dato dagli agricoltori - nonostante la televisione nazionale e i media statali abbiano continuamente sminuito o distorto i fatti - è venuto da ogni parte. Il potere non sapeva più cosa fare: non era in grado di soddisfare le richieste degli agricoltori perché le casse dello stato sono vuote; applicare metodi repressivi per sciogliere con la forza i blocchi stradali sarebbe stato troppio rischioso perché la situazione sociale nel paese è già esplosiva; accettare lo status quo sarebbe stato pericoloso per due motivi: la rivolta dei contadini avrebbe potuto allargarsi a quella degli operai e il proseguimento dei blocchi stradali avrebbe potuto causare dei grossi danni economici. [...] Gli agricoltori hanno posto tre richieste fondamentali: che lo stato paghi loro immediatamente tutta la produzione agricola già consegnata; che il prezzo di acquisto del raccolto di grano di quest'anno sia di 1,32 kune al chilo e che la produzione agricola interna venga protetta dalle eccessive importazioni. [Il governo ha risposto che la produzione consegnata è già stata pagata con tutti i soldi disponibili, che il prezzo che il governo offre per un chilo di grano è di 0,75 kune e che "la Croazia non può chiudere le sue frontiere alle importazioni agricole proprio ora che è sulla soglia di essere accettata nell'Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO)". Gli agricoltori hanno nettamente respinto queste "risposte", precisando riguardo all'ultimo punto che le importazioni di generi agricoli in Croazia sono dell'ordine di svariati miliardi di dollari e provengono da paesi che sovvenziano il proprio settore agricolo in misura maggiore della Croazia stessa]. Messo contro il muro e spaventato dall'ampliarsi delle proteste (100.000 agricoltori con 30.000 tra trattori, rimorchi e aratri), ma anche dalla situazione complessiva in Croazia - della quale il settore agricolo è probabilmente solo la punta dell'iceberg - il governo croato ha cercato in un primo tempo di squalificare politicamente gli organizzatori delle proteste, affermando che sono contadini manipolati e che le proteste sono mirate a creare il caos nel paese. L'obiettivo principale di questi attacchi è stato il Partito Contadino Croato, che il governo ritiene il principale ispiratore della rivolta degli agricoltori. Il governo lo ha accusato di cercare di guadagnare un numero maggiore di voti nelle elezioni parlamentari previste per quest'anno, ricorrendo a manipolazioni e non a metodi elettorali. Come se dei contadini soddisfatti e ricchi fossero inspiegabilmente scesi nelle strade nei giorni prima del raccolto. [...]
Evidentemente, a un certo punto dall'alto è arrivato l'ordine di cedere alle domande dei contadini e il governo, per il tramite del ministro dell'agricoltura, ha accettato le loro richieste. D'un tratto, nel giro di una notte tutte le loro rivendicazioni sono state accettate, anche se non è chiaro dove verranno reperiti i fondi per soddisfarle. E' tuttavia indicativo che lo stesso giorno in cui i contadini si sono ritirati dalle strade il prezzo della benzina sia aumentato. Forse lo stato è riuscito in qualche modo a trovare un modo per risolvere il problema dei contadini insoddisfatti con mezzi politici, e non con la polizia. La paura di ampie sommosse sociali è troppo grande perché il governo potesse decidere di fare quello di cui aveva minacciato i contadini: sciogliere le manifestazioni con le repressioni della polizia. Questa possibilità, cioè la possibilità di ampie sommosse di piazza, rimane tuttavia aperta, dichiarano i diplomatici occidentali di sede a Zagabria. Se la rivolta contadina sia stata o meno solo una prova generale di un incendio che potrebbe contagiare tutta la Croazia è una domanda alla quale in futuro risponderanno coloro che tengono le fila politiche della Croazia - e la polizia.
IL LEADER DEI CONTADINI CROATI: "VIA IL GOVERNO!"
("Nacional", 30 giugno 1999)
Ecco alcune dichiarazioni di Ivan Kolar, il leader dell'Unione dei contadini croati che ha organizzato le proteste di fine giugno: "Se questa è la loro [del governo] strada verso il benessere è meglio che se ne vadano quanto prima. Spero che ci siano forze sufficienti, in noi, ma anche in quelli che sono al potere, affinché si capisca che si devono togliere di torno e che se non se ne andranno di spontanea volontà, li cacceremo noi. Tutta questa gente è scesa in strada con i propri trattori, perché desidera una vita migliore e vuole potere pagare i propri debiti. Siamo abituati a un livello di vita e non vogliamo rinunciarci. E se dobbiamo rinunciarci, vogliamo che lo facciano anche coloro che detengono il potere e che vi rinuncino assieme a noi, e non che un piccolo strato sociale cresca, mentre tutti gli altri si impoveriscono. Loro si sono procurati il benessere, ma a nostro danno, e questa è una grave sventura per i croati".
| Data: 04-07-1999 | | Fonte: "New York Times", AIM, "Nacional" |
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