
Il 15% dei croati controlla metà della Croazia
| Data: 09-07-2003 | | Fonte: "Kapital" |
| Autore: "Kapital" |
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N.E. BALCANI #681 - CROAZIA
9 luglio 2003
IL 15% DEI CROATI CONTROLLA META' DELLA CROAZIA
(da "Kapital" [Skopje], 26 giugno 2003)
In Croazia crescono le disparità sociali, mentre l'economia continua la sua discesa: il risultato di un decennio di privatizzazioni e di leggi che favoriscono i ricchi
Circa il 45% dei cittadini della Croazia guadagna approssimativamente l'80% del reddito del paese e possiede all'incirca il 75% delle proprietà croate. Allo stesso tempo, il 15% più ricco controlla metà dei redditi e delle proprietà della Croazia. Sono queste le conclusioni alle quali è giunto un progetto di ricerca portato a termine l'anno scorso dall'Istituto per l'Economia di Zagabria, sulla base di un campione di due milioni di intervistati. Lo studio indica che il ceto più povero guadagna circa il 12% del reddito complessivo e controlla il 5% delle proprietà, ha comunicato Ivo Sever dell'Università Economica di Fiume (Rijeka), in occasione di un incontro organizzato dal Consiglio scientifico per le indagini economiche dell'Accademia delle Scienze e della Arti della Croazia (HANU). Secondo Sever, le ineguaglianze nella distribuzione dei redditi e delle proprietà sono andate progressivamente aumentando dal 1995 e sono state rafforzate dalle riforme fiscali, che favoriscono i ricchi. Egli ha osservato che la ricerca indica la necessità di introdurre nel più breve tempo possibile una riforma del sistema fiscale, con la quale il reddito netto del ceto medio possa crescere dal 22% al 30%. L'indagine si basa su dati del Ministero delle Finanze croato.
Le persone che hanno un reddito netto fino 350 dollari al mese vengono considerate come facenti parte del ceto più basso, mentre del ceto medio fanno parte i singoli che guadagnano da 350 a 600 dollari al mese. Chi guadagna più di 600 dollari al mese in Croazia viene considerato ricco, mentre i redditi del 15% di cittadini più ricchi è superiore ai 1.400 dollari al mese. Secondo Goran Druzic, esperto della Sezione per le indagini economiche della HANU, l'anno scorso la Croazia ha raggiunto il 90,3% del suo Prodotto Interno Lordo del 1990. Il deficit estero del paese ammonta a 35,5 miliardi di dollari. Inoltre, la produzione industriale esportata è pari a solo il 68% di quella anteguerra e il numero degli occupati è pari al 43% di quello registrato prima della guerra. Durzic afferma che risulta particolarmente preoccupante il fatto che tali risultati negativi sono stati registrati nonostante nel paese siano giunti finanziamenti esteri aggiuntivi per 20 miliardi di dollari: ciò significa che tali fondi non hanno avuto praticamente alcun effetto sugli indici di crescita economica e sull'occupazione. "La Croazia spende più di quello che produce. Le spese ammontano a circa 25 miliardi di dollari, pari a circa il PIL degli anni '80. Negli ultimi 13 anni la Croazia non è riuscita a raggiungere un PIL di 20 miliardi di dollari e questo significa che ogni anno spendiamo almeno 5 miliardi di dollari in più rispetto a quelli che abbiamo", spiega Druzic.
Anche se gli esperti che hanno condotto l'indagine hanno consigliato alcune soluzioni, non si sono posti come obiettivo quello di mettere a punto una strategia per la Croazia, poiché ritengono che ciò non sia loro compito. Secondo Druzic, i cambiamenti di gestione e il grande saccheggio effettuato con le privatizzazioni all'inizio degli anni '90 sono tra le principali cause della crisi. Egli afferma che il debito della Croazia, ammontante a 5,5 miliardi di dollari, è una conseguenza della ristrutturazione delle banche [prima di venderle ad acquirenti esteri, i principali dei quali sono italiani - N.d.T.] e che il tasso di cambio della kuna croata favorisce le importazioni. Il Dipartimento ONU per la popolazione, inoltre, ha valutato che la popolazione più anziana (dai 60 anni in su) della Croazia sarà il doppio di quella giovane (fino a 14 anni) entro il 2050, quando si prevede che i giovani saranno il 15,8% della popolazione e gli anziani il 31,5%. La realtà demografica della Croazia è andata progressivamente peggiorando nel periodo dal 1991 al 2001, quando è stata registrata una diminuzione di 171.000 unità, ovvero del 18%, della popolazione giovane, secondo quanto indica l'indagine dell'accademico Elis Wertheimer-Baletic. Il numero delle persone attive è diminuito di 260.000 (8%), mentre il numero degli anzioni è aumentato di 84.000 (13%).
| Data: 09-07-2003 | | Fonte: "Kapital" |
| Autore: "Kapital" |
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