
"Dio è con noi, otterremo la vittoria contro i mujahedin"
| Data: 20-03-2001 | | Fonte: "Dnevnik" |
| Autore: Autori vari |
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NOTIZIE EST #418 - MACEDONIA
20 marzo 2001
DIO E' CON NOI, OTTERREMO LA VITTORIA CONTRO I MUJAHEDIN
[Riportiamo qui sotto una serie di materiali dal quotidiano macedone "Dnevnik", che danno un'idea dell'atmosfera di preparazione all'intervento militare che regna in questo momento a Skopje, inframmezzandoli con un paio di brevi appunti. Nel leggerli, va tenuto conto che "Dnevnik" non è un giornale sciovinista o rigidamente filogovernativo, bensì una delle voci ritenute in Macedonia più favorevoli alla "convivenza multietnica" e alla "società aperta" (non a caso, è tra le numerose testate che hanno ricevuto finanziamenti dal miliardario Soros, tanto che l'e-mail del giornale è dnevnik@soros.org.mk - per un utile panorama descrittivo in inglese sui giornali macedoni si veda: http://www.balkanreport.com/angliski/macedonian-media.htm). I materiali sono, nell'ordine: 1) un articolo che riferisce del discorso pronunciato domenica dal premier Georgievski; 2) una nota sulle forniture di armi all'esercito macedone; 3) un articolo di cronaca sugli avvenimenti di ieri; 4) un commento dell'ex ministro degli interni Frckovski; 5) una nota sul paternalismo neocolonialista nei confronti degli albanesi. **ULTIMI AGGIORNAMENTI**: Le ultimissime ore hanno visto tutta una serie di dichiarazioni dei paesi occidentali che danno il via libera all'intervento militare dell'esercito macedone e che chiedono di evitare ogni trattativa politica con i gruppi militari albanesi - Solana, dopo avere incontrato a Skopje il presidente macedone Trajkovski ha affermato: ''Lasciatemi dire chiaramente, sarebbe un errore trattare con i terroristi. Trattare in questo caso sarebbe un errore e noi non lo consigliamo". Il coordinatore del Patto di Stabilità, Bodo Hombach, ha chiamato i macedoni a manifestare per dimostrare che i ribelli albanesi sono "completamente isolati politicamente", così come è stato fatto in Spagna contro l'ETA o in Irlanda, aggiungendo una frase ambigua: "una sorta di autoguarigione sta arrivando". Il Gruppo di Contatto (USA, Francia, Gran Bretagna, Russia, Germania, Italia) ha avuto un giro di contatti telefonici di cui ha riferito il ministro degli esteri italiani Dini, riemerso sulla scena balcanica dopo lo scandalo Telekom: secondo le parole del ministro, la linea del Gruppo di Contatto è "tolleranza zero verso gli estremisti albanesi che stanno destabilizzando la regione ai confini con la Macedonia". Dini ha inoltre detto che nel Gruppo di Contatto vi è "unità di vedute sull'azione di contrasto che deve essere condotta contro gli estremisti albanesi" e che esso rifletterà "su ogni azione possibile a sostegno della Macedonia" sia da parte della NATO che a livello bilaterale. Da notare infine che Francia e Gran Bretagna hanno preannunciato l'imminente presentazione al Consiglio di sicurezza dell'ONU di un loro progetto congiunto di risoluzione sulla Macedonia (fonte: ANSA, 20 marzo 2001) - A. Ferrario]
1) IL DISCORSO DI LJUBCO GEORGIEVSKI
**Nei confronti della Macedonia è in atto un'aggressione proveniente dal Kosovo, se necessario utilizzeremo l'Esercito**
a cura di B. G. - ("Dnevnik", 19 marzo 2001)
"La Macedonia si trova ad affrontare un'aggressione proveniente dal Kosovo, che viene sostenuta logisticamente dalle strutture politiche di quest'ultimo. Ma le forze di polizia e militari macedoni non cederanno nemmeno un centimetro di territorio", ha dichiarato il premier Ljubco Georgievski nel suo discorso di ieri. Egli ha rinfacciato alla comunità internazionale di non volere riconoscere questa aggressione, che secondo lui "creerà dei nuovi talebani in Europa". Georgievski ha dichiarato che le risposte dei nostri organi di sicurezza contro gli attacchi terroristici saranno ancora più dure, poiché alla Macedonia ogni giorno "giungono 30 camioni di armi e munizioni". "Nessuno deve trattare con i terroristi, né vi sarà un cambiamento della Costituzione. Dopo la vittoria, continueremo a fare progredire la vita multietnica in Macedonia", ha dichiarato Georgievski. Egli ha annunciato l'impiego delle "forze armate se ciò sarà necessario". "Non possiamo concordare con le valutazioni dei diplomatici e dei media stranieri secondo cui questa non è un'aggressione proveniente dal Kosovo e che si tratta di qualcosa compiuto dall'etnia albanese. La KFOR ha centinaia di prove del fatto che si tratta di un'azione ben pianificata dal Kosovo. La comunità internazionale non vuole riconoscere l'insuccesso della sua politica in Kosovo", ha detto il premier del governo macedone. Secondo Georgievski, la comunità internazionale non può sfuggire al fatto che questa volta ci troviamo di fronte alla creazione di nuovi talebani da parte delle democrazie occidentali nell'ambito dell'Europa. "Non potete convincere nessuno in Macedonia del fatto che il governo americano o tedesco non conoscano il nome dei capi dei banditi che combattono in Macedonia e che se tali governi non applicheranno una politica molto più rigida, tali capi non verranno bloccati", ha avvertito Georgievski. - "La Macedonia impiegherà tutti i mezzi della polizia e dell'esercito di cui dispone. In questi ultimi due anni abbiamo aumentato il nostro potenziale militare di 30 volte, e tutti sappiamo quante armi e quante munizioni abbiamo ereditato. Oggi, riceviamo da diversi paesi ogni giorno 30 camion di armi e munizioni per porre rimedio a quello che qualcuno ha mancato di fare", ha affermato. "In tutti gli scontri frontali che ci sono stati fino a oggi", ha aggiunto, "i terroristi sono stati sconfitti e costretti alla disfatta". "Loro non possono dire quante vittime hanno avuto, ma hanno subito una disfatta su diversi fronti. Le nostre vittime sono state colpite da mine o da cecchini. Il nemico sa combattere solo codardamente", ha affermato il premier e ha aggiunto che da Tetovo fuggono sempre di più anche famiglie albanesi, poiché non vogliono sottostare alle minacce di morte per dare i loro figli ai gruppi terroristici. "Abbiamo necessità", ha detto egli, "di un sostegno morale e politico massiccio ai nostri poliziotti e soldati. Gli avvoltoi dei media e quelli politici devono rinunciare ai propri grossi interessi politici e profittatori, lasciando che la polizia macedone compia il proprio lavoro", ha affermato. "Non bisogna dimenticare che nel momento in cui la Macedonia avrà la vittoria, dovremo nuovamente vivere insieme e avere una convivenza tra macedoni e albanesi. Per questo tutti i partiti politici ora devono fare attenzione agli estremisti tra le proprie fila. Noi resisteremo a questa aggressione, perché con noi è anche Dio, che non permetterà alcuna violazione dell'integrità della Macedonia", ha dichiarato Ljubco Georgievski.
[Per un profilo politico di Ljubco Georgievski si veda "Notizie Est" #108 del 13 novembre 1998: http://www.ecn.org/est/balcani/jugo/jugo86.htm
2) CHI ARMA L'ESERCITO DI GEORGIEVSKI?
a cura di Andrea Ferrario
Nelle sue dichiarazioni, Georgievski accusa USA e Germania di non fare nulla contro i nuovi "talebani" albanesi, dimenticandosi che solo pochi giorni fa il suo esercito ha condotto in coordinazione con le forze USA che operano in Kosovo un'azione militare per "ripulire" Tanusevci dai gruppi armati albanesi e che, nel momento stesso in cui parlava, le forze tedesche della KFOR inviavano, come preannunciato, quattro carri armati Leopard a Tetovo con l'autorizzazione del comandante della KFOR Cabigiosu a rispondere al fuoco degli albanesi. Il premier macedone si vanta anche di avere moltiplicato per 30, negli ultimi due anni, il potenziale militare del suo paese, asserendo allo stesso tempo in maniera "cifrata" che al suo paese stanno giungendo 30 camion al giorno di nuovi armamenti provenienti da paesi "anonimi". Le forniture militari estere fatte alla Macedonia nel recente passato, tuttavia, non sono per nulla anonime e sono provenute ufficialmente da USA, Germania, Bulgaria e Italia. Gli Stati Uniti hanno finora fornito all'esercito macedone solo svariate camionette Humvee, ma tale fornitura rientra nell'ambito di un programma di aiuti militari ancora ai suoi inizi (BBC, 19 marzo 2001). Nel febbraio 1999 la Bulgaria ha donato alla Macedonia circa 150 carri armati e un numero analogo di pezzi di artiglieria - i carri armati sono del vecchio tipo sovietico T-55, piuttosto vetusti nell'eventuale quadro di un conflitto con un esercito moderno, ma dimostratamente efficaci nelle guerre di "terra bruciata" contro un'insorgenza: si tratta infatti dello stesso modello utilizzato da Milosevic nel 1998 e 1999 in Kosovo ("Danas", 26-27 febbraio 1999). Delle altre forniture militari inviate nelle ultime settimane da Sofia all'esercito macedone, e di quelle previste per il futuro anche per i reparti speciali della polizia, abbiamo riferito in "Notizie Est" #411 del 9 marzo scorso. Nell'ottobre 1999 il ministro della difesa tedesco Scharping si è recato a Skopje per discutere con il suo collega macedone Kljusev e con il premier Georgievski accordi collaborazione sul piano militare. Nel corso di tale visita è stata resa ufficiale la decisione della Germania di fornire all'esercito macedone, nei due mesi successivi, i seguenti armamenti: 100.000 armi automatiche, 30.000 pistole, 1.115 autoblindo e 300 jeep. Inoltre, Scharping ha preso in tale occasione anche accordi con il governo di Skopje per l'addestramento in Germania di ufficiali dell'esercito macedone (MILS, 21 ottobre 1999). Infine, nel 1997 l'Italia ha donato alla Macedonia svariati autoblindo. La donazione era stata oggetto anche di un'interpellanza in Parlamento da parte di Rifondazione Comunista e la risposta del governo era stata che gli autoblindo erano comunque privi di armamenti. Dalle illustrazioni allegate all'interpellanza risultava tuttavia chiaro che gli autoblindo erano già dotati di dispositivi destinati ad accogliere armi da fuoco. Nelle immagini trasmesse in questi giorni dalla televisione statale macedone MKTV si sono potuti vedere i blindati in questione a Tetovo, naturalmente dotati delle relative armi da fuoco.
3) FINALMENTE, DOPO ALCUNI GIORNI DI "RISPOSTA AL FUOCO", ARRIVANO I CARRI ARMATI, L'ESERCITO E UN OFFENSIVA CONTRO I TERRORISTI!
(titolo e articolo di apertura in prima pagina - "Dnevnik", 20 marzo 2001)
**Si prevede che nella giornata di oggi l'offensiva avrà corso con la maggiore durezza possibile e che nel corso dei prossimi giorni i terroristi verranno finalmente costretti alla disfatta**
Le forze di sicurezza macedoni hanno avviato una dura offensiva contro i terroristi albanesi sul monte Sar [Sar Planina] al di sopra di Tetovo, dopo che ieri nel pomeriggio è arrivato a Tetovo un contingente dell'esercito con quattro carri armati T-55, blindati "kamilino" e BTR-8O. Insieme ad essi è giunta anche una trentina di camion pieni di fanti e gli abitanti di Dolni Polog affermano che forze armate si stanno concentrando in grande quantità nei villaggi di Brvenica e Siricino. L'inizio dell'offensiva è stato accompagnato da un forte fuoco di granate. Secondo testimonianze di prima mano, i terroristi hanno abbandonato le proprie posizioni, cercando di trovare rifugio. Ieri intorno alle 16.30 gli spari sopra Tetovo sono cessati, ma rimane l'incertezza su cosa accadrà da qui in avanti. Da fonti dei vertici statali veniamo a sapere che per oggi è previsto lo svolgimento dell'offensiva, con la massima durezza, e che nel corso dei prossimi giorni i terroristi verranno costretti definitivamente alla disfatta. Se sarà necessario, afferma una nostra fonte, verrà richiesto anche l'impiego degli aerei da guerra di un paese confinante, che è pronto a offrirli. Le unità dei mezzi blindati meccanizzati pesanti dell'ARM [Esercito della Repubblica di Macedonia], accompagnate dai fanti, sono entrate a Tetovo ieri alle ore 16. Il numero esatto dei soldati dell'ARM di cui si attende l'arrivo a Tetovo non è ancora noto, ma si presuppone che la loro offensiva e il sostegno che dovranno avere dalle forze di polizia nella lotta contro i terroristi sarà di importanza chiave per la situazione sul campo di combattimento. Le scaramucce da posizioni fisse e gli spari nei dintorni di Tetovo sono proseguiti nella mattinata con intensità diminuita. E' in corso una classica guerra dei nervi, e le informazioni che giungono dal terreno dicono che la mattina alle due vi è stato l'ultimo tentativo dei terroristi di entrare nella città dalla direzione del quartiere di Tetovo di Drenovec. Allo stesso tempo sono stati registrati combattimenti anche in vicinanza del serbatoio d'acqua sull'altopiano di Kubenik, in vicinanza del tekje [non ho potuto reperire la traduzione di questa parola - - N.d.T.] di Tetovo. Questo è stato il motivo diretto per cui gli abitanti di Tetovo hanno smesso di bere acqua dell'Acquedotto cittadino. Ieri intorno a mezzogiorno la direttrice dell'Istituto per la protezione dell'igiene, Ratka Veterova, ha comunicato che dalle analisi condotte sull'acqua dell'Acquedotto cittadino di Tetovo risulta che essa può essere bevuta senza timori. - "Abbiamo osservato alcuni terroristi cercare, con il fuoco di mitragliatrici pesanti e armi automatiche, di sfondare le posizioni della polizia in vicinanza dello stadio di Tetovo. Si sono mossi in maniera assolutamente organizzata e dopo alcuni secondi sono stati costretti alla ritirata" - afferma un abitante di Tetovo. Gli spari si sono fatti più intensi intorno a mezzogiorno, nell'area intorno al quartiere Boris Kidric. Gli spari con fucili da cecchino, provenienti dai terroristi, sono finiti in un minimarket distante alcuni metri dal mezzo blindato della polizia che difendeva parte del fronte nella zona del quartiere di Drenovec. Con un fuoco d'uragano la polizia è riuscita a neutralizzare l'annidamento del cecchino - una casa a un centinaio di metri dalla posizione dei difensori. La polizia e gli abitanti locali che vivono nelle vicinanze della linea di fuoco affermano che l'altroieri, intorno alle 22, hanno osservato un branco di cani ai quali erano attaccate lampade a torcia, inviati dai terroristi al fine di provocare il panico tra i difensori. I poliziotti non si sono lasciati ingannare dalla provocazione, affermando di conoscere bene la tattica: era già stata utilizzata dai mujahedin in Bosnia, per portare lo scompiglio tra i difensori addetti alla sorveglianza notturna. Ieri, intorno alle 13.30, ingenti forze terroriste hanno attaccato una pattuglia dell'ARM dalla torretta "Caska", che si trova in vicinanza di Radusa. Dopo uno scambio di fuoco, la pattuglia dell'ARM è arretrata senza avere subito perdite, poiché a causa del terreno e del numero dei terroristi si trovava in una posizione non invidiabile.
4) SPEZZARE LA SPINA DORSALE AI TERRORISTI
di Ljubomir Frckovski - ("Dnevnik", 20 marzo 2001)
[L'articolo qui sotto è stato scritto da Ljubomir Frckovski, ex ministro degli interni all'epoca di Gligorov e del governo della SDSM di Crvenkovski, e oggi influente editore. Riassumiamo tra parentesi quadra la prima parte del suo lungo testo, difficile a rendersi in italiano per esteso]
[Frckovski inizia il suo articolo analizzando la posizione dei "nostri, trovatisi ad affrontare i terroristi albanesi (ovvero i nuovi talebani dei Balcani)", accusando i governati macedoni di essere una "pleiade di visi esangui", "incapaci di consolidarsi internamente" e di "orientarsi", cosa che, secondo lui, andrebbe a scapito della "risolutezza della nostra azione". L'ex ministro se la prende in particolare con il ministro della difesa e il capo di Stato maggiore dell'esercito, che accusa per la loro lentezza ad agire in modo deciso e per essere degli ipocriti, poiché si dichiarano pronti all'azione, ma attendono le decisioni del governo, dimostrando così di "avere paura e di non avere fiducia nel proprio stato e nel proprio popolo". I responsabili dell'apparato militare, secondo Frckovski, invece di agire cercano di "scomparire, di tornare nell'utero della madre". A tale proposito, Frckovski scrive in merito al capo di Stato maggiore: "ha paura di essere giudicato all'Aia? Che 'tormento'! Ma quale Aia, figuratevi se lo consegneremo là, noi lo giudicheremo qui, sulla strada"].
[I militari] sperano che qualcuno alla fine li sollevi dal dovere costituzionale di difendere il paese e di giungere ad accordi politici (chi con chi...). E' inaccettabile la posizione: "rispondiamo al loro fuoco"... Ma per Dio, care personalità, i terroristi hanno conquistato una parte di territorio, hanno compiuto un'aggressione contro il paese - il vostro dovere costituzionale è quello di difendere quest'ultimo e di ripulirli, e non di rispondere al loro fuoco. Chi vi ha dato il diritto di violare la vostra posizione costituzionale??? E' indispensabile un'azione unitaria con la polizia e dare il via a un'offensiva finale per ripulire i mujahedin dal monte Shar... Questo, cari miei generali "impavidi" (così come il generale della polizia che ormai da dieci giorni è in malattia, una giustificazione che tira fuori quando gli torna comodo) è molto importante per la Macedonia e per la sua popolazione. Se non si avvia un'azione offensiva istantanea per ripulire definitivamente i terroristi, si arriverà in Macedonia alle seguenti negative conseguenze politiche: 1. L'aprirsi di uno spazio per la reclutazione con la violenza tra gli albanesi e la fornitura di aiuti dal Kosovo, poiché questi "signori della guerra" interpretano ogni mancanza di reazione come debolezza e vengono presi dall'euforia; 2. Il controllo per lungo tempo di parte del nostro territorio offre loro una delle condizioni, secondo il diritto internazionale, di ottenere lo status di "insorgenti", di cui hanno bisogno per un successo politico; 3. Il fatto di non ripulire i terroristi dà alla comunità internazionale e agli altri fattori esterni un'impressione di impotenza, e non di capacità di trattenersi. Questo perché essi ci hanno dato preventivamente tutto il sostegno necessario per regolare i conti con loro [ i terroristi]. Perderemo lentamente anche il sostegno internazionale, oppure lo trasformeremo in un discorso di "diritti", che in questo caso non sono assolutamente il motivo dell'attacco dei terroristi, bensì un chiaro concetto di odio razziale ed etnico e una lotta per territori etnici (o per un idea grande-statale). In ogni caso, gli albanesi non possono produrre una "grande Albania", poiché non sono in grado di mantenere come struttura che funziona democraticamente nemmeno la "piccola Albania", ma possono comunque creare un grande caos regionale. Di conseguenza, il concetto di Grande Albania deve essere riformulato come concetto di grande caos albanese. 4. L'assenza di azione crea frustrazione e la perdita di fiducia presso la popolazione macedone, con i conseguenti tentativi di autorganizzazione, che porterebbero a una complessiva perdita di controllo da parte del Governo, a causa della sua inazione - cosa che è particolarmente pericolosa. La Macedonia oggi ha di fronte a sé una grande opportunità. La vittoria sui terroristi porrebbe fine al concetto irrazionale di "Grande Albania" nello spazio politico macedone - definitivamente. Spezzare con decisione la spina dorsale delle formazioni paramilitari che forniscono armi e uomini dal Kosovo sarebbe una buona opportunità anche per le forze della KFOR e per la comunità internazionale al fine di fare qualcosa anche per smilitarizzare gli estremisti albanesi in Kosovo, un fattore che allo stesso tempo è una chiave per gli sviluppi in questà entità. In considerazione di tutto questo, la tesi idiota di alcuni intellettuali albanesi del Kosovo, secondo cui la guerra stimola il dialogo politico e le decisioni, nel nostro caso dovrebbe essere invertita: la vittoria sui terroristi catalizzerebbe il disgregamento dell'estremismo albanese nella regione. E questa, in ogni modo, è una base seria per ogni altro dialogo.
(titolo di "Notizie Est")
5) GLI ALBANESI, "ADOLESCENTI DEI BALCANI"
Nel punto 3. dell'articolo di Frckovski riportato qui sotto, si legge tra le righe un chiaro messaggio "paternalisticamente" razzista: gli albanesi sono un popolo capace solo di creare caos e inabile a governarsi da solo. E' una tesi che non è propria solo dell'ex ministro degli interni dell'era Gligorov. Il quotidiano britannico "The Guardian", che dovrebbe essere una fonte "autorevole", la condivide nei fatti, anche se con un po' più di stile rispetto a Frckovski e prendendo spunto da un non meglio precisato sociologo bulgaro. Ecco cosa scriveva il "Guardian" il 16 marzo scorso (articolo di Martin Woolacott): "Un sociologo bulgaro ha definito gli albanesi 'gli adolescenti ["teenagers"] dei Balcani', notandone l'impulsività, la mancanza di obiettività e la limitata preoccupazione per il benessere degli altri. Sono tratti che si spiegano in una certa misura con la loro difficile esperienza storica. Tra i compiti che i paesi occidentali si sono dovuti addossare vi era quello di salvare i kosovari non solo dai loro oppressori, ma anche dalle loro peggiori tendenze - non è tuttavia chiaro se tale compito è stato assunto con la serietà che si merita".
Insomma, il "fardello dell'uomo bianco" non è morto con la fine del colonialismo, come alcuni ingenui forse pensavano, ma è ancora vivo, qui in mezzo a noi - come d'altronde si può constatare oggi nel protettorato del Kosovo, e più in generale nei Balcani.
| Data: 20-03-2001 | | Fonte: "Dnevnik" |
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