Il triste ottobre degli studenti

Data: 31-10-2002 Fonte: AIM
Autore: Zeljko Bajic

N.E. BALCANI #589 - MACEDONIA
31 ottobre 2002


IL TRISTE OTTOBRE DEGLI STUDENTI
di Zeljko Bajic - (AIM Skopje, 26 ottobre 2002)

**Invece di occuparsi di escursioni, divertimenti organizzati e, perché no, di scuola, gli studenti delle superiori della Macedonia si sono dati alla politica. Scegliendo, purtroppo, quella più dura e sporca**

Lunedì scorso a Tetovo è stato sepolto lo studente Vanco Josifovski. Le vie della città sono state attraversate, in un clima triste e di rivolta non esplicitata, dalla protesta pacifica dei compagni dello studente, ai quali si sono uniti molti macedoni di Tetovo in età più avanzata. Il diciottenne Vanco, che frequentava l'ultimo anno del liceo locale, è stato ucciso il 19 ottobre sera mentre giocava a pallacanestro con degli amici in un campo nel centro della città. Letteralmente di fronte alla via in cui viveva. Due suoi amici sono stati feriti, uno dei quali gravemente. Sono stati colpiti quando da un auto in corsa sono state sparate raffiche di mitra su un gruppo di una trentina di giovani. Solo per una fortunata coincidenza è stato evitato un massacro, dato che solo alcuni minuti prima di tali raffiche un gruppo di ragazzi si era spostato su un campo secondario. La polizia ha cercato disperatamente e a lungo gli attentatori, sufficientemente a lungo da renderli irraggiungibili per i propri uomini. Le autorità affermano che l'identità di quattro giovani albanesi ritenuti autori del crimine era nota alla polizia fin da subito dopo la morte di Vanco, ma non è stata emessa alcuna incriminazione, né tantomeno un mandato di cattura...

La sera prima, quasi nello stesso luogo, un albanese di 20 anni è stato ucciso e un altro gravemente ferito. Secondo la versione della polizia, l'automobile sulla quale viaggiavano insieme ad altre due persone non ha rispettato il segnale di arresto della polizia stessa. Invece di fermarsi, la loro vettura si sarebbe diretta a grande velocità contro uno dei poliziotti, ma quest'ultimo è riuscito a farsi da parte. Dalla vettura sarebbero stati sparati colpi d'arma da fuoco, ai quali la polizia avrebbe risposto. Mezz'ora dopo, nell'ospedale di Tetovo è stato portato il corpo dell'ucciso, Medin Adili, e quello del ferito, Mensur Ramadani, il quale ha ammesso di fare parte del gruppo che ha preso parte allo scontro con la polizia. La stmpa in lingua albanese ha criticato la polizia per avere deciso di aprire il fuoco, invece di mettersi all'inseguimento dell'auto incriminata.

Tra la gente si è subito diffusa la paura che a Tetovo si potessero ripetere violenze simili a quelle dell'anno scorso. Il Comitato Helsinki della Macedonia ha espresso la preoccupazione che incidenti di questo tipo potrebbero trasformarsi in un circolo vizioso di vendette su base etnica. Il momento è più che fertile per una cosa del genere: il vecchio governo se ne sta andando, dopo le elezioni del mese scorso, mentre quello nuovo non è ancora stato costituito. Non vi è da sorprendersi che la strada abbia preso gli eventi nelle proprie mani.

Mercoledì 23 ottobre si è tenuta un'altra protesta pacifica di una ventina di migliaia di studenti medi. Nel corso delle proteste un anziano è stato gravemente ferito, quattro persone hanno riportato ferite leggere e cinque studenti sono stati fermati dalla polizia. Alcuni singoli gruppi di studenti si sono dati a una vera e propria caccia a persone che potevano sembrare albanesi, anche se l'uomo di mezza età aggredito e gravemente ferito in realtà era un macedone di religione musulmana. Grazie al deciso intervento della polizia è stato impedito alle bande di teppisti di demolire l'immobile di un albanese. E' stato impedito anche un attacco contro persone, che anche in questo caso avevano l'aspetto di albanesi, in fila di fronte ad alcune ambasciate occidentali. E per l'ennesima volta sono state rivolte pubblicamente molte critiche nei confronti dei partiti che, trovandosi nell'impossibilità di risolvere la crisi nel paese, hanno spinto gli studenti alla violenza.

Il presidente dell'associazione degli studenti medi che ha organizzato le proteste, Aleksandar Nikolovski, ha ammesso che gli eventi sono sfuggiti al suo controllo. Tuttavia, la sua posizione secondo cui i giovani si stanno opponendo alla presunta albanizzazione del sistema educativo (un fatto che, secondo loro, sarebbe confermato dal solo e unico fatto che il neonominato ministro dell'educazione è un albanese dell'Unione Democratica per l'Integrazione di Ali Ahmeti) è stata interpretata come l'invio di un chiaro messaggio politico e allo stesso tempo come un modo di giustificare le violenze.

Il giorno successivo, un giovedì, a passare ai fatti sono stati i giovani albanesi. Nel corso della giornata nelle strade di Skopje sono state ferite alcune persone. La polizia in un primo tempo ha confermato solo un unico caso, in cui uno studente macedone di 21 anni è stato aggredito e picchiato di fronte all'edificio dell'Università, nei pressi del Bit-pazar, da un gruppo di giovani albanesi. Solo 24 ore dopo si è saputo però che nel quartiere Cair della capitale era stato ferito alle gambe uno studente delle superiori di nazionalità macedone. I media, inoltre, riferiscono che i giovani albanesi hanno aggredito almeno altre tre persone. In tre autobus della città vi sono state risse di massa provocate ancora una volta da giovani. L'azienda municipale dei trasporti è venuta a sapere che gruppi di giovani albanesi avevano l'intenzione di attaccare degli autobus e quindi una linea periferica è stata temporaneamente sospesa, mentre alcune altre linee di autobus hanno funzionato solo fino alle 18.

Le indagini riguardanti gli incidenti di mercoledì non hanno dato risultati. Il sindaco di Skopje, Risto Penov, ha invitato il procuratore capo a incriminare gli organizzatori della protesta, ivi incluso Aleksandar Nivolovski. In caso contrario avrebbe sporto denuncia egli stesso. Penov ha definito gli attacchi dei teppisti una vergogna per l'intera capitale. Egli ritiene che tali fatti abbiano un serio retroterra politico. Il partito al quale allude il sindaco, e contro il quale anche la maggior parte dei giornalisti punta il dito, è la VMRO-DPMNE che ha governato fino a oggi. La VMRO-DPMNE afferma che l'organizzatore delle proteste di mercoledì, Aleksandar Nikolovski, non è un suo membro. Tuttavia, l'arrogante comportamento di quest'ultimo di fronte ai giornalisti ha ricordato a molti alcuni suoi altrettanto arroganti predecessori che, lanciati sulla scena da "azioni di massa" degli studenti, si sono poi costruiti un'invidiabile carriera proprio all'interno delle gerarchie della VMRO-DPMNE.

Il presidente della repubblica Boris Trajkovski si è rivolto agli studenti invitandoli a non lasciarsi manipolare da chi persegue fini politici. "La violenza non può essere sconfitta con la violenza", ha detto Trajkovski. Le due vittime di Tetovo durante il fine settimana, così come le violenze di Skopje, hanno spinto i rappresentanti della comunità internazionale a sottolineare che la situazione nel paese è stabile, ma che la pace è fragile e che ogni scintilla potrebbe portare a una ripresa delle violenze, come è successo durante la crisi dell'anno scorso. Venerdì sono stati convocati per un colloquio presso la missione OSCE i rappresentanti delle associazioni degli studenti, affinché i rappresentanti internazionali potessero prendere conoscenza diretta della situazione.

Si è infine fatto sentire anche il ministro dell'educazione uscente, Nenad Novkovski: si è schierato a difesa delle proteste e del loro organizzatore Nikolovski. Inoltre, il ministro ha dichiarato che denuncerà il presidente Trajkovski, il sindaco di Skopje Penov, nonché il deputato indipendente Trifun Kostovski, le cui "uscite pubbliche costituiscono un atto mostruoso" e a tale titolo ha invitato la procura a difendere Nikolovski e la sua famiglia dalle "violenze psichiche" del terzetto.

Durante il fine settimana è sembrato che si fosse infine chiuso un altro atto del dramma di questo ottobre degli studenti. Il primo atto, quello di una ventina di giorni fa [le prime manifestazioni contro la "albanizzazione" delle scuole - N.d.T.] si era svolto un po' più pacificamente, mentre quest'ultimo, alimentato dai suoi "ispiratori", ha dimostrato che chi vuole diffondere la paura può ancora contare sugli studenti medi. Quando verrà la fine?

Data: 31-10-2002 Fonte: AIM
Autore: Zeljko Bajic