"Bulgaria e Macedonia tra USA ed Europa"

Data: 09-03-1999 Fonte: AIM, "Danas", "Nova Makedonija"
Autore: Autori vari

NOTIZIE EST #184 - MACEDONIA/BULGARIA
9 marzo 1999


[Torniamo nuovamente, con particolari e commenti degli ultimi giorni, sulla pacificazione tra Bulgaria e Macedonia, sui relativi aspetti militari e diplomatici, nonché sulle ricadute che il conflitto in Kosovo ha in Macedonia. Intanto, è stato reso noto che un generale italiano accederà presto al comando delle forze NATO attualmente in Macedonia - a.f.]


BULGARIA E MACEDONIA, TRA USA ED EUROPA

[Nonostante le critiche di alcuni, secondo cui le armi regalate dai bulgari sono obsolete] il dono del governo bulgaro - che è stato motivato in parte come atto che "cementa" i risultati della visita a Sofia del premier Georgievski (con la firma di una Dichiarazione di cooperazione e sette accordi bilaterali), in parte come mossa con la quale la Bulgaria si libera di carri armati il cui valore commerciale non supera i 7,5 milioni di dollari - è tuttavia più che utile alla Macedonia. I carri armati del modello T-55 A (114) e del modello perfezionato T-55 AM2 (36), sebbene rimangano due generazioni indietro rispetto agli attuali carri armati di cui dispongono la NATO e la Russia, aumentano comunque la capacità di combattimento dell'Esercito macedone (ARM), che fino a oggi disponeva unicamente di 3-4 carri armati del vecchissimo modello russo T-34, rimasti dopo il ritiro dell'Esercito jugoslavo (JNA) nel 1992 come inutilizzabili. Gli esperti militari segnalano in particolare il valore dei pezzi di artiglieria - gli obici "D 30" da 122 millimetri (142) e quelli da 155 millimetri (8) che pongono rimedio a una fondamentale carenza dell'ARM nelle possibilità di agire a distanza media - dai 10 ai 20 chilometri. Non vi sono dubbi che questi aiuti, insieme agli aiuti finora inviati dalla Germania (60 veicoli da trasporto BTR 70) e gli annunciati altri 115 veicoli da trasporto "Hermelin", soddisfino in grande misura il fabbisogno dell'ARM di unità corazzate meccanizzate o di artiglieria. Tuttavia, l'importanza del disgelo nelle relazioni tra Skopje e Sofia è multiforme e supera in larga misura gli aspetti militari, o più precisamente gli aspetti degli aiuti militari alla Macedonia.

[...] Nel complesso, l'importanza e il valore di un'atmosfera più distesa tra Skopje e Sofia sono stati immediatamente riconosciuti con favore dal fattore internazionale e soprattutto dei paesi occidentali. L'Unione Europea ha espresso le proprie congratulazioni ai governi dei due paesi per la dichiarazione firmata, nello stesso giorno degli accordi e per il tramite della propria ambasciata a Sofia, e ha salutato la normalizzazione dei rapporti come un passo che contribuisce alla pacificazione dei Balcani. Sempre nello stesso giorno, lo ha fatto anche il Dipartimento di Stato che, secondo le parole del vice-portavoce James Foley, ha "applaudito" alla normalizzazione dei rapporti tra Macedonia e Bulgaria. Il giorno successivo la dichiarazione è stata salutata con favore anche dal Foreign Office britannico... Tuttavia, alcuni giorni dopo, il segretario di stato americano Madeleine Albright ha ritenuto opportuno fare ancora delle congratualazioni, questa volta con un messaggio scritto a Georgievski e probabilmente anche a Kostov. Tra le usuali frasi e le abituali esortazioni ai due premier ad avviare subito una collaborazione ancora maggiore, Albright ha scritto anche quanto segue: ...quello che avete fatto "rappresenta un momento di svolta nell'integrazione euroatlantica dei vostri due paesi".

Non è un segreto che Washington abbia incoraggiato già in precedenza la Macedonia e la Bulgaria a compiere tale passo. In particolare, su questo aspetto ha lavorato il vicesegretario Strobe Talbott. Gli USA hanno un interesse concreto in merito, perché insistono per una pacificazione complessiva dei Balcani meridionali secono la tattica del "problema dopo problema", in modo tale da ridurre al minimo un ampliamento della guerra dal Kosovo e dalla Bosnia. Si tratta solo del primo passo e di una precondizione per la realizzazione di un obiettivo strategico che si può ormai intravvedere - la creazione di una presenza militare americana stabile nella regione, sia direttamente che per il tramite della NATO. Poiché a tale regione sono interessati anche i grandi paesi europei - Francia, Gran Bretagna e Germania - Washington agisce con prudenza e a volte nasconde i propri interessi dietro a quelli dell'alleanza atlantica.

Perché la normalizzazione dei paesi dei Balcani meridionali è altrettanto importante per la NATO. Se si risolveranno le dispute e i problemi tra Macedonia e Bulgaria, Macedonia e Grecia e Macedonia e Albania (sono tutti più o meno stati risolti o in via di risoluzione), e quando cesserà il pericolo dello scoppio di scontri interetnici in Macedonia, la NATO e gli USA, come leader dell'Alleanza, potranno prendere in considerazione un allargamento della loro ala sud-orientale con il dispiegamento della Sesta flotta, o di un'altra flotta, nelle acque del Mar Nero e la creazione di basi in Macedonia e in Bulgaria. La Jugoslavia verrebbe "tamponata" e il confine meridionale della NATO verrebbe spostato a nord di 200-350 chilometri in Macedonia e in Bulgaria, con il che tale spazio, per usare la terminologia militare, acquisterebbe in "profondità" e, verso Est, in "ampiezza".

E ancora una volta sembra che in questo gioco gli americani svolgano il "ruolo" principale. A causa della mancanza di unione all'interno dell'UE, a causa dei problemi interni all'Unione e relativi al budget e a causa delle diverse posizioni delle capitali europee per quanto riguarda l'ampliamento dell'Unione, senza parlare poi del documento "Agenda 2000" e altri documenti simili già in bozza, ma non ancora approvati. Anche presso il nuovo governo macedone e il governo bulgaro hanno cominciato a evidenziarsi i primi segni di un riesame dell'orientamento, fino a oggi senza riserve, all'Unione Europea. Il premier macedone Georgievski recentemente, dopo una visita a Bruxelles verso la metà di febbraio, ha dichiarato che Skopje (che altrimenti non è nemmeno un membro associato) farà da parte sua tutto ciò che l'UE le richiederà, ma che in cambio l'UE dovrà dimostrare di essere seria quando parla dell'obiettivo di un'Europa unita, abbandonando il cosiddetto approccio regionale e integrando la Macedonia tra i paesi che aspettano in fila per un'integrazione a pieno titolo.

Alcuni giorni dopo, il premier bulgaro Ivan Kostov ha criticato aspramente l'UE perché "non ha fatto nulla per la Bulgaria", affermando che non è realistico attendersi dalla Bulgaria che si sacrifichi per qualche sogno che dovrebbe realizzarsi tra 15-20 anni. Kostov ha minacciato che se entro il 2001 non cominceranno trattative tra l'UE e la Bulgaria per l'ammissione di quest'ultima "il governo riesaminerà la priorità finora riservata all'integrazione nell'Unione Europea". Sofia, dunque, potrebbe muoversi in una prospettiva diversa. Quale? Sembra logico che sia la Macedonia che la Bulgaria in questo caso stiano prendendo le distanze dall'Europa e comincino a sognare un molto più intenso "sogno americano".

(dall'articolo "Lingua a lingua" di Teofil Blazevski, AIM-Skopje, 4 marzo 1999)


IL KOSOVO "ENTRA" IN MACEDONIA

Secondo alcuni commenti di fonti macedoni, sarebbe in corso "un'importazione statale in Macedonia della crisi del Kosovo". Secondo le informazioni diffuse da mezzi di comuniazione macedoni, fino a oggi sono giunti in Macedonia dal Kosovo circa seimila profughi, dei quali quattromila sono stati accolti a Skopje e duemila a Tetovo. Il governo macedone ha deciso di organizzare presso il punto di confine di Blace dei campi di accoglienza, dai quali successivamente i profughi, con l'aiuto di organizzazioni umanitarie, verrebbero spostati presso parenti e amici o in campi che a loro tempo erano stati utilizzati per i profughi dalla Bosnia. L'ondata di profughi sarebbe di gran lunga maggiore se le autorità serbe consentissero il passaggio in Macedonia di coloro che non hanno passaporto o che non hanno pagato le tasse di uscita e di tali persone ve ne sono moltissime nei villaggi al confine con la Macedonia, nei quali in questi giorni si sono verificati dei durissimi scontri e dai quali proviene la maggior parte dei profughi dal Kosovo. I punti di confine con il Kosovo, Blace e Jazince, sono in questi giorni praticamente chiusi a ogni tipo di traffico. A Skopje non si esclude che le forze di sicurezza serbe possano inseguire i "ribelli kosovari" anche attraverso il confine serbo-macedone e che tali forze, in alcuni villaggi di confine in Macedonia, con popolazione a maggioranza serba, possano in tal caso essere accolte come "liberatori".

[...] Le unità dell'UNPREDEP [la missione ONU in Macedonia dal 1992 - N.d.T.], dopo il veto cinese nel Consiglo di Sicurezza, hanno interrotto tutte le attività sul confine serbo-macedone, ma, a quanto pare, non sono ancora andate perse tutte le chance per una loro ulteriore permanenza in Macedonia dopo la visita di Madeleine Albright in Cina e dopo le proteste degli ambasciatori di Svezia, Norvegia, Danimarca e Finlandia nei confronti di Pechino. Albright ha chiesto a Pechino "che i cinesi collaborino alla soluzione del problema della sicurezza della Macedonia" che si è venuto a creare dopo il loro veto, mentre nella protesta congiunta degli ambasciatori nordici si chiede alla Cina di ritirare il veto e di consentire al battaglione nordico di rimanere nella missione di prevenzione ai confini tra la Macedonia e la Serbia e l'Albania. Solana da parte sua ha dichiarato che lungo questi confini non sarà consentito alcun "vuoto di sicurezza", ma allo stesso tempo che le forze della NATO non potrebbero svolgere il compito preventivo dell'UNPREDEP. Sono emersi anche progetti secondo cui i compiti dell'UNPREDEP dovrebbero essere trasferiti alla NATO, oppure ai paesi i cui soldati fanno parte di tale missione in Macedonia. E' possibile che uno di questi scenari venga a realizzarsi, come è possibile d'altronde che un'UNPREDEP con caschi di un nuovo colore non abbia la stessa forza morale della missione ONU.

Fino a oggi in Macedonia sono arrivati circa 2.700 soldati per l'estrazione dei verificatori dal Kosovo e più di tremila soldati britannici, che dovrebbero costituire il nucleo della KFOR, nell'ambito della quale agiranno 28.000 soldati. Ci si attende che nei prossimi giorni arrivi in Macedonia un numero compreso tra 4.000 e 5.000 soldati e per tutti loro la destinazione dovrebbe essere il Kosovo, anche se il presidente jugoslavo Slobodan Milosevic ancora non accetta che forze NATO vengano dispiegate in Kosovo. Ufficialmente, Skopje si attende comunque che il 15 marzo venga firmato un piano e che le forze NATO rimarranno in Kosovo come minimo tre anni e in Macedonia come minimo cinque anni. Nessuno sa, tuttavia, cosa succederà se Milosevic rifiuterà anche l'ultima versione del piano di pace e non consentirà alle forze NATO di entrare in Kosovo. La maggior parte dei macedoni si sente profondamente a disagio anche solo per un tale accumularsi di forze in Macedonia, ma prova anche una grandissima apprensione per il possibile scoppiare di scontri in Kosovo e il bombardamento di obiettivi militari serbi. A Skopje non si esclude che in tal caso le forze serbe potrebbero prendere di mira obiettivi NATO con i propri missili.

[...] Dalla sede della Lega Socialdemocratica Macedone (SDSM), ora all'opposizione, fanno sapere che la nuova amicizia macedone-bulgara ha creato un'inimicizia macedone-serba. In occasione della visita del premier Ljupco Georgievski a Sofia, è stato annunciato che Skopje e Sofia daranno il proprio appoggio logistico alle forze NATO per il loro intervento in Kosovo. Il controverso dono da parte della Bulgaria di 150 carri armati e di 150 obici può essere considerato, per i socialdemocratici, come un primo segno di un'unione militare antiserba tra Sofia e Skopje. Anche se ciò non fosse vero, Belgrado potrebbe considerare come offensiva la dichiarazione rilasciata da Georgievski a Sofia, secondo cui la Bulgaria dà oggi alla Macedonia la tecnica militare che Belgrado ha saccheggiato a suo tempo quando la Macedonia è uscita dalla federazione jugoslava. Si fa notare che potrebbe essere stata offesa anche la comunità internazionale, visto che Georgievski ha dichiarto che la Macedonia ha ottenuto dalla Bulgaria, fino a ieri suo "tradizionale nemico", più aiuto in un giorno solo di quanto ne abbia dato l'UE in otto anni. [...] Alti funzionari dell'amministrazione americana hanno confermato il proprio coinvolgimento nella risoluzione della disputa delle lingue tra la Bulgaria e la Macedonia, vale a dire che dietro a questo riavvicinamento vi à Washington. La fuoriuscita della Macedonia dal reciproco equilibrio tra Belgrado e Sofia è il segno del definitivo abbandono della "politica di equidistanza" seguita dal presidente macedone Kiro Gligorov, il quale negli scorsi anni ha conservato in Macedonia la pace, ma non è riuscito a risolvere le dispute con la Bulgaria, la Grecia e la Jugoslavia, né la questione dell'istruzione superiore degli albanesi nello stesso paese.

(dall'articolo "Tensioni al confine tra Serbia e Macedonia" di Dragan Nikolic, "Danas", 6-7 marzo 1999)


10.000 SOLDATI NATO, COMANDANTE ITALIANO

Il portavoce del Comando alleato europeo delle forze di rapido intervento, il tenente colonnello Robin Clifford, in una conferenza stampa data il 7 marzo a Skopje, ha affermato che le attuali forze della NATO in Macedonia si trovano sotto il controllo operativo del comandante del fianco sud della NATO in Europa, ammiraglio Ellis. La principale modifica che è stata apportata il 4 marzo è la creazione dello Stato maggiore delle forze alleate europee di pronto intervento. Lo scopo di questo Stato maggiore è quello di consentire a un unico comandante di coordinare e controllare le forze NATO che attualmente sono dispiegate in Macedonia. Il comandante dello Stato maggiore sarà il gen. Piero Ginovetti, che nell'ambito del lavoro delle forze di pronto intervento collaborerà a stretto contatto con il governo macedone. Per il momento, il suo compito viene svolto dal generale di brigata Bakster. Clifford inoltre ha detto che attualmente le missioni NATO in Macedonia nel loro complesso dispongono di 8.000 uomini, che nel giro di alcuni giorni diventeranno 10.000

(da "Nova Makedonija", 8 marzo 1999)

(selezione e traduzione di A. Ferrario)



Data: 09-03-1999 Fonte: AIM, "Danas", "Nova Makedonija"
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