"Slovenia: nuova frontiera, solite politiche per i migranti"

Data: 24-10-2001 Fonte: "Kater"
Autore: Domenico Chirico

NOTIZIE EST #486 - BALCANI
24 ottobre 2001


SLOVENIA: NUOVA FRONTIERA, SOLITE POLITICHE PER I MIGRANTI
di Domenico Chirico

[Questo articolo è stato originariamente pubblicato dal sito "Kater" (http://www.kater.it)]

Nel giro di alcuni anni il confine dell'Unione Europea ad est dell'Italia sarà la Slovenia. Nonostante i proclami di Bossi al confine di Gorizia, dove vorrebbe tagliare i vigneti per innalzare mura, è proprio la giovane Repubblica Slovena che da almeno 5 anni sta gestendo il flusso inarrestabile di persone che tentano di entrare in Italia. Per un piccolo stato di due milioni di abitanti l'arrivo ed il passaggio di circa 35.000 persone ogni anno è divenuto una continua emergenza. Le istituzioni non erano assolutamente preparate e già nel 1991 si erano dimostrate riluttanti ad accogliere i profughi della guerra nel resto della ex-Yugoslavia.

La maggior parte degli stranieri fermati negli ultimi anni dalle forze dell'ordine sono iraniani, kurdi iracheni e kurdi turchi, di solito uomini soli. Poi molte famiglie di rom delle varie repubbliche della ex-Yugoslavia. In un primo momento nelle regioni slovene di confine con Ungheria, Croazia e Italia si sono sviluppati floridi commerci intorno ai passaggi illegali dei migranti, con connivenze e affari, pare, a vari livelli. Ma la situazione da due anni a questa parte sta mutando, la risposta del governo sloveno si è progressivamente inasprita. Da un lato ha alimentato una forte campagna xenofoba gridando più volte all'invasione, dall'altro ha nettamente inasprito i controlli. È intervenuta in aiuto l'Unione Europea. Finanziando le forze dell'ordine, finanziando la costruzione di centri di detenzione per chi entra illegalmente e centri d'accoglienza per i richiedenti asilo politico.

I primi centri di detenzione istituiti in Slovenia erano stati denominati letteralmente "centri per l'espulsione degli stranieri"; solo un successivo richiamo dell'UE ha fatto sì che almeno le apparenze fossero salvate. L'ombudsman del parlamento sloveno si è recato nel febbraio 2001, seguito da un nutrito gruppo di giornalisti, ad ispezionare a sorpresa un centro di detenzione nella cittadina di Postojna, nel sud del paese. La gestione del centro era allora completamente affidata alle forze dell'ordine. I detenuti in attesa di espulsione dovevano fare docce collettive e spesso per punizione venivano chiusi per ore nei bagni chimici. Dopo questo blitz il centro si è parzialmente umanizzato anche se la gestione rimane affidata alla polizia e vi sono solo tre operatori sociali, senza interpreti, per almeno 200 persone.

Alla periferia di Lubijana esiste un altro centro denominato Siska, un vecchio hotel trasformato in centro di detenzione, centro d'accoglienza, sede degli uffici del Ministero dell'Interno che coordinano sia i controlli alle frontiere che le politiche per i rifugiati.

Il sottosegretario con delega ai rifugiati Matjaz Dolsina parla di questo centro come di un luogo che vuole seguire tutti gli standard europei e dice che il suo settore si sta fortemente impegnando sia nell'assistenza ai rifugiati sia nell'evitare eccessivi afflussi di stranieri in Slovenia. Finalmente, afferma, dopo anni di pressioni la Slovenia è riuscita a far sì che il governo bosniaco imponesse ai cittadini iraniani il visto d'ingresso in Bosnia: in questo modo è stato fermato uno dei flussi principali, la rotta aerea Teheran-Sarajevo, primo passo di molti verso l'UE.

Siska è diviso per piani, nel seminterrato ci sono delle celle di 10 mq dove tutti coloro che vengono intercettati dalla polizia arrivano inizialmente. In una cella ci sono 10 persone, per lo più kurdi. Nel 2000, ci dicono, l'afflusso era enorme e nelle stesse stanze del seminterrato vi erano centinaia di persone. Dal seminterrato gli stranieri vengono selezionati e divisi: i richiedenti asilo, la minoranza, inviati al secondo piano del palazzo nella parte adibita a centro d'accoglienza. I "clandestini" invece vanno dietro le sbarre del terzo e quarto piano, al centro di detenzione. Anche qui tre operatori sociali per molte persone e senza interprete, gli stessi tre che lavorano al centro di Postojna.

Il sottosegretario comunque rassicura che grazie all'UE ben presto i due centri saranno distinti: un edificio per i richiedenti asilo, un altro per i clandestini. Al quarto piano la polizia apre le sbarre ed un giovane funzionario mostra le condizioni, tutto sommato decenti, delle camere in cui sono i clandestini in attesa di espulsione. Ci sono per lo più donne anziane, famiglie, bambini, i più sfortunati insomma, coloro che più facilmente possono essere intercettati. In fondo, dice una voce confidenziale interna al centro, dei circa 35.000 stranieri che passano ogni anno in Slovenia, ne fermiamo il 15%, massimo il 20%; questo lavoro è al di sopra delle nostre forze, non abbiamo sufficienti risorse e comunque nessuno degli stranieri ha come meta la Slovenia.

Ma in Slovenia, oltre questa moderna fabbrica di aspiranti cittadini del mondo ricco, è cresciuta anche una forte società civile che ha cominciato a porsi concretamente il problema del clima e delle pratiche xenofobe.

In centro a Lubijana, in una grande caserma abbandonata, si trova il Metelkovo, grande centro sociale che ospita collettivi anarchici, organizzazioni non governative, gruppi teatrali, artisti. Da qui è partita la reazione che nel giro dell'ultimo anno è riuscita a spezzare il crescente razzismo che aumentava sia tra la gente sia nelle istituzioni. Borut Brumen è uno degli animatori del "Gruppo per l'intervento" un collettivo che dal Metelkovo ha cominciato a lavorare quotidianamente sull'opinione pubblica. Attraverso manifestazioni, picchetti continui fuori dai centri di detenzione, interviste agli sloveni che vivono sul confine il collettivo è riuscito in breve tempo ad ottenere buoni effetti, demistificando la retorica dell'invasione dei clandestini. Inoltre ha intensificato i rapporti con associazioni e centri sociali italiani al fine di pensare la Slovenia come parte di una regione oltre le linee dei confini e delle barriere dell'Unione Europea, non solo come uno stato cuscinetto funzionale ad arrestare i flussi migratori.

Il "Gruppo d'azione" assieme a molte altre organizzazioni hanno anche svolto una forte campagna per l'approvazione della legge sul diritto d'asilo. Nel 1999 è stata approvata la prima legge che, come racconta Tamara Jerman legale presso l'Acnur di Lubjiana, rispetta buona parte dei parametri internazionalmente definiti dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Sicuramente qualificante per la Slovenia considerato che in Italia non esiste una normativa che disciplini il diritto d'asilo. Per il resto l'accoglienza ai migranti non sembra diversa dagli altri paesi dell'Ue.





Data: 24-10-2001 Fonte: "Kater"
Autore: Domenico Chirico