"Bin Laden provoca grattacapi anche in Albania"

Data: 01-10-2001 Fonte: AIM
Autore: Arjan Leka

NOTIZIE EST #477 - ALBANIA
1 ottobre 2001


BIN LADEN PROVOCA GRATTACAPI ANCHE IN ALBANIA
di Arjan Leka - (AIM Tirana, 26 settembre 2001)


La voce unica con cui il governo e l'opposizione, i partiti della sinistra e della destra in Albania hanno condannato gli atti terroristici dell'11 settembre negli USA si è trasformata in una grande quantità di voci differenti, e ciò più in fretta di quanto non ci si potesse attendere in uno stato in cui ufficialmente l'intero spettro politico è un sicuro alleato degli USA. L'ombra del principale sospettato per l'attentato, Bin Laden, è calata anche sulla scena politica albanese, rinnovando le vecchie tensioni e dando origine a nuovi problemi.

Una delle prime conseguenze politiche nel paese, dopo i tragici eventi negli USA, è stata quella di un effetto di raffreddamento nei rapporti dell'Albania con alcuni stati della regione, i quali nelle loro reazioni agli avvenimenti negli USA non hanno esitato a collegare il nome dell'Albania con quello del famigerato terrorista saudita. Il primo passo nelle accuse contro l'Albania per avere offerto rifugio al principale terrorista, Bin Laden, lo ha compiuto il premier macedone Ljubco Georgievski, il quale ha scelto la capitale bulgara, nel corso della sua visita in Bulgaria il 19 settembre scorso, per dichiarare che Bin Laden l'anno scorso ha soggiornato in Albania. La dichiarazione del presidente del consiglio macedone ha segnato il punto più alto della campagna quotidiana in atto nei media macedoni, iniziata già fin dal primo giorno dopo l'attentato negli USA, mirata a collegare l'Albania e gli albanesi alle azioni terroristiche di Bin Laden e dei fondamentalisti islamici. Tirana, che non ha reagito alle affermazioni dei media macedoni, non ha potuto mantenere lo stesso riserbo anche in relazione alle accuse formulate da un prmier che è stato aiutato due volte dal governo di Ilir Meta a uscire da una crisi di governo. Fonti bene informate del ministero degli esteri albanese hanno confermato alla AIM che il 19 settembre il ministro degli esteri ha convocato l'ambasciatore macedone a Tirana al fine di esprimergli la protesta per le accuse formulate dal premier macedone. Il fatto che il ministero degli esteri dell'Albania negli otto mesi del conflitto in Macedonia, durante i quali i membri del governo macedone hanno continuamente lanciato accuse contro Tirana, secondo loro intromessasi nel conflitto offrendo aiuti e addestramento a unità dell'UCK, non abbia mai convocato l'ambasciatore macedone, che invece è stato chiamato in relazione alle accuse macedoni riguardanti Bin Laden, è una dimostrazione di come i funzionari albanesi siano molto sensibili riguardo a una questione che potrebbe in qualche modo mettere in dubbio la loro fedeltà agli USA e alla NATO.

Una ventata fredda Bin Laden la ha provocata anche nei rapporti diplomatici appena ripristinati tra l'Albania e la Federazione jugoslava. Il ministro jugoslavo degli interni, Dusan Mihajlovic, ha dichiarato il 17 settembre che Bin Laden ha avuto e ha basi in Albania. L'insoddisfazione che Tirana ha manifestato in seguito a queste accuse jugoslave è stata a quanto sembra all'origine della smentita pronunciata dal ministro della difesa jugoslavo, S. Krapovic, in occasione di una visita a Londra il 20 settembre scorso: Krapovic ha negato che la Jugoslavia disponga di dati secondo cui Bin Laden sarebbe stato in Albania.

Si può affermare che un'ondata fredda la si sia avuta anche nei rapporti tra Albania e Bulgaria, un altro paese nel quale continua la campagna quotidiana con notizie e articoli sui rapporti tra Bin Laden e Tirana. Se si tiene presente che fin dall'inizio della crisi in Macedonia in media bulgari hanno avuto una posizione sempre meno amichevole nei confronti dell'Albania, ci si può attendere che le ultime prese di posizione a Sofia riguardo ai collegamenti tra Bin Laden e l'Albania avranno le loro conseguenze anche nei rapporti tra i due paesi, che non vivono il momento migliore.

Un'altra conseguenza degli attacchi terroristici negli USA è stata quella di un raffreddamento nei rapporti, già molto tesi, tra la coalizione di sinistra al governo in Albania, guidata dal Partito Socialista e dall'ex premier Fatos Nano, e la coalizione di destra guidata dal Partito Democratico e dall'ex presidente Berisha. Come se non fosse sufficiente il fatto spiacevole dello svolgimento non unitario, e addirittura separato, della cerimonia commemorativa delle vittime del terrorismo a New York da parte di governo e opposizione, entrambi i partiti si sono lanciati reciproche accuse relative a legami con il terrorismo di Bin Laden. L'organo del Partito Socialista, "Zeri i Popullit" ha accusato il 14 settembre il Partito Democratico e l'ex presidente Berisha di avere offerto sostegno a Bin Laden e di avere mantenuto contatti con i suoi principali terroristi nel periodo in cui i democratici erano al potere. Sono state formulate addirittura accuse secondo cui Bin Laden avrebbe avuto stretti rapporti con l'ex capo dei servizi segreti albanesi, B. Gazidede, il quale ha ottenuto asilo politico in un paese arabo. Tuttavia, l'ex premier del governo dei Democratici, Aleksandar Meksi, ha negato il 20 settembre che durante il suo governo Bin Laden sia stato in Albania.

Altrettanto duro è stato l'organo del Partito Democratico, "Rilindja Demokratike", che il 14 settembre ha accusato la coalizione di governo di sinistra di avere trasformato l'Albania in un rifugio per il terrorismo internazionale. Mentre entrambi i partiti, che provengono da campi ideologici avversi, si accusano reciprocamente, rimane il fatto che volenti o nolenti hanno in qualche modo favorito la diffusione delle tesi secondo cui Bin Laden sarebbe veramente stato in Albania e che egli abbia avuto, e abbia ancora, basi nel paese.

La cosa ha acquisito dimensioni tali che il ministro degli esteri, Ilir Djoni, ha ritenuto necessario tenere un'apposita conferenza stampa il 19 settembre, al fine di dichiarare ufficialmente che Bin Laden non è stato in Albania e che egli non ha nemmeno una base nel paese. Il ministro si è vantato del fatto che l'Albania è un paese nel quale gli estremisti islamici sono stati messi nel mirino, poiché nel biennio 1997-1998 la polizia albanese, in collaborazione con la CIA e con l'FBI, ha arrestato dieci cittadini arabi sospetti e in tale occasione uno di essi è stato ucciso in uno scontro con la polizia albanese.

Nei fatti, la disputa che ha al suo centro il terrorismo islamico non è nuova nei dibattiti politici che si svolgono in Albania tra il governo e l'opposizione, ma gli eventi di New York, che hanno nuovamente messo Bin Laden al centro della scena internazionale, hanno reso ancora più infiammato tale dibattito anche in Albania. I grattacapi creati dall'ombra di Bin Laden a Tirana sono causati anche dalla posizione non chiara della stessa politica albanese, sia di destra che di sinistra. Essendo l'Albania un paese ex comunista nel quale per 50 anni la religione è stata sottoposta a limitazioni e in particolare essendo essa l'unico paese al mondo ufficialmente proclamatosi ateo e nel quale la fede veniva condannata con la prigione, è molto difficile credere che il fondamentalismo possa mettervi radici, indipendentemente dal fatto che la maggioranza della popolazione sia di religione islamica. Anche gli stessi partiti politici hanno sfruttato la carta del pericolo islamico come motivo per reciproci attacchi, piuttosto che ispirati da un'effettiva preoccupazione per possibili pericolosi sviluppi interni.

La nuova ondata con cui nella regione si insiste nel creare la convinzione che l'Albania mantenga contatti con Bin Laden viene spiegata a Tirana con l'obiettivo di alcuni circoli nei Balcani, e in particolare in quegli stati dove vi è una popolazione albanese, di compromettere le richieste di maggiori diritti di tali popolazioni. E che le storie sui legami, o sull'ombra, di Bin Laden in Albania non siano reali e che non abbiano trovato terra fertile negli stati occidentali, lo dimostra anche le assicurazioni offerte dall'ambasciatore americano a Tirana, Jozef Limprecht. Proprio il 14 settembre, data nella quale in Albania è stato proclamato il lutto nazionale per le vittime del terrorismo in America, l'ambasciatore ha dichiarato che l'Albania è un paese sicuro, che non vi sono pericoli terroristici e che il governo di Washington suggerisce agli americani di recarsi in Albania. E poiché tali assicurazioni provengono dal rappresentante di uno stato che ha subito una tragedia terroristica, tale dichiarazione è stata più di una medicina per la moderazione in questo periodo di grattacapi causati dall'ombra di Bin Laden nella politica albanese.



Data: 01-10-2001 Fonte: AIM
Autore: Arjan Leka