
"L'Ucraina è andata, la Moldova quasi"
| Data: 12-03-2001 | | Fonte: "Adevarul" |
| Autore: Bogdan Chirieac |
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NOTIZIE EST #414 - ROMANIA
12 marzo 2001
L'UCRAINA È ANDATA, LA MOLDOVA QUASI
di Bogdan Chirieac - ("Adevarul", 17 febbraio 2001 nr.3321)
[L'articolo che segue riguarda soprattutto l'Ucraina, vista tuttavia attraverso la lente di un giornalista romeno di "Adevarul" e mi sembra interessante avere una testimonianza di come un osservatore balcanico guardi ai paesi vicini dell'ex Unione Sovietica in rapporto a un paese importante come la Romania - a.f.]
Grandi movimenti di strada a Kiev. Migliaia di persone chiedono le dimissioni del presidente Kucima accusato di aver ordinato l'uccisione di un giornalista scomodo. Un membro della sua guardia personale è scappato ad ovest portando con sé la registrazione della voce di Kucima nel momento in cui ordinava al ministro dell'interno di liquidare il giornalista. Il cadavere di Gheorghi Gongadze, direttore caustico di un giornale web, è stato trovato decapitato e bruciato con acido solforico sul margine di un strada. Kucima nega con forza le accuse e nello stesso tempo procede all'arresto degli avversari politici come Iulia Timosenko, ex-vice primo ministro.
I civili dimostrano sulle strade della capitale, gli uomini del presidente fanno muro intorno a lui però è più che sicuro che non a Kiev bensì a Mosca si prenderà la decisione su come dovranno svolgersi le cose nelle prossime settimane. Non è insolito nell'ex area sovietica che i leader siano eccessivamente autoritari, di quando in quando si verifica un assassinio politico: un giornalista scomodo, un politico incorruttibile, un uomo d'affari che non paga tangenti. In generale, i diritti dell'uomo e soprattutto delle minoranze sono molto lontani degli standard europei anche se molti degli stati dello spazio ex-sovietico sono membri del Consiglio d'Europa. Perché quindi ci dobbiamo meravigliare di quello che succede in Ucraina? Fino ad adesso l'Ucraina aveva uno statuto preferenziale davanti all'occidente che ha creduto con forza che essa potesse essere tolta da sotto alla sfera d'influenza di Mosca e trasformata in una sorta di ammortizzatore sulla linea di demarcazione dello spazio europeo da quello russo.
Un passo in avanti è stato fatto immediatamente dopo lo smembramento dell'URSS, allora l'Ucraina ha accettato, in cambio di molti dollari, di rinunciare all'arsenale nucleare ereditato dall'epoca sovietica. Sfortunatamente, nonostante il grande appoggio finanziario e politico occidentale l'Ucraina non ha fatto progressi nel consolidamento dei valori europei. I diritti dell'uomo, i diritti delle minoranze, l'economia di mercato sono più lontani di quanto non lo siano in Romania o Bulgaria.
L'intera politica interna dell'Ucraina si è coagulata attorno ad un ultra-nazionalismo rigido, inadatto non solo allo spazio europeo, ma persino a quello russo. L'occidente si è impuntato nel vedere nella persona di Kucima un partner di dialogo: visite ad alto livello, parteneriato speciale Nato-Ucraina, apertura da parte dell'UE, appoggio nel riequilibro delle relazioni con i vicini (Polonia e Romania) in modo da soddisfare tutte le pretese ucraine. Persino il presidente Constantinescu è stato mandato ad aiutare Kucima dai leader europei ad aiutare Kucima.
E' certo che la posta in gioco era grande. L'Ucraina, un paese slavo, grande quasi quanto la Francia (600.000 kmq e 52.000.000 di abitanti) strappata dall'influenza russa avrebbe contato molto in una nuova architettura politica e di sicurezza dell'Europa. Nel perseguimento di questo obiettivo sono stati fatti almeno due grandi sbagli: si è puntato su un unico uomo, Kucima e non si è tenuto conto delle caratteristiche etniche e culturali degli abitanti del Paese, compatibili più con i russi che con gli europei. Negli anni '90 l'occidente ha sbagliato con Kucima così come ha sbagliato con Ceausescu negli anni '70. Il leader ucraino si è mostrato pro-occidentale, desideroso di uscire da sotto l'influenza della Russia. Quando a Mosca è arrivato un leader forte, Putin, Kucima si è riavvicinato immediatamente alla Russia. Al tempo di Elstin, della zona europea dell'ex-impero, soltanto la Bielorussia era tornata integralmente nello spazio russo. Con l'arrivo di Putin e il lancio come direttiva di politica estera del recupero del peso russo nell'Europa orientale, l'offensiva diventa evidente. Le compagnie russe hanno comprato la maggior parte delle imprese di profitto o strategiche dell'Ucraina. La penetrazione economica ha portato con se l'influenza politica. Immediatamente, il presidente Kucima si è ingoiato il discorso pro-occidentale dichiarando in più occasioni che l'Ucraina non ha alcun futuro senza la Russia.
Al tempo dell'ultima visita di Putin a Kiev, Kucima era così preoccupato di ottenere l'appoggio politico che ha messo il leader russo in una posizione talmente delicata che questi ha tenuto a precisare che si trattava solo di una vista strettamente economica. Al di là di come si svolgeranno le cose a Kiev, si può dire che il sogno di un'Ucraina pro-occidentale si è dissolto. Tutto quello che si può ancora sperare è che il paese rimanga stabile poiché un conflitto interno in un tale colosso farebbe tremare l'intera Europa.
Per la Romania, la situazione sarebbe addirittura drammatica, geograficamente parlando tutto il nord del paese confina con l'Ucraina. Politicamente, nonostante la firma del trattato di base, i problemi lasciati irrisolti (la piattaforma continentale del mar Nero, l'Isola dei Serpenti, la frontiera nella zona di S.Gheorghe) sono tutti senza soluzione. Di più, ai romeni di Bucovina e Basarabia del sud non sono garantiti neanche i più elementari diritti. La difficoltà di Bucarest di dialogare con Kiev potrebbe essere facilmente sostituita con un 'ostilità aperta, il terreno è preparato già da anni, dagli ultra-nazionalisti ucraini che presentano i romeni come mostri.
La riconsolidazione della frontiera di ovest della Russia non si chiuderà con l'Ucraina. Il 25 febbraio ci sono le elezioni nella repubblica di Moldova. Queste saranno vinte con molta probabilità dai comunisti filorussi. La Russia si è fatta lì le basi. Tutte le unità industriali importanti della piccola repubblica sono state comprate dalle aziende russe. In pochi mesi anche le modeste influenze culturali romene esercitate sulla Basarabia saranno del tutto rigettate se non addirittura vietate ufficialmente. In questo gioco sembra però che la Russia perda gli stati baltici fortemente coinvolti nel processo di integrazione europea. Essa però guadagna in cambio nei Balcani, grazie alla presenza in Jugoslavia.
La politica di forza adottata dalla nuova amministrazione di Washington nei confronti di Mosca potrebbe radicalizzare ancor di più la posizione della Russia nei confronti dell'Occidente.[
] In poche settimane la Romania si potrebbe trovare nel mezzo di intense trasformazioni politico diplomatiche. Tornare ad essere nuovamente interessante per l'occidente.[
] Esiste però il rimpianto che l'uscita della Romania dal cono d'ombra (così come è successo anche con l'invito ai negoziati con l'Unione Europea) avviene non per suoi meriti interni ma per l'instabilità che la circonda. Tuttavia l'importante è che ci può essere una chance e che sarebbe un peccato perderla. Soprattutto quando non si parla di riforma economica bensì solo di abilità politico diplomatica.
| Data: 12-03-2001 | | Fonte: "Adevarul" |
| Autore: Bogdan Chirieac |
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