
La lettera aperta di Legija
| Data: 14-03-2003 | | Fonte: "Blic" |
| Autore: Milorad Lukovic-Legija |
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N.E. BALCANI #639 - SERBIA/MONTENEGRO
14 marzo 2003
LA LETTERA APERTA DI LEGIJA
(da "Blic" [Belgrado], 28 gennaio 2003)
Il "j'accuse" lanciato da Milorad Lukovic-Legija contro l'establishment di Djindjic, dopo essere stato accusato di crimini eccellenti da un collega mafioso
[Mentre i media serbi sono stati in larga parte messi a tacere dalle norme introdotte con lo stato di emergenza, pubblichiamo un altro documento utile a comprendere meglio il contesto che ha preceduto l'omicidio di Djindjic. Si tratta di una lettera aperta dell'ormai noto Milorad Lukovic - Legija, ex capo dei "berretti rossi", scritta il 27 gennaio scorso in risposta alle accuse di cui era stato oggetto da parte di Ljubisa Buha, detto Cume. Buha è un noto mafioso serbo che due mesi e mezzo fa ha inviato una lettera ai media di Belgrado, accusando Legija e un altro mafioso, Spasojevic, di essere gli autori di tutta una serie di crimini eccellenti, tra cui l'uccisione di Ivan Stambolic e l'attentato contro Vuk Draskovic. Legija e Spasojevic hanno subito smentito le affermazioni di Buha, ma la lettera aperta di Legija, come vedrete, va più in là e assume toni apertamente politici. Torneremo più in dettaglio sulla vicenda nei prossimi numeri]
Stanno contando i nostri ultimi giorni, prendendosi gioco dei nostri destini, così come d'altronde dell'intera nazione. Soffocano gli ultimi caposaldi dell'orgoglio e della dignità nazionale, ingannando allo stesso tempo i veri patrioti, nel desiderio di ridurli ai loro criteri di comportamento e governo. Criteri che sono al di sotto delle più basse norme di sudditanza e di avvilimento personale.
Il 5 ottobre 2000 [data della rivolta contro Milosevic] abbiamo accettato un biglietto gratuito di entrata nel mondo e abbiamo fatto in modo che tale strada fosse imboccata senza spargimenti di sangue serbo. Eravamo convinti che quel mondo democratico globale fosse con noi e noi con lui. Lo eravamo anche quando durante i bombardamenti abbiamo difeso l'onore e la dignità del nostro popolo, come soldati e sinceri patrioti, quando nella memoria ci si incidevano le immagini di morti, di bambine i cui sogni erano stati distrutti dalle bombe... Lo siamo anche adesso, quando ci hanno fatto tornare amaramente sobri gli atti e i comportamenti di coloro che oggi ci guidano in questo stesso mondo.
Loro sono arrivati sull'onda di una sincera, spontanea volontà popolare e hanno fatto, e fanno ancora, tutto il possibile per dimostrare e provare come di tale volontà non gliene importi nulla. Invece di riunirsi l'8 ottobre del 2000 e dire a tutti chiaramente quale sarebbe stato il prezzo della nostra adesione alle integrazioni mondiali moderne, prezzo calcolato in teste di persone che sarebbe stato necessario consegnare al Tribunale dell'Aia, si sono dedicati ai loro miseri interessi politici e alle liti reciproche, facendo trasparire nel peggiore dei modi la loro vera natura. E allora si è messa in moto l'ostinazione serba, i cui confini non possono essere misurati, né fermati. E a coloro che fino a ieri erano i loro mentori esteri è diventato subito chiaro che invece di partner politici di pari livello, avevano di fronte dei sudditi politici che perdono continuamente la ragione e trovano sempre nuovi livelli di umiliazione.
Forse si meriterebbero addirittura una lezione di patriottismo sul tema Aia dai politici croati, che possono spiegare loro come esistano comunque dei limiti ai compromessi politici e alla dignità nazionale. La svalutazione e il disprezzo del proprio stato sembrano non avere fine. Adepti della democrazia, riformisti mondiali, hanno tenuto per ben due anni come presidente del paese l'uomo di un regime rovesciato, una marionetta politica, che alla fine hanno scaricato all'Aia come fosse un cargo. Dicono che il direttore della BIA [i servizi segreti] è stato sostituito perché non voleva arrestare Sljivancanin e altri accusati di crimini di guerra... Mi domando cosa sarebbe successo se li avesse arrestati. Forse gli avrebbero dato un ordine al valore, o forse avrebbero lasciato che venisse giudicato dal popolo e dalla storia... Parlano di mafia, criminalità, incapacità della polizia... Non è la polizia che è colpevole e non è vero che è incapace: lo è invece la dirigenza politicizzata, che misura tutto in base agli interessi politici e non agli impegni professionali. Macché mafia, macché bande diffuse... Tutto potrebbe essere riportato all'ordine molto rapidamente, se solo ci fosse l'interesse e la volontà di alcuni singoli. Il paese e la polizia sono davvero sventurati se devono ridursi a lasciare che i casi vengano risolti per loro da un Ljubisa Buha, detto Cuma, e dalle sue testimonianze. E' ancora più triste il fatto che con tali servigi si igannino e distruggano altri, cioè coloro i quali hanno sempre avuto a cuore questo paese e questo popolo, dandone prove concrete innumerevoli volte.
Non posso non pensare come tutto ciò sia opera delle stesse persone per le quali nulla è sacro e per le quali nulla di quanto è serbo ha mai avuto importanza! Nemmeno coloro che hanno sparso il loro sangue, i cui corpi morti sono caduti sui campi di guerra e dei quali sono rimasti solo una pietosa memoria su una fotografia sbiadita nella stanza-memoriale dei nostri eroi a Kula [sede delle unità speciali JSO, i "berretti rossi"]. Se non volete e non desiderate onorare gli ex comandanti o i comandanti attuali, onorate almeno i morti! Nessuno, nemmeno la storia, ve lo perdonerà. Ancora meno coloro che, in maniera assolutamente non necessaria, adulate in tale modo. Lo dovete sapere: ogni popolo onora i suoi soldati.
Perché sono soldati al servizio della patria e solo questo vogliono essere. Proprio per questo oggi non mi lasciano essere quello che sono. Anzi, vogliono addirittura che io sia quello che non sono, che abbia fatto quello che non ho fatto. Proprio qui sta il problema: perché loro fanno quello che non bisogna fare e dicono quello che non pensano. Vale a dire: ci ingannano.
Per questo la misura della mia vita è la grandezza della dignità nazionale e del patriottismo che porto in me, e non la quantità di sudditanza e disprezzo nei confronti degli altri. Soprattutto nei confronti di coloro senza i quali non possiamo, né vogliamo, essere. Ma nel modo giusto. Ci capiremo meglio e ci rispetteranno di più. Il mondo ha riso di noi, non ha potuto mai meravigliarsi abbastanza di come il famoso corso riformatore abbia potuto sopportare un "uomo di Milosevic" ai vertici della Serbia. Ma ne avevano bisogno per la loro corruzione personale, che osserviamo e ascoltiamo ogni giorno, dal vivo.
Intrighi, accordi, alchimie parlamentari-deputatesche delle quali oramai nessuno più capisce nulla, nemmeno quelli con cui sono in coalizione, a favore di chi sono e a favore di chi invece non sono... La politica del revanscismo e della vendetta, del tutti contro tutti, è il loro motto fondamentale. Come se la storia cominciasse da loro...
Hanno dimenticato tutto in fretta, molto in fretta. Svendono gli ultimi crediti di volontà popolare, nei quali c'è posto solo per loro.
Sembra che non abbiano più bisogno del popolo, né di nessun altro. Non hanno bisogno nemmeno di elezioni, perché sembra che anche queste non ci saranno più. E non hanno bisogno nemmeno di noi, perché l'unica cosa che importa loro è liberarsi di noi a ogni prezzo e in qualunque modo...
| Data: 14-03-2003 | | Fonte: "Blic" |
| Autore: Milorad Lukovic-Legija |
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