"Risultati finali e dilemmi"

Data: 15-11-2000 Fonte: AIM
Autore: Arbnora Berisha

NOTIZIE EST #367 - KOSOVO
15 novembre 2000


RISULTATI FINALI E DILEMMI
di Arbnora Berisha - (AIM Pristina, 12 novembre 2000)


Dieci giorni dopo la tenuta di elezioni locali in Kosovo, l'amministratore dell'ONU, Bernard Kouchner, ha messo la firma sul documento finale con il quale vengono "benedetti" i risultati delle elezioni che, come si usa dire, hanno così ottenuto la "certificazione" ufficiale. La cerimonia della loro conferma è cominciata con un'ora di ritardo, perché le forze di pace della KFOR hanno evacuato l'intero edificio della missione dell'ONU a causa di "minacce di presenza di una bomba".

L'allarme si è rivelato infondato, ma la sua ombra è sembrata volere ricordare alle autorità internazionali che "l'applicazione dei risultati elettorali non sarà un fatto così facile". Forse per questo motivo, il capo della missione civile Bernard Kouchner si è preoccupato di esprimere il convincimento di "non attendersi disordini nel corso del processo di trasferimento dei poteri locali", aggiungendo che tuttavia le forze di pace e la polizia sono pronte a fare fronte a qualsiasi problema e che a tale fine sono state prese tutte le misure... Sembra che anche le valutazioni eccezionali date dai funzionari internazionali sull'andamento delle elezioni siano state del medesimo tono. Si ha l'impressione che tali valutazioni abbiano rintuzzato tra le altre cose anche il "desiderio" delle forze politiche che hanno perso le elezioni di intraprendere qualche passo al fine di contestarle in qualche modo. Le valutazioni sembrano avere anche rintuzzato il desiderio del vincitore di "celebrare la vittoria". Né l'una né l'altra parte hanno voluto "rischiare" di provocare la "soddisfazione" dei loro elettori, convinti ormai dalle dichiarazioni degli "amici" internazionali che aveva "vinto il Kosovo"...

I più alti rappresentanti internazionali hanno avvisato che la valutazione di queste elezioni dovrà essere compiuta nel loro contesto, "un anno e mezzo dopo la guerra, in una società senza alcuna istituzione, senza un censimento valido, senza tradizioni di elezioni aperte e trasparenti...", ha detto Daan Everts, capo dell'OSCE, che ha condotto l'organizzazione di queste elezioni. Aggiungendosi alla lunga serie di valutazioni, egli ha affermato che il "28 ottobre è stato evidente che sono state adempiuti tre criteri fondamentali per delle elezioni libere: l'impossibilità di rubare voti, il fatto che le elezioni si siano svolte senza violenze, e il fatto che la partecipazione sia stata massiccia". In tale occasione egli ha detto che solo il 3,6 per cento dei voti è risultato non valido e che si tratta di una percentuale molto bassa, tenendo conto che è il primo voto dopo il conflitto. Nel loro complesso, secondo l'ambasciatore Everts, le elezioni sono state pienamente conformi agli standard internazionali.

Nelle elezioni locali del 28 ottobre, secondo l'OSCE, ha votato il 79 per cento del numero complessivo degli elettori registrati. Si tratta di un dato che è stato valutato come un successo eccezionale rispetto ai numeri dei paesi delle democrazie occidentali. Al primo posto si trova la Lega Democratica del Kosovo, del leader moderato albanese Ibrahim Rugova, con il 58% dei voti, mentre il Partito Democratico dell'ex leader politico dell'UCK, Hashim Thaci, ha ottenuto il 27,3%, l'Alleanza per il Futuro del Kosovo di Ramush Haradinaj (ex comandante dell'UCK per il Kosovo occidentale) ha ottenuto il 7,7% e il Partito Democristiano Albanese del Kosovo di Marko Krasniqi (per lungo tempo consigliere di Rugova) ha ottenuto l'1,40% dei voti. Tutte le altre forze politiche, le iniziative civiche e i candidati indipendenti hanno ottenuto meno dell'1% dei voti. Sulla base dei risultati definitivi, il partito vincente ha 504 rappresentanti nelle assemblee comunali, il Partito Democratico ne ha 267, l'Alleanza per il Futuro del Kosovo 71 e il Partito Democristiano Albanese 8, mentre alcune altre forze, soprattutto partiti minori, hanno ottenuto 4 posti o meno.

I rappresentanti ufficiali hanno detto che è stato molto importante il fatto che in queste elezioni sia stato applicato il sistema proporzionale, perché ciò ha impedito la creazione di assemblee comunali monopartitiche, come sarebbe invece avvenuto con l'applicazione del sistema maggioratorio.

Sia come sia, 27 comuni del Kosovo hanno già avuto i loro consiglieri, che dovrebbero rilevare il potere dalle strutture amministrative miste create dalla Missione ONU. Nei tre comuni settentrionali del Kosovo, Leposavic, Zubin Potok e Leposavic [errore nel testo originale - N.d.T.], le dirigenze dei comuni verranno invece nominate d'ufficio. Questo sistema verrà applicato anche nelle altre zone abitate da serbi, perché questi ultimi hanno boicottato il processo elettorale. I rappresentanti dei serbi del Kosovo che verranno nominati da parte di Kouchner non hanno presenziato alla costituzione delle assemblee comunali, perché è ancora in corso una polemica tra i rappresentanti del Consiglio Nazionale Serbo di Mitrovica e quelli di Gracanica. In particolare, i primi non sono d'accordo che sia necessario nominare dei rappresentanti serbi, mentre i secondi si sono accordati proprio su tali nomine con Kouchner. I primi sono a favore dell'organizzazione di elezioni nelle enclave serbe e della creazione, per esempio a Mitrovica, di due assemblee comunali, una serba e una albanese, idea alla quale si oppongono gli albanesi del Kosovo. Le consultazioni comunque proseguono e nei prossimi giorni se ne conoscerà l'esito.

Va detto che non tutti sono stati così contenti dei risultati di queste elezioni per le amministrazioni locali del Kosovo. Dopo l'annuncio dei dati provvisori è stato chiaro che le elezioni erano state vinte dalla LDK. Questo fatto non ha certo suscitato l'"entusiasmo" dei partiti politici che nella stampa kosovara vengono ormai chiamati "l'ala armata" e dei quali fanno parte gli ex leader dell'UCK. In una scritta tracciata sull'asfalto nel centro di Pristina, quasi sicuramente a opera di un ex combattente scontento, si poteva leggere: "Pristina, cuore mio, da te spilla il sangue di mio fratello. Elezioni 2000, vergogna"". Alcuni hanno effettivamente affermato che era "giusta" la rivolta di coloro che avevano combattuto "per la libertà del Kosovo", mentre i kosovari hanno votato per coloro che hanno "sabotato la guerra". Per argomentare le proprie affermazioni, si sono premurati di ricordare gli incontri di Rugova con Milosevic, le sue numerose dichiarazioni secondo cui si sa chi è l'UCK e che essa è stata creata dai servizi segreti serbi. I seguaci di Rugova, da parte loro, affermano che gli autori della scritta sull'asfalto sono persone "che hanno come obiettivo quello di esercitare il potere sulla base del cosiddetto 'diritto rivoluzionario'" caratteristico dei sistemi totalitari dell'Europa sud-orientale. Una tale spiegazione sembra avere più che altro come obiettivo quello di ricordare alla gente il passato politico di alcuni dei leader della ex UCK, che agivano in organizzazioni illegali vicine alle forze di sinistra.

Tuttavia, il linguaggio utilizzato in queste dispute non è giunto a un'asprezza che avrebbe potuto rischiare di portare allo scoppio di emozioni o ancora addirittura a disordini. I partiti politici hanno subito riconosciuto i risultati delle elezioni e le persone più ironiche hanno commentato che non avevano altra scelta, perché si erano impegnati proprio a ciò con la firma di una dichiarazione comune di fronte all'ambasciatore americano all'ONU Richard Holbrooke. Sia come sia, i partiti hanno dichiarato il loro impegno a "collaborare alla creazione di nuove strutture di potere e a cominciare a lavorare per la preparazione delle elezioni generali". L'opinione pubblica, da parte sua, si è concentrata, nella sua quasi totale interezza, sulle analisi dei motivi della vittoria della LDK, cercando di fare ipotesi sul se le forze che provengono dall'ex UCK hanno veramente perso.

Non è ancora chiaro se è solo pr cercare di risollevare il morale dei propri sostenitori, ma i partiti degli ex combattenti hanno sottolineato di avere ottenuto insieme circa il 40% dei voti, affermando che ciò non è poco. Subito dopo le elezioni si sono affrettati a tirare un bilancio del proprio lavoro politico, ricordando che "molti di questi partiti esistono da meno di sei mesi e il processo di trasformazione dell'UCK è stato un processo difficile che ha consumato molto tempo ed energie". Secondo loro, la Lega Democratica del Kosovo non ha avuto altra preoccupazione se non quella di prepararsi alle elezioni. Quest'ultima, da parte sua, con toni più trattenuti (come vincitrice non ha motivi di essere così fragorosa) ha affermato che i nuovi partiti hanno pagato il "prezzo" dei propri errori. Molte attività illegali dopo la guerra sono state legate ai nomi di appartenenti alla ex UCK e ciò ha certamente esercitato un'influenza sugli elettori, che hanno preferito optare per una forza più "morbida" e meno "arrogante"...

Gli osservatori locali affermano che anche gli albanesi, come gli altri popoli della regione, sono caratterizzati da un alto grado di conservatorismo e difficilmente si sottomettono a cambiamenti. "Non sono forse i serbi quelli che per 13 anni interi hanno sostenuto Milosevic? E poi ci sono i croati, i bosniaci..., il Kosovo non sta su Marte", affermano.

Gli altri, da parte loro, rispondono affermando che si tratta di un raffronto del tutto sbagliato, perché lo sanno tutti, e non si deve dimenticarlo, che Rugova non è né Milosevic né Tudjman, né è possibile metterlo sullo stesso loro piano.

Data: 15-11-2000 Fonte: AIM
Autore: Arbnora Berisha