
"Fosse comuni, situazione in Bulgaria e "amnistia" a Milosevic"
| Data: 01-07-2000 | | Fonte: fonti varie |
| Autore: Autori vari |
|
NOTIZIE EST #339 - BALCANI
1 luglio 2000
AGGIORNAMENTI SU FOSSE COMUNI, SITUAZIONE ECONOMICA IN BULGARIA, "AMNISTIA" A MILOSEVIC
[Seguono tre brevi aggiornamenti sugli argomenti di cui sopra, già trattati nei numeri scorsi.]
FOSSE COMUNI: KOSOVO/BOSNIA
Il Tribunale dell'Aja ha fornito i primi numeri riguardo ai ritrovamenti di cadaveri in fosse comuni del Kosovo in questi primi due mesi e mezzo della seconda fase di ricerca. Da aprile sono stati ritrovati circa altri 500 corpi in 107 siti, secondo quanto ha dichiarato l'investigatore capo del Tribunale in Kosovo, Philip Caine, portando così la cifra complessiva fino a oggi a più di 2.600 (AFP, 26 giugno 2000). Nei numeri scorsi abbiamo già visto come la maggior parte dei paesi NATO nei fatti non stia dando alcun sostegno pratico (nel senso che non invia team di ricerca) al lavoro di ricerca.
Già nello speciale sulle speculazioni sulle vittime della guerra in Kosovo dell'inverno scorso avevamo ricordato l'esempio bosniaco, e come esso insegni che, da una parte, il lavoro di ritrovamento delle fosse è estremamente complesso e dura spesso anni e, dall'altra, come tale complessità sia dovuta anche al fatto che molte fosse sono state "smembrate" dalle forze perpetratrici in svariate "minifosse", spesso anche individuali, al fine di rendere più difficile il lavoro di ricerca. Entrambi i fatti vengono nuovamente confermati da due recenti lanci dell'AFP. Nel primo, del 27 giugno 2000, si informa che a Bosanska Krupa, a 260 km. a nord-ovest da Sarajevo, sono stati ritrovati in una fossa i corpi di 43 persone uccise nel 1992 e probabilmente in precedenza detenute nel campo di Omarska. A Miljevic, nei pressi di Sarajevo, sono stati invece rinvenuti i resti di 22 persone uccise tra il 1992 e il 1995. I corpi sono stati esumati da due fosse comuni, contenenti rispettivamente 7 e 5 cadaveri, mentre i rimanenti resti, 10, erano sparsi in fosse individuali nella stessa zona. Gli uccisi erano musulmani e croati dei quartieri di Grabavica e Vraca, due distretti di Sarajevo. Le ricerche proseguono perché vi sono elementi per supporre che vi siano altre fosse sparse nella zona. Il secondo lancio dell'AFP (28 giugno 2000) informa che altri ritrovamenti, ancora più massicci, sono avvenuti nella Bosnia orientale, nella regione tra Zvornik e Vlasenica. In una fossa comune sono stati ritrovati i resti di 45 persone, che si presume fossero persone che cercavano di fuggire da Srebrenica. Nella stessa area sono stati riesumati 75 cadaveri in svariate fosse sparse, una contenente i resti di 9 persone, un'altra di 6 persone, mentre altri sessanta corpi erano sparsi in fosse singole. Quindi, anche a 8 anni di distanza vi sono ingenti ritrovamenti, ed è la norma trovare anche molti corpi sparsi in fosse individuali. Sono cose facilmente documentabili e anche logiche, ma ancora oggi, nonostante la perdurante analoga esperienza bosniaca, si leggono articoli che parlano di "soli 2.108 morti in Kosovo", come se fosse una cifra definitiva, di inesistenza di fosse comuni, di fosse singole come indice dell'inesistenza di massacri massicci. Un esempio è l'ultimo articolo di Sarah Flounders, giornalista e coordinatrice del "Tribunale" di Ramsey Clark, nel quale si scrive letteralmente, riguardo al Kosovo: "Non ci sono sepolture collettive. Team di esperti forensici di 17 paesi [la Flounders non dice, e non si domanda, perché ora siano solo di 3 paesi] hanno passato giorni interi dissotterando 195 siti [non dice che il dato si riferisce solo al periodo luglio-ottobre '99 e che il numero di siti da ricercare lievita costantemente con il proseguire delle indagini]. Hanno ritrovato 2.108 corpi. La maggior parte di essi stavano in tombe individuali [dato assolutamente falso]. Molti di essi sono stati vittime dei bombardamenti NATO [altro dato assolutamente falso, per nessuno dei corpi trovati nelle fosse vi è nemmeno il più lontano sospetto che siano vittime dei bombardamenti, e sarebbe d'altronde del tutto illogico ritrovare tali vittime in fosse]. Non c'erano fosse comuni di massa [sic!]" (articolo distribuito nella mailing-list yugoslav@peacelink.it il 27 giugno 2000). Mentre i paesi NATO e gli organi di stampa loro vicini hanno esaurito la campagna di disinformazione, dai fini contingenti, nell'inverno scorso, purtroppo a sinistra c'è ancora chi la porta avanti nell'assoluto disprezzo per l'intelligenza dei propri lettori, riuscendo a conseguire l'obiettivo davvero invidiabile di fare un ottimo servizio ai perpetratori dei massacri e, allo stesso tempo, alla NATO stessa, ampi circoli della quale sono all'origine della campagna.
BULGARIA: DISOCCUPAZIONE REALE AL 34%?
In occasione della tavola rotonda "Crescita economica e cambiamenti sociali", tenutasi ieri a Sofia, l'economista bulgaro Goran Bankov ha affermato che dai dati dei documenti della Banca Mondiale risulta che la disoccupazione reale nel paese è del 34%. "L'85% della popolazione vive in grande povertà, di questa il 40% vive in piena miseria", ha detto Bankov. Il PIL pro capite previsto per quest'anno è di $1500-1580, mentre, per un raffronto, quello medio dei paesi UE è di $23.000. Nel 2000, il PIL della Bulgaria dovrebbe raggiungere il 62,5% di quello del 1989 (da "Sega", 28 giugno 2000)
CONTINUA LA SAGA BULBANK/UNICREDITO
Cavdar Kancev, direttore della maggiore banca bulgara, la Bulbank, per la cui privatizzazione è stata scelta dal governo di Sofia l'italiana UniCredito, ha tenuto il 28 giugno una conferenza stampa con la quale ha accusato il vicepremier Zotev, competente per le questioni economiche, di svendere la banca a un prezzo molto più basso di quello reale. Secondo Kancev il prezzo reale della Bulbank è di almento 450 milioni di euro, se si tiene conto dell'ultima stima delle sue attività nette. Il prezzo offerto dalla UniCredito, in consorzio con la tedesca Alianz, che tuttavia è in posizione nettamente minoritaria, è di 350 milioni di euro (circa 700 miliardi di lire). Sempre secondo Kancev, il capitale di tesoreria della banca è di 350 milioni di euro, e la Unicredito offre solo il 7,5% in più di tale cifra. Inoltre, nella recente privatizzazione della OBB, la terza banca bulgara, il prezzo pagato è stato dell'80% superiore alle attività nette, mentre nel caso della Bulbank il prezzo offerto supera di poco le attività nette, che sono attualmente pari a circa 650 miliardi di lire. In realtà, afferma, Kancev, il governo bulgaro basa l'operazione ancora sul valore della banca a fine 1999, quando gli attivi erano solo 442 miliardi. Se il governo attendesse fino a fine anno prima di effettuare la privatizzazione, ha affermato Kancev, otterrebbe 150 miliardi circa di dividendo. L'intero consiglio di amministrazione della Bulbank ha condiviso le valutazioni di Kancev e gli ha dato il suo sostegno. L'opposizione ha duramente attaccato questa operazione di privatizzazione, definendola emblematica della politica di svendita operata del governo. Rumen Ovcarov, uno dei leader del BSP (Partito Socialista Bulgaro), ha affermato che tale operazione è finalizzata a riempire le casse del governo in vista delle elezioni politiche della prossima primavera e che consentirà all'esecutivo di non aumentare i prezzi del riscaldamento e dell'elettricità, nonché di pagare stipendi arretrati, all'unico scopo di cercare di sopravvivere all'inverno e senza nessuna reale prospettiva economica. Vari altri organi di stampa e politici dell'opposizione hanno rilevato che nella Commissione di Consolidazione delle Banche (BKK), l'organismo governativo che gestisce il processo di privatizzazione di queste ultime, siede ancora l'ex vicepremier Aleksandar Bozkov, sollevato negli ultimi mesi da tutti gli altri suoi incarichi poiché coinvolto in episodi di corruzione (si veda "Notizie Est" #337, 23 giugno 2000) (da "Sega", 29 giugno 2000)
"AMNISTIA" PER MILOSEVIC O PER HOLBROOKE (O PER DJUKANOVIC)?
Il quotidiano montenegrino "Vijesti", molto vicino al presidente Djukanovic, ha pubblicato il 26 giuno un editoriale del Prof. Milan Popovic, nel quale si scrive che "il motivo principale delle trattative tra Milosevic e l'amministrazione del presidente americano Bill Clinton" è "il desiderio degli USA di evitare che vengano alla luce elementi compromettenti, forse di connivenza" relativi ai "rapporti con Milosevic in tutti questi anni". Il giornale fa a tale proposito esplicitamente il nome di Richard Holbrooke e cita il suo ruolo a Dayton e nella recente crisi del Kosovo. Visto il fiorire dei "messaggi trasversali" sul tema dell'"amnistia" a Milosevic negli ultimi giorni, citiamo anche questo episodio minore, che comunque cade stranamente vicino all'apertura di un'inchiesta del Tribunale dell'Aja sull'assedio di Dubrovnik e le razzie compiute nei dintorni della città da truppe montenegrine, fatti che rischiano di implicare anche lo stesso Djukanovic (da "Danas", 27 giugno 200).
| Data: 01-07-2000 | | Fonte: fonti varie |
| Autore: Autori vari |
|
|