
La Croazia sull'orlo dello sciopero generale
| Data: 22-11-2002 | | Fonte: "Globus" |
| Autore: Renata Ivanovic |
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N.E. BALCANI #597 - CROAZIA
22 novembre 2002
LA CROAZIA SULL'ORLO DELLO SCIOPERO GENERALE
di Renata Ivanovic - ("Globus" [Zagabria], 15 novembre 2002)
Sono almeno mille gli operai attualmente in sciopero. Se il governo non affrontera' subito i problemi dell'industria metallurgica, se non mettera' a punto una strategia per la sua sopravvivenza e per il suo sviluppo, il sindacato dei metallurgici della Croazia ha gia' annunciato che 74.000 lavoratori del settore entreranno in sciopero. Circa 70.000 lavoratori di altri settori si stanno preparando anch'essi a scioperare.
Anche se i motivi dell'insoddisfazione dei dipendenti delle singole imprese sono diversi, tutte le loro richieste vengono espresse attraverso scioperi o con la minaccia di entrare in sciopero, rivolta sempre allo stesso indirizzo: il governo. Cosi', l'attuale coalizione di governo, dopo svariati mesi di scosse di natura politica, che in alcuni casi la hanno portata sull'orlo delle elezioni anticipate, si trova ora ad affrontare la miseria che continua ad affliggere la maggior parte dei cittadini di questo stato e che puo' essere ridotta a un unico comune denominatore: la cattiva situazione economica e sociale del paese, l'assenza di un vero stato di diritto e l'alto grado di corruzione nell'amministrazione dello stato e nelle istituzioni.
LA RIVOLTA DELLA NAPRIJED
Ad avviare la nuova ondata di scioperi sono state delle donne, le 380 dipendenti della Naprijed, azienda tessile in amministrazione controllata, una delle ex societa' di Josip Gucic, "barone" della HDZ. Le operaie tessili si sono barricate all'interno dello stabilimento, decise a rimanervi e a non lasciarsi buttare fuori fino a quando il loro problema non verra' risolto. Non hanno chiesto aumenti di stipendio o miglioramenti delle condizioni di lavoro, ne' la loro azione di sciopero era mirata a evitare la chiusura dell'azienda in liquidazione, o magari a chiederne la vendita a qualche proprietario piu' desiderabile. Chiedevano solo che venissero loro riconosciuti tutti gli anni di lavoro trascorsi davanti ai telai, indipendentemente dal fatto che il nome dell'azienda per cui hanno lavorato sia nel frattempo cambiato. Le loro richieste hanno ricordato a tutti cosa ha fatto Josip Gucic. Ai tempi in cui distruggeva e saccheggiava l'economia croata, Josip Gocic aveva registrato al medesimo indirizzo, Radnicka cesta 42, circa sei aziende le quali si garantivano reciprocamente i crediti milionari che allora venivano concessi a Gancic, senza effettive garanzie bancarie, dalla Zagrebacka Banka e dalla Privredna Banka. Tra queste imprese vi erano la NID d.d.s., dotata di patrimonio proprio, e la NIK-proizvodnja d.o.o. I dipendenti sono stati traferiti dalla societa' dotata di patrimonio a quella che invece ne era priva, nella quale hanno lavorato finche' anch'essa non e' diventata matura per la liquidazione, grazie ai debiti e ai conti bloccati. In quell'occasione il tribunale aveva proposto alle lavoratrici della NIK-proizvodnje di passare all'impresa Naprijed, anch'essa ex azienda di Gucicevic e anch'essa in amministrazione controllata, al fine di conservare il posto di lavoro. L'accordo era che, in occasione della firma del nuovo contratto di lavoro, le lavoratrici avrebbero rinunciato ai diritti acquisiti presso la NIK. Inoltre, era stato loro promesso che al futuro acquirente della Naprijed sarebbe stata posta come condizione quella di conservare i dipendenti. Ma il mese scorso e' stato detto loro di rivolgersi all'ufficio di collocamento, che il posto di lavoro non c'era piu' e nemmeno la liquidazione, nonostante alcune delle dipendenti lavorassero nell'azienda da decenni. Le operaie si sono ribellate, e con successo. Dopo alcuni giorni i creditori, le stesse banche che hanno dato crediti a Gucic senza le garanzie e le assicurazioni necessarie, hanno deciso di cedere alle richieste delle lavoratrici. Il consiglio dei creditori della Naprijed ha deciso di riconoscere alle dipendenti i diritti accumulati negli anni e di pagare la liquidazione, poco meno di 700 kune [circa 90 euro] per ogni anno di lavoro.
Dopo questa vicenda, di fronte al presidente del Nuovo Sindacato, Mario Ivekovic, che aveva aiutato le lavoratrici della Naprijed, hanno cominciato a comparire operaie di altre aziende tessili. Anche loro lavorano con stipendi inferiori al minimo previsto dallo stato, rinnovano il contratto di lavoro di mese in mese in imprese che sono gia' in amministrazione controllata e sono state costrette, su pressioni del Tribunale commerciale, a firmare un accordo in base al quale rinunciano agli anni di liquidazione accumulati. Con ogni probabilita', anche loro entreranno in sciopero.
PRASSI ALBERGHIERA
Anche lo sciopero svoltosi non molto tempo fa in un piccolo albergo ha richiamato l'attenzione sul problema creato dalla criminale trasformazione delle aziende avviata nel recente passato. Si tratta di un albergo di Jaska che durante il regime della HDZ era stato acquistato dall'impresa Grama Floris di Zagabria, a quanto si sa non con denaro, ma attraverso un progetto di rinnovo. Oltre all'albergo il nuovo proprietario ha ottenuto sette bar e luoghi di alloggio, che ha svenduto subito. Sebbene si tratti dell'albergo con il maggior numero di pernottamenti di tutta la regione di Zagabria, il suo direttore spiega da mesi ai dipendenti che l'azienda e' in perdita e quindi devono ricevere uno stipendio inferiore a quello minimo garantito, e riceverlo inoltre in ritardo. Allo stesso tempo, pero', gli stipendi del direttore, dell'amministratore e della contabile dell'albergo sono doppi rispetto alla media in Croazia. I lavoratori hanno perso la pazienza quando hanno capito che si ritroveranno sulla strada perche' il proprietario vuole vendere l'albergo, e hanno cominciato uno sciopero. Il direttore dell'albergo ha subito reagito ingaggiando delle persone attraverso una cooperativa studentesca. Poiche' tuttavia non lavoravano come voleva, alcuni giorni fa ha chiesto a una scuola alberghiera di dargli alcuni allievi con la scusa di un corso di addestramento. Invece di venire addestrati, gli allievi sono stati costretti a lavorare come se fossero dei dipendenti e la scuola ha deciso di ritirarli subito.
IL BLOCCO DELLA CROATIA BUS
Alcune settimana fa hanno deciso di ricorrere a una forma di protesta originale, cioe' il blocco dell'accesso a una serie di imprese, i circa cento dipendenti della Croatia Bus. Nemmeno la loro rivolta e' stata motivata da una richiesta di aumento degli stipendi. Con la loro protesta hanno cercato ancora una volta (ne avevano organizzate gia' svariate) di attirare l'attenzione delle autorita' dello stato sulla sospetta gestione del proprietario Leon Sulic e della sua amministrazione. Sono anni ormai che i lavoratori, con l'aiuto del sindacato, sommergono i responsabili dello stato, dei ministeri di settore e del Fondo per la privatizzazione, che piu' del 27% dell'azienda, con una particolareggiata documentazione sulla conduzione criminale dell'azienda. Secondo le parole dei lavoratori, tali documenti dimostrano come Sulic contrabbandi autobus, non paghi le imposte sui biglietti venduti, minacci i lavoratori per costringerli a partecipare alle sue attivita' di contrabbando e altro ancora. Sebbene contro Leon Sulic siano state emesse due incriminazioni da parte della procura regionale e municipale, dopo indagini approfondite che fanno fondatamente dubitare che grazie alle sue attivita' criminali egli abbia guadagnato illegalmente 32,2 milioni di kune, il proprietario della Croatia Bus non ha ancora dovuto rispondere di nulla di fronte a un tribunale.
LE ACCUSE
Questi scioperi sono i migliori esempi di come si siano comportate tutte le istituzioni dello stato: il governo non ha fatto alcun passo per avviare una revisione della trasformazione delle aziende, lasciando che molti casi di trasformazione criminale cadessero in prescrizione e che le banche venissero escluse dalle revisioni, anche se i "baroni" della trasformazione non avrebbero mai potuto nemmeno esistere senza l'appoggio massiccio da parte delle banche che, a causa dei crediti non rimborsati, sono diventate proprietarie delle aziende fallite. I lavoratori puntano il dito anche contro gli organi giudiziari, completamente latitanti nel combattere la criminalita' economica.
Mario Ivekovic, leader del Nuovo Sindacato, ritiene che cio' sia una dimostrazione di come anche tra le attuali autorita' vi siano persone corrotte. "Come spiegare il fatto che gli stessi problemi si trascinano irrisolti ancora oggi, ben tre anni dopo che la HDZ ha perso il potere, se non con la presenza ancora oggi di criminali nelle fila del potere. I tribunali hanno paura dei politici e viceversa. Se non ci fosse questa criminalita' ai vertici, o almeno una tolleranza della criminalita', come spiegare che un'azienda nella quale e' stato scoperto che 680 persone lavoravano al nero continui a ottenere grandi appalti dallo stato?", si domanda Mario Ivekovic, dirigente dell'ufficio regionale di Zagabria della Unione Sindacale Croata (HUS) e presidente del Nuovo Sindacato (NS).
AZIONI AI DIPENDENTI
La sfiducia verso i funzionari dello stato e' stata espressa nella maniera piu' esemplare dai sindacati dei dipendenti delle imprese a partecipazione statale. A causa dei giustificati sospetti di potere essere truffati, i sindacati della Telekom croata e delle Poste croate hanno minacciato di indire uno sciopero generale se il governo non adempira' quanto promesso, vale a dire di dare ai dipendenti delle due imprese in vendita azioni con uno sconto compreso tra il 20% e il 60%, a fronte di un pagamento rateale in venti anni. Alcuni giorni fa il governo ha definito le modalita' di vendita del 7% delle azioni della Telekom ai dipendenti passati e attuali, che prevedono uno sconto massimo del 25% a seconda degli anni lavorati presso le ex Poste e Telecomunicazioni croate. Il governo ha rifiutato di fare quotare le azioni in borsa perche', secondo le stime, raggiungerebbero un prezzo di gran lunga inferiore. Infuriati per il fatto che il governo tenti, sulla pelle dei dipendenti, di incassare piu' soldi (le azioni verrebbero vendute allo stesso prezzo a cui vengono vendute alla Deutsche Telekom) i sindacati della Telekom e delle Poste croate hanno annunciato una protesta di fronte al parlamento per il 21 novembre e quindi uno sciopero generale, al quale hanno deciso di aderire in segno di solidarieta' anche i sindacati della maggiore compagnia petrolifera del paese, INA, e della compagnia elettrica nazionale HEP, dato che anche per le loro aziende e' imminente la privatizzazione. Se il governo non riuscira' a raggiungere un accordo con i sindacati, si potrebbero trovare contemporaneamente in sciopero 50.000 lavoratori di aziende statali.
Se allo stesso tempo verra' messa in atto da parte dei sindacati del settore sanita' la minaccia di entrare in sciopero qualora il governo, con il nuovo contratto collettivo, non aumenti loro gli stipendi base del 50% (lo chiedono anche gli specialisti), i lavoratori in sciopero potrebbero essere 10.000 in piu'. Anche i sindacati della scuola si sono attivati. Quando hanno capito che nel bilancio dello stato per il prossimo anno la voce di spesa per l'educazione verra' aumentata solo del 4,68%, vale a dire che otterra' solo il 2,5% del PIL (il governo aveva promesso come minimo il 4%) hanno avviato un'inchiesta tra gli iscritti per sapere se sono pronti a entrare in sciopero per ottenere piu' soldi in bilancio per l'educazione. I lavoratori del settore si sono sentiti offesi piu' di ogni altra cosa quando hanno sentito che i dipendenti del Ministero dell'Educazione riceveranno l'anno prossimo un aumento medio dello stipendio pari al 16,7%, mentre i professori delle scuole lavoreranno per il medesimo salario dell'anno scorso.
LA RIVOLTA DEI DOGANIERI
L'ultimo annuncio di sciopero e' stato indirizzato al Ministero delle Finanze, Mate Crkvenac, dai dipendenti delle dogane. Nei prossimi giorni il ministro dovrebbe incontrarsi con il loro leader sindacale, Zeljko Popovic. I doganieri si lamentano delle insostenibili condizioni delle dogane e chiedono un aumento di stipendio. In caso contrario entreranno tutti in sciopero: sono 1.500. Popovic spiega che nell'amministrazione doganale vengono assunte, su pressioni politiche, persone dedite a traffici e persone inesperte, mentre i doganieri che svolgono con coscienza il loro lavoro non possono fare carriera. Glielo impedisce la Legge sui dipendenti statali, alla quale sono sottoposti, sebbene la loro specializzazione, a differenza di quella di altri dipendenti pubblici, richieda competenze ed esperienze specifiche. Un dipendente delle dogane guadagna in media 3.000 kune al mese [circa 400 euro], che non lo motivano certo a darsi da fare per scoprire i contrabbandieri o per combattere la criminalita' organizzata. Popovic si domanda se lo stato non sia in qualche modo interessato ad avere dei doganieri scarsamente retribuiti, cosa dalla quale puo' trarre vantaggio solo la criminalita' organizzata.
La messa in atto o meno degli scioperi annunciati, e l'esito di quelli in corso, dipenderanno da come agiranno i ministeri ai quali sono indirizzate le rivendicazioni. L'atteggiamento dell'opinione pubblica comunque non e' cambiato, nonostante negli ultimi tempi gli scioperi fossero diventati una rarita'.
[Secondo i dati di un'inchiesta di "Globus", pubblicati insieme all'articolo, il 49,5% dei croati sono pronti a sostenere attivamente gli scioperi, solo il 24% non e' disponibile a dare un proprio sostegno attivo e il 26,4% e' indeciso. Il 64,9% degli intervistati approva gli scioperi nelle aziende in crisi, mentre solo il 32,4% approva gli scioperi dei dipendenti statali per ottenere stipendi piu' alti. Infine, il 45,1% dei croati e' convinto che con gli scioperi si possa ottenere un aumento di stipendio, il 27,3% ritiene che siano utili per conservare il posto di lavoro e il 22,9% e' convinto che siano utili per risolvere il problema della proprieta' delle aziende]
| Data: 22-11-2002 | | Fonte: "Globus" |
| Autore: Renata Ivanovic |
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