
Denunce e contraddizioni
| Data: 10-04-2003 | | Fonte: fonti varie |
| Autore: Autori vari |
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N.E. BALCANI #655 - SERBIA-MONTENEGRO
10 aprile 2003
DENUNCE E CONTRADDIZIONI
[Seguono alcuni brevi aggiornamenti sulla situazione in Serbia: 1) Il Fondo per il Diritto Umanitario denuncia gli abusi della polizia; 2) il mistero dei controlli OSCE e UE nelle carceri serbe; 3) Mosca smentisce che Belgrado le abbia chiesto di cercare o arrestare Mira Markovic; 4) si punta a tenere in Serbia almeno parte dei processi contro i criminali di guerra; 5) una buffa "notizia bomba"]
1) FONDO PER IL DIRITTO UMANITARIO: BASTA CON GLI ABUSI DELLA POLIZIA
da "Politika", 10 aprile 2003
Il Fondo per il Diritto Umanitario di Belgrado [FHP] ha invitato ieri il governo della Serbia a fare cessare gli abusi che vengono commessi durante lo stato di emergenza in virtù del potere che il Ministero degli Interni ha di fermare e incarcerare per 30 giorni persone sospettate di essere collegate all'uccisione del premier serbo Zoran Djindjic. Secondo informazioni che il Fondo ha ottenuto dalle famiglie di persone fermate, la polizia arresta e trattiene persone sulla base di dati del casellario penale, anche se non vi sono motivi per ritenere che siano in alcun modo collegate all'uccisione del premier, si afferma nel comunicato. "I genitori si lamentano del modo in cui la polizia tratta i loro figli e delle condizioni in cui essi vengono trattenuti". Gli arrestati vengono tenuti in scantinati delle stazioni della polizia, il più delle volte, come si aggiunge nel comunicato, senza essere interrogati e in assenza delle più elementari condizioni di igiene, dormono su tavole di legno senza coperte e "la polizia non dà loro nemmeno un pasto al giorno". Il Fondo chiede al governo serbo di fermare l'"attivismo" delle sezioni di pubblica sicurezza in tutta la Serbia, che interpretano il proprio compito di raccogliere informazioni come una "gara a chi ferma e arresta più persone".
2) IL MISTERO DEI CONTROLLI OSCE-UE
Il quotidiano "Dnevnik" di ieri, 9 aprile, riportava una dichiarazione rilasciata dal vicepremier Cedomir Jovanovic ai giornalisti, secondo la quale le persone fermate e arrestate ricevono un trattamento regolare e dignitoso nelle carceri serbe, affermando che la settimana scorsa delegazioni di OSCE e UE hanno visitato la prigione centrale di Belgrado, constatando il livello di rispetto dei diritti umani degli arrestati. Oggi lo stesso quotidiano riporta una dichiarazione del ministro della giustizia Batic secondo il quale domani delegazioni dell'UE e dell'OSCE visiteranno la prigione centrale di Belgrado e potranno constatare il rispetto dei diritti dei carcerati. "Politika", da parte sua, riporta oggi un comunicato ufficiale del governo serbo secondo cui quest'ultimo ha invitato rappresentanti dell'OSCE e dell'UE a "recarsi in Serbia per visitare le carceri e constatare che la lotta contro la criminalità organizzata viene condotta in modo regolare". Tutte dichiarazioni pubbliche, tutte in aperta reciproca contraddizione. A parte il fatto che le denunce (si veda sopra) riguardano le stazioni di polizia, e non le carceri o, ancora più limitatamente, la prigione centrale di Belgrado, il governo serbo è, come minimo, in evidente stato confusionale...
3) NESSUNO CERCA MIRA MARKOVIC?
"Contro Mira Markovic è stato emesso un mandato di cattura 'rosso' dell'Interpol e adesso la stanno cercando su tutto il globo terrestre", queste le parole pronunciate il 7 settembre scorso da Dragan Sutanovac, presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza e membro della DOS. La moglie di Milosevic aveva abbandonato la Serbia il 23 febbraio scorso, a quanto risulta noto, diretta verso la Russia. Oggi la procura generale e il ministero degli interni della Russia hanno comunicato entrambi ufficialmente che nessun mandato di cattura internazionale è stato emesso contro Mira Markovic e che il governo di Belgrado non ha mai chiesto a Mosca di ricercarla.
4) IL TRIBUNALE INTERNO
commento di "Danas" [Belgrado], 9 aprile 2003
[In questi giorni svariati giornali (e anche autorità) hanno affermato che, avendo il governo di Belgrado dato prova della propria decisione nel combattere i criminali, i processi per i crimini di guerra potranno tenersi in Serbia e non più all'Aia. Le modifiche di legge preparate dal governo prevedono uno snellimento delle procedure di consegna all'Aia, ma allo stesso tempo contengono l'esplicito riferimento all'opportunità di tenere i processi in Serbia e di chiedere ogni volta la relativa autorizzazione al Tribunale dell'Aia. Curiose (e in contraddizione con quanto sopra) anche le dichiarazioni delle autorità di Belgrado, che si sono dette pronte a consegnare subito Stanisic, Simatovic e Legija all'Aia, rinunciando a processarli in Serbia, incontrando l'imbarazzata reazione del tribunale internazionale, che ha ribadito come non vi siano incriminazioni contro i tre. Il commento di "Danas" che riportiamo qui sotto si riferisce al caso dell'ex ufficiale Sljvancanin, visto come il primo potenziale caso di "processo interno" (con assoluzione garantita). Nonostante la frase di chiusura, che accenna alla possibilità di processare in un futuro indefinito anche i militari, traspare la tendenza ad attribuire interamente alle forze paramilitari i crimini, salvaguardando esercito e polizia. Cosa che non sorprenderebbe, visto il ruolo rilevante che criminali di guerra hanno in tali istituzioni anche sotto il nuovo premier Zivkovic - a.f.]
Solo un giorno dopo che il ministro serbo degli interni Dusan Mihajlovic aveva detto che l'ex ufficiale dell'esercito jugoslavo (JNA) incriminato dall'Aia, Veselin Sljivancanin, può dimostrare la sua innocenza con l'aiuto del governo della Serbia, il portavoce del pubblico ministero del tribunale dell'Aia, Florence Hartman ha confermato che le autorità di Belgrado hanno "contattato di recente" l'Aia in relazione alla possibilità che "una materia" riguardante crimini di guerra compiuti in Croazia, sia oggetto di un processo in Serbia. Mihajlovic ha spiegato che la polizia serba ha ormai quasi chiarito anche le responsabilità per i crimini di guerra compiuti a Ovcari in Croazia alla fine del 1991, ai tempi della "liberazione" di Vukovar. Il tribunale dell'Aia ha emesso nel 1995, e modificato nel 1997 dopo il suicidio dell'allora sindaco di vukovar Slavko Dokmanovic a Scheveningen, un'incriminazione contro gli ufficiali della JNA Mile Mrksic, Veselin Sljivancanin e Miroslav Radic. Dopo tutto ciò che è noto, e in particolare le rigorose richieste della comunità internazionale di consegnare Sljivancanin all'Aia, hanno avuto un effetto quasi sorprendente le frasi pronunciate tre giorni fa dal ministro Mihajlovic, secondo cui il colonnello in pensione non ha più motivo di nascondersi dal tribunale. Non solo, Sljivancanin potrebbe addirittura consegnarsi di spontanea volontà e andare all'Aia, "dopo le scoperte alle quali è giunta la polizia". Il governo della Serbia ha detto il giorno successivo, durante un apposito incontro con i direttori dei giornali, che sono state arrestate persone sospettate di avere organizzato la liquidazione dei prigionieri a Ovcari. Gli esecutori vengono messi in collegamento con formazioni paramilitari che, durante la guerra in Croazia, operavano nell'area di Vukovar. Con un semplice incrocio di date e azioni si arriva alla più incredibile soluzione di enigmi vecchi ormai più di un decennio, che, si afferma, solleva da ogni responsabilità Sljivancanin: le "tigri" di Zeljko Raznatovic Arkan, dalle quali hanno successivamente preso vita le unità speciali JSO [i "berretti rossi" di Legija - N.d.T.], sono state la principale formazione paramilitare in tale area. Nonostante sulla Slavonia "volassero anche altre aquile" di cui facevano parte non pochi membri della JNA, i responsabili di ogni tipo di pulizia - da quella dei freezer, fino a quella dei garage e a quella etnica - sono solo le "tigri". Quello che ora si intravede in maniera più chiara di prima è l'evidente sopravvento che le formazioni paramilitari - successivamente integrate nel sistema di sicurezza complessivo della Serbia - avevano sull'esercito regolare. E' evidente che la forza dei poteri ufficiali extraistituzionali (non solo armati) è stata tale che la Serbia solo oggi, a più di un decennio dai crimini, è in grado di affrontarli. E questo a Belgrado, se è stata interpretata correttamente la richiesta indirizzata dalle autorità serbe all'Aia. Quello di Sljivancanin potrebbe essere il primo grande processo per crimini di guerra che si svolgerà in Serbia, ma se si deve giudicare dalle parole del ministro Mihajlovic, l'ex ufficiale non sarebbe il principale accusato, bensì un testimone di primaria importanza. Sul banco degli accusati si troverebbero coloro che, al di fuori della linea di comando, hanno lavorato al progetto di una Serbia grande e pulita. Il ruolo dei militari in questa sventurata opera verrà probabilmente all'ordine del giorno in un secondo tempo, quando la Serbia non avrà più bisogno del Tribunale dell'Aia come sala di processo di turno.
5) UNA VERA NOTIZIA "BOMBA"...
[Il governo della Serbia ha recentemente avviato una sanatoria in base alla quale i cittadini possono consegnare le armi detenute illegamente, senza essere denunciati - una campagna che ha risvolti anche esilaranti, come potete leggere qui sotto]
NOVI SAD - Dipendenti della nettezza urbana municipale di Novi Sad hanno trovato una bomba modello M-52 in un bidone dei rifiuti e la hanno consegnata alla polizia della città. Gli addetti della Fabbrica per il riciclaggio dei rifiuti negli ultimi giorni hanno trovato tra l'immondizia svariate armi e munizioni. La polizia di Novi Sad ha nuovamente invitato i cittadini a non abbandonare le armi in luoghi pubblici, vicino alle strade o nei bidoni della spazzatura, ricordando loro che non devono temere conseguenze se consegneranno le armi a una stazione di polizia. (Beta)
| Data: 10-04-2003 | | Fonte: fonti varie |
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