
L'occidente cura i propri problemi sociali sulla nostra pelle
| Data: 28-01-2003 | | Fonte: "Pari" |
| Autore: Cavdar Najdenov |
|
N.E. BALCANI #613 - BULGARIA
28 gennaio 2003
L'OCCIDENTE CURA I PROPRI PROBLEMI SOCIALI SULLA NOSTRA PELLE
di Cavdar Najdenov - ("Pari" [Sofia], 20 gennaio 2003)
I bulgari sono tutti gangster, ladri e assassini, come afferma un razzista olandese? La risposta di un giornalista bulgaro, che spiega perché i paesi balcanici stanno diventando un capro espiatorio dell'Occidente
Il "Washington Post" ha pubblicato nei giorni scorsi un'intervista con l'ennesimo fenomeno politico comparso sulla scena olandese, Emil Ratelband [il sito web di Ratelband è: http://www.lijstratelband.nl/]. Ratelband è contrario a un allargamento dell'Unione Europea che comprenda anche paesi come la Bulgaria, perché i bulgari sono gangster, ladri e assassini. "Non conosco nemmeno un bulgaro che sia un lavoratore coscienzioso". Grazie a dichiarazioni di questo tipo è già riuscito a guadagnarsi il favore del 20% degli olandesi.
IL MONDO CONTRO LA BULGARIA: 3:0 IN CINQUE GIORNI
Il fatto che i populisti e gli xenofobi riescano ad accumulare popolarità sulla nostra pelle è un segno molto brutto. E' un segno molto brutto, per esempio, che un oscuro reporter del "Saint Louis Post-Dispatch" abbia sentito il bisogno di presentare un processo per contrabbando di armi come un'inchiesta di enorme portata, tanto per guadagnarsi un onorario più alto, e abbia rispolverato dallo scaffale il libro "La pista bulgara" di Claire Sterling [giornalista americana legata alla CIA: il suo libro sull'attentato al Papa ebbe grande successo, ma si rivelò successivamente infondato - N.d.T.], ripresentando il solito ritornello sulla Bulgaria fonte di attentati, terrorismo e narcotraffico in tutto il mondo. E' preoccupante anche che il "Guardian" o lo "Scotsman" informino delle nuove misure adottate da Scotland Yard contro il contrabbando di piccole armi tramite i bagagli a mano: recentemente sarebbe diventato di moda mascherarle nei cellulari e i due giornali hanno utilizzato come materiale illustrativo la foto di una cosiddetta pistola-portachiave inventata nel nostro paese. Dimenticandosi di dire che non spara e fa solo rumore. La CBS di Toronto ha invece chiesto al dipartimento di polizia perché ci sono tanti furti d'auto. Il detective Mark Bradley ha spiegato che a Montreal 6 auto su 10 rubate non vengono mai rintracciate. La spiegazione, ovviamente, non è che la polizia locale è inefficiente, bensì che "esiste un'economia globale per la vendita di auto rubate che parte dal Nord America e va verso la Cambogia, la Nigeria, il Ghana, la Bulgaria e la Russia".
NULLA DI PERSONALE
Queste sono solo alcune citazioni da materiali riguardanti la Bulgaria pubblicati negli ultimi giorni. Si potrebbe pensare che poiché stiamo per aderire alla NATO e ci è stata fissata una data per entrare nell'Unione Europea, qualche centro oscuro ha deciso di scatenare una campagna contro il nostro paese. Le cose non stanno così. Stanno ancora peggio. Il quotidiano bulgaro "Trud" ha chiesto per telefono al già menzionato Ratelband quanti bulgari conosca in realtà. Risposta: "Troppi". E quanti di persona? "Nemmeno uno, li conosco dai giornali". Cioè sa che i bulgari sono brutta gente e non si deve preoccupare di raccogliere maggiori informazioni. Non ne ha nemmeno bisogno. Lo stereotipo è tipico dell'uomo in quanto essere sociale. Secondo un classico della psicologia sociale, Eliot Aronson, lo stereotipo "semplifica il mondo, attribuendo a persone di una determinata categoria una serie di caratteristiche apparentemente logiche, senza tenere conto delle effettive differenze tra i suoi rappresentanti". I negri hanno un senso innato del ritmo, ma sono pigri, tutti gli ebrei sono avari... E i bulgari? Se diamo loro degli aiuti, vuole dire che sono più poveri di noi; se vengono menzionati nella cronaca nera, vuole dire che sono tutti persone che non hanno voglia di lavorare e criminali per natura. Lo stereotipo possiede l'utile caratteristica di evitare a chi lo fa proprio il porsi domande scomode, scaricando i problemi della società su di un determinato gruppo, su di LORO. Dà sollievo l'idea che la criminalità sia in mano ai rom, e che non sia per esempio una conseguenza della povertà, perché non tutti possono trasformarsi in rom, ma in un contesto di mercato tutti possono essere colpiti dalla povertà. La tossicodipendenza è colpa dei tossicodipendenti, sono dei depravati. Le sette sono colpa dei loro adepti, e non per esempio dell'alienazione tra genitori e figli in molte famiglie. Il secondo caso mi richiede di agire, il primo è di competenza degli organi di polizia. L'elemento comune a tutti gli esempi citati è che i portatori di problemi sono altre persone, gente che non è come noi.
Più avanti, nell'intervista, Ratelband dice: "Oltretutto non li possiamo riconoscere [i bulgari]. Se fossero arabi li riconosceremmo dai baffi e dai vestiti strani. I bulgari hanno lo stesso aspetto dei tedeschi, dei francesi e degli olandesi, così non li possiamo riconoscere. Ma ci causano molti problemi". Ma lo stesso fatto che assomigliamo agli "europei" fa sì che tutti i criminali dell'Europa Occidentale assomiglino a bulgari. Di fronte a uno stereotipo del genere non vi è modo di spiegare che semplicemente anche gli olandesi hanno i loro criminali, dall'aspetto non a caso di europei occidentali - infatti lo sono. Un fenomeno analogo negli umori di massa lo si è potuto osservare ai tempi del "processo di rinascita" [la campagna violenta messa in atto dal regime comunista bulgaro negli anni '80 per "bulgarizzare" i nomi dei turchi del paese - N.d.T.]. Dopo la campagna propagandistica ufficiale secondo cui interessi superiori dello stato esigevano che i nomi dei nostri turchi dovessero diventare nomi bulgari, sono emerse proteste: "ma adesso che hanno dei nuovi nomi, come li dinstingueremo, come ci difenderemo da loro?". Il bello dell'esempio olandese è che dimostra come lo stereotipo negativo possa emergere in ogni società, indipendentemente da quanto possa essere tollerante la sua cultura ufficiale.
I PECCATORI INDISPENSABILI
L'inclinazione della società a immaginarsi spettri di gruppi portatori di problemi è eccezionalmente conveniente sia per l'élite che per i media. Ogni constatazione di un problema è una domanda muta posta a chi deve prendere delle decisioni. Per gli olandesi, per esempio, la chimera degli immigrati pericolosi è un modo di non porre domande preoccupanti su chi sono i datori di lavoro che violano le leggi ingaggiando lavoratori al nero e su come essi possano defraudare in tal modo da tanti anni, senza essere puniti, i fondi pensionistici e sociali del paese. Gli olandesi, i britannici e i francesi più puri stanno trasformando i loro paesi in un centro di attrazione per gli immigrati illegali. Perché lo stato olandese è impotente nei loro confronti? Forse perché i datori di lavoro versano il loro obolo nella tasca giusta? Vi è comunque un fatto innegabile: per i media occidentali è molto più facile trasmettere le ennesime riprese su gruppi di stranieri estradati che andare a indagare sui peccati dei ricchi e dei potenti.
E' un fatto anche che amino in particolare ricordarsi di noi quando hanno bisogno di isterizzare la situazione e ci mettono, in maniera praticamente spontanea, nello stesso angolo con Jugoslavia, Iraq, Iran, Corea del Nord e Bielorussia. L'esperienza dice che si tratta di un posto poco accogliente, perché di tanto in tanto l'Occidente ha bisogno di un nemico. Le speranze che, dopo i successi internazionali da noi ottenuti, le cose sarebbero cambiate in meglio, non si sono realizzate. E non si realizzeranno. Proprio i successi internazionali hanno fatto sì, da una parte, che il nostro paese venisse menzionato più spesso, ma dall'altra hanno aperto un vuoto, nel quale le società e i media dell'Occidente hanno completato i tratti di un'immagine della Bulgaria che non gli viene proposta. Siamo uno dei rari paesi al di fuori dell'Africa dei quali si parla senza che essi dicano nulla, che vengono mostrati, ma non si mostrano, che vengono accusati, ma non rispondono e taciono colpevolmente.
NELL'EUROPA ORIENTALE SI TROVANO SEMPRE COMODI FANTOCCI
Il risultato è che i bulgari, così come anche i romeni, si trovano nel ruolo di capri espiatori, sui quali può facilmente essere riversato di tutto. In primo luogo, perché non si sa nulla di loro e i loro ministeri degli esteri sono pieni di amanti e mogli dei potenti di turno, così come le ambasciate sono piene di scrittori desiderosi unicamente di vedere il mondo e imparare le lingue. I funzionari pensano solo a tirare avanti fino alla pensione salendo quanto più possibile di grado, e non amano caricarsi di responsabilità. Per questo, per esempio, i cosiddetti diplomatici esteri si consultano con Sofia per sapere se devono comunicare o meno ai media locali che in Bulgaria le persone non camminano a quattro zampe. Si è giunti addirittura alla situazione paradossale in cui i soldi assegnati all'inizio dell'anno dal ministero degli esteri bulgaro per promuovere l'immagine del paese in vista delle trattative con l'UE sono stati reindirizzati verso istituti e centri incaricati di fare propaganda non all'estero, ma in Bulgaria, per convincere la gente che non abbiamo bisogno della centrale atomica di Kozloduj. In secondo luogo, la nostra coscienza nazionale ha dato segno di un masochismo fortemente sviluppato. Rimaniamo ad ascoltare a bocca aperta coloro che ci dicono che siamo un paese di colpevoli, che addirittura del procuratore generale non si sa che tipo effettivamente sia. Come se gli americani fossero soddisfatti delle spiegazioni sull'assassinio di Kennedy. Da loro una commissione ufficiale ha tirato fuori la versione della pallottola magica, che è passata sei volte attraverso il corpo del presidente e del governatore, per finire poi sul selciato senza farvi nemmeno un graffio. C'è poi il caso del creatore del FBI, J. Edgar Hoover, del quale si è venuti a sapere, dopo la morte, che ha tenuto per decenni nel cassetto materiali compromettenti su tutti i politici più importanti del paese. Le persecuzioni e le diffamazioni condotte in tutto il mondo contro gli ebrei hanno fatto emergere un nuovo fenomeno: quello dell'autoaccusa. Se siamo un paese di colpevoli, senza che nessuno sia stato condannato o assolto, come afferma il politologo Ivan Krastev, lo stesso vale per la nostra immagine internazionale. Hanno riversato su di noi una montagna di diffamazioni e siamo ormai diventati colpevoli per il solo fatto di essere vittime. Il colmo è che non vi sono rimproveri provenienti dall'estero che non trovino terreno da noi e non incontrino un sostegno unanime tra gli sciamani bulgari. E' scontato. Il lato conveniente dell'assumere la posa di accusatore è che dà la possibilità di non assumersi responsabilità e di avere sempre ragione. Per un bulgaro che abbia un diploma è il modo più piacevole di essere pagato per parlare. E di essere pagato non poco.
| Data: 28-01-2003 | | Fonte: "Pari" |
| Autore: Cavdar Najdenov |
|
|