"Georgievski e la 'nuova ondata' di destra"

Data: 02-06-2002 Fonte: "Utrinski Vesnik"
Autore: Dragan Nikolic

N.E. BALCANI #555 - MACEDONIA
2 giugno 2002


GEORGIEVSKI E LA "NUOVA ONDATA" DI DESTRA
di Dragan Nikolic - ("Utrinski Vesnik" [Skopje], 22 maggio 2002)


Sabato scorso il premier e leader della VMRO-DPMNE, Ljubco Georgievski, in conformità alla tradizione della destra, ha promosso di fronte all'organizzazione giovanile del partito la propria strategia elettorale "sovranistica", con la quale forse riuscirà a sconfiggere l'"opposizione poltroniera"! Si è avuta l'impressione che i giovani si trovasserò lì per spaventare, con la loro ostentata monoliticità, i "poltronieri della politica" e per dare coraggio a un popolo spaventato dalla disoccupazione e dalle crisi. Come ai migliori tempi della destra, il "reparto d'assalto" del partito ha evidentemente la funzione di garantire sia l'energia attuale sia quella futura e di dare all'agguerrito discorso del premier del sangue fresco, invece delle strutture di partito barcollanti e gravate dalla corruzione. La parte verbale della strategia promossa dal premier segue, in misura maggiore o minore, il trend dell'attuale destra occidentale, che attacca con aggressività i politici di orientamento di sinistra o civico e, grazie all'apatia e all'astensionismo degli elettori, nonché alla mobilitazione dei gruppi più estremistici, conquista il potere o una significativa partecipazione a esso. Alla base di tutto c'è lo slogan della "difesa sovrana dello stato", con il quale è compatibile tutta un'altra serie di slogan isolazionisti. [L'autore prosegue citando nei dettagli i casi analoghi del governo Berlusconi in Italia, di Le Pen in Francia e della destra olandese, notando che da una parte la destra moderata si appoggia quasi sempre, direttamente o indirettamente, a una destra estrema, dall'altra che la sinistra, sotto le pressioni della destra, si avvicina sempre più a quest'ultima. Omettiamo questi passi per brevità - N.d.T.]. Il premier croato Ivica Racan, sotto le pressioni esercitate dalla destra, si è scusato per i crimini dei comunisti in Croazia! E' da notare che egli non si è scusato per i crimini degli ustasa, né per la partecipazione della Croazia alla guerra bosniaca! La destra croata dispone di un potere economico legato alla mancanza di trasparenza nelle privatizzazioni realizzate sotto il regime di Tudjman e di un potere religioso dovuto al sostegno che le dà la maggior parte dei vescovi. Queste scuse unilaterali sono state estorte dalla potente lobby clerico-nazionalista, anche se molti degli uccisi dai comunisti precedentemente hanno compiuto crimini a Jasenovac o altrove. Il progressivo avvicinamento tra la destra e la sinistra, un tempo divise, risulta evidente più che altrove nel caso del ponte di Dubrovnik, recentemente inaugurato: da un lato si chiama "Franjo Tudjman", dall'altro "Dubrovnik". In Serbia, uno dei leader della DOS, Velimir Ilic, ha dichiarato che riuscirà facilmente a sconfiggere alle elezioni presidenziali il noto esperto Miroljub Labus: gli basterà chiedergli qual è la sua origine, viso che "in Serbia non esiste il cognome Labus"! La reazione difensiva del premier Djindjic è stata sullo stesso piano di quella di Ilic, quando ha detto che la famiglia Labus proviene "dal nucleo più genuino della serbità". In una situazione in cui cetnici e clericalismo sono sulla cresta dell'onda, insieme agli slogan e ai graffiti antisemiti e xenofobi, i media belgradesi hanno rilevato anche l'emergere di minacce alle proprietà e alla sicurezza personale dei membri delle minoranze. La televisione di stato ha cominciato a trasmettere un telefilm dal quale risulta che i cetnici di Draza Mihajlovic sarebbero stati gli unici a resistere contro i nazisti. Secondo il professor Todor Kulic, in Serbia nei fatti si sta rivedendo la storia, per "scaricare dalla propria nazione il peso dei crimini passati in nome dell'interesse nazionale e per dimostrare che quest'ultima è una vittima che, in quanto tale, ha il diritto morale di salvarsi e addirittura di vendicarsi". A Belgrado è stata pubblicata una commedia di Radovan Karadzic, che ora viene lodato dai suoi sostenitori non solo come il "nuovo Obilic", ma anche come il "nuovo Ionesco". Si nega l'esistenza di "crimini patriottici" e la legittimità del Tribunale dell'Aia quando giudica "i patrioti per dei crimini". La nota storica serba Latinka Perovic ha dichiarato di essere ottimista solo per il fatto di essere convinta che non è possibile una nuova storiografia che "trasformi il fallimento in un nuovo mito, e noi in vittime".

Per ora non è chiaro quali saranno gli esiti del trend di destra in Europa e quale sarà la sua influenza in autunno, quando nella maggior parte degli stati europei si terranno elezioni. Non è nemmeno chiaro se i preparativi ideologico-religiosi, in sempre maggiore espansione, porteranno alla presenza di un'ideologia anacronistica nei luoghi decisivi della scena politica della regione balcanica. Tuttavia, probabilmente il potere di destra della coppia Georgievski-Xhaferi, che è sul "trono" dal 1998 e i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti, conta proprio su questi trend come un fattore favorevole. La scenografia del meeting promozionale di Georgievski, svoltosi sabato, nonché la sua retorica patriottica, portano a una tale conclusione. Se la loro influenza nel paese risulterà completa, verrà il tempo di nuove guerre e nuovo caos. In quanto leader di destra, Xhaferi si colloca tradizionalmente "nel campo dell'orientamente non civile" che promuove la difesa degli interessi albanesi, e sarebbe un'illusione attendersi un cambiamento. Xhaferi non potrà mai diventare un politico di orientamento civile. Il passaporto, per esempio, è un documento per la comunicazione internazionale dei cittadini, e non degli appartenenti a gruppi etnici [l'autore si riferisce alla richiesta della parte albanese, alla quale si oppone quella macedone, che anche le scritte sulle copertine dei passaporti siano bilingui - N.d.T.]. L'insistere sul carattere etnico, e non statale di tale documento e un chiaro segno del fatto che Xhaferi non considera la Macedonia come lo stato dei cittadini macedoni, e di conseguenza non considera la Macedonia nemmeno come uno stato civile unitario.

La retorica "sovranistica" di Georgievski, con le sue allusioni antieuropee, è compatibile con il trend isolazionista di destra europeo e anche con l'orientamento "non sovranista" e non civile di Xhaferi. E' vero che Georgievski nega che la guerra sia stata concordata tra lui e Xhaferi, ma non nega che tale guerra sia stata utile sia a lui che a Xhaferi. Georgievski ora può dimostrare nei comizi preelettorali di avere combattuto, con successo, nonostante l'ostruzione dell'"opposizione poltroniera", per la sovranità e l'integrità della Macedonia, mentre Xhaveri può dimostrare di avere combattuto con successo per le modifiche costituzionali e per la promozione di una seconda nazionae costitutiva nello stato. Naturalmente, né Georgievski ha preservato l'integrità e la sovranità dello stato, né Xhaferi ha promosso gli albanesi a seconda nazione costitutiva, ma in compenso è chiaro che con il governo Georgievski-Xhaferi la Macedonia si può evolvere solo come stato binazionale ed è chiaro che è nella situazione di uno stato diviso. La guerra macedone si è verificata perché questo potere, i cui due poli sono di destra, non poteva arrivare a un accordo né su uno stato binazionale, né su uno stato unitario, né su uno stato civile. E' per questo che è stata la guerra ad avere parola. Se questo potere, in maniera concordata o non concordata, ha causato una guerra, chi potrà garantire che quando ve ne sarà nuovamente l'occasione o la necessità non la causerà nuovamente? Il segnale del possibile verificarsi di una tale ipotesi potrebbe essere anche quello dell'esagerata drammatizzazione, e addirittura problematizzazione, da parte della diplomazia macedone, del problema dei confini macedono-albanesi, in seguito ad alcune iniziative di Pristina, cioè di un protettorato dell'ONU, e questo nonostante sia l'ONU, sia tutte le capitali occidentali garantiscano tale confine. Per il suo carattere innato, il potere di destra tende alla distruzione, e non all'armonia, alla pace, alla democrazia, al rispetto dei diritti umani e civili, e alla prosperità economica. Georgievski, con il suo discorso di fronte ai giovani del partito, si è inserito bene nel nuovo ruolo di difensore della Macedonia (così come Haider difende l'Austria, Bossi e Fini l'Italia e Le Pen la Francia). Lo dicono chiaramente sia il discorso acceso sia l'entusiastica approvazione del pubblico (fino a quando tale discorso e tali approvazioni non spegneranno la loro eco!). Se alle elezioni i "sovranisti" batteranno i "poltronieri", ciò significherà che invece della disponibilità a collaborare, vi sarà un isolazionismo, e che più che sicuramente il premier non rinuncerà al proprio ministro dell'interno Boskovski a causa del maldestro incidente di Leunovo [recentemente, nel corso di un'esercitazione pubblica delle unità speciali "Leoni", Boskovski ha voluto provare a sparare con un'arma e il suo maldestro tentativo ha provocato quattro feriti, tra i quali una giornalista di "Dnevnik" e l'interprete dell'ambasciata francese]. Durante tutto il periodo della crisi, così come nel corso del processo di pace, tale ministro è stato proclamato il primo militante ed evidentemente sta ancora lavorando a conservare questa propria immagine. Se tale militantismo non fosse solo del marketing, ma un'effettiva preoccupazione del premier e del suo ministro degli interni, la Macedonia oggi sarebbe già divisa. Il premier e il suo ministro hanno sempre evitato la retorica militante quando ciò veniva loro richiesto da Bruxelles e da Washington. Ma il marketing che, per fortuna, finora è stato solo retorico, oggi è diventato la prima pietra della strategia elettorale "sovranista". Tale strategia verrebbe completamente inficiata se il ministro venisse sostituito e lo stesso premier si troverebbe nel ruolo di "poltroniero", "non sovranista" e "collaborativo", caratteristiche che egli vuole sotterrare una volta per tutte. Se tutta questa retorica "sovranista" non è semplicemente un fenomeno irrazionale, il comizio promozionale di sabato, con il suo "sangue fresco", la sua scenografia e le ovazioni, potrebbe essere visto come la prima ora del fascismo macedone. Affinché si realizzi il funerale annunciato da questa azione di massa dovrebbero essere soddisfatte almeno tre condizioni: in primo luogo, che la maggior parte di coloro che non appoggiano questa retorica e scenografia si astenga in occasione delle elezioni parlamentari di settembre; in secondo luogo, che Xhaferi, come fattore chiave del funerale, sotterri definitivamente in settembre i propri rivali olitici Ahmeti e Aliti e, terzo, che Georgievski vinca le stesse elezioni, riuscendo a ottenere per la propria "politica sovranista" il consenso de propri giovani sostenitori, nonché delle piazze piene e bloccate dai disoccupati. In caso contrario, il "funerale trionfale" sarebbe possibile solo con elezioni non corrette e non democratiche, cosa che non si può escludere quando si parla di destra.


Data: 02-06-2002 Fonte: "Utrinski Vesnik"
Autore: Dragan Nikolic