"Dosta ha detto basta"

Data: 24-01-2002 Fonte: AIM
Autore: Zeljko Bajic

NOTIZIE EST #521 - MACEDONIA
24 gennaio 2002


DOSTA HA DETTO BASTA
di Zeljko Bajic - (AIM Skopje, 22 gennaio 2002)


Nelle sue dimissioni irrevocabili, consegnate venerdì a mezzogiorno al premier Ljubco Georgievski e al presidente del parlamento Stojan Andov, la vicepresidente del governo e capo del Gruppo di coordinazione per il superamento della crisi, Dosta Dimovska, ha scritto che "i problemi accumulatisi e la mancanza di accordo e di comunicazione sono solo parte dei motivi del mio ritiro". La causa diretta è stata l'intervista data dal premier Georgievski la sera precedente al canale televisivo commerciale di Skopje Sitel, nella quale Dimovska è stata criticata a chiare lettere insieme al presidente Trajkovski. "Le ricordo che le modalità di entrata delle forze di polizia nei villaggi delle aree di crisi, i loro armamenti e la loro composizione, che lei ha definito 'teatro e cosmetica', sono stati concordati dal Ministero degli interni e dal governo in conformità al piano di pace del presidente Trajkovski", dichiara rassegnata quella che finora è stata la vicepremier. Dimovska ha dato le dimissioni anche dalla carica di vicepresidente della VMRO-DPMNE al governo, partito all'interno del quale viene considerata la leader del ristretto nucleo intellettuale e del quale 11 anni fa è stata una dei fondatori. Dosta Dimovska, inoltre, è stata considerata per lungo tempo il "braccio destro" dello stesso premier Georgievski, e addirittura più di questo. In particolare, si ritiene che il giovane presidente del consiglio sia, né più né meno, una sua "creatura". Ora Dimovska accusa: "Tutte le consultazioni sulle questioni riguardanti la sicurezza e la realizzazione del piano generale vengono da lei condotte unicamente con una persona (il ministro degli interni Ljube Boskovski - N.d.A.), alla quale chiede di svolgere compiti contrari al piano e senza che io ne sia a conoscenza. Auguro infine a Lei e al ministro Boskovski, che vi ritenete i più grandi patrioti, di riuscire, a differenza di noi più piccoli, a conservare e difendere la Macedonia!", conclude Dimovska. Quando qualcuno termina un testo di dimissioni con una tale amarezza, nello stile di un addio da tragedia greca, deve proprio averne abbastanza - hanno commentato alcuni media che normalmente sono maldisposti nei confronti di Dimovska.

Nella sua prima reazione il gabinetto del capo di stato ha espresso il dispiacere di Boris Trajkovski e la speranza che il presidente del governo non accetterà le dimissioni. Parole di dispiacere sono contenute anche nel comunicato del rappresentante dell'Unione Europea, Alain Le Roy.

Il premier Georgievski finora non si è fatto sentire. Senza comparire in pubblico, lunedì, dopo averci "dormito su" e avere riflettuto bene, ha accettato infine le dimissioni. E cos'altro avrebbe potuto fare!? Sa che Dimovska non è una persona che cambia facilmente opinione! Nei media, che altrimenti nel corso dei fine settimana sono poveri di notizie politiche, sono state formulate molte ipotesi secondo cui il boss del partito avrebbe inviato a Dosta le sue "ambasce" per cercare in qualche modo di raddolcirla, ma che quest'ultima, a quanto pare, sarebbe rimasta un "cuore di pietra". Alla mediazione, si dice, avrebbe preso parte anche il compagno di partito (attualmente congelato) Boris Trajkovski, ritenuto nel partito colui che rappresenta la variante benigna, e addirittura anche il ministro dell'agricoltura, uomo di fiducia dello stesso Georgievski, cioè Marjan Djorcev... ma senza alcun esito!

Tutto questo ha lasciato sufficiente spazio alle ipotesi più svariate e più audaci. Secondo una di esse, riportata dalla televisione privata di Skopje A1 (e subito è stata fatta propria anche da alcuni giornali), che si è richiamata a fonti governative e di partito, Georgievski e Boskovski prevedono di organizzare quest'anno, oltre alle elezioni parlamentari, anche quelle locali e addirittura quelle presidenziali. Qui però c'è un "ma". Prima di tutto sarebbe necessario fare in modo che Trajkovski (del cui lavoro Georgievski ormai da tempo è insoddisfatto) scivolasse su qualche "buccia di banana" che lo portasse a dare le dimissioni per "motivi di salute". La recente "satanizzazione" del capo dello stato da parte del patriarca ortodosso macedone Petar, vicino alla VMRO, il rinfacciargli la sua appartenenza alla chiesa metodista e, cosa ancora più grave, l'averlo accusato di sostenere le sette, sono solo l'inizio della realizzazione dell'apparente piano del "bimotore" Georgievski-Boskovski. Sia quel che sia, Georgievski e Boskovski sono coscienti dell'irrealtà di questo piano - afferma A1 - e tuttavia il primo poliziotto dello stato, Boskovski, si sta già preparando a un nuovo posto di lavoro: il tizio da una parte ha i "suoi meriti" e dall'altra ama gloriarsi ed esibirsi.

Il ritiro di Dimovska potrebbe avere un'altra importante conseguenza. Si comincia a credere che ora a Georgievski e a Boskovski potrebbe essere molto più facile fare passare una modifica del piano generale per la reintegrazione dei territori. Dimovska, insieme a Trajkovski, era disponibile a collaborare con la comunità internazionale, mentre Georgievski e Boskovski vengono considerati molto più duri. Dopo la "amichevole opera di convincimento" dei rappresentanti internazionali guidati dall'eurorappresentante Alain Le Roy, il premier Georgievski e il suo amico per la pelle Ljube, almeno a giudicare dal comunicato congiunto del gabinetto del presidente del consiglio e della missione dell'Unione Europea, sono "accorsi al timone" e hanno accettato tutto quello di cui fino al giorno prima accusavano Trajkovski e Dimovska: i discussi posti di blocco della polizia nelle aree di crisi, che nei giorni scorsi hanno dato molto filo da torcere agli osservatori internazionali, saranno sostituiti da pattuglie della polizia; sembra anche che sia Ljubco sia Ljube abbiano accettato il fatto che sarà meglio se la problematica unità di (para)polizia dei "Leoni" venga sostituita da un'altra, mentre il Gruppo di coordinazione che era guidato da Dimovska continua il suo lavoro nella stessa composizione di prima. Almeno, è così che i "padrini" internazionali vedono le cose, ma non è necessariamente detto che anche il tandem Lj & Lj sia della stessa idea.

Al di fuori dei corridoi del governo e dei partiti, tutti devono avere tirato un sospiro di sollievo. Esattamente un anno fa, Dimovska è stata protagonista, almeno nel ruolo di comparsa, dello scandalo per l'intercettazione delle telefonate di importanti leader dell'opposizione, giornalisti e diplomatici stranieri. In segno di responsabilità morale, aveva dato le dimissioni da ministro degli interni. In quanto persona con una voce importante nelle decisioni sulla collocazione dei quadri del partito nelle sfere del potere, ha lanciato "tipi sospetti" che sono immersi fino al collo in affari poco chiari relativi alla pseudoprivatizzazione delle proprietà statali; a differenza dei propri compagni di partito, tuttavia, Dosta non si è fatta la fama di persona macchiatasi in prima persona di tali peccati. Ma allo stesso tempo si afferma che, per non sbagliarsi, tutte queste persone le abbiano voltato d'un colpo le spalle. Perché se l'amore è amore, il business è pur sempre business.

La grigia professoressa di marxismo, che viene ritenuta la capofila della corrente filobulgara all'interno del partito, non si trova di fronte a un futuro luminoso: le lezioni di marxismo sono da tempo state cancellate dalle scuole, coloro che la conoscono non ritengono che si deciderà a formare da sola un nuovo partito, di business non ne capisce niente ed è troppo giovane per scrivere le sue memorie... Per alcuni se ne è andata la "prima dama" del risveglio democratico macedone, per altri la "maledetta strega" della politica macedone. Solo ora, comunque, sarà possibile comprendere quanto il suo silenzio e la sua discrezione siano stati eloquenti e addirittura fragorosi.


Data: 24-01-2002 Fonte: AIM
Autore: Zeljko Bajic