"Il putiferio diplomatico di Skopje"

Data: 11-01-2001 Fonte: "IWPR'S Balkan Crisis Report"
Autore: Dragan Nikolic

NOTIZIE EST #386 - MACEDONIA
11 gennaio 2001


IL PUTIFERIO DIPLOMATICO DI SKOPJE
di Dragan Nikolic - ("IWPR'S Balkan Crisis Report", 8 gennaio 2001)


[Seguono più sotto due notizie in breve sul nuovo ambasciatore jugoslavo in Macedonia e sui candidati a sostituire Xhaferri alla guida del DPA]

L'ambasciatore tedesco in Macedonia, Werner Burghart, si ricorderà per lungo tempo le sue vacanze natalizie nel parco nazionale del Monte Pelister in Macedonia. Dopo avere tagliato alcuni rami di un pino, del quale non si era reso conto che era di una specie protetta, si è trovato a essere messo alla berlina dalla stampa come vandalo ecologico. Il suo nome è stato debitamente iscritto in un elenco di rei nel registro dell'ispettorato per l'ecologia locale. A tale evento ha fatto seguito un fuoco di fila di denunce sulle prime pagine dei giornali di Skopje. "Ambasciatore abbatte albero di natale a Pelister" così suonava un titolo scandalistico. Dopo alcuni giorni all'insegna di tutto ciò, l'ambasciatore, confuso, ha cessato di apparire in pubblico.

Questo caso è stato una testimonianza dell'estrema sensibilità del pubblico per le attività dei diplomatici esteri in Macedonia. L'anno scorso almeno quattro altri ambasciatori sono diventati bersaglio di pubblicità sfavorevole. Inviati dei paesi occidentali e di paesi confinanti sono stati ridicolizzati, accusati di arroganza e corruzione e di condurre battaglie reciproche. Sono stati tutti accusati di intromettersi negli affari interni dello stato - un aspetto che costituisce un punto molto dolente per i piccoli paesi così a lungo schiacciati tra potenti vicini balcanici. Il direttore del popolare giornale di Skopje "Utrinski vesnik", Branko Trckovski, ha suggerito in un editoriale dai toni satirici che in Macedonia venga formato un "Consiglio degli Ambasciatori" il quale dovrebbe avere la supremazia sopra il governo e il parlamento nell'adozione di decisioni.

La portata del risentimento riflette una rabbia di lunga data nei confronti degli atteggiamenti arroganti assunti nei confronti della Macedonia dalla Serbia, dalla Grecia, dall'Albania e dalla Bulgaria. Gli ambasciatori di tali paesi sono tradizionalmente in concorrenza tra di loro riguardo a chi dovrebbe avere il "diritto storico" di esercitare la maggiore influenza su Skopje. Per l'ambasciatore serbo, la Macedonia è un paese serbo. L'ambasciatore bulgaro considera la Macedonia come un paese in realtà bulgaro. L'ambasciatore dell'Albania cita il numero degli albanesi che vivono nella Macedonia occidentale come prova dell'identità albanese dello stato. Per quanto riguarda Atene, questo territorio è parte della Macedonia greca.

Il rappresentante di Sofia, Angel Dimitrov, è stato esposto direttamente al fuoco di fila. Alla fine dell'anno scorso, giornali dell'opposizione, nonché svariati intellettuali macedoni, hanno chiesto al governo di ritirare le credenziali all'ambasciatore per la comparsa di quest'ultimo al lancio della società filobulgara Radko presso l'albergo Holiday Inn di Skopje. Essi hanno descritto Radko - considerata da alcuni macedoni vicina ai nazionalisti bulgari - come una "società fascista" [la società prende nome da uno dei soprannomi del criminale e collaborazionista bulgaro Ivan Mihajlov - N.d.T.]. Due giovani macedoni hanno lanciato una bomba fumogena durante la serata di presentazione, finita in un tumulto. L'organizzazione Radko è appoggiata dall'Organizzazione Patriotica Macedone (MPO), la cui sede generale si trova in Canada, e dal gruppo estremista Organizzazione Rivoluzionaria Interna Macedone-Unione delle Società Macedoni (VMRO-SDM), che ha sede nella capitale della Bulgaria, Sofia. Tali organizzazioni non riconoscono né la nazionalità né la lingua macedone e considerano lo stato macedone come un'entità transitoria sulla via dell'annessione da parte della Bulgaria. Il giornale di Skopje "Dnevnik" ha pubblicato una lettera dell'ambasciatore bulgaro nel quale quest'ultimo esprime l'opinione che la Macedonia sia una "formazione artificiale". Egli afferma che la sua presenza alla serata di presentazione non ha violato il protocollo diplomatico e ha commentato con favore la rivendicazione da parte di Radko della propria identità bulgara. La campagna contro di lui si è fermata. Molti noti intellettuali macedoni ne hanno tratto la conclusione che anche se i regimi cambiano nei Balcani, le aspirazioni storiche non muoiono mai.

L'ex ambasciatore jugoslavo Zoran Janackovic è stato un altro rappresentante diplomatico fortemente impopolare in Macedonia. Dopo il suo arrivo a Skopje, la sicurezza di stato lo ha accusato di interferire negli affari interni del paese e ha chiesto all'allora presidente Gligorov di ritirare le sue credenziali. Gligorov ha scelto di non farlo, temendo di rovinare le già fragili relazioni della Macedonia con Belgrado. Janackovic si è quindi messo a costruire un'enorme ambasciata su un terreno altamente costoso, al fine di adombrare la propria controparte statunitense. Mentre le notizie della povertà causata in Serbia dal regime di Milosevic si diffondevano a Skopje, l'ambasciatore jugoslavo, a quanto si dice, organizzava lussuosi party. In uno di questi, a quanto si riferisce, ha arrostito un bue intero sulla terrazza dello Holiday Inn di Skopje. Le nuove autorità di Belgrado lo hanno richiamato in patria alla fine di dicembre.

Per completare il quadro, l'autorevole rivista macedone "Forum" ha pubblicato un editoriale in cui si accusa l'Occidente di non fare nulla per alleviare il peso delle riforme che esso esige dai paesi postcomunisti. I diplomatici, inoltre, combattono tra di loro per promuovere gli interessi dei propri paesi. I macedoni, offesi, si lamentano del fatto che quello in cui vivono potrebbe essere definito un protettorato. I loro più noti intellettuali chiamano la Macedonia "un laboratorio dell'Occidente". Il primo sulla lista dei rappresentanti impopolari è l'ambasciatore dell'UE Jorge Pinto Teseira, cui i giornali hanno dato il nomignolo di "gubernator", cioè l'antico nome di coloro che erano padroni assoluti di un territorio. Recenti osservazioni di Teseira hanno causato alcune polemiche in Macedonia. L'ex ministro delle finanze Boris Stojmenov lo ha accusato di essersi schierato con il governo in una recente crisi politica. Quando la maggiore forza dell'opposizione, il Partito Socialdemocratico di Branko Crvenkovski, assieme alla Alternativa Democratica di Vasil Tupurkovski, ha cercato di fare cadere il governo, Teseira ha dichiarato in una conferenza stampa che "solo uno stato instabile e irresponsabile cambierebbe il proprio governo in tempi così incerti". Egli ha avvisato che la caduta del governo di Georgievski potrebbe scatenare una guerra.

Anche altri ambasciatori sono stati accusati di interferire negli affari interni. Un esempio tipico è quello della società di telecomunicazioni Telekom, messa in vendita dal governo di Georgievski alla fine dell'anno scorso. I principali acquirenti sono stati la società ungherese MATAV - i cui principali azionisti sono americani e tedeschi [più precisamente, un fondo con partecipazione del miliardario Soros e la Deutsche Telekom - N.d.T.] - e la società greca OTE. Il leader del Partito Democratico ed ex ministro della polizia, Pavle Trajanov, ha accusato Georgievski di avere vinto la Telekom in cambio della promessa di una commissione. Egli, insieme ad altri partiti dell'opposizione, ha chiesto l'annullamento della vendita. Ma prima che il dibattito parlamentare sul tema si fosse concluso, l'ambasciatore USA, Mike Aynic, ha sorpreso tutti annunciando che la MATAV aveva comprato la Telekom. Aynic ha affermato che l'acquisto è stato condotto in maniera trasparente e legale, ma l'opinione pubblica ne ha tratto la conclusione che l'ambasciatore americano stava nei fatti "vendendo" la Telekom macedone.

Un consigliere politico dell'ex presidente Kiro Gligorov, Eleonora Karanfilska, ha detto che né il governo né l'opposizione sono stati in grado di costruire politiche proprie e si sono invece occupati soprattutto di ottenere i favori dell'Occidente. Tuttavia, tale sostegno ha un prezzo, e a volte si tratta di un prezzo molto alto. Per esempio, nel corso dell'intervento NATO, l'Occidente ha chiesto alla Macedonia di aprire i suoi confini con il Kosovo. Il paese lo ha fatto, dopo alcune esitazioni. La conseguenza è stata che circa 400 profughi (intorno al 25% della popolazione) si sono riversati nel paese. Poi, alla fine dell'estate scorsa, l'Occidente ha chiesto alla Macedonia di riaccogliere tutti i profughi che erano fuggiti attraverso il territorio macedone per trasferirsi in altri paesi occidentali.

Verso la fine dell'anno scorso, il rappresentante del Fondo Monetario Internazionale, Bisvadzit Benerdzi, ha chiesto al governo di licenziare 4.500 dipendenti statali, quale condizione per ricevere prestiti e crediti. Il governo ha soddisfatto la richiesta.

In risposta a quella che viene percepiata come una pressione occidentale sulla Macedonia, la rivista "Forum" ha pubblicato un editoriale nel quale si accusano le istituzioni internazionali di non fare nulla per alleviare le difficoltà conseguenti alle riforme che vengono chieste ai paesi postcomunisti. Funzionari occidentali in Macedonia hanno detto a "IWPR" che le accuse rivolte contro i loro colleghi sono ingiustificate. Essi insistono sul fatto che sono la conseguenza di una combinazione di xenofobia e del tentativo di nascondere l'incompetenza dei funzionari macedoni.

Sembra non esservi dubbio che gli "scandali ambasciatoriali" proseguiranno in Macedonia. La posizione geostrategica del paese attrarrà inevitabilmente le attenzioni dei suoi vicini balcanici. E allo stesso tempo, la vulnerabilità finanziaria del paese costringe quest'ultimo ad accettare le domande dell'Occidente. Questo processo, invece di rassicurare i cittadini della Macedonia, non fa altro che rafforzare i meccanismi di difesa che portano a reazioni eccessive e alla xenofobia.


NOMINATO IL NUOVO AMBASCIATORE JUGOSLAVO IN MACEDONIA
Il quotidiano macedone "Dnevnik" scrive nel suo numero del 10 gennaio che il governo federale jugoslavo ha nominato Rade Filipovic proprio nuovo ambasciatore a Skopje. Filipovic fa parte del Partito Socialista Popolare (SNP) montenegrino dell'ex premier federale Momir Bulatovic. E' stato per lungo tempo un importante esponente del regime di Milosevic, avendo ricoperto la carica di ministro per l'economia e l'energetica nei governi di Rade Kontic e di Momir Bulatovic. Inoltre, fino a oggi è stato direttore generale della Jugel, l'associazione tra le società elettriche della Serbia e del Montenegro. Secondo quanto scrive "Dnevnik", nel 1991 Filipovic avrebbe fatto parte dei drappelli montenegrini che hanno compiuto razzie nell'area di Dubrovnik.


LOTTA PER LA POLTRONA DI XHAFERRI
Il quotidiano "Dnevnik" informa, sempre nel suo numero del 10 gennaio, che il leader del Partito Democratico degli Albanesi (DPA), Arben Xhaferri, starebbe per recarsi negli Stati Uniti per curarsi ed eventualmente sottoporsi a un intervento chirurgico. Fonti del partito hanno riferito a "Dnevnik" che Xhaferri dovrebbe rimanere negli USA "non più di un mese". E' noto da tempo che l'uomo politico ha gravi problemi di salute e questo viaggio di cura ha ulteriormente aperto la battaglia per il suo successore alla guida del partito. "Dnevnik" cita come candidati con le migliori chances di successo il sindaco di Tetovo Murtezan Ismili, il viceministro della sanità Muarem Nexhipi e il vicepresidente del parlamento Iliaz Halimi. Secondo il quotidiano di Skopje ha invece poche possibilità di successo l'attuale numero due del partito, Menduh Thaqi, vista la sua scarsa popolarità tra l'elettorato e tra i circoli diplomatici. Il partito, comunque, sarebbe diviso in due fazioni, rispetto alla successione di Xhaferri: la prima, per ora maggioritaria, ritiene che non sia ancora giunto il momento di una sua sostituzione, la seconda è invece dell'idea che debba essere trovato quanto prima un nuovo leader.


Data: 11-01-2001 Fonte: "IWPR'S Balkan Crisis Report"
Autore: Dragan Nikolic