"Bosnia: il processo agli algerini in forse"

Data: 16-01-2002 Fonte: "IWPR's Balkan Crisis Report"
Autore: Senad Slatina

NOTIZIE EST #518 - BOSNIA
16 gennaio 2002


BOSNIA: IL PROCESSO AGLI ALGERINI IN FORSE
di Senad Slatina - ("IWPR's Balkan Crisis Report", 10 dicembre 2001)


**Prove di importanza chiave per il processo contro sei algerini accusati di avere pianificato un attacco contro istituzioni americane in Bosnia sembrano essere scomparse**

SARAJEVO - Il caso dei sei algerini accusati di avere complottato per colpire obiettivi in Bosnia è incappato in un serio ostacolo per la mancata comparizione di intercettazioni telefoniche registrate, che si supponeva avrebbero costituito una delle maggiori prove dell'accusa.

L'arresto dei sei, avvenuto in ottobre, ha avuto una vastissima eco in Bosnia, dove le ambasciate americana e britannica sono state recentemente chiuse per un periodo temporaneo a causa del timore che militanti islamici avrebbero potuto colpire. Il primo a essere detenuto è stato Bensayah Belkacem, che si suppone rappresenti un collegamento chiave con il leader dissidente saudita Osama bin Laden. Egli è stato detenuto nella città di Zenica l'8 ottobre. Altri cinque algerini sono stati arrestati a Sarajevo il 18 e il 19 ottobre. Alcuni giorni dopo, alti ufficiali della NATO hanno annunciato che gli arresti avevano "mandato in frantumi" con efficacia una rete legata all'organizzazione al-Qaeda. Funzionari dell'Alleanza si sono congratulati con le autorità bosniache per il loro buon lavoro. Secondo quanto era stato affermato, i sei algerini intendevano attaccare obiettivi USA in Bosnia.

Il caso è stato rimandato alla corte suprema della Federazione. Ma è stato a questo punto che hanno cominciato a emergere problemi. Il tribunale si è lamentato del fatto di non avere ottenuto prove a sostegno delle accuse. In particolare, mancavano i nastri di una conversazione telefonica intercettata, che a quanto si dice indicava che il gruppo stava pianificando un attacco. La polizia bosniaca aveva arrestato gli uomini su richiesta di funzionari USA. Ma secondo fonti giudiziarie questi ultimi non hanno consegnato i nastri né al tribunale né alla polizia. Il viceministro degli interni federale, Tomislav Limov, ha affermato più volte che la polizia disponeva di prove sufficienti, tra le quali vi erano le registrazioni delle intercettazioni. Tuttavia, fonti legate al tribunale hanno insistito nell'affermare che nelle prove presentate non vi è traccia di trascrizioni o di nastri di conversazioni telefoniche. Inoltre, in assenza di un mandato del giudice per le indagini, le intercettazioni telefoniche non possono essere utilizzate come prova in Bosnia. Nessun tale mandato è stato esibito, affermano le fonti.

Una delle ipotesi è che i nastri, se effettivamente esistono, sono stati probabilmente realizzati da uno dei servizi segreti degli Stati Uniti. Ciò potrebbe costituire un problema, poiché tali servizi non hanno alcuna autorizzazione a intercettare i telefoni in Bosnia. Limov successivamente ha confermato all'IWPR di avere ricevuto dall'ambasciata americana prove che consistevano in intercettazioni telefoniche.

Un'altra spiegazione è quella secondo cui gli investigatori USA potrebbero non avere sufficiente fiducia nel sistema giudiziario bosniaco e intenderebbero riservarsi la possibilità, quando lo riterranno opportuno, di mettere sotto processo i sospettati algerini di fronte a un tribunale internazionale o addirittura americano. La recente decisione del presidente USA George W. Bush di creare un nuovo tribunale militare incaricato di perseguire i membri di al-Qaeda ha dato ulteriore peso a tale linea di pensiero.

Un numero sempre maggiore di particolari curiosi riguardanti il caso ha cominciato a emergere pubblicamente. Secondo fonti vicine alle indagini, il sospettato chiave, Bensayah Belkacem, ha utilizzato diversi passaporti e pseudonimi. Egli ha utilizzato il proprio passaporto yemenita al fine di ottenere una carta di identità bosniaca e un passaporto sotto il nome di Abdulkarim Al-Sabahi e successivamente ha cambiato il proprio nome in Bensayah Belkacem. Inizialmente è stato accusato solo di falsificazione di documenti. Gli altri cinque algerini sono Saber Lahmar, Ait Idir Mustafa, Boudella Haj, Boumedien Lakhdar e Nechle Mohamed. Lahmar è stato accusato unicamente di furto d'auto ed è stato il solo dei sei che non aveva una cittadinanza bosniaca parallela.

Secondo fonti della polizia, tutti gli arresti sono stati effettuati sulla base di una richiesta avanzata verbalmente da funzionari americani al Ministero degli Interni bosniaco. Limov ha inoltre affermato che nel corso delle conversazioni intercettate non sono state formulate minacce concrete. Ma fonti USA hanno affermato che le conversazioni lasciavano intendere un pericolo potenziale per gli interessi americani. La polizia bosniaca ha effettuato gli arresti dopo avere individuato i numeri di telefono dai quali le chiamate sono state effettuate.

Il 26 ottobre, il segretario generale della NATO, George Robertson, ha annunciato che almeno uno degli uomini arrestati aveva un collegamento diretto con la rete di Osama bin Laden. Questa dichiarazione ha scatenato un'altra ondata di congetture da parte dei media locali e internazionali. Secondo la rivista "Time" del 5 novembre 2001, una delle conversazioni telefoniche intercettate si era svolta tra due uomini che parlavano della necessità di vendicarsi per gli attacchi degli Stati Uniti in Afghanistan. Uno di essi avrebbe detto, "domani cominceremo", scrive la rivista. "Time" e numerosi altri media hanno scritto anche che il cellulare appartenente a Belkacem conteneva nella propria memoria il numero di telefono di uno dei più stretti collaboratori di Bin Laden, Abu Bakr Zubaydah. I poliziotti che hanno perquisito l'appartamento di Belkacem non hanno trovato alcun cellulare, secondo quanto affermano fonti di IWPR. Belkacem viveva piuttosto modestamente con sua moglie e due bambini in un suburbo di Zenica e condivideva l'unica linea di telefono terrestre con il proprietario del suo appartamento.

Svariati funzionari, tra i quali il ministro federale degli interni Muhamed Besic e il viceministro Limov, hanno affermato che Belkacem ha effettuato 70 telefonate in Afghanistan nel corso di un anno. Ma le sue bollette del telefono indicano che egli non ha mai pagato più di nove dollari USA al mese per le sue chiamate. Successivamente alcuni media hanno riferito che un pezzo di carta ritrovato nel suo appartamento riportava il numero di telefono a 12 cifre di un abitante dell'Afghanistan con il nome di Abu Zubaydah scritto subito sotto. Belkacem afferma di non avere mai visto il pezzo di carta o il numero scritto su di esso. Egli ha detto inoltre di non conoscere nessuno dal nome di Abu Zubaydah. Il rapporto originale della polizia, steso dopo la perquisizione dell'appartamento di Belkacem, menziona unicamente un "pezzo di carta dal contenuto scritto in caratteri arabi", senza specificare alcun nome o numero.

Un altro degli accusati, Saber Lahmar, era stato condannato nel 1998 da un tribunale locale a cinque anni di prigione per due furti di auto compiuti a Zenica. Egli è stato graziato il 6 gennaio 2000 e in aprile ha sposato una donna di Sarajevo il cui padre lavorava come cameriere presso l'ambasciata USA nella capitale. La polizia sospetta che Lahmar avrebbe potuto apprendere importanti dettagli sui locali e sulle misure di sicurezza dell'ambasciata, nonché sui movimenti degli alti funzionari. Molti articoli danno per scontato che la relazione di Lahmar con il cameriere sia stata uno dei motivi chiave della chiusura dell'ambasciata. Il fatto che essa abbia riaperto subito dopo che Lahmar e gli altri algerini erano stati arrestati, e che il suocero di Lahmar sia stato immediatamente licenziato, ha dato ulteriore adito alla teoria. Altri sospetti sono stati generati dal fatto che Lahmar ha acquistato un biglietto aereo per la Siria una settimana prima del suo arresto. La moglie di Lahmar, Enisa Susic, ha energicamente negato che egli sia colpevole e ha dichiarato a IWPR che suo marito, il quale lavorava in precedenza come bibliotecario presso la moschea del Centro Islamico Re Fahd a Sarajevo, prevedeva di recarsi in Siria al fine di proseguire i propri studi in tale paese.

Mesud Susic ha detto di non avere mai parlato a suo genero del proprio lavoro all'ambasciata, aggiungendo che i loro contatti erano molto limitati, poiché l'algerino aveva una scarsa conoscenza della lingua bosniaca. Per quanto riguarda gli altri quattro sospetti, non sono state rese pubbliche informazioni aggiuntive e si ritiene che siano stati arrestati a causa dei loro contatti telefonici relativamente frequenti con i due principali sospetti.

Limov ha smentito tutte le congetture sulla mancanza di prove. Egli ha detto a IWPR che l'azione della polizia è stata intrapresa dopo che fonti americane avevano fornito nastri contenenti conversazioni intercettate che, dopo essere state decodificate, hanno rivelato un piano per attaccare gli interessi americani in Bosnia. Tuttavia, gli avvocati difensori Fahrija Karkin e Nermina Pivic hanno detto di avere avuto accesso alla documentazione del tribunale e che tali nastri non vi vengono nemmeno menzionati.

E' possibile che la polizia stia trattenendo i nastri con l'intenzione di rivelarne i contenuti in una fase successiva del caso. Nel frattempo, i sei sospetti rimangono in carcere. Il giudice per le indagini ha il diritto di trattenerli in prigione per sei mesi a partire dalla data dell'arresto, periodo dopo il quale dovranno essere liberati o processati. Se verranno condannati per terrorismo internazionale ai sensi della legge bosniaca, potrebbero subire una condanna fino a 20 anni di prigione.

Gli avvocati ritengono che gli accusati non saranno sottoposti a processo in Bosnia-Erzegovina e che con ogni probabilità verranno deportati nel loro paese di origine o in qualche altro stato che eventualmente ne chiederà l'estradizione.

(Senad Slatina è un giornalista del settimanale bosniaco "Slobodna Bosna")


DEPORTATI NEGLI USA GLI ALGERINI ARRESTATI IN BOSNIA
a cura di Andrea Ferrario


[Aggiornamento del 18 gennaio 2002]

Solo due giorni dopo la pubblicazione da parte di "Notizie Est" dell'articolo, tra l'altro datato, sulla strana scomparsa delle "prove" del coinvolgimento dei cinque algerini e di uno yemenita arrestati nell'autunno scorso in Bosnia per presunti legami con Bin Laden, vi sono stati nuovi e drammatici sviluppi che i giornalisti bosniaci avevano ipotizzato con anticipo già da tempo. Nel più assoluto disprezzo di ogni elementare norma del diritto internazionale, e a ulteriore conferma del fatto che la Bosnia è stata ridotta a una colonia dove tutto è permesso ai "padroni occidentali", i sei, non appena assolti e scarcerati, sono stati sequestrati dagli USA e deportati in una località ignota. Con questo atto, anche i Balcani entrano ufficialmente nell'elenco dei territori in cui nel nome della "lotta al terrorismo" (per di più senza alcuna prova a sostegno) ogni illegalità è permessa ai signori della "comunità internazionale", ivi compresi il sequestro di persona e la deportazione.

I sei arabi sono stati assolti ieri dalla Corte Suprema bosniaca per mancanza di prove, ma la loro scarcerazione è stata ritardata per motivi che le autorità non hanno voluto spiegare, così come non è stato spiegato il motivo per cui è stato proibito ai loro avvocati di avere un colloquio con i rispettivi assistiti. Uno degli avvocati, Fahrija Karkin, ha affermato ieri che gli algerini sarebbero stati consegnati alle truppe USA in Bosnia e deportati nella base navale di Guantanamo a Cuba. A questa notizia, alcune centinaia di famigliari, conoscenti e sostenitori dei sei si sono riuniti nella notte di fronte al carcere di Sarajevo, bloccando il centro della città. E' intervenuta la polizia dell'ONU, che ha disperso a manganellate la folla, consentendo così l'uscita, questa mattina, di due veicoli della polizia all'interno dei quali i sei sono stati portati via dal carcere per destinazione ignota. Le truppe della SFOR non erano presenti sulla scena e un portavoce di quest'ultima, Mike Odom, ha dichiarato che "le truppe di pace della NATO non hanno il compito di arrestare civili [...]. Il nostro mandato afferma chiaramente che la SFOR può trattenere in detenzione una persona per poi consegnarla alle autorità locali, se del caso. Non arrestiamo persone, non siamo una forza di polizia". Contemporaneamente, la Camera per i Diritti Umani, costituita da esperti locali e internazionali, e alla quale gli arrestati avevano fatto appello, ha richiesto ufficialmente che nessuna istituzione bosniaca sottoponga gli algerini a estradizione e ha inoltre chiesto che ai sei venga restituita la cittadinanza bosniaca che era stata loro revocata dopo l'arresto.

Nella giornata di oggi, è arrivata una conferma ufficiale della deportazione dei sei. Il comandante della Marina Militare USA Rex Totty ha infatti dichiarato che "sei algerini sospettati di essere terroristi e arrestati dal governo della Bosnia-Erzegovina nell'ottobre scorso sono stati trasferiti questa mattina nelle mani delle autorità degli Stati Uniti e trasportati in una località sicura", rifiutandosi di precisare quale. Il fatto che la notizia sia stata data proprio da un ufficiale della Marina USA fa pensare che l'ipotesi di un trasferimento alla base di Guantanamo, che per l'appunto è una base dalla Marina statunitense, non sia priva di fondamento.

(fonti: DPA e AFP, 18 gennaio 2002)


Data: 16-01-2002 Fonte: "IWPR's Balkan Crisis Report"
Autore: Senad Slatina