
Gli oligarchi della finanza vogliono il potere
| Data: 02-02-2004 | | Fonte: Osservatorio Balcani |
| Autore: Zeljko Cvijanovic |
|
N.E. BALCANI #754 - SERBIA-MONTENEGRO
2 febbraio 2004
GLI OLIGARCHI DELLA FINANZA VOGLIONO IL POTERE
di Zeljko Cvijanovic - (Osservatorio Balcani, 30 gennaio 2004)
La debolezza dei politici serbi nel formare il governo è usata dai potenti della finanza, i quali senza ritegno più che mai cercano di avere un’influenza politica
Nel momento in cui la Serbia entra in una nuova crisi, considerando che il blocco dei partiti anti-Miloševic reciprocamente in conflitto, dopo le elezioni non è in grado di formare il governo, una maggiore influenza sulla scena politica viene avanzata dai cosiddetti oligarchi, potenti che hanno acquisito la propria ricchezza grazie ai privilegi del governo Miloševic e la hanno aumentata durante il triennale governo di transizione.
Questo si è mostrato nelle scorse settimane, quando Bogoljub Karic, proprietario della potente compagnia di famiglia, ha iniziato a fare lobby contro l’ingresso al governo di Mladjan Dinkic, il governatore riformista della banca centrale della Serbia, il quale venne destituito da tale funzione la scorsa estate dal governo uscente.
Karic attraverso la sua televisione BK TV ha iniziato una campagna contro Dinkic, il cui partito G17 Plus è in trattativa per l’ingresso nel nuovo governo. La Tv di Karic afferma che Dinkic con abili manipolazioni dei conti delle compagnie private ha diminuito il ruolo statale nella Cassa di risparmio nazionale, danneggiando in questo modo lo stato.
Alla campagna si sono uniti anche un certo numero di quotidiani con l’intento giornaliero di discreditare Dinkic.
Dinkic si è difeso dicendo che la controversa ricapitalizzazione della Cassa di risparmio nazionale, con la quale è stato diminuito l’investimento dello stato, è stata fatta due mesi dopo che è stato destituito dalla funzione di governatore, perdendo così ogni possibilità di influenza. Ma ciò non significa molto nell’organizzato coro di voci che ogni giorno lo accusano.
Karic, afferma Dinkic, “ha evidenti interessi nell’impedire la formazione di un governo stabile. Karic ha accumulato la sua ricchezza nel caos dell’iper inflazione, così che è nel caos dove si trova meglio”.
Allo stesso tempo, Dinkic afferma che Karic controlla la coalizione monarchica del Movimento per il rinnovamento serbo e di Nuova Serbia, uno dei quattro gruppi politici che trattano per la costituzione del governo.
Da questa coalizione durante un intero mese di consultazioni si è potuto sentire che Dinkic non può essere il ministro delle finanze a causa della sua partecipazione allo scandalo della Cassa di risparmio nazionale.
Questo, tuttavia, non è stato tutto: mercoledì a Belgrado è stato organizzato un clamoroso incontro pubblico degli industriali e degli imprenditori, durante il quale il gruppo di oligarchi guidato da Karic ha dimostrato il proprio potere.
Con quell’incontro Karic ha accusato i politici in Serbia di “danneggiare gravemente l’economia”.
“I neoformati politici seppelliscono lo spirito degli industriali e degli imprenditori nel nostro paese”, ha detto Karic.
“Bogoljub Karic nell’interregno del potere tra due governi si è posto come governo transitorio”, ha detto, accusando Karic, l’autorevole analista economico Dimitrije Boarov.
Gli analisti credono che il momento in cui la Serbia entra in crisi – a causa della difficoltà nella elezione del nuovo governo e della insoddisfazione dei cittadini verso i politici - sia quello più favorevole affinché gli oligarchi tentino di allargare la propria influenza politica.
Perché, creati sotto la protezione della politica di Miloševic, gli oligarchi hanno servito fedelmente quel governo, nel quale non solo hanno utilizzato le differenti opportunità per acquisire ricchezza, ma si sono trovati spesso nella situazione in cui quel governo li ha creati dal nulla.
La loro influenza politica al tempo di Miloševic non era molta, se si tiene presente che non si sono azzardati a contrastarlo pubblicamente, consapevoli del fatto che colui che li ha creati li avrebbe anche potuti far tornare alla posizione in cui erano.
Dopo la caduta di Miloševic, la posizione degli oligarchi è diventata più complessa: tra di loro si è verificata una divisione fra quelli che, a dispetto del controllo di Miloševic, sono riusciti a creare in tempo le relazioni con l’opposizione e quelli che fino all’ultimo giorno hanno seguito fedelmente l’ex leader serbo.
Il primo gruppo - del quale facevano parte l’allora premier Zoran Ðindic vicino a Dragoljub Markovic, il maggior produttore di uova nei Balcani, e Miodrag Kostic, il più grosso monopolista nella produzione di zucchero in Serbia – ha avuto, dopo Miloševic, un’importante influenza sugli avvenimenti politici.
Il secondo gruppo, di cui faceva parte Karic, si è trovato, invece, sotto i colpi della commissione governativa, la quale, a dire il vero in modo selettivo, ha tassato unicamente i ricchi per i privilegi che gli sono stati garantiti dal regime di Miloševic.
Karic è stato sulle liste dei tassati e ha dovuto pagare una tassa di circa 35 milioni di euro. Allo stesso tempo, Dinkic è stato il più accanito sostenitore della tesi secondo la quale gli oligarchi debbono essere tassati in modo non selettivo.
Col tempo, tuttavia, anche questo gruppo si è avvicinato al potere: Karic attraverso la sua televisione ha corteggiato smodatamente Ðindic aumentando il valore delle sue riforme e guidando la campagna contro i suoi rivali.
Un passo più in là lo ha fatto Željko Mitrovic, proprietario della televisione populistica Pink TV, creata nella metà degli anni novanta dal partito della moglie di Miloševic.
Dopo la caduta di Miloševic, suddetta televisione è diventata il più forte e il più spudorato mezzo usato dal potere nello scontro contro i propri rivali.
Ricoperto con gli scandali di corruzione, con le accuse di relazioni con la criminalità, colto in flagrante per aver falsificato le elezioni in parlamento e per essersi mosso in un modo che era direttamente contro i principi della democrazia, il governo serbo dopo l’omicidio Ðindic si è indebolito sempre più, e con ciò è caduta l’influenza politica di quei gruppi di oligarchi che erano parte di esso.
Il gruppo di Karic, invece, con l’indebolimento del governo è diventato sempre più forte. Una dimostrazione di quanto sia aumentata la sua influenza è data dal fatto che il ministro delle finanze Božidar Ðelic, benché un tempo fosse membro del team di Dinkic, di fronte alle elezioni di dicembre ha restituito a Karic i 35 milioni di euro che quest’ultimo aveva pagato allo stato come tassa sui profitti extra.
Dopo le elezioni alle quali i partiti del governo uscente hanno subito un tracollo, Karic e i suoi amici hanno preso voce in capitolo: si apprestano ad avvicinarsi ai partiti vincitori, creano sempre maggior influenza sui media, che dopo la caduta del governo sono rimasti senza controllo politico, e sempre più partecipano alla vita pubblica, in particolare con dichiarazioni non moderate sul fatto che nessun governo potrà essere costituito senza rispettare i loro interessi.
Questo improvviso coraggio degli oligarchi viene riconosciuto dalla maggior parte degli analisti come un momento molto importante: dopo i governi autoritari di Miloševic e Ðindic, i quali hanno con la forza controllato i potenti della finanza, gli stessi oligarchi nel nuovo governo, nel quale non ci sarà una personalità autoritaria, cercano di imporre il proprio desiderio addirittura prima che venga eletto.
È del tutto logico che sotto il loro attacco si sia trovato Dinkic, il quale nella campagna elettorale ha promesso che troverà il modo di riprendere i soldi che sono stati restituiti a Karic e di riportarli nel budget statale.
Ci sono analisti in Serbia che affermano che il processo di oligarchizzazione della serbia sia logico, persino e desiderato, visto che solo i potenti della finanza hanno sufficiente denaro di condurre la serbia nello sviluppo della fase di transizione.
Su questo argomento si fa spesso il paragone con l’Italia, la quale parte del proprio sviluppo del dopo guerra lo deve all’industria automobilistica di Agnelli.
Il problema è , tuttavia, che la maggior parte degli oligarchi serbi non è rivolta alla produzione. Essi per lo più si occupano di commercio, con i loro lavori non occupano un grande numero di impiegati, così che esiste una forte sproporzione tra il numero dei lavoratori e il loro giro finanziario.
Ecco perché sarà difficile relazionare lo sviluppo con loro. Lo sviluppo della Serbia sarà prima di tutto relazionato con la piccola e media impresa, che sono riuscite ad impiegare nella produzione il maggior numero di lavoratori.
Ma, a prescindere da qualsiasi sviluppo politico sarà difficile relazionarsi a loro, il nuovo governo avrà più difficoltà dei precedenti nel resistere all’influenza politica di Karic e dei suoi amici.
Per questo gli analisti spesso sostengono che oggi in Serbia per lottare contro l’influenza degli oligarchi è necessario un politico con la visione e la forza di Vladimir Putin. Ma di un tipo simile nemmeno l’ombra.
(traduzione di Luka Zanoni)
| Data: 02-02-2004 | | Fonte: Osservatorio Balcani |
| Autore: Zeljko Cvijanovic |
|
|