La corruzione è una "offesa" alla Costituzione

Data: 13-02-2004 Fonte: "Kathimerini"
Autore: Teodoro Zonos

N.E. BALCANI #759 - GRECIA
13 febbraio 2004


LA CORRUZIONE È UNA “OFFESA” ALLA COSTITUZIONE
di Teodoro Zonos - ("Kathimerini" [Atene], 25 gennaio 2004)

Nel contesto del recente scandalo che in Grecia ha colpito il PASOK, un'analisi per distinguere due tipi di responsabilità: quella penale e quella politica


L’autore delle reprimenda prelettorale che riportiamo qui sotto compie una dettagliata analisi sulla corruzione presente oggi in Grecia, eccependo che si tratti di una reiterata violazione dei principi consacrati nella carta costituzionale. Lo scenario è il recente scandalo che ha colpito il PASOK (un vice ministro ed alcuni potenziali candidati alle elezioni accusati di favorire la speculazione edilizia). La situazione offre lo spunto per accertare - secondo il quotidiano "Kathimerinì", vicino a Nuova Democrazia - la lesione del principio di uguaglianza tra i cittadini e per distinguere due tipi di responsabilità: quella penale e quella politica - Antonio Frate

Il dibattito sulla corruzione dilagante che affligge la Pubblica Amministrazione culmina nella relazione tra potere politico-interessi economici-Mass Media (per usare la forbita terminologia di massa) e tende a colpire, purtroppo, gli elementi costitutivi della nostra vita pubblica soffermandosi, solitamente, sulla portata giuridica, sociale ed economica del fenomeno. Giuridicamente, però, non viene ricondotto alla necessità, sub specie di scelta politica, di promulgare un progetto legislativo utile come deterrente o per limitarne il verificarsi. Un approccio più attento al fenomeno stesso, l'entità del quale è certificata, sì da risultare noto anche da statistiche internazionali (la cui chiarezza è internazionale, ma che sono “inattendibili” secondo il governo!) può e deve condurci a riflessioni che vadano oltre.

Riflessioni che riguardano la compatibilità tra la diffusa corruzione ed il substrato di valori della Costituzione del nostro Paese. In relazione a ciò, credo che basti la menzione indicativa di tre principi della Costituzione vigente, il principio di uguaglianza, del libero sviluppo della personalità ed il principio dello stato di diritto, principi questi che sono largamente violati dalla diffusa corruzione esistente in Grecia.

-a) Il principio di uguaglianza (art. 4 co.1,2,4,5 e 6 Cost.), reiterato in modo costante nel nostro ordinamento costituzionale, dalla Rivoluzione ad oggi, viene violato in modo palese ed immediato. I cittadini, formalmente uguali, vengono discriminati dall'amministrazione in maniera evidente a tutti, sia per ciò che attiene alla sostanza dei loro diritti sia per ciò che attiene al tempo impiegato per l'assecondamento delle loro istanze. Si tratta dei due principali elementi di diseguaglianza i quali conducono fatalmente al connubio politica-clientela partitocratica o ai processi di "accelerazione". Tuttavia, questi "uguali" cittadini vengono trattati spesso con proporzionale e, solitamente, più grave diseguaglianza per quanto riguarda la loro aspettativa di accesso alla Pubblica Amministrazione.

E qui (sottinteso,. la diseguaglianza - N.d.T.) non c'è bisogno di segnalare i fenomeni di ogni tipo di assunzioni, "per vie traverse ". Ancora, gli stessi, sempre "uguali" cittadini vengono trattati, sotto il profilo tributario, con disparità marcate, anche con l'esercizio di controlli facoltativi in funzione, sempre, dell'estensione e dell'influenza delle lobby-corporazioni. Infine, l'obbligo della coscrizione, per la generalità del limite posto dal co.6 dell'art.4 oggi è lacunoso.

I GRANDI INTERESSI ECONOMICI
b) Di un "prestigio" simile a quello del principio di uguaglianza gode, nella Grecia del rinnovamento, anche il principio del pieno sviluppo della personalità (art.5 Cost.), la quale ultima è legata alla partecipazione (anche) alla "vita economica del Paese". Questa partecipazione, che comprende pure la libertà economica dei cittadini, ergo l'uguaglianza delle loro opportunità alla vita economica, viene schiacciata oggi in modo intollerabile dai grandi (quanto mai nella storia dello Stato greco) interessi economici, che agiscono senza regole, e da corporazioni di ogni natura. Ed è evidente che questa partecipazione non viene estesa alla distribuzione delle comuni risorse, solitamente accessibili a pochi, per non parlare neppure della "torta dei lavori olimpici" che i cittadini Greci, "uguali", pagheranno a lungo.

c) Terzo, tra i princìpi costituzionali più lesi, vi è il principio dello stato di diritto che si impone affinché l'istituzione e l'organizzazione del potere dello Stato, ma anche i suoi limiti nel rapporto coi cittadini, vengano esercitati e individuati da norme di diritto, rispettivamente, sostanziale e processuale, norme prefissate dalla stessa Costituzione.
[...]

COME E PERCHÈ, TUTTAVIA, VIENE VIOLATO LO STATO DI DIRITTO?
Primo, perché la precisa previsione della Costituzione si rivela lettera vuota quando i suoi principi rimangono inoperanti. Secondo, perché sostanzialmente il principio di legalità che impone la subordinazione della Pubblica Amministrazione alla legge viene ugualmente leso. Terzo, perché non è sufficiente prevedere il diritto ad una difesa nel giudizio, ma bisogna anche applicarlo. Ed in ultimo, perché il principio dello stato di diritto oltre al suo contenuto puramente giuridico comprende anche una migliore ratio armonica in relazione a tutta la Costituzione.

L'INTERVENTO LEGISLATIVO
Le responsabilità di questa situazione sono chiare. Come vengono distinte tuttavia ? Le responsabilità della gestione amministrativa sono responsabilità tassative, riconducibili a pene attraverso dei procedimenti che, solitamente, ne ostacolano la loro individuazione e comminazione. E certamente le lente regole sul funzionamento della giustizia facilitano piuttosto l'impunità. Di conseguenza si impone la necessità di una puntuale attività del legislatore che diriga tanto l'efficacia dei controlli quanto l'esecutività delle sanzioni, con tutto che anche l'introduzione del principio di indipendenza forse è utile in questa direzione. Tuttavia, oltre alle responsabilità degli amministratori che possono essere ricercate ed imputate, bisogna fare attenzione anche alla pesante responsabilità di quelli che hanno permesso e permettono tutta la rete della corruzione, cioè dei governi i quali fanno la politica a loro misura e la perfezionano creando il necessario contesto normativo plasmando, in ambito governativo, il modo di attuarlo nell'amministrazione.

Si tratta di responsabilità politica, coerentemente anche la sanzione può essere solo politica e solo uno, cioè colui che viene colpito dall'odierna diffusa corruzione, deve essere il giudice: l'anonimo cittadino che non ha accesso al potere.

(Traduzione dal greco moderno di Antonio Frate, che si occupa della realtà socio giuridica della Grecia in quanto praticante avvocato e praticante giornalista pubblicista)

Data: 13-02-2004 Fonte: "Kathimerini"
Autore: Teodoro Zonos