
"Kostunica e Montgomery: due destini incrociati"
| Data: 15-10-2000 | | Fonte: "Nacional", "Sega" e altre fonti |
| Autore: Autori vari |
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NOTIZIE EST #359 - SERBIA/MONTENEGRO
15 ottobre 2000
KOSTUNICA E MONTGOMERY: DUE DESTINI INCROCIATI
a cura di Andrea Ferrario
[Seguono due profili biografici rispettivamente del neoeletto presidente jugoslavo Vojislav Kostunica e del probabile prossimo ambasciature USA a Belgrado, William Montgomery]
KOSTUNICA: PIU' UN SUCCESSORE CHE UN NEMICO DI MILOSEVIC
Vojislav Kostunica è un politico che fino a poco più di due mesi fa era praticamente ignoto a livello internazionale e si è ritrovato all'improvviso al centro dell'attenzione mondiale con il recente cambio di potere ai vertici jugoslavi. Per lui, forse vista la fretta e mancando evidentemente sufficienti riferimenti biografici, è stata subito coniata la definizione di "nazionalista moderato", ma una ricostruzione della sua carriera dà un'immagine ben diversa, soprattutto per quanto riguarda l'attributo "moderato".
Vojislav Kostunica è nato a Belgrado il 24 marzo 1944 da una famiglia proveniente dal villaggio di... Kostunica, nella Serbia centrale. Dopo la seconda guerra mondiale suo padre, che aveva lavorato come ufficiale dell'esercito e giudice, è entrato in conflitto con il regime comunista ed è stato licenziato dal lavoro. Kostunica ha terminato gli studi universitari nel 1966 laureandosi in legge e ha ottenuto il dottorato nel 1974 con una dissertazione sul tema "L'opposizione istituzionale nel sistema politico del capitalismo". Dal 1970 al 1974 è stato assistente presso la Facoltà di Legge a Belgrado. Nel 1974 è stato espulso dall'università per essere stato tra i promotori, insieme ad altri intellettuali, di proteste contro la nuova costituzione jugoslava che, almeno sulla carta, andava contro il modello unitaristico a egemonia serba assegnando maggiori poteri di autogoverno alle repubbliche e alle province. Kostunica, in particolare, si opponeva alla concessione dell'autonomia politica al Kosovo, e a tale autonomia è rimasto contrario lungo tutta la sua carriera. Ancora nel 1988, in pieno "revival" nazionale serbo e due anni dopo la pubblicazione del Memorandum dell'Accademia, scriveva un saggio in cui riprendeva gli stessi concetti del Memorandum per quanto riguarda il Kosovo. Dopo essere stato licenziato dall'Università nel 1974 Kostunica ha comunque potuto trovare lavoro presso l'Istituto di Filosofia e Teorie Sociali. Negli anni '80 è entrato a fare parte del Comitato per la Difesa della Libertà, un gruppo di (semi)dissidenti di cui facevano parte anche Dobrica Cosic, Kosta Cavovski e Ljubomir Tadic. E' sempre stato, dall'inizio della sua carriera fino a oggi, un convinto anticomunista, nonché un ortodosso credente con buoni rapporti con le istituzioni della chiesa ortodossa serba, così come con gli ambienti monarchici.
Nel 1989 è stato uno dei fondatori, insieme a Zoran Djindjic, del Partito Democratico (DS), che è stato costituito nel suo appartamento e del quale è stato nominato subito presidente. Il Partito Democratico era allora diviso in due fazioni: una, guidata da Djindjic, raccoglieva persone che avevano avuto un passato marxista, in particolare nella rivista "Praxis", l'altra, di cui Kostunica era il principale esponente, di segno più marcatamente anticomunista e nazionalista. Nel 1992 tali due fazioni si sono divise definitivamente e Kostunica ha fondato il quasi omonimo Partito Democratico della Serbia (DSS), entrando a fare parte della coalizione DEPOS, che aveva rotto con l'ala meno patriottarda dell'opposizione ed era allora egemonizzata da Vuk Draskovic nel suo momento di massimo entusiasmo per le idee monarchiche. Nel 1993 DEPOS si è sciolta in seguito a liti tra i partiti che componevano la coalizione e Kostunica ha quindi rotto con Draskovic. Nel 1995 Kostunica ha criticato gli accordi di Dayton come "ingiusti" (cioè sfavorevoli ai serbi). Era il momento del grande rilancio internazionale di Milosevic che internamente aveva visto quest'ultimo sbarazzarsi degli alleati più compromessisi nel "risveglio nazionale" dei precedenti anni, nel tentativo di darsi un'immagine "liberal". Gran parte dell'opposizione aveva allora scelto di fare propria la causa nazionale dei serbi "fuori della patria", come è stato il caso allora sia del DSS di Kostunica sia del DS di Djindjic, ma anche dei radicali di Seselj. Il leader del partito Nuova Democrazia, Dusan Mihajlovic, aveva allora definito questo gruppo la "lobby della guerra", della quale "Seselj è il pugno che colpisce, Kostunica è l'elemento intellettuale e Djindjic è l'elemento profittatore". Più precisamente, Kostunica, alcuni mesi prima degli accordi di Dayton, aveva definito il massacro deliberato di circa 7.000 musulmani a Srebrenica da parte delle forze serbe di Bosnia un "atto di autodifesa". Già in precedenza, comunque, aveva espresso il proprio appoggio incondizionato a Radovan Karadzic e ha costantemente mantenuto rapporti con il suo partito, il SDS, anche dopo gli accordi di Dayton, arrivando a siglare un accordo di collaborazione con tale forza politica alla vigilia delle elezioni federali del 1996.
Il suo partito, il DSS, non è comunque mai riuscito a ottenere più del 5% dei voti alle elezioni e le sue (scarse) fortune erano dovute più all'immagine di uomo semplice e onesto che il suo leader ha saputo darsi, che al mix di nazionalismo revanscista e di liberismo comune alla maggioranza delle altre forze dell'opposizione. Nel 1996 Kostunica ha rifiutato di partecipare alle manifestazioni antiregime dell'opposizione perché non si concentravano a sufficienza sui destini dei serbi che vivono fuori della Serbia. Ha rifiutato inizialmente anche di partecipare alla coalizione "Zajedno", perché, a suo giudizio, era scarsamente patriottica, ed ha successivamente accettato di farne parte solo in seguito a pressanti insistenze da parte di Dragoslav Avramovic. La sua figura ha continuato comunque a rimanere nell'ombra, con l'unica notevole eccezione della sua comparsa in Kosovo nell'estate del 1998, dove si è lasciato immortalare con un kalashnikov in mano in una foto che recentemente è stata ripubblicata dai media albanesi. In quell'estate in Kosovo era in atto un'offensiva di polizia ed esercito serbi con sistematiche distruzioni e decine di migliaia di profughi. A chi gli domandava come mai si fosse lasciato fotografare in tale posa proprio in quel momento, Kostunica aveva spiegato allora di avere preso il mitragliatore in mano "in segno di solidarietà con le vittime del terrore che i serbi hanno subito da parte degli albanesi negli ultimi cento anni e più". Recentemente ha commentato con le seguenti parole l'incriminazione di Milosevic da parte del Tribunale dell'Aja: "incriminare Slobodan Milosevic è stato un grande errore, perché il più grande crimine che ha compiuto, peggiore dei crimini di guerra, è stato quello contro il suo popolo".
La decisione di presentarlo come candidato presidenziale dell'opposizione, presa l'estate scorsa, è stata con ogni probabilità dettata dalla sua fama di uomo onesto, dai toni moderati e non macchiatosi di rapporti diretti con Milosevic, ma anche dal suo convinto sciovinismo che nel contesto politico della Serbia di oggi significa una garanzia di non conflittualità nei confronti dei militari, dei burocrati e degli accademici che in questi lunghi anni sono stati protagonisti delle politiche del regime. Lo fa capire in maniera efficace, tra le altre cose, anche un articolo del giornalista Aleksandar Tijanic, pubblicato il 25 scorso su "Nezavisni Novini", con il quale si sostiene la candidatura di Kostunica. Tijanic scrive che bisogna dargli il sostegno, perché si tratta di una persona che ha idee analoghe a quelle di Milosevic, ma non è discreditata come quest'ultimo. Negando che sia necessario per i serbi interrogarsi sui crimini e le guerre dell'ultimo decennio, il giornalista scrive: "Cercare oggi un plebiscito riguardo alle illusioni e agli errori dei serbi, nell'imminenza di queste elezioni - con le quali per la prima volta Slobo fa capire chiaramente che in futuro potrà governare solo ricorrendo apertamente alla forza - significa cancellare la possibilità di creare una maggioranza per il partito anti-Slobista. Significa prolungare il regime di Slobo e la nostra agonia. Gli stranieri dimostrano un'incredibile stupidità quando non si rendono conto dell'importanza di Kostunica. Kostunica è per i serbi il metodo meno costoso di uscire dallo slobismo; egli consente di buttare sulle spalle di Slobo gli errori di tutto un intero decennio e di buttarlo poi all'inferno, ma non all'Aja, affinché vi si lecchi le ferite al nostro posto. Kostunica è la garanzia che, in questa fase, non ci sottoporremo a una disintossicazione, che non ci verrà cambiato il sangue, che non ci veranno prelevati organi né saremo sottoposti a lobotomia. Solo Kostunica rappresenta la garanzia che per noi sarà sufficiente unicamente prendere un atteggiamento democratico di facciata, senza doverci immergere più di tanto nella democrazia".
(per questo profilo di Kostunica sono stati utilizzati il libro di Robert Thomas, "Serbia under Milosevic - Politics in the 1990's", Londra, 1999 e l'articolo "Prevratnici kaos u Jugoslavii" di Berislav Jelinic, pubblicato in "Nacional", 12 ottobre 2000. Per i legami bosniaci di Kostunica sono stati utilizzati inoltre AIM Belgrado, 6 giugno 1994; OMRI Daily Digest, 13 luglio 1995; OMRI Pursuing Balkan Peace, 22 ottobre 1996)
MONTGOMERY: L'AMBASCIATORE PREANNUNCIATO
Con ogni probabilità William Montgomery, fino a poco tempo fa ambasciatore statunitense in Croazia, sarà il nuovo ambasciatore degli USA a Belgrado, anche se negli ultimi giorni sembrano essere sorti alcuni problemi con Kostunica, mentre anche l'imminenza delle elezioni presidenziali nel suo paese potrebbe mettere in forse la sua candidatura. Del suo incarico a Belgrado si parlava, come vedremo, già all'inizio della primavera scorsa, quando l'eventualità di una riapertura di rapporti diplomatici tra Stati Uniti e Jugoslavia sembrava più che remota. Vista l'alta probabilità che egli svolga un ruolo importante in questo momento di transizione, ci sembra interessante ripercorrere brevemente la strada che lo ha portato fino a tale candidatura.
William Montgomery ha prestato servizio nell'esercito statunitense dal 1967 al 1970, ottenendo svariate decorazioni, in particolare nel corso dell'anno passato sul campo di battaglia in Vietnam. Si è laureato in arte e psicologia e ha cominciato la sua carriera diplomatica nel 1974, all'interno del Dipartimento di Stato USA. Il suo primo incarico all'estero è stato quello di dirigente della sezione commerciale dell'ambasciata degli Stati Uniti a Belgrado, dal 1975 al 1978, quando l'ambasciatore di Washington in Jugoslavia era Lawrence Eagleburger. Montgomery si è quindi trasferito a Mosca, dove ha svolto l'incarico di consigliere prima economico, e poi politico. Dal 1985 al 1986 è stato viceambasciatore in Tanzania. Nel 1988 è tornato nuovamente nei Balcani e fino al 1991 è stato il secondo uomo dell'équipe di Saul Polanski, ambasciatore USA in Bulgaria. Dopo di che è tornato per un certo periodo negli USA: Eagleburger era nel frattempo diventato segretario di stato e lo ha richiamato come consigliere. Dalla fine del 1993 all'inizio del 1996 è stato ambasciatore in Bulgaria. Viene richiamato prima della scadenza del proprio incarico (per gli ambasciatori USA di solito è 3 anni) per essere nominato a un posto molto importante, sempre in ambito balcanico, quello di vicecoordinatore per la messa in atto degli accordi di Dayton per la Bosnia. La missione di Montgomery è quella di fare la spola tra Sarajevo, Zagabria, Belgrado e Washington, esercitando pressioni su Tudjman e Milosevic, al fine di convincerli a rinunciare per sempre alle loro pretese nei confronti di territori della Bosnia. Successivamente ha partecipato all'organizzazione delle prime elezioni in Bosnia. Dal gennaio 1998 è diventato ambasciatore USA in Croazia. Secondo il settimanale croato "Nacional" negli ambiti della diplomazia statunitense era quello che più di tutti credeva in un governo dell'opposizione dopo la morte di Tudjman, mentre altri ambienti di Washington erano favorevoli a una transizione più morbida, imperniata sui "moderati" della HDZ come Mate Granic.
E' interessante notare la tempistica delle voci che hanno anticipato la sua probabile nomina ad ambasciatore a Belgrado. Il 16 marzo scorso "Nacional", una fonte sempre bene informata sulle politiche USA nei Balcani, in un articolo del suo direttore Pukanic citava fonti anonime del Dipartimento di Stato statunitense secondo cui Larry Rossin, ex inviato di Washington in Kosovo, sarebbe diventato ambasciatore a Zagabria sostituendo prima della fine del suo mandato Montgomery, il quale, a sua volta, sarebbe diventato ambasciatore a Belgrado. Come date probabili per l'arrivo di Rossin a Zagabria e quello di Montgomery a Belgrado si citavano il mese di settembre 2000 o, in caso di problemi, il luglio 2001 (quando doveva scadere il mandato di Milosevic). Quando è comparsa tale notizia, a metà marzo, ufficialmente nulla lasciava pensare che i rapporti diplomatici tra Stati Uniti e Jugoslavia avrebbero potuto riprendere in un lasso di tempo così breve (l'ambasciata USA a Belgrado era stata completamente chiusa il giorno prima dell'inizio dei bombardamenti nel 1999). Sempre in quel periodo di marzo si era appena chiusa la lunga "crisi di Mitrovica", della quale avevamo osservato a suo tempo che era stata pesantemente contrassegnata da disaccordi sui futuri assetti nella regione tra i vari paesi della NATO e tra le diverse fazioni dell'amministrazione USA. Inoltre, nei mesi precedenti, e anche in quelli successivi, sono stati molti i segni che parlavano di trattative sotterranee con Milosevic, soprattutto da parte di Washington, per un suo abbandono pacifico del potere. Il 19 agosto scorso Montgomery è stato nominato coordinatore dell'ufficio speciale degli USA a Budapest per le questioni jugoslave, la cui funzione era quella di "aiutare" l'opposizione serba in vista delle imminenti elezioni - una decisione che era risultata sgradita, almeno a parole, al candidato presidenziale Kostunica. Tra gli altri "anticipi" del (probabile) nuovo incarico di Montgomery a Belgrado vi era stata tuttavia alcuni giorni prima una sorprendente dichiarazione rilasciata dal premier croato Racan al quotidiano "Jutarni list" alla vigilia di una sua visita a Washington: "William Montgomery ha contribuito moltissimo alle buone relazioni tra Zagabria e Washington. Il fatto che egli ora si trasferirà a Belgrado come ambasciatore USA è un riconoscimento delle sue capacità". Montgomery è comunque rimasto in carica come ambasciatore croato fino al 16 settembre, cioè circa una settimana prima delle elezioni jugoslave (il posto a Zagabria è vacante, perché la nomina di Larry Rossin è per ora bloccata dal Senato degli Stati Uniti, proprio come era avvenuto per Richard Holbrooke, di cui Rossin è un protetto, prima di essere nominato ambasciatore USA all'ONU).
Dopo l'insediamento di Kostunica a presidente jugoslavo Holbrooke ha annunciato il 9 ottobre che Montgomery sarebbe giunto il giorno stesso a Belgrado "per cominciare a ristabilire una nostra presenza sul posto". Ma ci sono stati evidentemente dei problemi, perché il giorno successivo il Dipartimento di Stato USA ha annunciato che la prima persona ad incontrare Kostunica sarebbe stato l'inviato speciale per i Balcani Jim O'Brien. E in effetti Montgomery è giunto sì infine a Belgrado l'11 ottobre, ma è stato O'Brien a condurre tutta l'operazione di riallaccio dei rapporti, conclusasi a quanto pare con successo, in particolare con una mediazione indiretta tra Kostunica e Djukanovic, al termine della quale O'Brien ha detto a chiare lettere che gli USA sono contro a ogni ipotesi di indipendenza per il Montenegro.
(sulla base dell'articolo "Kak poslanik Montgomery navartja 25 godini na Balkanite" di Lilija Popova, pubblicato da "Sega" il 13 ottobre 2000 e dell'articolo"State Department priprema smjenu na celu americke ambasade" di Ivo Pukanic, pubblicato da "Nacional" il 16 marzo 2000; sono stati utilizzati anche materiali da "Monitor" [Sofia], 9 agosto 2000 e da AFP, 9 e 10 ottobre 2000)
| Data: 15-10-2000 | | Fonte: "Nacional", "Sega" e altre fonti |
| Autore: Autori vari |
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