"La scena politica prima delle elezioni"

Data: 14-06-2000 Fonte: Notizie Est Archive
Autore: Fehim Rexhepi

NOTIZIE EST #333 - KOSOVO
14 giugno 2000


LA SCENA POLITICA PRIMA DELLE ELEZIONI
di Fehim Rexhepi - (AIM Pristina - 6 giugno 2000)


Nelle analisi e nelle dichiarazioni pubbliche la scena politica del Kosovo viene presentata il più delle volte come polarizzata. Più precisamente, secondo le valutazioni, la sua principale caratteristica sarebbe la bipolarità. Questa tesi regna nel discorso politico interno ormai da svariati anni. E' emersa per la prima volta ai tempi in cui si insisteva per l'individuazione di nuove alternative politiche all'interno del monolitico blocco albanese, circa sei-sette anni fa. Anche se in generale, ma senza una piena convinzione, fino ad allora veniva riconosciuto soprattutto il ruolo dirigente della LDK e del suo leader Ibrahim Rugova. La LDK si presentava con un doppio ruolo: come il maggiore partito, che dominava la scena politica, e come movimento nazionale, una spece di grande cappa al di sopra di tutto. In modo analogo si presentava anche Rugova: come presidente del maggiore partito e allo stesso tempo come presidente della repubblica, quindi come rappresentante e leader di tutti in Kosovo.

La bipolarità viene ricollegata alle prime uscite critiche nei confronti della LDK e di Rugova. Tra le molte obiezioni di allora, due avevano un significato sostanziale: il monopolio politico che portava con se anche una monopolizzazione dell'intera vita pubblica, e l'ostruzionismo a qualsiasi tipo di tentativo per trovare nuove forme e nuove vie per arricchire la resistenza, senza ricorrere alle armi o ad altre forme di violenza. La politica della resistenza pacifica non aveva seri oppositori, mentre venivano invece richieste con grande chiarezza novità per quanto riguardava una sua rivitalizzazione. La passività, l'attesa, l'immobilità, e in particolare l'ostruzionismo nei confronti dei tentativi di analisi e di indagine che avrebbero potuto chiarire le tendenza politiche, sociali, diplomatiche e di altro tipo, sono stati tutti oggetto di critiche. Allo stesso tempo, si chiedeva che la LDK si desse un profilo definito e che, come minimo, i suoi leader chiarissero se si trattava di un partito o di un movimento.

Erano gli inizi della cosiddetta polarizzazione politica e, come allora si diceva, della divisione della scena politica in due blocchi, quello di sinistra e quello di destra. Tuttavia la realtà era lontana dalla polarizzazione nel pieno senso della parola, e lo era ancora più da una tale terminologia. I partiti e i gruppi di "opposizione" erano ai margini e lo sono rimasti per lungo tempo. Le loro idee non hanno trovato eco tra il pubblico, l'autorità e l'influenza della LDK e di Rugova hanno continuato a dominare la scena senza la minima scossa. Nelle dispute di allora, solo le dissonanze interne potevano suscitare un'eventuale preoccupazione in Rugova e nella dirigenza della LDK. La scena politica albanese era monolitica e monopolizzata. I suoi simboli e i suoi portatori erano nei fatti la LDK e il suo presidente, che il pubblico accettava e riconosceva come presidente (della Repubblica del Kosovo). Imperava la sensazione che essi avessero il sostegno dell'intero popolo e che le temporanee uscite critiche in pubblico non andassero oltre l'ambito dei media e di ristretti circoli intellettuali e politici. Per questo le prime idee di "opposizione" non possono assolutamente considerarsi come una polarizzazione politica effettiva, e nemmeno come un suo serio abbozzo.

A quei tempi vi erano molto poche informazioni sull'agire illegale di un movimento nazionale, ma si sapeva che tale movimento chiedeva azione, e perfino la resistenza con la forza. Le idee sul potenziale e l'influenza di coloro che agivano nell'illegalità erano tra il popolo molto nebulose, o perfino ideologicamente deformate. Le bugie diffuse per decenni dalla propaganda hanno avuto il loro effetto. Nel popolo, ma anche tra i politici albanesi del periodo del pluralismo, sono state "inculcate" soprattutto tesi sul grande pericolo costituito dai "gruppi estremisti albanesi", sul loro avventurismo e sulla loro irresponsabilità. Proprio ai tempi delle prime critiche alla monopolizzazione e al monolitismo, coloro che venivano criticati per la loro passività sono venuti fuori con la tesi sul presunto profilarsi e formarsi di un blocco di sinistra. La spiegazione era molto rozza e si riferiva soprattutto al punto di vista politico delle persone che avevano sofferto nelle prigioni serbe, formalmente a causa della loro partecipazione a gruppi e organizzazioni di sinistra o estremiste marxiste. Indirettamente, ma con molta chiarezza, si attribuiva loro una sindrome antidemocratica, ambizioni dittatoriali e l'inclinaziona ad agire "di nascosto", attribuendo invece a se stessi qualità democratiche e un'inclinazione particolare ad avere le posizioni giuste riguardo alla questione nazionale. "Le persone di sinistra sono internazionaliste, non hanno una patria". E' un discorso che ha avuto la sua eco, ma ha sollevato il dubbio che l'intero "gioco" venisse giocato per conservare il monopolio nella vita politica e pubblica.

L'insistenza su tali divisioni e definizioni era tuttavia esagerata e unilaterale. Così come i primi non erano antidemocratici, gli altri non erano democratici. Tuttavia la democrazia è divenuta in tal modo oggetto di calcoli nella lotta per il potere che ci si attendeva. Così, senza alcun motivo e contro l'interesse generale, e in circostanze del tutto nuove, si è mantenuto e si continua a mantenere, come mezzo per esacerbare i rapporti interni, lo spettro della sinistra. Nel caso del Kosovo è successo ancora di peggio. Per motivi di rivalità interne, alcuni segmenti del mondo albanese hanno cominciato ad agitare la pericolosità di tale spettro anche all'estero. Non poteva esserci un miglior regalo per chi si oppone all'indipendenza del Kosovo. A causa delle sofferenze subite dagli albanesi da entrambi i lati del confine durante il periodo del comunismo, alcuni calcolano che le congetture basate sulla divisione tra "sinistra" e "democratici" possano ancora oggi essere redditizie nella lotta per il potere.

Per tutto questo tempo, fino ai preparativi degli studenti per le dimostrazioni e quando in molte parti del Kosovo ha cominciato a sentirsi odore di guerra, l'"opposizione" non è riuscita ad avere alcuna influenza che potesse minacciare la posizione di Rugova e della LDK. Tuttavia, dopo tale periodo, tali critiche hanno ottenuto una seria opportunità di diventare anche un'alternativa politica reale. E' stato messo seriamente in discussione il monopolio nei mezzi di informazione, e successivamente anche nella vita pubblica e politica. Ma né allora, né nel corso della guerra, e nemmeno con la sua fine, sono mai stati messi seriamente in discussione gli epiteti passati sul maggiore partito e sul leader più saggio e più meritevole. La maggior parte del popolo non era pronto e in grado di valutare i cambiamenti verificatisi, né le opportunità per un cambiamento nel futuro. Per questo motivo, dal punto di vista della possibilità di prendere il potere non si sono verificati cambiamenti sostanziali. Si presume che Rugova e la LDK, con il loro campo democratico, posano contare ancora sulla vittoria continuando a perseguire l'inattività politica. Sembra che sia stata calcolata bene la pericolosità dell'introduzione di riforme nel partito. In primo luogo, esse sarebbero seguite dall'incertezza di un addentrarsi sul "terreno dell'attivizzazione" che, ritengono i suoi critici, per la LDK come struttura e soprattutto per il suo leader, è assolutamente ignoto. In secondo luogo, tale terreno è sempre stato occupato da altri. E se su di esso si addentrerà anche la LDK, potrebbero verificarsi grandi fermenti con esiti nuovi e inattesi. Tali circostanze a loro volta potrebbero generare dubbi, insicurezza e grande disorientamento in quella parte dell'elettorato che "ha già dato a suo tempo la sua parola e continuerà a darla".

Se si tiene conto del presupposto che dal punto di vista del pronunciamento elettorale, in gran parte del popolo non hanno trovato un'eco adeguata i grandi cambiamenti che si sono verificati durante e dopo la guerra, potrebbe essere più realistico dire che la scena politica albanese in Kosovo è monopolizzata, piuttosto che polarizzata. Nella LDK e nei partiti del suo blocco non si osservano, in particolare, frizioni che possano minacciare la minima seria divergenza di opinioni. Da circa dieci anni questo blocco è stabile nelle sue strutture. Le ali politiche di alcuni suoi partiti non sono riuscite ad affermarsi. E' vero che il blocco nel suo complesso, e in particolare il suo partito maggiore, potrebbe perdere la forza che un tempo aveva tra gli elettori kosovari. Ma, allo stesso tempo si presuppone che possa ancora pensare di avere una maggioranza verificata in occasione delle prossime elezioni. Da questo punto di vista, sulla scena politica kosovara vi sono alcuni punti stabili che gli danno la prospettiva di un monopolio o di un congelamento politico. Dall'altra parte, nel blocco del fronte di quella che era l'UCK, i sommovimenti sono molto maggiori e più frequenti. Tuttavia essi non suscitano ancora scosse o cambiamenti sostanziali sulla scena politica generale del Kosovo. La ricerca di soluzioni e il formarsi e disfarsi di raggruppamenti rimangono per la maggior parte all'interno dello stesso blocco, un fatto che in qualche modo è eloquente sulle dimensioni della sua influenza sulla scena politica locale.

Data: 14-06-2000 Fonte: Notizie Est Archive
Autore: Fehim Rexhepi