"Prosegue lo scontro sulla scena politica macedone"

Data: 28-02-1999 Fonte: "Danas", AIM
Autore: Dragan Nikolic

NOTIZIE EST #179 - MACEDONIA
28 febbraio 1999


PROSEGUE LO SCONTRO SULLA SCENA POLITICA MACEDONE
di Dragan Nikolic

[Dopo lo scontro tra presidenza della repubblica (il presidente Gligorov è membro degli ex comunisti della SDSM, oggi all'opposizione) e governo macedone (guidato dalla VMRO-DPMNE) riguardo alla legge sull'amnistia, il quadro politico macedone si è fatto ancora più conflittuale, in un coontesto di continui colpi di scena. Vi è stato innanzitutto il riconoscimento di Taiwan da parte del governo, mossa che ha portato al veto cinese in sede di Consiglio di sicurezza dell'ONU contro la proroga della missione di osservazione UNPREDEP. Inoltre, il viaggio del premier Georgievski a Sofia ha portato all'improvvisa risoluzione della pluriennale disputa delle lingue, con la quale tuttavia Sofia ha elegantemente evitato di riconoscere in via ufficiale l'esistenza di una lingua e di una nazione macedone, mentre la Macedonia si è assunta da parte sua l'impegno di non sostenere le forze autonomiste macedoni in Bulgaria. Il governo bulgaro ha ricambiato il favore con la "paterna" donazione di ingenti aiuti militari a Skopje. Tutto questo sta avvenendo nel contesto di una radicale militarizzazione del paese a opera della NATO e delle possibili conseguenze di un inasprirsi della situazione nel Kosovo, non ultima quella di un'ondata di profughi, di cui si sono già avuti i prodromi - a.f.]

Dopo che i deputati della Lega Socialdemocratica (SDSM) martedì hanno dimostrativamente abbandonato il Parlamento, il presidente Kiro Gligorov è rimasto solo tra i banchi vuoti ad ascoltare tranquillamente i propri oppositori, il presidente del Parlamento Sava Klimovski, il quale ha detto che non consentirà mai che il capo dello stato tenga delle lezioni al Parlamento, e il premier Ljupco Georgievski, il quale ha detto che l'attuale governo non è "lo scolaretto del precedente governo" e non è tenuto per ogni inezia ad andare a chiedere il permesso al presidente della repubblica. Il presidente del Parlamento e il premier si sono appellati al principio della democrazia parlamentare, nella quale il governo e il parlamento hanno la loro integrità. Klimovski ha ammesso che vi possano essere diversità di vedute tra il presidente della repubblica e il governo, ma non tra il presidente e il parlamento. Gligorov ha accettato di rivolgersi ai deputati quando ormai era stato dimenticato il motivo per il quale Gligorov lo aveva chiesto - il riconoscimento di Taiwan e la cancellazione del già precedentemente firmato accordo con la Cina popolare - anche se nel frattempo si sono verificati nuovi avvenimenti drammatici, come l'insuccesso di Rambouillet, l'ondata di profughi dal Kosovo e il dono di 150 carriarmati e altrettanti cannoni da parte della Bulgaria, insieme alla quale la Macedonia, come è stato dichiarato a Sofia, darà il proprio appoggio logistico alle forze NATO in caso di un loro "intervento di pace" in Kosovo. Tutti questi fatti sono stati uno dei motivi per cui il presidente Kiro Gligorov si è rivolto ai deputati del parlamento del paese, ma si è trattato di un'occasione nella quale per l'ennesima volta si è riscontrato quanto è profondo il suo dissidio con le figure principali del Parlamento e del Governo. Ritenendo che dopo il riconoscimento di Taipei stia peggiorando la posizione internazionale del proprio paese e che a causa della situazione in Kosovo si stia complicando il quadro della regione, Gligorov ha prima di tutto convocato il Consiglio di guerra. Sebbene non sia stato emesso alcun comunicato, si è venuti indirettamente a sapere che i rappresentanti del nuovo governo non hanno accettato la valutazione di Gligorov secondo cui la "doppia politica estera" è un cattivo segno per l'identità internazionale della Macedonia e per la posizione del paese nel mondo. Con ogni probabilità è questo il motivo per cui Gligorov ha deciso di rivolgersi "post festum" anche ai deputati, ma né lui né il gruppo parlamentare dei socialdemocratici, il suo partito, si attendevano che, contrariamente alle abitudini e alla consuetudine, il presidente del Parlamento, avrebbe aperto dopo il suo discorso un dibattito affermando che il presidente ha pronunciato "delle gravi accuse" e che l'obiettivo di Gligorov è quello di "destabilizzare il nuovo governo".

UNA SPACCATURA NEL POTERE ESECUTIVO
La replica in Parlamento della seduta del Consiglio di guerra ha dimostrato tutta la profondità delle divisioni in atto nel potere esecutivo macedone. Nel suo discorso, piuttosto moderato, Gligorov ha accusato il nuovo governo di avere riconosciuto, a differenza dell'intero mondo normale, una parte del territorio di un paese amico che è membro permanente del Consiglio di sicurezza dell'ONU e di averlo fatto in modo cospirativo, nonché di avere risolto la disputa linguistica con la Bulgaria a danno della Macedonia e di avere accettato i carriarmati e i cannoni donati dalla Bulgaria prima che egli, come comandante in capo delle Forze Armate, ne fosse venuto a conoscenza. Il nuovo premier, nel suo discorso preparato in precedenza, in modo enfatico e infuocato, ha detto che Gligorov "non fa altro che inventarsi problemi perché la sua posizione viene messa in discussione" e che a causa di ciò il presidente cerca "con mezzi extracostituzionali di distruggere l'integrità del nuovo governo". Il giovane premier ha detto di non soffrire, a differenza di Gligorov, di "complessi bulgari" che al presidente vengono dal fatto di provenire da una "famiglia di gendarmi pro-serbi". Georgievski ha messo in dubbio il diritto di Gligorov di parlare di democrazia da parte sua e di totalitarismo da parte del nuovo governo, visto che nel 1990 non ha dato il mandato al partito VMRO-DPMNE che aveva ottenuto la maggioranza dei seggi in parlamento e che nel 1994 ha dato ordine alla polizia di essere pronta a sparare sui dimostranti [si tratta di un episodio venuto alla luce nelle ultime settimane, che ha portato a un rimpallo delle responsabilità tra gli esponenti del vecchio governo - N.d.T.]. Georgievski ha giudicato il discorso di Gligorov come "un tentativo di sovvertire con la forza il governo legittimo". Dopo il drammatico "regolamento dei conti" svoltosi in pubblico ognuno è rimasto negli ambiti delle proprie competenze, con scarse prospettive che nello spirito di una "coabitazione europea" si possa arrivare a concordare delle posizioni comuni in merito alle questioni chiave di politica estera. Il governo lavorerà per conto suo e il presidente seguirà la sua linea. Gligorov attende il proprio ospite, il presidente francese Jacques Chirac, con il quale in questi giorni a Parigi ha aperto una mostra delle icone macedoni, mentre il nuovo governo aspetta il veto cinese alla proroga del mandato della missione UNPREDEP, che scade oggi. E' possibile che l'UNPREDEP rimanga in Macedonia anche dopo il veto, come missione esclusivamente preventiva lungo il confine serbo-macedone (sul quale dall'una e dell'altra parte si stanno accumulando truppe e dispositivi militari) che cambierà solo il colore dei propri caschi, ma il veto rimane comunque un fatto spiacevole, anche se atteso, per lo stato macedone. E' un cattivo segnale che viene dal Consiglio di sicurezza. La Cina, evidentemente, non perdona l'"ingerenza nei suoi affari interni" da parte di un piccolo paese balcanico, con la conseguenza che il nuovo governo di Skopje non potrà attendersi di potere disporre in futuro anche solo di una porticina paerta nel Consiglio di sicurezza, per quanto il suo bussare dovesse essere giustificato e drammatico.

GLI ARGOMENTI DEL NUOVO GOVERNO
Il premier Ljupco Georgievski ha detto, puntando l'indice contro Gligorov, che il potere di quest'ultimo ha portato la Macedonia "alla disperazione dell'Europa" e che al riconoscimento di Taiwan si è arrivati "per chiari motivi economici". "Se i fondi - quelli per le pensioni e quelli della sanità - non fossero prosciugati e se il nuovo governo non fosse costretto ad affrontare una situazione catastrofica in tutte le sfere vitali, a cominciare dall'enorme disoccupazione, non avremmo intrapreso tale passo. Siamo con le spalle al muro e abbiamo dovuto tirarne fuori il paese e offrirgli una via d'uscita", ha detto Georgievski. Georgievski ha inoltre detto che il suo è un governo responsabile e che Gligorov deve consentirgli di lavorare. "Se non otterremo risultati, nel giro di uno o tre anni ce ne andremo", ha detto ancora Georgievski, facendo una forte impressione sul pubblico. In un'intervista rilasciata alla televisione immediatamente dopo la discussione in Parlamento, il segretario del Comitato centrale della Lega Socialdemocratica (ora all'opposizione) nonché ex Ministro della giustizia, Gorgi Spasov, ha dichiarato che il nuovo governo ha trovato nella Bulgaria un nuovo amico, ma ha trovato nella Jugoslavia un nuovo nemico. Spasov ha motivato le sue affermazioni dicendo che l'accettazione di carriarmati e cannoni da Sofia e la decisione da parte di Sofia e Skopje di dare il proprio appoggio logistico alla NATO non possono essere interpretate in altro modo. A causa della situazione venutasi a creare sul confine serbo-macedone, è cominciata un'operazione di sgombero delle fasce di sicurezza lungo il confine e il ministro macedone per il lavoro e la politica sociale, Debredin Ibrahimi [del partito albanese DPA] ha dichiarato che la Macedonia, con la collaborazione di organizzazioni umanitarie, sarebbe in grado di accogliere 20.000 profughi. Egli ha detto che la Macedonia non ha ancora aperto i campi profughi che sono stati utilizzati dai profughi dalla Bosnia e che gli attuali profughi, soprattutto donne e bambini, vengono ospitati da famigliari e amici a Kumanovo, Skopje e Tetovo. Inoltre, essi in futuro non avranno più lo status di "ospiti" bensì direttamente quello di profughi. Nei giorni successivi al termine della conferenza di Rambouillet l'ondata dei profughi è andata diminuendo, mentre la NATO ha deciso di ammassare in Macedonia le proprie truppe che stanno giungendo dal porto di Salonicco. A Skopje si ritiene che entro il 15 marzo in Macedonia potrebbero essere stazionati fino a 10.000 soldati dell'alleanza, che faranno parte della missione NATO in Kosovo. Skopje si attende che con il proseguire delle trattative venga raggiunto un accordo e che la Macedonia non sarà coinvolta in uno scontro tra la NATO e la difesa antiaerea di Milosevic. Allo sfruttamento della Macedonia per eventuali attacchi aerei si oppongono sia le autorità ufficiali che l'opposizione di Skopje, anche se si ammette che non sono stati rivelati pubblicamente i contenuti essenziali degli accordi intercorsi tra Georgievski, da una parte, e Solana e Clark, dall'altra, nel corso della visita effettuata da questi ultimi in Macedonia la settimana scorsa. A Skopje vi è una certa dose di inquietudine per una possibile sgradita evoluzione della situazione al quindicesimo chilometro a nord di Skopje [cioè al confine con il Kosovo, che è vicinissimo alla capitale macedone - N.d.T.].


LA DIBATTUTA RISOLUZIONE DELLA DISPUTA LINGUISTICA CON SOFIA
All'ombra dei carriarmati e dei cannoni, a quanto pare, è stata in una certa misura marginalizzata la "storica risoluzione della disputa linguistica tra Bulgaria e Macedonia", che è stata salutata con favore dal governo americano, ma che le opposizioni di Skopje e di Sofia hanno duramente attaccato. Per l'opposizione di Sofia si tratta di un "compromesso catastrofico" e per quella macedone è la riduzione della lingua macedone a qualcosa che esiste solo nella costituzione, la quale può essere modificata in ogni momento. Gli accordi firmati a Sofia in occasione della visita di Georgievski sono stati redatti in due esemplari rispettivamente in macedone e in bulgaro, in conformità alle costituzioni dei due stati, come recita il testo. Ha reagito negativamente anche il partito albanese PDP [prima al governo con la SDSM, ora all'opposizione - N.d.T.], affermando che la Macedonia dopo la risoluzione di tale disputa potrebbe diventare "militarmente e tecnicamente vincolata alla Bulgaria, la quale, altrimenti, nega l'esistenza di una nazione macedone". Per questo partito, la firma di accordi che potrebbero andare a danno della lingua macedone con un paese confinante che nega l'esistenza di una nazione macedone "è solo un segno delle cattive intenzioni dei bulgari". La SDSM, a sua volta, afferma che la risoluzione della disputa linguistica segna l'inizio di una campagna per "una rilettura della storia della Macedonia" e per "la bulgarizzazone dell'alfabeto macedone". Indipendentemente da chi abbia più ragione, si tratta di un momento delicato per la Macedonia, che non sarebbe in grado di contenere la propria destabilizzazione all'interno del proprio calderone.

("Danas", 27-28 febbraio 1999)


L'UNPREDEP SE NE VA, MA LA NATO E' GIA' QUI!
di Ibrahim Mehmeti

[...] Nella stessa notte in cui è arrivata da New York la notizia del veto cinese [alla proroga del mandato della missione UNPREDEP], l'agenzia di stampa statale MIA ha diffuso la notizia che il 25 febbraio, all'una del mattino, è giunto dal porto di Salonicco alla base macedone di Gevgelj un convoglio con armamenti pesanti destinati alla missione NATO di estrazione che si trova in Macedonia. Questa notizia può servire da illustrazione all'atmosfera che regna in Macedonia in relazione alle forze NATO che arrivano ogni giorno in un numero che rimane letteralmente ignoto. Questi giorni non è possibile sapere nulla di preciso o anche solo di approssimativo riguardo al loro numero, nemmeno dai diplomatici dei paesi che hanno soldati nella missione di estrazione. I soldati della NATO sul territorio della Macedonia stanno comunque indubbiamente aumentando quotidianamente. All'aeroporto di Skopje atterranno ininterrottamente aerei che portano nuove forze e dispositivi militari e i paesi membri fanno letteralmente a gara per chi riuscirà a portare più soldati in Macedonia. I tedeschi, tradizionalmente riservati, hanno dichiarato di essere pronti a inviare fino a 6.000 soldati nella regione, e subito hanno risposto i britannici, i quali hanno affermato di avere anche loro l'intenzione di inviare un tale numero. A giudicare da ogni cosa, il numero dei soldati di questi paesi supererà quello dei francesi che sono stati a capo dell'iniziativa di dispiegare le forze di estrazione. Da parte loro, le truppe francesi stanno lavorando in questi giorni a costruire a Kumanovo (a dieci chilometri dal confine con la Jugoslavia) una pista della quale si dice che verrà utilizzata per gli elicotteri. Tuttavia, secondo quanto valutano i giornalisti locali, essa è molto più grande e probabilmente potrà essere impiegata anche per il decollo di aerei militari. Se a questo si aggiunge che ora a Skopje letteralmente non è possibile trovare una stanza libera nemmeno negli alberghi in periferia, zeppi di "estrattori", e che non si può uscire in strada senza incontrare veicoli NATO, diventa del tutto chiaro che il veto cinese non può avere alcun effetto negativo sulla sicurezza del paese. Infine, si può dire che nemmeno il governo macedone se ne sta con le mani in mano. Dopo la spettacolare visita in Bulgaria, il premier macedone Georgievski, oltre alla firma di accordi che aprono nuove prospettive economiche a entrambi i paesi, ha riportato nella sua valigia anche una notevole quantità di armamenti. La Bulgaria ha donato alla Macedonia 150 carriarmati e 150 cannoni per un valore complessivo di 3 milioni e mezzo di dollari. Per il contesto balcanico si tratta di un fatto quasi incredibile: un paese che ne arma un altro confinante, e lo fa gratuitamente! Dopo il primo choc, i giornalisti macedoni a Sofia hanno posto la domanda "estremamente irriverente" della qualità delle armi donate, alludendo al trend con il quale la Macedonia si sta trasformando in una discarica per armamenti invecchiati. La risposta del premier macedone a questa "provocazione" non è poi così importante, visto che la valutazione degli esperti militari in Macedonia è complessivamente positiva, soprattutto perché si tratta di armamenti in buone condizioni. Essi affermano che i carriarmati T-55A e T-55AM-2 e i cannoni da 122 e 150 mm. donati dal governo bulgaro, sono un regalo di valore anche perché i quadri militari macedoni li conoscono bene e quindi l'Esercito macedone ha la possibilità e possiede le conoscenze per provvedere alla loro manutenzione. Nel complesso, il riarmo dell'esercito macedone in questo momento sembra non essere essenziale, al di là degli effetti psicologici, poiché a causa del Kosovo la Macedonia è diventata per la NATO troppo importante per potere lasciare la sua stabilità al caso. Con l'imposizione di una soluzione della questione del Kosovo da parte delle forze NATO, il territorio macedone è diventato in questo momento la maggiore zona di transito e per svariati motivi vi è la convinzione che l'allenza si assumerà la responsabilità delle eventuali conseguenze che potrebbero derivare da questa situazione. Ma prima bisogna attendere di vedere quali saranno le conseguenze, soprattutto quelle eventualmente derivanti da una uscita di scena della missione UNPREDEP.

(da AIM, 26 febbraio 1999)

(traduzioni di A. Ferrario)



Data: 28-02-1999 Fonte: "Danas", AIM
Autore: Dragan Nikolic