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"Prosegue lo scontro sulla scena politica macedone"
NOTIZIE EST #179 - MACEDONIA PROSEGUE LO SCONTRO SULLA SCENA POLITICA MACEDONE [Dopo lo scontro tra presidenza della repubblica (il presidente Gligorov è membro degli ex comunisti della SDSM, oggi all'opposizione) e governo macedone (guidato dalla VMRO-DPMNE) riguardo alla legge sull'amnistia, il quadro politico macedone si è fatto ancora più conflittuale, in un coontesto di continui colpi di scena. Vi è stato innanzitutto il riconoscimento di Taiwan da parte del governo, mossa che ha portato al veto cinese in sede di Consiglio di sicurezza dell'ONU contro la proroga della missione di osservazione UNPREDEP. Inoltre, il viaggio del premier Georgievski a Sofia ha portato all'improvvisa risoluzione della pluriennale disputa delle lingue, con la quale tuttavia Sofia ha elegantemente evitato di riconoscere in via ufficiale l'esistenza di una lingua e di una nazione macedone, mentre la Macedonia si è assunta da parte sua l'impegno di non sostenere le forze autonomiste macedoni in Bulgaria. Il governo bulgaro ha ricambiato il favore con la "paterna" donazione di ingenti aiuti militari a Skopje. Tutto questo sta avvenendo nel contesto di una radicale militarizzazione del paese a opera della NATO e delle possibili conseguenze di un inasprirsi della situazione nel Kosovo, non ultima quella di un'ondata di profughi, di cui si sono già avuti i prodromi - a.f.] Dopo che i deputati della Lega Socialdemocratica (SDSM) martedì hanno dimostrativamente abbandonato il Parlamento, il presidente Kiro Gligorov è rimasto solo tra i banchi vuoti ad ascoltare tranquillamente i propri oppositori, il presidente del Parlamento Sava Klimovski, il quale ha detto che non consentirà mai che il capo dello stato tenga delle lezioni al Parlamento, e il premier Ljupco Georgievski, il quale ha detto che l'attuale governo non è "lo scolaretto del precedente governo" e non è tenuto per ogni inezia ad andare a chiedere il permesso al presidente della repubblica. Il presidente del Parlamento e il premier si sono appellati al principio della democrazia parlamentare, nella quale il governo e il parlamento hanno la loro integrità. Klimovski ha ammesso che vi possano essere diversità di vedute tra il presidente della repubblica e il governo, ma non tra il presidente e il parlamento. Gligorov ha accettato di rivolgersi ai deputati quando ormai era stato dimenticato il motivo per il quale Gligorov lo aveva chiesto - il riconoscimento di Taiwan e la cancellazione del già precedentemente firmato accordo con la Cina popolare - anche se nel frattempo si sono verificati nuovi avvenimenti drammatici, come l'insuccesso di Rambouillet, l'ondata di profughi dal Kosovo e il dono di 150 carriarmati e altrettanti cannoni da parte della Bulgaria, insieme alla quale la Macedonia, come è stato dichiarato a Sofia, darà il proprio appoggio logistico alle forze NATO in caso di un loro "intervento di pace" in Kosovo. Tutti questi fatti sono stati uno dei motivi per cui il presidente Kiro Gligorov si è rivolto ai deputati del parlamento del paese, ma si è trattato di un'occasione nella quale per l'ennesima volta si è riscontrato quanto è profondo il suo dissidio con le figure principali del Parlamento e del Governo. Ritenendo che dopo il riconoscimento di Taipei stia peggiorando la posizione internazionale del proprio paese e che a causa della situazione in Kosovo si stia complicando il quadro della regione, Gligorov ha prima di tutto convocato il Consiglio di guerra. Sebbene non sia stato emesso alcun comunicato, si è venuti indirettamente a sapere che i rappresentanti del nuovo governo non hanno accettato la valutazione di Gligorov secondo cui la "doppia politica estera" è un cattivo segno per l'identità internazionale della Macedonia e per la posizione del paese nel mondo. Con ogni probabilità è questo il motivo per cui Gligorov ha deciso di rivolgersi "post festum" anche ai deputati, ma né lui né il gruppo parlamentare dei socialdemocratici, il suo partito, si attendevano che, contrariamente alle abitudini e alla consuetudine, il presidente del Parlamento, avrebbe aperto dopo il suo discorso un dibattito affermando che il presidente ha pronunciato "delle gravi accuse" e che l'obiettivo di Gligorov è quello di "destabilizzare il nuovo governo". UNA SPACCATURA NEL POTERE ESECUTIVO GLI ARGOMENTI DEL NUOVO GOVERNO LA DIBATTUTA RISOLUZIONE DELLA DISPUTA LINGUISTICA CON SOFIA ("Danas", 27-28 febbraio 1999) L'UNPREDEP SE NE VA, MA LA NATO E' GIA' QUI! [...] Nella stessa notte in cui è arrivata da New York la notizia del veto cinese [alla proroga del mandato della missione UNPREDEP], l'agenzia di stampa statale MIA ha diffuso la notizia che il 25 febbraio, all'una del mattino, è giunto dal porto di Salonicco alla base macedone di Gevgelj un convoglio con armamenti pesanti destinati alla missione NATO di estrazione che si trova in Macedonia. Questa notizia può servire da illustrazione all'atmosfera che regna in Macedonia in relazione alle forze NATO che arrivano ogni giorno in un numero che rimane letteralmente ignoto. Questi giorni non è possibile sapere nulla di preciso o anche solo di approssimativo riguardo al loro numero, nemmeno dai diplomatici dei paesi che hanno soldati nella missione di estrazione. I soldati della NATO sul territorio della Macedonia stanno comunque indubbiamente aumentando quotidianamente. All'aeroporto di Skopje atterranno ininterrottamente aerei che portano nuove forze e dispositivi militari e i paesi membri fanno letteralmente a gara per chi riuscirà a portare più soldati in Macedonia. I tedeschi, tradizionalmente riservati, hanno dichiarato di essere pronti a inviare fino a 6.000 soldati nella regione, e subito hanno risposto i britannici, i quali hanno affermato di avere anche loro l'intenzione di inviare un tale numero. A giudicare da ogni cosa, il numero dei soldati di questi paesi supererà quello dei francesi che sono stati a capo dell'iniziativa di dispiegare le forze di estrazione. Da parte loro, le truppe francesi stanno lavorando in questi giorni a costruire a Kumanovo (a dieci chilometri dal confine con la Jugoslavia) una pista della quale si dice che verrà utilizzata per gli elicotteri. Tuttavia, secondo quanto valutano i giornalisti locali, essa è molto più grande e probabilmente potrà essere impiegata anche per il decollo di aerei militari. Se a questo si aggiunge che ora a Skopje letteralmente non è possibile trovare una stanza libera nemmeno negli alberghi in periferia, zeppi di "estrattori", e che non si può uscire in strada senza incontrare veicoli NATO, diventa del tutto chiaro che il veto cinese non può avere alcun effetto negativo sulla sicurezza del paese. Infine, si può dire che nemmeno il governo macedone se ne sta con le mani in mano. Dopo la spettacolare visita in Bulgaria, il premier macedone Georgievski, oltre alla firma di accordi che aprono nuove prospettive economiche a entrambi i paesi, ha riportato nella sua valigia anche una notevole quantità di armamenti. La Bulgaria ha donato alla Macedonia 150 carriarmati e 150 cannoni per un valore complessivo di 3 milioni e mezzo di dollari. Per il contesto balcanico si tratta di un fatto quasi incredibile: un paese che ne arma un altro confinante, e lo fa gratuitamente! Dopo il primo choc, i giornalisti macedoni a Sofia hanno posto la domanda "estremamente irriverente" della qualità delle armi donate, alludendo al trend con il quale la Macedonia si sta trasformando in una discarica per armamenti invecchiati. La risposta del premier macedone a questa "provocazione" non è poi così importante, visto che la valutazione degli esperti militari in Macedonia è complessivamente positiva, soprattutto perché si tratta di armamenti in buone condizioni. Essi affermano che i carriarmati T-55A e T-55AM-2 e i cannoni da 122 e 150 mm. donati dal governo bulgaro, sono un regalo di valore anche perché i quadri militari macedoni li conoscono bene e quindi l'Esercito macedone ha la possibilità e possiede le conoscenze per provvedere alla loro manutenzione. Nel complesso, il riarmo dell'esercito macedone in questo momento sembra non essere essenziale, al di là degli effetti psicologici, poiché a causa del Kosovo la Macedonia è diventata per la NATO troppo importante per potere lasciare la sua stabilità al caso. Con l'imposizione di una soluzione della questione del Kosovo da parte delle forze NATO, il territorio macedone è diventato in questo momento la maggiore zona di transito e per svariati motivi vi è la convinzione che l'allenza si assumerà la responsabilità delle eventuali conseguenze che potrebbero derivare da questa situazione. Ma prima bisogna attendere di vedere quali saranno le conseguenze, soprattutto quelle eventualmente derivanti da una uscita di scena della missione UNPREDEP. (da AIM, 26 febbraio 1999) (traduzioni di A. Ferrario)
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