Scene da un parlamento neoeletto

Data: 09-10-2002 Fonte: AIM
Autore: Zeljko Bajic

N.E. BALCANI #583 - MACEDONIA
9 ottobre 2002


SCENE DA UN PARLAMENTO NEOELETTO
di Zeljko Bajic - (AIM Skopje, 7 ottobre 2002)

Giovedì 3 ottobre, nell'edificio del parlamento macedone, si è costituita la quarta Assemblea multipartitica del paese da quando in Macedonia è stato introdotto il multipartitismo ed è stata raggiunta l'indipendenza. Non è facile capire cosa abbia spinto i vertici della polizia ad affollare il centro della città di "angeli custodi", quando non ve ne era alcun serio motivo. Tutti i potenziali interessati a rovinare il generale clima festoso del parlamento si trovavano infatti al suo interno: gli ex UCK, così come i dignitari di ogni flora e fauna di provenienza VMRO, i rappresentanti di comunità nazionali e i diplomatici stranieri. E probabilmente anche Bin Laden quel giorno era troppo occupato.

La commissione di verifica ha confermato i mandati di 119 deputati in totale (se ne aggiungerà uno quando nel suo collegio verranno adempiuti tutti i termini previsti). Il futuro governo ha una risicata maggioranza parlamentare. I partiti degli albanesi hanno un quinto dei deputati e per la prima volta dalla tribuna parlamentare parleranno anche rappresentanti di bosgnacchi, serbi e rom. Nel complesso, si tratta di una compagnia variegata e un po' esotica, che nei prossimi quattro anni (se non scivolerà prima su qualche buccia di banana) si occuperà dell'approvazione delle più svariate leggi. Qualche reporter tra i più fantasiosi ha paragonato quest'assemblea parlamentare alle vociferanti sedute dell'Assemblea Antifascista di Liberazione Nazionale della Macedonia (ASNOM) del 1944, alle quali i delegati/deputati giungevano direttamente dai campi di battaglia, ancora odoranti di polvere da sparo sui capelli. Anche oggi per poco non si rischiava di ripetere quell'esperienza: tra i banchi dei deputati si sono ritrovati molti noti comandanti dell'ex Esercito di Liberazione Nazionale (UCK), dei quali solo dopo i (mis)fatti della recente crisi l'opinione pubblica era venuta a conoscenza - naturalmente così come li avevano presentati i locali "combattenti" armati di microfono e telecamera.

Giovedì scorso coloro che interessavano più i giornalisti erano tuttavia quelli di cui si è constatato che non sono nemmeno venuti a Skopje. I cervelli dell'ex UCK, cioè il trio Ali Ahmeti, Fazli Veliu e Gazim Ostreni, attualmente deputati neoeletti dell'Unione Democratica per l'Integrazione da loro fondata, si sono limitati a guardare la diretta telivisiva a distanza, dalla sede del loro partito nei pressi di Tetovo. Come ha detto il loro compagno di partito Agron Buxhaku, trasmettendo i caldi saluti di Ahmeti e dei suoi amici, i tre parteciperanno ai lavori del parlamento fin dalle prossime sedute. E' stato proprio il mancato arrivo dei tre della DUI a rendere incandescente, come in un thrilling, l'atmosfera tra questo partito e i rivali del Partito Democratico degli Albanesi. Si è trattato allo stesso tempo anche di un'occasione per sentire rieccheggiare, forse eccessivamente, la lingua albanese in parlamento. La seduta era presieduta da Stojan Andov, noto ai più come abile fomentatore di scandali, il quale ha fatto finta di essere duro d'orecchio fino a quando un gruppo di deputati macedoni esterrefatti gli hanno ricordato che non capivano nulla e che avevano bisogno come minimo dei sottotitoli. A quanto pare solo all'ultimo momento ha disposto di provvedere alle cuffie per una traduzione simultanea. E pensare che Andov in tempi migliori era capace di ringhiare, come un toro di fronte a un drappo rosso, giurando che, fino a quando sarebbe stato presidente del parlamento, nessuno avrebbe mai parlato albanese nell'assemblea legislativa...!

Sia quel che sia, alla fine non si è nemmeno parlato, perché proprio durante questa seduta inaugurale egli ha passato il testimone, in qualità di presidente (un tempo si pensava a vita) del parlamento, al suo erede Nikola Popovski. A favore di Popovski, capo del gruppo parlamentare del proprio partito nella precedente legislazione e vicepresidente dell'Unione Socialdemocratica, la cui stella politica evidentemente in questo momento sta brillando come non mai, hanno votato i deputati della coalizione che ha vinto le elezioni e i deputati dell'Unione Democratica per l'Integrazione, mentre contro di lui hanno votato la VMRO-DPMNE del premier uscente Ljubco Georgievski, i liberali di Stojan Andov e qualche albanese all'opposizione.

In conformità al nuovo regolamento del parlamento, dalla tribuna degli oratori si potrà parlare, oltre che in macedone, anche in albanese. Vi sono, a essere precisi, alcuni casi in cui non sarà possibile utilizzare l'albanese e si può essere sicuri che coloro i quali non amano molto questa antica lingua sono quelli che conoscono meglio tale parte del regolamento. Tradotto in termini finanziari, l'uso dell'albanese implica che il parlamento dovrà assumere un numero aggiuntivo di traduttori simultanei, di segretari e di dattilografi. Gli albanesi dicono che ora forse non sarà facile farlo, visto che per lungo tempo non si è lavorato come si doveva. I cinici, sempre più numerosi, ribattono: la democrazia scotta. Se vuole entrare nell'Unione Europea, la Macedonia dovrà cominciare a comportarsi come la stessa Unione: assomiglierà sempre più a una torre di Babilonia. Sarà davvero divertente ascoltare e guardare alcuni deputati-silenziologi che chiederanno una pausa di 15 minuti, in traduzione simultanea...

A essere sinceri non vi è quasi un macedone che non nasconda l'imbarazzo per il fatto che è giunto il momento in cui ex membri dell'UCK, gli stessi che fino a poco tempo fa combattevano contro l'esercito e la polizia, siedono in parlamento. A tale logico quesito uno di questi ultimi, noto con il nome di comandante "Insegnante", ha risposto in modo ancora più logico: "Noi non abbiamo combattuto contro la Macedonia, ma perché gli albanesi ottenessero maggiori diritti". Rimane poco chiaro se gli ex comandanti e neoeletti deputati in parlamento preferiranno essere chiamati con i loro nomi (che rimangono ignoti alla maggior parte del pubblico), oppure con i nomignoli di guerra che li hanno fatti diventare famosi.

Gli inveleniti uomini della VMRO, che non riescono proprio a rassegnarsi alla sconfitta subita, sembravano avere deciso con fermezza di non patecipare ai lavori della seduta costitutiva, ma ad un tratto hanno deciso di fare i bravi. Inutile dire che faranno un'opposizione spietata. Non hanno ancora fatto sapere se accetteranno uno dei posti di vicepresidente del parlamento (l'altro è già riservato all'Unione Democratica per l'Integrazione). Il posto di vicepresidente è stato loro magnanimamente offerto dal nuovo speaker Poposvki, che desidera apparire tra le alte sfere come un pastore giusto ed equo nei confronti di tutti.

Con meraviglia di tutti, i rappresentanti della comunità internazionale, che di solito si sentono in dovere di parlare anche quando nessuno glielo ha chiesto, si sono comportati durante la seduta come se fossero dinsiteressati. In compenso è arrivato il "libretto" dell'eurocommissario Javier Solana nel quale, accanto a un mucchio di frasi vuote sulla Macedonia come paese democratico, compare anche l'ammonimento a effettuare il trasferimento di poteri in maniera pacifica. Chi conosce bene l'alfabeto diplomatico ha capito come ciò significhi che tutti devono comportarsi bene, altrimenti succederanno guai.

La coalizione "Per la Macedonia insieme", che ha vinto le elezioni del mese scorso, e la DUI di Ahmeti si sono messi senza perdere tempo a lavorare per organizzare un governo. Sembrerebbe che tutto vada "liscio come l'olio". Ma i conti non sono ancora stati fatti. Quando li si farà, si vedrà.

(titolo di "Notizie Est", traduzione di Andrea Ferrario)

Data: 09-10-2002 Fonte: AIM
Autore: Zeljko Bajic