
"Il "caso montenegrino": nuovo governo o nuove elezioni?"
| Data: 30-04-2002 | | Fonte: "Monitor" |
| Autore: Drasko Djuranovic |
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N.E. BALCANI #546 - SERBIA/MONTENEGRO
30 aprile 2002
IL "CASO MONTENEGRINO": NUOVO GOVERNO O NUOVE ELEZIONI?
di Drasko Djuranovic - ("Monitor"[Podgorica], 26 aprile 2002)
[Segue più sotto una breve rassegna dei governi montenegrini degli ultimi dieci anni]
Il premier Filip Vujanovic ha riflettuto a lungo, ha scambiato missive con i socialdemocratici e i liberali, è stato impaziente e ha posto condizioni, come se dovesse abdicare da un trono regale. Alla fine, il premier ha accettato di "restituire il mandato", proprio come chiedevano i liberali, ma ciò non significa che egli abbia dato le dimissioni, come molti avevano ritenuto. E' difficile, tuttavia, sfuggire alla verità ricorrendo a intrighi procedurali in parlamento: per la prima volta in dodici anni di multipartitismo un governo montenegrino ha perso il sostegno della maggioranza in parlamento e il premier è stato costretto a dare forfait. Il governo di Vujanovic, pertanto, è cosa del passato. Ma cosa gli farà seguito? Un nuovo governo, oppure elezioni anticipate? La ripetizione di coalizioni già viste, oppure la creazione di nuove? Esistono svariate possibili uscite dall'attuale posizione di stallo. La prima variante prevede la formazione di un nuovo governo formato dai tre partiti indipendentisti. In tal modo, il DPS, i liberali della LCSG e i socialdemocratici della SDP riuscirebbero a impedire l'indizione di elezioni parlamentari anticipate che, secondo quanto indicano le ultime indagini di opinione, sarebbero molto rischiose sia per il rating dei singoli partiti che per l'idea complessiva dell'indipendenza del Montenegro. Nei prossimi tre anni la realizzazione della sostanza degli Accordi di Belgrado [per la soluzione dei rapporti tra Serbia e Montenegro - N.d.T.] dipenderà da chi governa in Montenegro: se saranno i partiti filomontenegrini, si conserverà la possibilità, per quanto teorica, di tenere il referendum entro il marzo del 2005; se invece andranno al potere i partiti filoserbi, questi ultimi imporranno sicuramente soluzioni giuridiche e politiche con le quali il Montenegro verrà definitivamente cementato in una comunità con la Serbia. Ma come formare un governo composto dai tre partiti indipendentisti? Pressapoco come nella barzelletta dei quattro elefanti che devono essere fatti entrare in una Fiat 600: molto difficilmente. Essendo del tutto chiaro che i socialdemocratici non daranno alcun problema, i destini della creazione di un blocco montenegrino, così come è stato fino a oggi, dipenderanno innanzitutto dai rapporti tra DPS e LCSG. E' comunque difficile riuscire a prevedere in questo caso un'alleanza sincera. I liberali ritengono che gli uomini del DPS abbiano tradito la causa montenegrina, mentre gli esponenti del DPS affermano che i liberali sono unicamente interessati a guardare le spalle del governo di Djukanovic. Pertanto, non è questione di un certo grado di sfiducia tra i partiti, bensì della quantità di astio politico e personale che i due partiti emettono reciprocamente. Quello che finora è stato l'ammiccare tra questi due partiti è stata solo una faccenda di necessità politica (la lotta contro Milosevic, le promesse di referendum), e non una scelta libera. Dopo la firma degli Accordi di Belgrado e il rinvio del referendum è difficile credere che si possa costruire repentinamente un ponte di fiducia tra le due forze politiche. Al contrario, negli ultimi tempi sia gli uni che gli altri lavorano con impegno e passione alla distruzione dei resti frantumati della struttura di quello che avrebbe potuto essere il nucleo portante del blocco montenegrino. Se non ci sarà un accordo tra DPS, LS e SDP, le elezioni anticipate saranno la soluzione più logica. Alcune mosse del DPS, per esempio il rinvio delle dimissioni di Vujanovic oppure le iniezioni finanziarie nei media statali, dicono che in tale partito si sta prendendo seriamente in considerazione la possibilità che vi siano nuove elezioni. Il rinvio di una decisione sui destini del governo, in questo caso, sta a indicare una manovra del DPS mirata a conservare tutte le leve del potere fino all'autunno. Djukanovic, Vujanovic e Marovic sanno quanto il sostegno logistico dei meccanismi statali sia essenziale per ottenere la vittoria alle elezioni.
Elezioni anticipate in settembre? Potrebbe trattarsi di un'opzione reale, perché coinciderebbero con quelle presidenziali. Le ultime indagini di opinione parlano di un significativo calo del rating del DPS. Per questo ai vertici di tale partito, secondo quanto è venuto a sapere "Monitor", si sta pensando a unire le due competizioni elettorali, cioè le elezioni presidenziali e quelle parlamentari anticipate. In tal modo il voto per Djukanovic sarebbe allo stesso tempo una garanzia di voto anche per il suo partito. Gli esperti del DPS sperano che la fetta di elettori indipendentisti delusi si "raggruppi" in tal modo nuovamente intorno al presidente montenegrino e al suo partito. Ma il grande problema di un tale calcolo è che sarà possibile verificarne l'esito solo... mediante le elezioni. Un governo tecnico, da parte sua, aprirebbe alcune altre possibilità che non devono essere escluse a priori. I rapporti di forza nel parlamento montenegrino, che conseguono dai risultati elettorali dell'aprile 2001, consentono al DPS di rimanere al governo anche siglando, per un "mini periodo di passaggio", un'alleanza con il NS (Partito Popolare). In tal modo il DPS riuscirebbe a evitare eventuali elezioni anticipate e a "disarmare" il suo principale concorrente politico, il SNP. Oltre a ciò, per quanto possa sembrare paradossale, un governo del DPS e dei popolari sarebbe molto stabile, anche se non goderebbe del sostegno (verificato) degli elettori. Chi e come potrebbe mai prendere il posto di un governo tra DPS e popolari, che hanno il sostegno di 41 deputati in parlamento? Con una tale mossa, probabilmente, verrebbe buttato nella cenere il carisma di Djukanovic, ma il DPS riuscirebbe a sopravvivere per i prossimi tre anni, fino alle elezioni regolari. Ma il rimanere al potere è stata la base di tutta la politica condotta dai "socialisti" al governo fino a oggi. E non comporta nemmeno la fine degli intrighi politici. Djukanovic e il DPS hanno anche la possibilità di scendere a patti con il Partito Socialista Popolare (SNP). I due partiti chiave del parlamento montenegrino, che sono allo stesso tempo i due maggiori rivali politici, hanno votato di comune accordo a favore dell'Accordo per le basi fondamentali della comunità tra Serbia e Montenegro. Ma questo, forse, comporterebbe per Djukanovic la necessità di "conferire" al suo principale rivale tutte le leve chiave del potere che Bulatovic e compagnia chiederanno. Se già in passato non ha voluto darle ai liberali, perché adesso Djukanovic dovrebbe fare delle concessioni all'SNP? Se Djukanovic e il DPS si decideranno per il "salto mortale", sarebbe più logico che tendessero la mano ai popolari: saranno comunque meno esigenti del SNP. Cosa di tutte queste possibilità è solo teoria e cosa è invece un futuro alle porte? La chiave della soluzione è in mano al DPS, e più precisamente a Milo Djukanovic, il presidente montenegrino e presidente di tale partito. Nella storia politica degli accordi tra i partiti montenegrini una sola cosa è sicura - che tutto è imprevedibile. E che quest'anno passerà all'insegna dei conflitti politici, e non delle riforme.
TUTTI I GOVERNI DEL MONTENEGRO
di Zoran Radulovic - ("Monitor" [Podgorica], 26 aprile 2002)
Il primo governo montenegrino il cui mandato è stato verificato da un parlamento multipartitico è stato eletto nel febbraio del 1991. L'esecutivo, del quale facevano parte 19 ministri, era presieduto da Milo Djukanovic - che allora era il premier più giovane d'Europa. I dicasteri più importanti di quel governo erano ricoperti da Bozidar Babic, ministro della difesa popolare; Pavle Bulatovic, ministro degli interni (è stato sostituito da Nikola Pejakovic); Nikola Samardzic, ministro degli esteri (rimosso dall'incarico e sostituito da Miodrag Lekic); Vojin Djukanovic, ministro dell'economia (rimosso dall'incarico e sostituito da Miodrag Gomilanovic)... Questo governo montenegrino, formato da membri del DPS e da personalità non appartenenti ad alcun partito, non aveva un ministro delle finanze. Momcilo Knezevic, l'allora ministro della giustizia, è stato il primo ministro montenegrino che abbia dato le dimissioni nel periodo del multipartitismo. Con le elezioni del 1993 il Montenegro ha avuto il primo governo multipartitico che, incluso il premier, era formato da 25 ministri. In particolare, sebbene il DPS in tali elezioni avesse ottenuto il sostegno della maggioranza, del nuovo esecutivo di Milo Djukanovic facevano parte anche ministri provenienti dalle fila del LS, del NS e dell'attuale SDP: Rade Perovic, Ranko Kadic, Miodrag Burzan, Vukic Pulevic e Jusuf Kalamperovic. I partiti di opposizione, tuttavia, hanno ritirato dopo pochi mesi i propri ministri dal governo. Dopo il rimpasto resosi necessario, ha ottenuto un posto nel governo del Montenegro anche Ana Misurovic (ministro dell'ecologia), la prima, e insieme a Branislava Lijesevic anche l'unica, donna ministro in tredici anni di multipartitismo in Montenegro. Con tale governo è cominciata anche l'ascesa politica dell'attuale premier Filip Vujanovic. Vujanovic è entrato a fare parte del governo come ministro della giustizia, per poi passare, nel corso del suo mandato, al posto di ministro della polizia, in sostituzione di Nikola Pejakovic. Oltre al fatto che nel corso del suo mandato è stato abolito il ministero della difesa, il mandato del terzo governo, che è stato sempre presieduto da Milo Djukanovic, è stato caratterizzato da due grandi scandali. Il vicepresidente Mihailo Ljesar è stato ucciso nel suo ufficio. Il ministro dell'agricoltura Branko Abramovic è stato rimosso dal suo incarico e arrestato, per poi essere prosciolto da ogni accusa durante il processo. E' emerso poi che il "peccato" di Abramovic, in realtà, era stato quello di avere preso troppo sul serio l'incarico che gli era stato dato e di avere cercato di impedire malversazioni finanziarie di persone che si trovavano sotto l'attenta protezione del vertice dello stato. Alla fine del 1996, Djukanovic ha formato anche un quarto governo. Il DPS aveva ottenuto nuovamente la maggioranza assoluta nel parlamento del Montenegro, e così il nuovo governo, nonostante la ridistribuzione dei dicasteri chiave, non è stato altro che una fotocopia di quello precedente. Filip Vujanovic controllava la polizia, Predrag Goranovic le finanze dello stato e Janko Jeknic dirigeva il ministero degli esteri. Dopo la secessione all'interno del DPS, e la decisione di Djukanovic di passare dalla poltrona di premier a quella di presidente, è cominciata l'era di Filip Vujanovic come premier. Nel febbraio del 1998 Vujanovic ha formato un "governo tecnico". Di tale governo, oltre al DPS, facevano parte anche esponenti del NS, del SDP, del DUA e del SDA. Per soddisfare gli interessi di tutti coloro che prendevano parte al potere esecutivo, il governo di Vujanovic ha dovuto allargare il numero di ministeri a 27 e quindi tale esecutivo verrà ricordato, se non per altro, per essere stato il più numeroso fino a oggi. Dopo le elezioni della primavera del 1998 il governo è stato formato dai partiti della coalizione "Per vivere meglio", DPS, NS e SDP. Per la prima volta il Montenegro ha avuto un governo multipartitico sulla base del risultato elettorale. Questo governo del Montenegro, il sesto in ordine di tempo, è stato in carica fino alla caduta di Slobodan Milosevic e il suo mandato verrà ricordato tra le altre cose per le dimissioni del ministro degli esteri Branko Perovic, la prima vittima politica dello scandalo del decennio in Montenegro: quello del "transito delle sigarette" verso l'Italia. Alla fine del 2000, sia la Coalizione che il governo si dividono in un'ala filoserba (Partito Popolare - NS) e in una "filomontenegrina" (DPS e SDP). Nella primavera del 2001 ci sono state nuove elezioni, e nuove curiosità. Filip Vujanovic ha avuto l'onore, per la prima volta in Montenegro, di formare un governo sulla base di una coalizione post-elettorale. Si è trattato allo stesso tempo del primo governo di minoranza in Montenegro, poiché i liberali, che lo hanno appoggiato in parlamento, non hanno voluto farne parte. E' interessante notare che, oltre al posto di premier, Filip Vujanovic "copre" nell'attuale governo anche il ministero delle religioni, e in tal modo ha dimostrato di essere, dal punto di vista delle funzioni ministeriali, il politico montenegrino più multiforme. Vale la pena di notare anche il successo conseguito dall'attuale ministro dei trasporti, Jusuf Kalamperovic, l'unico politico montenegrino che ha partecipato ai lavori di tutti i governi multipartitici dal 1990 fino a oggi. Ma, a differenza di Vujanovic, Kalamperovic ha sempre ricoperto la stessa carica. La firma dell'Accordo di Belgrado e la sua verificazione nel parlamento montenegrino hanno segnato la fine di questo governo, composto da 19 ministri, premier incluso. Il Montenegro attende un nuovo governo. Che si prepari...
| Data: 30-04-2002 | | Fonte: "Monitor" |
| Autore: Drasko Djuranovic |
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