
"Presevo (3): Lodi americane e tamburi di guerra"
| Data: 23-02-2001 | | Fonte: "NIN", "Danas" |
| Autore: Autori vari |
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NOTIZIE EST #407 - SERBIA/MONTENEGRO
23 febbraio 2001
PRESEVO: LODI AMERICANE E TAMBURI DI GUERRA
[Seguono quattro pezzi: 1) un'intervista all'ambasciatore USA in Jugoslavia, William Montgomery (sulla su figura si veda "Notizie Est" #359 del 15 ottobre 2000); 2) una breve notizia di oggi sulla possibile modifica della Zona di Sicurezza, con accenni all'eventuale presenza di forze jugoslave e britanniche, e a "soluzioni militari"; 3) il discorso ufficiale di Robertson dopo l'incontro con Covic e Svilanovic del 15 febbraio; 4) la dichiarazione UE adottata nella stessa data]
1) GLI SPARI DA PARTE ALBANESE
intervista a William Montgomery, ambasciatore USA a Belgrado, a cura di Ljubica Gojgic - ("NIN", 15 febbraio 2001)
Gli spari della settimana scorsa, provenienti da un tiratore scelto albanese e indirizzati all'autovettura della delegazione americana che stava visitando la linea del fronte tra la polizia serba e gli albanesi armati, non hanno fatto esitare l'ambasciatore William Montgomery nell'esprimere le sue lodi per le autorità jugoslave e serbe riguardo al piano per la soluzione della crisi nella Serbia meridionale. In una conversazione con "NIN" l'ambasciatore speiga i motivi della buona collaborazione con le autorità del paese e perché ha paragonato la situazione nel sud della Serbia a quella nell'Irlanda del Nord e nel Medio Oriente.
MONTGOMERY: L'unica cosa a cui pensavo, quando ho menzionato tali luoghi, era l'idea che ogni volta che si prova a organizzare delle trattative di pace o di trovare delle soluzioni per raggiungere la pace, gli estremisti rafforzano le loro attività per impedire tali soluzioni, per rendere impossibili le trattative di pace. Per questo ho ricordato tali due aree e naturalmente non pensavo in alcun modo a un raffronto generale. Penso che il piano della autorità serbe e jugoslave sia molto positivo, perché in esso si parla di alcuni problemi che esistono ormai da lungo tempo e che devono essere risolti. Vi si afferma che i cambiamenti necessari al fine di creare nella zona una società come la volete voi, che sottintendono il coinvolgimento di tutti gli abitanti nelle sue strutture in modo tale che ognuno sia un cittadino di prima classe, saranno un processo a lungo termine. Il piano parla di un periodo di tempo compreso tra due e tre anni, cioè quanti saranno necessari per uno sviluppo economico-sociale. Per questo penso che non vi siano differenze tra le nostre posizioni, secondo cui si tratterà di un processo a lungo termine. La questione è quanto dureranno gli scontri armati. Direi che sono d'accordo con le vostre autorità sul fatto che devono cessare molto in fretta.
NIN: Lei si rende sicuramente conto del fatto che, in modi diversi, sia i serbi sia gli albanesi si attendono molto dagli americani. Quale sarà il vostro ruolo nei tentativi di risolvere la crisi nella valle di Presevo?
MONTGOMERY: Abbiamo quattro o cinque ambiti attraverso i quali intendiamo sostenere questo processo. In primo luogo, i nostri soldati che fanno parte della KFOR devono sorvegliare con grande attenzione la regione di confine e impedire nella massima misura possibile l'afflusso di persone armate e di dispositivi bellici al movimento degli estremisti armati. E' un compito che prendiamo molto seriamente: abbiamo aumentato drasticamente il numero delle pattuglie e dei dispositivi impiegati sul terreno e abbiamo intrapreso anche altri passi. Come lei sa, attualmente nella base di Bondsteel teniamo circa tra 80 e 100 persone incarcerate per avere tentato di entrare nel territorio della Serbia.
NIN: Sì, ma non è una cifra molto entusiasmante se si tiene conto che tremila, o forse più, persone armate operano nella zona cuscinetto.
MONTGOMERY: Non so quante siano, le stime sono diverse. Secondo quanto ci è noto il loro numero è decisamente inferiore a quello da lei citato. La sostanza è, indipendentemente da quante siano ora queste persone, che esse dipendono dall'invio di armi e dall'afflusso di nuovi uomini e parte del nostro compito è quello di rendere loro il compito quanto più possibile difficile. Intendiamo esaminare molto attentamente con i nostri partner della NATO l'intera questione della zona di sicurezza per cercare di decidere, in accordo con le vostre autorità, cosa farne, perché essa viene sfruttata per obiettivi e con modalità che non sono in alcun modo previsti dall'accordo militare-tecnico [di Kumanovo]. Penso che il signor Covic, in occasione della sua visita presso la sede della NATO, avrà l'occasione di scambiare in merito a questo tema la propria opinione con quella dei funzionari dell'Alleanza. L'ambito economico è il terzo attraverso il quale intendiamo dare il nostro aiuto. Per quest'anno abbiamo 100 milioni di dollari stanziati per gli aiuti alla Serbia e intendo darmi da fare affinché una determinata percentuale di tali aiuti vada alla Serbia meridionale, così come prevede il piano (Covic). Infine, intendiamo esprimere il nostro sostegno anche con le nostre dichiarazioni ai media e in qualsiasi altro modo in cui il vostro governo riterrà che noi potremo essere d'aiuto.
NIN: Si ha l'impressione che gil americani, più degli altri partner della NATO, siano contrari a qualsiasi cosa che potrebbe portare a un intervento armato, per esempio la cancellazione o la riduzione della zona di sicurezza.
MONTGOMERY: Per quanto riguarda la zona di sicurezza, vi sono molte idee in merito a cosa farne. Tutti si rendono conto che si tratta di un problema e che bisogna fare qualcosa. La domanda è: cosa? Gli Stati Uniti non escludono nessuna idea. Si tratta di una decisione che è in larga parte nelle mani della NATO e Covic ne parlerà con quest'ultima.
NIN: Se i partner europei approvassero la cancellazione di tale zona, gli americani si opporrebbero?
MONTGOMERY: Non è in questo modo che si risolvono le cose alla NATO. In tale sede si discute fino a quando non si raggiunge il consenso. Mi creda, in questo momento nessuno dei membri dell'Alleanza ha ancora deciso come procedere in questa situazione. Non si tratta, quindi, di uno o due paesi che cercano di bloccare il consenso, bensì del fatto che bisogna discutere riguardo a quale sia la strada migliore da percorrere.
NIN: Qui si ritiene che sarebbe di grande aiuto anche solo se esprimeste qualche minaccia nei confronti degli estremisti, e si ritiene che lo possiate fare.
MONTGOMERY: Lei ha assolutamente ragione. Quando vi ho fatto l'elenco delle cose che intendiamo fare, mi sono dimenticato di menzionare uno dei momenti chiave e la ringrazio per avermelo ricordato. Abbiamo inviato una serie di proteste e abbiamo avuto numerose conversazioni con ciascuno dei leader degli albanesi del Kosovo, ai quali abbiamo ribadito il danno che il comportamento degli estremisti arreca alla loro immagine in Occidente. Glielo hanno detto anche molti leader europei. Non vi è stato nemmeno un incontro con i leader albanesi del Kosovo in cui questo argomento non fosse uno dei temi chiave. E' una realtà che ciò avrà un'influenza molto forte su come queste persone verranno viste e su come l'intero problema del Kosovo verrà preso in considerazione.
NIN: La critica si riferisce anche agli albanesi della Serbia meridionale? Siete in contatto con loro?
MONTGOMERY: Siamo in contatto con il signor Halimi, sindaco di Presevo, e con alcuni funzionari di Veliki Trnovac. Non abbiamo contatti diretti con i rivoltosi albanesi armati. Non sono sicuro di quanto influsso abbiamo tra di loro.
NIN: Come commenta le più recenti dichiarazioni di Halimi, secondo cui il piano serbo è irreale e irrealizzabile?
MONTGOMERY: Quando si discute di qualcosa di serio, non bisogna prestare molta attenzione alle diverse dichiarazioni rilasciate alla stampa. Ho imparato da lungo tempo a sedermi con la gente e a discutere direttamente, prima di basarmi su qualcosa che leggo sui giornali.
NIN: La parte albanese afferma che desidererebbe vedere la comunità internazionale svolgere qualche ruolo importante in eventuali future trattative di pace. Voi rimanete solo degli osservatori che appoggiano il piano, oppure prendete in considerazione di svolgere il ruolo di mediatori o, in qualche altra maniera, di parte terza in eventuali negoziati?
MONTGOMERY: Non siamo nulla di tutto ciò. Si tratta per intero di un'idea e di un piano vostri. Noi li sosteniamo perché contengono principi, valori e punti di vista democratici per la risoluzione del problema, che sono anche i nostri. Non vi è assolutamente da meravigliarsi che noi sosteniamo tale piano, ma non saremo in alcun modo dei mediatori.
NIN: Cosa ne pensa dell'idea del ministro degli esteri Goran Svilanovic di fare del Kosovo e dell'intera regione il tema di una conferenza internazionale?
MONTGOMERY: L'idea di una specie di Dayton 2 è stata avanzata da diverse persone, alcune delle quali anche in America. Penso che si tratti di un'idea che anticipa troppo i tempi. Una tale conferenza non dovrebbe in alcun modo essere organizzata prima di sapere con esattezza cosa intendete ottenere con essa e prima di essere disposti a convivere con le sue conseguenze. Penso che sia troppo presto ora per poterne parlare.
NIN: Ci dica, infine, chi sono stati i cecchini che hanno tentato di spaventarla durante la sua recente visita a Bujanovac?
MONTGOMERY: E' chiaro che qualunque cosa sia successa, proveniva dalla parte del villaggio di Lucane che è sotto il controllo dell'UCPMB.
NIN: Ma nel suo comunicato della settimana scorsa non c'era scritto questo.
MONTGOMERY: Sì, ma lei deve comprendere che dalla posizione in cui sedevo era difficile dire con esattezza costa stava accadendo. Mi trovavo in un'autovettura che era acusticamente molto isolata e, forse anche perché sto invecchiando, non ho sentito nulla. Vedevo gente preoccupata, ma non avevo idea di cosa stesse accadendo. Quindi non ho potuto vedere cosa succedeva e non ho nemmeno sentito gli spari. Altri li hanno sentiti, abbiamo visto che c'erano dei problemi, si sono mossi e sono tornati. Più tardi abbiamo visto alla televisione il fumo dei fucili alzarsi dalla direzione dalla quale erano provenuti gli spari. Pertanto, è accaduto, ma tutto è avvenuto in una "situazione di nebbia", cioè in una situazione di confusione e di mancanza di certezza sul quello che stava accadendo.
2) LA NATO E' PRONTA A TRATTARE SU MODIFICHE ALLA ZONA DI SICUREZZA - NELLA ZONA ANCHE SOLDATI DELL'ESERCITO JUGOSLAVO?
("Danas", 23 febbraio 2001)
Bruxelles - La NATO è pronta a trattare su modifiche alla Zona di Sicurezza, se ciò non provocherà nuovi scontri, hanno dichiarato funzionari dell'Alleanza a Bruxelles. Essi affermano che la NATO ritiene che una sostituzione del Corpo d'armata di Pristina con altre unità dell'esercito jugoslavo e "un preciso esame di quali armi e forze sono necessarie per operazioni di mantenimento della pace" rafforzerebbe la fiducia della locale popolazione albanese. Esistono molti paesi NATO, e uno di questi è la Gran Bretagna, che hanno una grande esperienza con problemi come l'estremismo o simili. Tutti tali paesi sanno che è necessaria una soluzione politico-militare e che una soluzione militare deve essere sempre equilibrata anche con misura politiche, hanno affermato tali funzionari. I funzionari della sede dell'Alleanza hanno comunicato che il segretario generale della NATO George Robertson ha risposto, riguardo alla crisi nella Serbia meridionale e alle violenze contro civili serbi in Kosovo, ai messaggi scritti del presidente jugoslavo Vojislav Kostunica e del premier della Serbia Zoran Djindjic. Essi hanno affermato che Robertson ha discusso più volte, anche per telefono, di tali argomenti con gli uomini di stato della Jugoslavia e della Serbia, definendo tali contatti uno scambio di informazioni di routine dopo la creazione di un dialogo costruttivo e ponderato (Beta).
3) DISCORSO DEL SEGRETARIO DELLA NATO GEORGE ROBERTSON RIGUARDO AL PIANO DI PACE SERBO PER LA VALLE DI PRESEVO
(NATO, 15 febbraio 2001)
Oggi il Consiglio del Nord Atlantico ha tenuto un incontro molto utile, e davvero storico, con il viceprimo ministro serbo Covic e il ministro degli esteri jugoslavo Svilanovic. Il Dr. Covic ha informato la NATO sulle proprie proposte per una soluzione a lungo termine dei problemi nella Serbia meridionale. La NATO dà un forte benvenuto all'iniziativa che è stata presa da Belgrado, anche se le proposte stesse possono sollevare molte domande. Si tratta di una rottura significativa con il passato. E' un fatto che tali proposte sono una base costruttiva e incoraggiante per dei negoziati. Chiediamo alla comunità etnica albanese nella Serbia meridionale di avviare un dialogo con Belgrado al fine di giungere a una soluzione equilibrata e a lungo termine. Ma lasciatemi essere chiaro sul fatto che si tratta solo dell'inizio. Queste proposte non devono essere viste o utilizzate come un ultimatum e il Dr. Covic e il Dr. Svilanovic ci hanno assicurato che essi non vedono le loro proposte in tali termini. La NATO si oppone energicamente a ogni tentativo di risolvere i problemi della regione attraverso la violenza o le cosiddette operazioni "antiterroristiche". In maniera analoga, la NATO condanna, senza riserva alcuna, la violenza dei gruppi estremisti nella Serbia meridionale che cercano di minacciare quelle che io ritengo delle effettive prospettive di pace. Gli albanesi locali devono cogliere questa opportunità di dialogo. Milosevic se ne è andato e tutti devono cogliere le nuove opportunità che la sua dipartita ha aperto. La sola base per una pace e una stabilità a lungo termine è qualcosa che sia negoziato e accettato da tutte le parti. Le proposte di Belgrado sono complesse e richiederanno una grande quantità di studio. Nessuno dovrà sottovalutare le difficoltà implicite e noi dobbiamo essere realistici su quanto tempo ci vorrà per raggiungere una soluzione. I problemi di quaranta anni non possono essere risolti in quattro mesi. Ma è importante cominciare adesso. Le autorità jugoslave e serbe dovranno implementare immediatamente delle misure che creino un'atmosfera di fiducia, senza precondizioni. Potrebbero iniziare rimuovendo dalla Serbia meridionale il corpo d'armata di Pristina - cioè le forze militari coinvolte nelle operazioni in Kosovo nel 1998 e 1999. La presenza di persone che sono state in precedenza coinvolte nella pulizia etnica rappresenta un chiaro ostacolo per una riconciliazione pacifica. L'integrazione degli albanesi nelle strutture politiche, amministrative e sociali, e nella polizia locale - così come la riforma delle forze di sicurezza nell'area - dovranno cominciare subito. Il Dr. Covic e il Dr. Svilanovic hanno chiarito nei loro incontri di oggi che essi sono convinti della necessità di procedere in maniera rapida con tali misure per la creazione di un'atmosfera di fiducia. Una parte del piano chiede che vengano apportate modifiche alla Zona di Sicurezza di Terra al confine tra il Kosovo e la Serbia meridionale. La NATO è pronta a prendere in considerazione tali modifiche se esse non creeranno un vuoto o non porteranno a nuovi combattimenti, e saranno parte di una soluzione dei problemi della regione. Le modifiche premature, tuttavia, recano con sé il rischio di non fare altro che peggiorare le cose. Vorrei chiudere richiamando inoltre l'attenzione sul fatto più importante di questo incontro. Alcune settimane fa mi ero incontrato con il ministro degli esteri Svilanovic e oggi siamo qui a dargli nuovamente il benvenuto, insieme al vice-primo ministro Covic. Abbiamo fatto molta strada in un periodo di tempo molto breve. Abbiamo già creato una relazione costruttiva e sensibile; ritengo che sia solo l'inizio. Ho affermato con chiarezza al Dr. Covic e al Dr Svilanovic che la NATO desidera molto aprire dei canali di comunicazione a livello operativo con Belgrado, al fine di dare seguito al dialogo avviato nei loro incontri qui a Bruxelles. La NATO si è impegnata nei Balcani al fine di fermare gli spargimenti di sangue e di porre le basi per la pace. Questo rimane il nostro fondamentale obiettivo e non stiamo in alcun modo alterando il nostro impegno per la sicurezza del Kosovo e di tutti i suoi abitanti. Dopo tutto, la KFOR e la SFOR hanno ancora 60.000 soldati nella regione. Ma ora vi è un nuovo umore a Belgrado. L'incontro di oggi è parte di tutto questo e offre la speranza per una crescente stabilità che può arrecare beneficio a tutte le parti dei Balcani. Desidero ripetere quello che ho detto all'inizio: la NATO dà il benvenuto a questa iniziativa. Dobbiamo tutti cogliere questa opportunità, dopo così tanti conflitti, per creare una nuova era di pace. I governi jugoslavo e serbo hanno dimostrato di essere preparati a farlo e la NATO, da parte sua, è anch'essa pronta a fare tutto quello che può.
(titolo di "Notizie Est")
4) DICHIARAZIONE DELLA PRESIDENZA A NOME DELL'UNIONE EUROPEA SULLA SITUAZIONE NELLA SERBIA MERIDIONALE
Bruxelles, 15 febbraio 2001
L'UE appoggia l'iniziativa delle autorità di Belgrado per trovare una soluzione pacifica e durevole all'attuale situazione nella Serbia meridionale, che rischia di destabilizzare la regione. Essa dà il benvenuto al piano adottato dai governi jugoslavo e serbo l'8 febbraio e presentato oggi dal viceprimo ministro serbo Covic al Comitato Politico e per la Sicurezza dell'UE. Il piano, che mira a dare una risposta esaustiva alla crisi, servirà come base valida per ulteriori discussioni. A lungo termine, lo sviluppo economico e sociale della regione, la piena integrazione della comunità albanese nella vita politica e nella società civile e il rispetto per i diritti umani e le minoranze in linea con gli standard internzionali, sono l'unica garanzia per la stabilità dell'area all'interno di una Jugoslavia democratica. Questo approccio politico, economico e sociale corrisponde allo spirito del Summit di Zagabria e del Patto di Stabilità. Il successo di questa iniziativa dipende in primo luogo dagli sforzi delle parti interessate, ma richiederà l'appoggio della comunità internazionale. [...] L'UE si attende che le autorità serbe e jugoslave mettano in atto misure a favore della piena integrazione della comunità albanese non appena possibile, al fine di costruire la necessaria fiducia. L'UE si attende che la comunità albanese nella Serbia meridionale nomini dei rappresentanti che si possano impegnare in un dialogo costruttivo con le autorità serbe e jugoslave. Ciò implica un'immediata cessazione della violenza da parte dei gruppi armati estremisti albanesi, in particolare nella Zona di Sicurezza. L'UE ribadisce la propria condanna di tutti gli atti di violenza. Si appella ai kosovari dotati di autorità politica a prendere le distanze chiaramente e in pubblico dalle azioni dei gruppi estremisti armati nella Serbia meridionale. L'UE sottolinea l'importanza degli sforzi continuativi della KFOR, in particolare nel garantire il controllo effettivo del confine amministrativo tra Kosovo e Serbia. L'UE è pronta a lavorare a stretto contatto con le autorità della federazione jugoslava e della Serbia, al fine di esaminare un ulteriore supporto mirato a contribuire a una soluzione pacifica e durevole nella Serbia meridionale.
| Data: 23-02-2001 | | Fonte: "NIN", "Danas" |
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