
Il valzer di Bucarest
| Data: 21-01-2003 | | Fonte: "Stina", "Ziua" |
| Autore: Angela Magherusan |
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N.E. BALCANI #611 - ROMANIA
21 gennaio 2003
IL VALZER DI BUCAREST
di Angela Magherusan - ("Stina" [Spalato], 14 gennaio 2003)
[Segue più sotto un pezzo sui "rivoluzionari del prosciutto" romeni]
La scena politica romena sembrava tranquilla e prevedibile, fino a poco tempo fa. Dopo le elezioni del 2000, la forza politica vincente, cioè il Partito Socialdemocratico (PSD), è entrata in coalizione con l'Unione Democratica Ungherese della Romania (UDMR) e tutto sembrava procedere pacificamente, nonostante alcuni problemi riguardanti le richieste avanzate dagli ungheresi nei confronti dello stato romeno. L'opposizione, invece, è rimasta disarmata e divisa per la sconfitta subita. In questa situazione, il PDS ha ballato indisturbato al ritmo della disperazione dei romeni che desideravano uscire, finalmente, dalla povertà in cui si trovano. Questo balletto è stato reso ancora più facile dal lavoro di un sistema propagandistico molto efficiente, incentrato sulla figura del primo ministro Adrian Nastase, e ha raggiunto il suo culmine a Praga, quando la Romania è stata invitata ad aderire alla NATO. Ma tutto è durato solo fino alla fine del 2002. In dicembre l'opinione pubblica si è resa conto che esistevano chiaramente dei problemi tra i ballerini. In un primo tempo si pestavano reciprocamente i piedi, poi hanno cercato di nascondere la cosa facendo calare il sipario sull'intera scena. Ma la gente riusciva sempre a vedere i problemi che si nascondevano dietro al sipario. Infine, i primi ballerini, cioè il presidente Ion Iliescu e il primo ministro Adrian Nastase, hanno ammesso che stava succedendo qualcosa e che non erano più la felice coppia politica del passato. E così è cominciato un dibattito pubblico con serie conseguenze per l'immagine delle autorità di Bucarest, dibattito che è lungi dall'essere terminato.
Tutto è cominciato con la proposta di tenere elezioni anticipate, che ha avuto il sostegno del primo ministro, ma è stata fortemente osteggiata dal presidente, ed è proseguito con le discussionei su un eventuale rimpasto del governo Nastase e con una polemica sulle intenzioni di Ion Iliescu riguardo al suo futuro politico, dopo che terminerà il suo terzo mandato di presidente della Romania. L'elemento più interessante di tutta la storia è che l'intera crisi è cominciata all'interno del PSD, e non al suo esterno, come il partito temeva da lungo tempo. E' tutta una questione di chi è più autorevole tra i due principali personaggi della storia. Il presidente Iliescu ha di fatto creato il PDS durante la rivoluzione romena, svoltasi esattamente 13 anni fa, nel dicembre del 1989. Durante questo intero periodo è stato sempre accompagnato da una figura più giovane, ma non meno carismatica, Adrian Nastase. Passo dopo passo, e in particolare dopo le elezioni del 2000, i due leader hanno cominciato a diventare l'incarnazione di due diverse correnti all'interno del partito: gli anziani e i giovani socialdemocratici, dai conseguenti orientamenti politici. Nell'ambito di questo processo, all'interno e all'esterno del partito si è cominciato a guardare ad Adrian Nastase come il successore naturale di Ion Iliescu, sebbene il presidente non si sia mai pronunciato chiaramente sulla questione. Questa tendenza è proseguita dopo il 2000, quando Nastase è diventato primo ministro e ha assunto la presidenza del partito, mentre Iliescu veniva eletto presidente e messo "in attesa" dal PDS per quattro anni.
Solo che durante gli ultimi due anni Iliescu ha visto il rating di Nastase continuare a crescere e così tra i due si è creata una competizione. L'opinione pubblica lo sospettava, ma rimaneva incerta, poiché entrambe le parti hanno sempre negato ogni reciproca freddezza. La conferma è venuta con il grande dibattito sulle elezioni anticipate chieste dal primo ministro come unica soluzione per proseguire le riforme avviate dal governo Nastase. Il presidente ha respinto questa idea fin dal primo momento, affermando che tali elezioni non sono attualmente una priorità e che il governo dovrebbe concentrarsi sulla lotta alla corruzione e sullo sviluppo dell'economia. Quando alla fine di dicembre è diventato chiaro che nessuno dei due era disposto a cedere, Iliescu e Nastase si sono riuniti a porte chiuse per risolvere il problema. In questa riunione, riguardo alla quale nessuno ha capito alla fine "chi non è riuscito a convincere chi", il presidente probabilmente sapeva fin dall'inizio di non avere molte possibilità di persuadere Nastase a non organizzare elezioni anticipate, così ha proposto una soluzione di compromesso: un rimpasto del governo Nastase. Una soluzione alla quale il primo ministro non si è opposto, ma con la quale non sembra nemmeno essere d'accordo. Secondo il presidente, le drastiche modifiche da apportare alla composizione dell'esecutivo dovrebbero essere mirate a ridurre l'amministrazione centrale, a rendere le strutture amministrative più efficienti e a ridurre la burocrazia. Se si eccettuano questi obiettivi generali, Ion Iliescu e Adrian Nastase non hanno discusso di alcun aspetto concretto del rimpasto, ma hanno concordato di incontrarsi nuovamente per discuterne nel corso del mese di gennaio. Nonostante sembrasse che Iliescu avesse avuto la meglio, sulla stampa si è cominciato a scrivere che si trattava solo di una vittoria temporanea. Perché per il futuro il vero vincitore è Adrian Nastase, che può anche avere sacrificato nell'immediato un progetto politico, ma a lungo termine ha ottenuto la promessa di Iliescu di non mirare ad alcuna posizione dirigenziale nel PSD dopo lo scadere della sua carica di presidente della repubblica. Evidentemente Nastase si può ora sentire un po' più confidente nel fatto che, quando arriverà tale momento, non perderà la sua leadership nel partito.
Le divergenze e le contraddizioni tra i due leader politici si sono tuttavia approfondite in breve tempo con il discorso pronunciato da Iliescu in Parlamento in occasione del secondo anniversario della sua presidenza. Tale discorso è stato nei fatti un aspro attacco nei confronti di chiunque fosse connesso alla corruzione, a interessi di gruppo e a speculazioni politiche. Sebbene il discorso riguardasse temi generici, ognuno lo ha interpretato come se fosse indirizzato ai socialdemocratici. Gli osservatori politici si sono spinti oltre, affermando che in 13 anni era la prima volta che Iliescu ha sostituito le sue usuali espressioni diplomatiche con parole dirette, che hanno colpito per i loro toni espliciti e per la mancanza di ironia. Sentendosi attaccato, il primo ministro ha offerto le dimissioni dell'intero governo. Nessuno, nemmeno i suoi ministri, il presidente o l'opinione pubblica, ci ha capito nulla. E la fine dell'anno è giunta lasciando tutti meravigliati e incerti. La soluzione dell'imbroglio è stata rimandata all'inizio del nuovo anno, che è venuto rapidamente, a passi di valzer... uno, due... uno, due
I RIVOLUZIONARI DEL PROSCIUTTO
di Adina Anghelescu e Razvan Savaliuc - ("Ziua"[Bucarest], 9 gennaio 2003)
I rivoluzionari romeni, cioè coloro che hanno partecipato (realmente o meno) ai moti dell'89, rivendicano la loro "fetta di prosciutto"
La Romania rimane l’unico paese dell’ex blocco comunista nel quale, dopo il 1989, sono stati incorniciati sul muro gli statuti di rivoluzionario-combattente e rivoluzionario-partecipante. Ed è anche l’unico paese che deve sopportare l’affollarsi degli impostori per accaparrarsi meriti inesistenti e per rimpinzarsi dei benefici della Legge 42/1990. A tredici anni dagli eventi del dicembre ’89, il numero dei rivoluzionari è aumentato in maniera aberrante, e la corruzione ha toccato molti dei leader, di oggi e di ieri, dei grandi raggruppamenti rivoluzionari. Il Presidente della Romania si è sentito in dovere di intervenire. L’incontro di ieri (8 gennaio 2003), non si è concluso con nulla di concreto, ma soltanto con un time-out richiesto dal Pesidente per poter arrivare ad una conclusione che sarà resa nota fra due settimane.
Ieri, il Palazzo Cotroceni, residenza ufficiale del presidente della repubblica romena, è stato preso d’assalto da gruppi di rivoluzionari che volevano partecipare all’incontro col presidente Ion Iliescu. Questo si è visto nella situazione di dover mediare il conflitto tra i leader dei diversi raggruppamenti del dopo dicembre ’89 e di trovare soluzioni urgenti per rimediare la situazione creata dalla Legge 42/90: la corsa “all’accaparramento del prosciutto” da parte di coloro che avevano effettivamente partecipato agli avvenimenti del dicembre ’89, ma anche da parte di molti impostori che si sono appropriati di meriti che non hanno mai avuto. Alle porte del Palazzo Cotroceni si è creato un forte trambusto, con spintoni e parolacce, fino ad arrivare a forzare i dispositivi di sorveglianza.
Alla discussione col Presidente, che è iniziata alle ore 15, sono entrate soltanto quindici persone, tra le quali anche l’attuale segretario di stato Emil Cuteanu e il consigliere presidenziale Dan Iosif. Il problema maggiormente dibattuto, aperto dalla Alleanza Nazionale delle Associazioni di eredi degli eroi martiri, e dei feriti e combattenti della Rivoluzione, è stato quello della verifica dei dossier in base ai quali sono stati impartiti gli statuti di rivoluzionario, sotto diverse forme, a circa 30.000 persone. Il Presidente ha ascoltato con attenzione rimanendo profondamente colpito dal numero record al quale si è arrivati con la concessione dei certificati.
Gli alleati del presidente della UNORD [una delle associazioni dei "rivoluzionari", fino a poco tempo fa legata al Partito della Grande Romania], Dorin Lazar Maior, l’ex segretario di stato del SSPR (Segretariato di Stato Per i Problemi dei Rivoluzionari) Iordan Radulescu ed altri, non hanno voluto discutere con Ion Iliescu fin quando non sono usciti dalla sala Dan Iosif ed Emil Cuteanu. Quest’ultimo ha dichiarato che il Presidente è venuto a conoscenza di un’informazione legata alla situazione del SSPR dove, in pratica, non esistono nel archivio i registri con i quali sono stati assegnati i certificati di rivoluzionario. “Non sapevo che nel 1999 la legge fosse stata modificata e che aveva così dato la possibilità di continuare a deliberare certificati. Io ho scoperto questo tipo di certificati ed alcuni di essi portano la firma del ex segretario di stato, Iordan Radulescu”. Cuteanu ha anche dichiarato che Dumitru Dinca, in presenza del presidente, gli ha chiesto: “ non ti rendi conto di quello che fai! Questi si sono già presi i soldi”, riferendosi ad alcuni leader di organizzazioni di rivoluzionari. C’è da aggiungere che Georghe Pastor, presidente dell’associazione di Cluj “La Verità per la Rivoluzione”, ha dichiarato alla stampa che ben 805 tra i certificati rilasciati sono stati comprati o contraffatti in base a dichiarazioni di testimoni che sono stait vicini o hanno visto il richiedente partecipare alla Rivoluzione. L’Alleanza Nazionale delle Associazioni degli Eredi degli Eroi martiri e dei Feriti e Combattenti della Rivoluzione (ANA) ha portato davanti al presidente della Romania solo la richiesta di quattro benefici da accordare tramite la modifica della Legge 42: trasporto ferroviario gratuito per dodici viaggi, trasporto urbano gratuito, posti riservati per chi ha un alto grado di invalidità ed uno spazio commerciale di circa 50 metri quadrati.
Nei corridoi alcuni leader, discutendo tra di loro, avevano pensato di proporre al presidente la creazione di un ministero della Rivoluzione con tre segretari di stato. Tuttavia non hanno avuto il coraggio di fare una tale proposta. Alle ore 17.15 il Presidente Ion Iliescu ha richiamato nella sala tutti coloro con i quali aveva discusso. In seguito il consigliere presidenziale Octavian Stireanu ha annunciato che l’istituzione chiede un tempo di due settimane per analizzare le richieste dei leader dei rivoluzionari. “Il desiderio del Presidente è quello di contribuire al sostentamento di quei rivoluzionari che realmente hanno problemi sociali e di verificare tutti i dossier dei rivoluzionari.”
(traduzione di Andreea Torre)
| Data: 21-01-2003 | | Fonte: "Stina", "Ziua" |
| Autore: Angela Magherusan |
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