
Tra anime slave
| Data: 29-10-2003 | | Fonte: "Delo" |
| Autore: Sasa Vidmajer |
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N.E. BALCANI #708 - SLOVENIA
29 ottobre 2003
TRA ANIME SLAVE
di Sasa Vidmajer - ("Delo" [Lubiana], 19 ottobre 2003)
A Lubiana c’è una rinnovata attenzione verso i paesi dell’Europa centrale ed orientale, anche e soprattutto nell’ottica di una collaborazione più stretta dei paesi slavi che si apprestano ad entrare nelle strutture dell’Unione europea. Alle iniziative diplomatiche si aggiungono quelle politiche, con la proposta di creare un “Forum delle culture slave”
Il presidente del Consiglio, Janez Drnovsek, non aveva mai coltivato i rapporti con l’Europa Orientale. Il presidente della Repubblica, Janez Drnovsek, oggi va in visita ufficiale solo in quei paesi. Il cambiamento è conseguenza di una situazione mutata o di nuovi interessi? Probabilmente l’uno e l’altro, sebbene forse abbia un maggior peso la mancanza di inviti da parte dell’Occidente piuttosto che una rinnovata attenzione alle radici slave.
Al tempo del suo governo hanno spesso rimproverato a Drnovsek di trascurare le capitali dell’Europa Orientale. Le visite ai vicini slavi sono state per lui una rarità, e anche per questo erano diventate una peculiarità di Kucan. I membri della passata compagine governativo-presidenziale erano ben assortiti. Mentre l’ex presidente si trovava perfettamente a suo agio nei Balcani e in compagnia dei presidenti dell’Europa Centrale, durante le sue visite alle Nazioni Unite e in Europa Occidentale si mostrava piuttosto indeciso. Il premier, d’altro canto, si mostrava sempre restio quando si trattava di andare ad Oriente, dedicando tutte le sue energie in politica estera all’Occidente, alla ricerca di supporto per l’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea e nella Nato.
Perciò adesso sembra insolito vedere che il presidente colloquia soprattutto con interlocutori dell’Europa Orientale. Questa settimana è stato in visita ufficiale in Slovacchia, dove ha accennato alla possible creazione di un gruppo basato su interessi e intenti comuni e di una futura alleanza nell'UE. Nel suo primo viaggio ufficiale a inizio anno ha visitato l’Ungheria, l’unico paese confinante con il quale non ci sono mai stati problemi, ma neppure la sensazione di una stretta vicinanza. A giugno è volato in Bulgaria e in seguito è stato a capo di una delegazione socio-economica in Macedonia. Anche tra i suoi ospiti qui in Slovenia figurano spesso rappresentanti dell’Europa Centrale. Ne sono attesi due importanti: la prossima settimana il presidente ceco Vaclav Klaus, a novembre il capo di stato polacco Aleksander Kvasniewski.
Ci sono diverse teorie su dove si possano trovare i motivi per la nuova attenzione di Drnovsek verso i paesi dell’Europa Centrale, Orientale e balcanica. Alcune spiegazioni possono essere trovate anche nel fatto che riceve inviti solo raramente. Dopo l’intensiva attività di politica estera di Kucan, che durante il suo mandato ha fatto collezione di teste coronate e delle destinazioni più prestigiose, al suo successore sono rimaste meno opportunità di visite ufficiali. I capi di stato occidentali accettano per tradizione un numero limitato di ospiti. Di conseguenza, le opportunità di visita emergono con più facilità in qualche capitale dell’Europa Orientale.
Il dialogo con gli slavi è però sia utile che necessario. In passato la politica estera slovena ha trascurato questi legami, e in parte ancora è così. Il sopravvivere di alcuni stereotipi, cosa inconcepibile e dannosa, è riconosciuto dalla stessa Mladika [sede del Ministero degli Esteri sloveno - N.d.T.], la Slovenia ad esempio si sente più vicina all’Austria che non al gruppo di Visegrad. E dimostra poco interesse anche verso la Polonia, la nazione guida dei paesi dell’Europa Orientale, che spicca non soltanto grazie alle sue dimensioni, ma anche per il suo ruolo di coordinatrice degli interessi della “nuova Europa” nei confronti degli Stati Uniti.Una maggiore attenzione in questa direzione aiuterebbe forse la Slovenia a capire che cosa aspettarsi e a cosa opporsi.
La dimensione slava nell’ambito di un Europa allargata è diventata particolarmente importante. Nell’UE entreranno 60 milioni di persone di origine slava. Entrano nell’architettura europea, delineata e disegnata per decenni dal mondo occidentale. Fino ad oggi, gli slavi che si apprestano ad entrare in Europa hanno mostrato un’attività solamente passiva, cioè la disponibilità ad accettare l’ampio ordine legislativo dettato da Bruxelles, ma da ora in avanti sarà messa alla prova la loro creatività. Sono in grado di creare una nuova idea d’Europa? La Polonia arriverà nell’ordinamento interno europeo in conformità alla sua grandezza, con il potenziale di una nazione di 40 milioni di abitanti?
Sono tutti temi che la Slovenia non dovrà trascurare. Come non dovrà trascurare i tentativi di collegamento e di creazione di alleanze con i vicini, ai quali non è legata soltanto da un’eredità culturale comune. Il capo dello Stato ha fatto riferimento a Bratislava ad un “Forum delle culture slave”, che dovrebbe vedere la luce in breve a Lubiana. Ma bisognerebbe supportare anche i rapporti politici, e non solo quelli presidenziali. E se la Repubblica Ceca giustamente alza la testa e chiede nervosamente alla Polonia se le sarà accanto - a prescindere dalla riunione di cui si parla e delle relazioni che si già si stanno delineando - la Slovenia nella compagine slava ha meno carte da giocare. Forse dovrebbe modellare parte del suo profilo in politica estera proprio su questo terreno.
(traduzione di Francesco Martino)
| Data: 29-10-2003 | | Fonte: "Delo" |
| Autore: Sasa Vidmajer |
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