|
"Le banche italiane fanno acquisti nei Balcani"
L'Italia e i BalcaniNOTIZIE EST #332 - ITALIA/BALCANI 13 giugno 2000 LE BANCHE ITALIANE FANNO ACQUISTI NEI BALCANI [Seguono due pezzi, uno dal settimanale di Zagabria "Nacional" sulla svendita delle banche croate, che ha visto in prima fila come controparti acquirenti due delle maggiori banche italiane, la Comit e la UniCredito, e uno sull'importante operazione di acquisto che quest'ultima, secondo il settimanale di Sofia "Kapital", si appresta a concludere in Bulgaria, nonché sui problemi che sta avendo in questo paese un'altra azienda italiana, la Marconi. Ai due pezzi fa seguito un commento sulla strana tempistica delle maggiori operazioni del grande capitale italiano nei Balcani - a.f.] LA SVENDITA DELLE BANCHE CROATE di Zeljko Rogosic - ("Nacional", 6 aprile 2000) [Il settimanale "Nacional" ha pubblicato, oltre a quello che segue qui sotto, altri due lunghi articoli sulla vendita della Splitska Banka e sul suo passato ruolo di finanziatrice, "a fondo perso", della cerchia di Pasalic e Kutle, rispettivamente uno esponente dell'ala destra della HDZ e l'altro miliardario legato a doppio filo con il regime di Tudjman, articoli pubblicati nel n. 222 del 17 febbraio 2000 e n. 224 del 2 marzo 2000 e archiviati nel sito web del giornale: http://www.nacional.hr. Quando è stato pubblicato l'articolo che segue qui sotto, l'acquisto della Splitska Banka da parte della UniCredito non era ancora stato portato a termine - l'affare è stato comunque finalizzato poco dopo, il 19 aprile scorso. Data la lunghezza dell'articolo, abbiamo tradotto solo le parti riguardanti più direttamente le operazioni delle banche italiane. Sull'acquisto della Privredna Banka da parte della Comit segnaliamo il testo del Centro di Iniziativa Politica sui Balcani (http://www.ecn.org/cipb)] [...] Il governo di Ivica Racan non intende interrompere la privatizzazione delle banche del paese, illegale e altamente dannosa per i conti dello stato croato, avviata già dal governo di Matesa. Dopo la privatizzazione e la vendita delle quote di controllo della Slavonska Banka e della Privredna Banka Zagreb, e la recente vendita della Rijecka Banka alla tedesca Bayerische Landesbank, nonché l'annuncio dell'avvio di trattative per la scandalosa vendita della Splitska Banka alla banca italiana UniCredito di Milano - di cui "Nacional" ha già informato in maniera dettagliata l'opinione pubblica croata, senza che nessuno smentisse con una parola le nostre affermazioni - il danno arrecato ai conti dello stato croato ammonta ormai oggi a 14 miliardi di kune e continua a seguire una tendenza alla crescita. Nessuno si inquieta per il fatto che la piccola banca triestina Cassa di Risparmio di Trieste abbia deciso di acquistare la Splitska Banka presentandosi come parte del gruppo bancario UniCredito, che non ha mai manifestato nemmeno un lontano interesse d'affari riguardo a tale acquisto. I sospetti riguardo alla vendita e alla strana presa di controllo della Privredna Banka sotto il governo della HDZ verrà ora completato dalla coalizione di governo con un'altra vendita sospetta! Il governo di Racan punta unicamente a una soluzione a breve termine degli interessi croati, visto che con la somma limitata di 200 milioni di marchi che andranno a finire nelle casse di stato con la vendita della Rijecka Banka e della Splitska Banka, intende almeno per un breve periodo di tempo dare ossigeno a un bilancio statale eccessivamente carico di oneri. Questo desiderio degli strateghi del SDP, Slavko Linic e Mate Crkvenac, sarebbe del tutto comprensibile se in origine la politica della HDZ e la strategia di svendita delle proprietà croate avviata dal governo Matesa non avessero dato luogo al saccheggio più grande mai visto fino a oggi in Croazia. Secondo i dati della Banca Nazionale Croata, per il risanamento e le operazioni di salvataggio della banche croate in stato di fallimento o portate sull'orlo della bancarotta, sono stati spesi 48 miliardi di kune, che hanno pagato di loro tasca i contribuenti croati. Per il risanamento della banche in bancarotta, il cui capitale è chiaramente diventato di proprietà dei magnati croati, sono stati prelevati dal bilancio statale, quindi, sei miliardi di dollari [...] [pari a] un terzo del prodotto interno lordo. Ma con la vendita della Privredna Banka alla italiana Comit, della Slavonska Banka all'austriaca Hypo Banka, della Rijecka e della Istarska alla tedesca Bayerische Landesbank e della Splitska Banka all'italiana UniCredito, il bilancio statale croato incasserà solamente 3,6 miliardi di kune. La sproporzione tra i soldi stanziati per il risanamento e ciò che secondo le promesse dei politici dovrebbe tornare sotto forma di entrate dalle privatizzazioni delle banche è grande. Con il modello dominante della privatizzazione delle banche a ogni costo, la Croazia perderà milioni di marchi e sarà l'unico stato del mondo il cui governo ha organizzato e messo in atto una svendita a prezzi minimi delle proprie banche. Grazie a una tale privatizzazione, nelle casse dei cosiddetti partner e investitori strategici esteri vengono riversate decine di miliardi di kune dal bilancio statale croato. Gli appelli, le informazioni e la documentazione fatti pervenire alle più alte cariche del Governo, l'avvertimento formulato pubblicamente che con la vendita della Rijecka, e in particolare con la vendita criminale della Splitska Banka si arreca, e prosegue, un vero e proprio colpo contro il bilancio statale e la stabilità finanziaria dello stato, non hanno dato alcun risultato. Il governo ha deciso di chiudere gli occhi di fronte ai fatti. Esso non ha nemmeno sottoposto a riesame l'offerta della UniCredito per l'acquisto della Splitska Banka, anche se è evidente che nei preparativi per la sua privatizzazione sono stati compiuti anche gravi atti penali. Nel governo croato si è creata l'immagine fantastica che la vendita "salvatrice" della Splitska Banka agli italiani sia l'unica soluzione. IL MODELLO DELLA HDZ Il modello della HDZ per la vendita delle banche statali è stato illustrato alla fine del 1998 dall'allora premier Zlatko Matesa. Egli ha annunciato che nella prima fase di privatizzazione sarebbe stato venduto solo il 25 per cento della Rijecka Banka e il 36 per cento della Privredna Banka e della Splitska Banka, e che lo stato avrebbe continuato a esserne l'azionista di maggioranza. Chissà per decisione di chi, e comunque senza copertura e motivi finanziari effettivi, gli investitori esteri oggi controllano praticamente quote di maggioranza in tutte le banche croate privatizzate. La Hypo Banka, che ha comprato il relativo pacchetto azionario dalla EBRD (la Banca Europea per il Rinnovo e lo Sviluppo), controlla il 75 per cento del capitale della Slavonska Banka, la Comit detiene il 66,3 per cento della Privredna Banka e la BLB e la UniCredito riceveranno in dono rispettivamente il 66 e il 65 per cento della Rijecka Banka e della Splitska Banka. Con la vendita della Privredna Banka alla Comit alla fine dell'anno scorso è stato direttamente inaugurato il modello di svendita delle banche croate. Tale modello è stato portato alla perfezione con la prevista vendita della Splistka Banka, a quanto si dice, alla milanese UniCredito per il tramite della piccola Cassa triestina, vendita della quale "Nacional" ha esaurientemente scritto alcune settimane fa. Per il pacchetto di maggioranza della Privredna Banka la Comit ha pagato 660 milioni di marchi, ovvero due miliardi e 440 milioni di kune, una cifra che [l'allora] ministro delle finanze Borislav Skegro aveva valutato di fronte all'opinione pubblica come un affare eccezionale. Ma la HDZ e Skegro hanno dimenticato di dire che con la vendita della Privredna Banka i danni per il bilancio statale sono stati di alcune volte maggiori. Anche la Privredna Banka [come la Rijecka Banka] ha risanato il proprio bilancio, vale a dire che ha trasferito il proprio portafoglio di crediti inesigibili per un valore di non meno di 2,5 miliardi di kune, all'Agenzia statale per il risanamento delle banche (DAB). A nome dello stato, la DAB si è impegnata a pagare alla banca, cioè al suo nuovo proprietario, nel corso dei prossimi sette anni e con un interesse del 6,5 per cento, attingendo al bilancio statale, una somma di entità identica. Solo con questa operazione, il partner strategico italiano ha compensato le spese effettuate e inoltre, sulla base degli interessi, ha guadagnato come minimo mezzo milione di kune. Ma con l'acquisto della Privredna Banka da parte della Comit è stato acquisito anche il diritto a obbligazioni croate per 3,2 miliardi di kune emesse al fine del risanamento della banca, che recano un interesse del 7,5 per cento, nonché il diritto a un miliardo e 460 milioni di kune di obbligazioni statali emesse al fine della ricapitalizzazione della banca, che hanno una scadenza a 15 anni a cominciare dal 1 luglio 1997, con un interesse del 5 per cento, il tutto insieme a una clausola valutaria. Quindi, la Comit ha pagato per la Privredna Banka 2,4 miliardi di kune e, solo a fronte delle obbligazioni basate sul bilancio statale croato, otterrà 4,6 miliardi di kune. LA PRIVATIZZAZIONE DANNOSA Ma non è tutto. Lo stato si è preso carico anche dei debiti della Privredna Banka conseguenti ai crediti contratti dalla banca all'estero e pari a 346 milioni di dollari, ovvero 2,7 miliardi di kune. Quindi alla Comit verranno pagati dal bilancio statale croato, e questo senza tenere conto del valore del portafoglio e dei crediti inesigibili trasferiti allo stato, ben 7,3 miliardi di kune. La "vendita", o meglio il dono della Privredna Banka è stato un modello esemplare di come effettuare la privatizzazione di una banca con esiti dannosi per la Croazia. Il minimo che in questo saccheggio del bilancio statale e in questa svendita di banche statali poteva fare il governo di Racan sarebbe stato di mostrare una specifica delle quote e dei crediti inesigibili che la Privredna Banka ha trasferito allo stato, in modo tale da rendere pubblico quante obbligazioni nei confronti della Comit si è assunto lo stato croato. Per esempio, allo stato è stata trasferita la quota del 63 per cento che la Privredna Banka detiene nella Jadroplov di Split, per un valore di 400 milioni di kune - i debiti che si è così assunto lo stato sono pari a 80 milioni di dollari e sono identici ai valori delle proprietà. Si ritiene che oltre alla Jadroplov, tra i debiti assunti dallo stato ci siano anche la Ina, la Kutina e molte altre imprese e quindi per ora si può solo intuire quanti siano i crediti inesigibili e non pagati della Privredna Banka trasferiti a onere del bilancio statale. Se non vogliono mettere a tacere il più grande scandalo statale, il governo e la DAB devono rendere pubblico ai contribuenti l'accordo sul trasferimento allo stato delle quote e dei crediti inesigibili della Privredna Banka, della Rijecka Banka e della Splitska Banka, perché sono tenuti a farlo. Il governo dovrebbe rispondere alla domanda del perché la Privredna Banka è stata comprata attraverso la filiale lussemburghese della Comit e in quali rapporti è tale filiale con la sede centrale del nuovo proprietario di maggioranza della Privredna Banka, del quale si segnala che è un membro del "Gruppo Intesa", il maggiore gruppo finanziario italiano. Bisognerebbe rispondere chi è veramente il nuovo proprietario della Privredna Banka, se si tratta di cittadini italiani o croati, qual è il ruolo di alcuni ex ministri croati in tutto questo e perché la Comit ha acquistato la Privredna Banka con una linea di credito in features che, mediante un indebitamento sul mercato locale dei capitali, è stata procurata dalla filiale brasiliana della Comit. L'elenco delle quote e dei crediti inesigibili della Splitska Banka trasferiti allo stato, per un valore di 1,166 milioni di kune, è noto a "Nacional", che lo possiede. Alla DAB sono state trasferite quote bancarie senza valore in residenze turistiche (629 milioni di kune), crediti inesigibili (345 milioni di kune), imprese con enormi perdite (Plodina, Slobodna Dalmacija, Dalmacijavino), crediti nei confronti di imprese che sono in bancarotta (Tisak, Jadrantekstil, Mornar). In cambio di tutto ciò, lo stato è tenuto a pagare alla Splitska Banka 687 milioni di kune. Quello che non sapevamo ce lo ha raccontato Tomo Bolotin, in un'intervista su commissione alla rivista d'affari "Banka", con la quale ha cercato assolutamente senza successo di smentire il testo pubblicato da "Nacional". Bolotin ammette che il partner italiano ha ordinato il risanamento del bilancio della banca, che l'accordo con la DAB è effettivamente un'obbligazione contrattuale a sette anni con interessi del 6,5 per cento insieme alla clausola valutaria. Questo significa che l'obbligazione dello stato non è più la restituzione al proprietario della banca di 687 milioni di kune, ma la stessa somma maggiorata di 150 milioni di kune per interessi. [...] Le residenze turistiche non sono più proprietà della Splitska Banka, bensì dello stato, ma nei libri della banca vengono ancora registrati stanziamenti approvati destinati a tali imprese per un valore di 140 milioni di marchi, ovvero 570 milioni di kune. Si tratta di crediti "vivi", che la banca ha assicurato mediante ipoteca sugli immobili, ma, ammette lo stesso Bolotin, anche con garanzie che devono essere pagate dallo stato alla prima richiesta. Quindi con l'operazione di risanamento del bilancio grazie all'"eccellente" vendita alla UniCredito lo stato non ha la possibilità di vendere gli alberghi, perché il nuovo proprietario ha registrato un'ipoteca su di essi e garanzie da pagarsi alla prima richiesta. Dunque, oltre ai 687 milioni di kune contrattuali, oltre ai 150 milioni di kune di interessi, oltre ai 1,193 miliardi di obbligazioni della Croazia, oltre alle proprietà della Splitska Banka per il valore di 137 milioni di kune, il nuovo proprietario della Splitska Banka otterrà anche 570 milioni di kune di crediti approvati per il turismo con garanzie del governo croato, cosa che finora ancora non sapevamo. I nuovi dati dicono che con la svendita delle proprietà croate e l'acquisto della Splitska Banka, UniCredito guadagnerà due miliardi e 588 milioni di kune. [...] Rimane l'amaro sapore del dovere prendere atto che, per mettere delle pezze temporanee al bilancio, il governo di Racan ha amnistiato la politica della HDZ e copre tutte le mancanze, le illegalità e gli affari dubbi nella politica creditizia delle banche. In tal modo vengono amnistiati dalle loro responsabilità tutti i consigli di amministrazione e i collegi di controllo che sono sempre stati al servizio dei più grandi magnati. Se si apre il caso della Splitska Banka, bisognerà farlo anche con la Privredna Banka e questo per il governo, evidentemente, sarebbe un peso troppo grosso [...]. LA UNICREDITO E LA BULGARIA La banca milanese UniCredito non limita i suoi interessi di acquisto alla Croazia. Nelle scorse settimane è stato annunciato dal viceministro bulgaro Zotev che la UniCredito è stata selezionata dal governo per l'acquisto della Bulbank, la maggiore banca bulgara. La UniCredito ha presentato un'offerta in consorzio con la tedesca Allianz AG, che tuttavia partecipa in misura minima (5%) all'operazione di acquisto. Il contratto dovrà essere finalizzato entro la fine di giugno e finora sono ignoti i dettagli dell'operazione, anche se secondo dati non ufficiali citati dal settimanale economico "Kapital" (n. 19, maggio 2000) la cifra offerta da UniCredito/Allianz sarebbe di 350 milioni di euro che, sempre secondo il settimanale, rappresenterebbero una cifra maggiore rispetto a quanto prevedeva di incassare il governo bulgaro, che l'anno scorso, per bocca del ministro delle finanze Radev, aveva detto di attendersi di incassare 300 milioni di dollari. La quota acquistata dal consorzio guidato dalla UniCredito sarà comunque di controllo, ma non ne è ancora nota l'esatta percentuale - l'ente venditore, la Società di consolidazione bancaria bulgara, detiene il 98% delle azioni, ma è possibile che una quota di circa il 9-10% venga riservata ai dirigenti e ai dipendenti della banca. Secondo altre informazioni non ufficiali citate da "Kapital" la UniCredito sarebbe stata disposta a pagare una somma ancora maggiore per la Bulbank se fosse stata prescelta anche per l'acquisto della OBB, la terza banca bulgara in ordine di grandezza. Per quest'ultima, tuttavia, sembra che il governo bulgaro sia orientato a dare la preferenza alla Banca Nazionale Greca, secondo indiscrezioni dell'agenzia Reuters riportate da "Kapital" (n. 21, maggio 2000). La banca greca sarebbe disposta a pagare 240 milioni di euro, un cifra decisamente maggiore rispetto alle offerte degli altri contendenti, la Piraeus Bank SA e la UniCredito. Nel caso della Bulbank, la cui privatizzazione, a differenza di quella della OBB, è stata oggetto di una procedura il cui esito è stato ufficializzato, la UniCredito aveva battuto la Canovas Consortium SA, formata da capitali della famiglia greca Vardinojanis e della banca francese Credit Agricole Indosuez. Il prezzo che pagherà la UniCredito potrebbe comunque variare di molto in funzione della decisione della banca di avvalersi dello schema "debito contro proprietà" concordato l'anno scorso tra il governo italiano e quello bulgaro, con il quale i debiti (124 milioni di marchi) di due banche bulgare nei confronti della assicuratrice italiana SACE sono stati trasformati in debito statale, che la Bulgaria può rimborsare con quote di aziende da privatizzare. Da parte sua, la Canovas SA si è immediatamente lamentata di irregolarità nella gara e ha rilasciato una serie di dichiarazioni dalle quali risulta chiaro che effettuerà lavoro di lobby in parlamento per ottenere una revisione delle varie offerte. Se andrà in porto, questo sarà solo l'ultimo della serie di acquisti effettuati dalla UniCredito nell'Europa Orientale: oltre alla Splitska Banka (si veda sopra), la banca milanese ha di recente acquistato una quota di controllo della Pekao Bank SA, la seconda banca polacca, per più di un miliardo di dollari. Meno fortunata è stata la genovese Marconi Communications, affiliata italiana della General Electrics, che si era aggiudicata in Bulgaria alla fine del 1998 un importante contratto da 58 milioni di dollari per la costruzione di un sistema di comunicazioni militari conforme agli standard NATO, dopo un'opera di lobby degli allora primo ministro Prodi e ministro della difesa Andreatta (si veda "La Marconi e i miliardi bulgari per la NATO" di Momcil Milev, in "Notizie Est" #96 del 22 ottobre 1998). Il ministero della difesa bulgaro (dopo il recente cambio ai vertici di quest'ultimo in seguito al rimpasto di governo del dicembre scorso) ha rescisso il contratto con l'azienda italiana, asserendo il mancato rispetto da parte di quest'ultima di alcune clausole contrattuali. La Marconi, da parte sua, ha affermato che la decisione è dovuta a "motivi interni" della Bulgaria. La rottura di questo contratto pone problemi non indifferenti al governo bulgaro: da una parte, metà del prezzo era già stato pagato a fronte della consegna di strumentazioni e pare che ora la parte bulgara intenda chiedere un difficilmente ottenibile rimborso, dall'altra la Bulgaria rischia ora di non essere pronta per una serie di appuntamenti del suo processo per l'adesione alla NATO. Nel 1998 la Marconi aveva vinto il concorso battendo la svedese Ericsson e la tedesca Daimler-Benz. La procedura era stata seguita da alcune dimissioni all'interno del ministero della difesa bulgaro, che alcuni organi di stampa di Sofia avevano messo in collegamento con l'assegnazione del contratto alla Marconi (da "Pari", 4 maggio 2000) COMMENTO: LA STRANA TEMPISTICA DEGLI INVESTIMENTI ITALIANI NEI BALCANI di Andrea Ferrario Sarà un caso, ma la scelta dei tempi di intervento da parte del grande capitale italiano nei Balcani sembra ricalcare un modello ben preciso che si ripete a più riprese: laddove c'è un regime autoritario o un'oligarchia in crisi, il più delle volte si trova anche un'azienda italiana pronta a riversare centinaia di miliardi nelle loro casse (beninteso, facendo molta attenzione ai propri interessi). E' avvenuto così con la privatizzazione della Telekom serba nel 1997, che ha visto l'italiana STET "finanziarie" indirettamente il bilancio del regime di Belgrado con centinaia di miliardi nel momento in cui le casse dello stato serbo erano vuote e gli oligarchi di Milosevic si preparavano alla resa dei conti in Kosovo. E' avvenuto così ancora una volta nel dicembre scorso, quando la Comit ha trattato e concluso con il ministro Skegro, uomo di Tudjman e corresponsabile con quest'ultimo della catastrofe economica del paese, un affare da centinaia di miliardi che ha nei fatti aiutato, non i croati, ma l'oligarchia politico-finanziaria del regime, a rendere più "indolore" il passaggio dei poteri dopo la morte di Tudjman, a scapito dei lavoratori del paese (si vedano nell'articolo di "Nacional" i costi del risanamento delle banche di svariate volte superiori agli introiti generati dalla loro successiva vendita) e questo al di fuori di ogni controllo democratico (l'affare è stato concluso quando il parlamento era sciolto, in attesa delle elezioni). Il modello si replica poi in buona parte, anche se in un contesto politico diverso, con il recente acquisto, sempre in Croazia, della Splitska Banka da parte della UniCredito. Anche la "variante bulgara", pur nella sua diversità contestuale, rimane analoga nella sostanza: l'offerta e il probabile accordo finale della UniCredito per l'acquisto della Bulbank arrivano nel momento in cui il regime di Sofia è in piena crisi, travagliato da violente lotte intestine e in preda a paranoici timori "golpisti", in un'atmosfera che ricorda quella che regnava nel regime di Tudjman mentre andava verso la disfatta (e anche qui, come scrive il settimanale "Kapital" [n. 22, giugno 2000] in edicola la settimana scorsa, si apre la possibilità che, grazie a una recente operazione della Bulbank ancora statale, la Bulbank "italianizzata" riesca in futuro a mettere le mani sugli attivi della Parva Castna Banka, la ex maggiore banca bulgara, fallita anni fa per malversazioni con esiti disastrosi per l'economia del paese). Anche gli affari che non sono andati bene, come il contratto della Marconi con il governo bulgaro, sono indicativi del contesto in cui si svolgono gli affari: l'accordo, siglato nell'inverno '98, è stato disdetto nei mesi scorsi, poco dopo un avvicendamento ai vertici del ministero della difesa bulgaro in seguito alla "purga" messa in atto dal premier Kostov e con la quale sono state emarginate importanti lobby politico-finanziarie (a vantaggio di altre). Quello che rimane più esemplare, tuttavia, di questo affare è il fatto che il governo bulgaro si sia impegnato a stanziare cento miliardi per la costruzione di un sistema di telecomunicazioni militari il cui unico scopo è quello di facilitare le operazioni NATO nell'area, mentre nel paese la disoccupazione continua a fare balzi in avanti e sono decine di migliaia i lavoratori che non ricevono lo stipendio da mesi e, in alcuni casi, anche da anni. Anche in questo caso, il capitale italiano è stato subito presente all'appello.
| ||||||||||||||