Una competizione ad alto rischio

Data: 12-09-2002 Fonte: fonti varie
Autore: Zeljko Bajic

N.E. BALCANI #575 - MACEDONIA
12 settembre 2002


UNA COMPETIZIONE AD ALTO RISCHIO
di Zeljko Bajic - (AIM Skopje, 4 settembre 2002)

[Seguono più sotto, nell'ordine: 1) una breve nota sulla sospensione delle attività dell'agenzia AIM (fatta eccezione per le notizie relative alla Macedonia); 2) un articolo sulle possibili conseguenze economiche delle elezioni in Macedonia; 3) i sospetti che circolano a Skopje sulla privatizzazione di "Nova Makedonija"]

**Anche se la campagna elettorale in Macedonia è in pieno corso, i cittadini continuano a ritenere più importanti i numerosi incidenti che la accompagnano e che hanno come obiettivo quello di fare "penetrare la paura nella pelle", rispetto alle allettanti promesse dei partiti politici, ai quali da tempo sono diventati indifferenti**

La campagna preelettorale entra nella sua fase conclusiva, ma nessuno oserebbe mai giurare che le quarte elezioni parlamentari nella storia della Macedonia pluralista si terranno sicuramente come previsto, il 15 settembre. L'abbondanza di gravissimi incidenti verificatisi nelle settimane scorse porta a pensare che qualcuno potrebbe pericolosamente ricordarsi negli ultimi momenti della possibilità di impedire agli elettori di pronunciarsi sui programmi dei partiti, che in tutto sono una trentina. Qualcuno è giunto sarcasticamente alla conclusione che se il rating politico si dovesse calcolare in base al numero delle bombe gettate contro le sedi di partito, l'ex commissario politico dell'UCK, e oggi padre spirituale della Unione Democratica per l'Integrazione, Ali Ahmeti, sarebbe l'indiscutibile favorito nelle imminenti elezioni. L'uccisione di due poliziotti a Gostivar da parte di soggetti ignoti (la polizia ha arrestato alcuni albanesi sospettati di esserne gli autori) una decina di giorni fa, oppure il rapimento di cinque macedoni il 29 agosto sulla strada Tetovo-Gostivar... sono tutti fatti non direttamente collegati alla compagna elettorale, ma allo stesso tempo sono fatti che sicuramente non hanno influito positivamente su di essa. E in effetti i giornali in lingua macedone suggeriscono sempre più apertamente che alcuni degli incidenti sono stati preparati nelle "cucine" di qualche partito.

Una buona parte degli osservatori indipendenti ritiene che qualora qualcuno dovesse chiedere a un membro dalle idee chiare, e sicuro di sé, della VMRO-DPMNE al governo se è favorevole a rimandare le elezioni, quest'ultimo risponderebbe sicuramente di sì. D'altronde, anche i rappresentanti dei suoi più acerrimi rivali, l'Unione Socialdemocratica attualmente all'opposizione, desidererebbero la medesima cosa, con la differenza che il leader di tale partito, Branko Crvenkovski, dalla mattina del 16 settembre si troverebbe al posto di comando. Mancano evidentemente di entusiasmo anche i partiti storici del blocco albanese, che si sono lasciati da tempo alle spalle i loro momenti d'oro, sia al governo che all'opposizione. In una parola, gli osservatori stranieri caratterizzano sempre più spesso la campagna elettorale con una sola e unica constatazione: apatia generale. E, anche se davvero tutto è come appare a prima vista, essi si pongono comunque una domanda logica: cosa potrebbero cambiare le prossime elezioni? E quasi con orrore si rispondono: nulla. I motivi sono più di uno.

La VMRO-DPMNE che guida il governo del premier Ljubco Georgievski, nonostante il ricorso ai migliori "detersivi di alta qualità" non è in grado di ripulirsi dalle vistose macchie di cui si è ricoperta nel corso del suo mandato di quattro anni: la comunità internazionale, così come la gente comune, sospetta il governo di corruzione, e poi ci sono l'atteggiamento non cooperativo nel corso della crisi (non solo, ma anche l'avere contribuito al suo originarsi), il ristagno nelle riforme sociali, economiche e di altro tipo... Un fardello troppo pesante per potere credere che si tratti di un team in grado di vincere le elezioni. Inoltre, il premier Georgievski e i suoi uomini hanno speso tutta la loro energia preelettorale proprio nel cercare di gettare nel panico la comunità internazionale, oppure per mettere in atto mosse che, secondo la valutazione generale, non contribuiscono alla creazione di un clima politico sufficientemente sereno e sicuro, come nel caso, per esempio, delle minacce di arrestare Ali Ahmeti.

La maggior parte dei sondaggi assegna un netto vantaggio elettorale all'opposizione. Ma questo non perché i cittadini ritengano che Branko Crvenkovski, dopo essersi riciclato per quattro anni all'opposizione, oggi sia in grado di offrire una ventata d'aria fresca dopo le "esuberanze" di Georgievski e dei suoi compari albanesi del Partito Democratico degli Albanesi. L'Unione Socialdemocratica, tra l'altro, è riuscita a raccogliere intorno a sé svariati piccoli partiti, nella maggior parte dei casi di connotazione etnica, un fatto che agli occhi sia degli osservatori internazionali che di altri soggetti dovrebbe metterla in una luce migliore dell'orchestra unisona della VMRO-DPMNE. Il problema è che nei comizi i socialdemocratici non fanno altro che riciclare vecchi ritornelli, dai quali è stata unicamente asportata la polvere che vi si era accumulata, oppure denigrano i propri opponenti, senza proporre pressoché nessuna novità sostanziale.

Il blocco politico albanese va alle elezioni più diviso che mai. Sul Partito Democratico degli Albanesi di Arben Xhaferi, membro della coalizione di governo, pesa l'accusa di avere usurpato i media in albanese, limitando così la possibilità che gli elettori sentano voci alternative. Lo stesso Xhaferi, a quanto si afferma, è concentrato nel tastare il terreno per un avvicinamento all'Unione Socialdemocratica, tanto che la stampa macedone afferma apertamente che egli sta "voltando le spalle" a quello che per anni è stato il suo partner, cioè Georgievski. Le persone meglio informate ritengono che Xhaferi guardi senza simpatia all'indubbia popolarità di Ahmeti e della sua Unione Democratica per l'Integrazione, ma continua comunque a opporsi a un suo arresto, così come al suo isolamento politico, sul quale invece insiste il suo attuale amico politico Georgievski. Lo stesso Ahmeti è l'unico nuovo volto sulla scena politica e gli osservatori prevedono per lui un futuro luminoso. Secondo i sondaggi, il suo partito potrebbe raccogliere alle elezioni la maggior parte dei voti degli albanesi, consentendogli in tal modo di imporsi come eventuale partner di coalizione del partito che risulterà vittorioso tra i macedoni. Nella sua visita che si terrà il 5 settembre, l'eurocommissario Javier Solana, secondo quanto anticipano circoli politici bene informati, dovrebbe portare sulle rive del Vardar, dentro alla sua valigetta diplomatica, anche la proposta di adottare, per il governo che si andrà a formare dopo le elezioni, una vecchia e già sperimentata ricetta: la coalizione tra la maggiore forza del blocco macedone e i rappresentanti del partito degli albanesi che ha ottenuto i maggiori consensi tra gli elettori. Finora, dopo le elezioni tale modello ha in qualche modo funzionato, ma oggi potrebbe scontrarsi con alcuni problemi. In particolare, il leader dell'Unione Socialdemocratica, secondo tutte le dichiarazioni che finora ha rilasciato e che sono state fatte proprie anche dagli altri funzionari del suo partito, preferirebbe tenere un comizio nudo sulla piazza principale della città, piuttosto che entrare in un governo con l'ex "terrorista" e "bandito" - come amano definire Ahmeti. Nonostante questo, comunque, non vi sono dubbi che l'egineering internazionale riuscirà a escogitare qualche soluzione.

Così stanno le cose tra i "grossi pesci". Tutte le elezioni che si sono tenute fino a ora hanno dimostrato con i fatti che sono loro a dettare legge. I piccoli partiti dovranno o accontentarsi di rimanere a bocca aperta per la bassa percentuale che saranno riusciti a ottenere, oppure unirsi inosservati a qualcuno dei campi più grandi. Non hanno altre alternative.

A essere precisi, le prossime elezioni avranno un altro, importante attore, alcuni addirittura dicono il più importante: la comunità internazionale. I suoi rappresentanti hanno a più riprese ammesso a malincuore di non avere proprio alcun bisogno di un'ennesima tornata elettorale ad alto rischio nei Balcani in questo autunno. Ma i principi sono principi e i funzionari di Bruxelles insistono da lungo tempo sul fatto che non ci sia una migliore medicina della medicina democratica, costi quel che costi. Ora con rassegnazione si rendono conto di avere probabilmente fatto molto rumore per nulla: le conseguenze delle elezioni potrebbero essere imprevedibili. Nonostante questo, lo sforzo della comunità internazionale sarà notevole: circa 800 osservatori dell'OSCE, protetti direttamente dalle "volpi" della NATO (che, tra l'altro, non hanno affatto questo compito). Come si può vedere, i rompicapi politici abbondano.

Ai cittadini, con ogni evidenza, la cosa che più interessa è come sopravvivere a queste elezioni. Non è possibile prevedere in modo affidabile se alla fine vinceranno quelli che stanno allestendo scenari da horror, e che con gli incidenti verificatisi finora hanno dimostrato di avere una solida fantasia, oppure i loro ormai stanchi opponenti.


LA AIM HA SOSPESO LE PUBBLICAZIONI

L'informazione sui Balcani ha perso, speriamo solo temporaneamente, una delle sue migliori voci. L'agenzia AIM, infatti, ha dovuto sospendere dalla primavera scorsa le proprie pubblicazioni a causa della mancanza di fondi. Continuano a uscire solo gli articoli relativi alla Macedonia, grazie a un finanziamento specifico. Fondata 10 anni fa da un gruppo di giornalisti della ex Jugoslavia, l'AIM ha pubblicato in questi anni centinaia e centinaia di articoli di informazione e analisi grazie alla sua estesa rete di corrispondenti, composta da alcuni tra i migliori giornalisti dei Balcani. I suoi principali pregi sono sempre stati quelli della chiarezza e della ricchezza delle informazioni fornite, nonché dei diversi punti di vista offerti ai suoi lettori. In questi anni "Notizie Est" ha attinto abbondantemente ai materiali dell'AIM: ci auguriamo che l'agenzia possa presto riprendere le attività e vi invitiamo a leggere il relativo comunicato dell'agenzia, che fornisce maggiori particolari: http://www.aimpress.ch/fix/info/notice.htm


LE POSSIBILI CONSEGUENZE ECONOMICHE DEL VOTO IN MACEDONIA
(da "BetaMonitor" [Belgrado], 9 settembre 2002)

Nel suo ultimo numero, il settimanale economico "BetaMonitor" analizza quali potrebbero essere alcune delle conseguenze delle elezioni in Macedonia per l'economia del paese, che giunge a tale appuntamento in una situazione particolarmente difficile. Il tasso di disoccupazione ufficiale, ritenuto dagli esperti inferiore a quello reale, ha infatti ormai raggiunto il 33,4%, mentre due terzi dei dipendenti ricevono stipendi inferiori a 82 euro e il 15% dei nuclei familiari si considera povero.

L'Unione Socialdemocratica (SDSM) guidata da Branko Crvenkovski (che ha guidato la coalizione di governo fino al 1998) viene data dalla maggior parte dei sondaggi come la più probabile vincitrice delle elezioni. Qualora dovesse ottenere tale vittoria, la SDSM, secondo gli osservatori, dovrebbe proseguire la politica economica del suo precedente governo, intensificando in particolare le trattative con il FMI e la Banca Mondiale per ottenere nuove linee di credito. Allo stesso tempo il partito aumenterà con ogni probabilità gli interventi dello stato, soprattutto per combattere la disoccupazione. Si prevede anche che i socialdemocratici modificheranno le normative fiscali con l'obiettivo di diminuire la pressione fiscale. Secondo il settimanale, un eventuale governo a guida socialdemocratica aprirà ulteriormente il paese agli investimenti esteri, mettendo sul mercato le ultime, poche aziende interessanti rimaste nelle mani dello stato. Tuttavia, gli esperti di economia ritengono che uno dei maggiori punti deboli della SDSM sia costituito dai suoi stretti legami con l'élite manageriale, che il partito, tramite le privatizzazioni, aveva portato alla guida di numerose tra le più grandi e redditizie aziende ai tempi del suo precedente governo e che ora potrebbe esercitare a sua volta un influsso sui socialdemocratici, spingendoli a bloccare l'apertura agli investimenti esteri. In generale, conclude "BetaMonitor", gli esperti ritengono che i socialdemocratici non abbiano idee chiare e precise sul modo in cui la Macedonia potrebbe uscire dalla crisi.

La VMRO-DPMNE attualmente al governo si è sempre dimostrata favorevole, nelle parole e nei fatti, a una completa apertura ai capitali esteri. Gli esperti si dicono sicuri che tale partito non applicherà mai una politica improntata all'intervento statale nell'economia e che il rischio maggiore risiede piuttosto nell'eccessiva radicalità di un tale atteggiamento orientato esclusivamente al mercato, con probabili pesanti ricadute sull'economia nazionale e i cittadini, i quali non sono in grado di sostenere una tale politica. La VMRO-DPMNE, tuttavia, applica tali principi di mercato principalmente a livello di microeconomia, mentre ad altri livelli ha dato prova di una chiara tendenza a una spesa non trasparente dei soldi dello stato, all'espansione dell'amministrazione mirata a fornire posti a quadri del partito, e all'arricchimento personale di questi ultimi e di personaggi a essi vicini. Sulla VMRO-DPMNE pesa inoltre l'immagine di partito fortemente corrotto.

Nel corso del suo governo, il partito è giunto a forti frizioni con il FMI applicando politiche di aumento degli stipendi dei dipendenti pubblici, mirate esclusivamente a guadagnare consensi elettorali. Vi è inoltre il rischio, secondo gli esperti citati da "BetaMonitor", che con un eventuale (anche se improbabile) nuovo governo guidato dalla VMRO-DPMNE il clima economico si deteriori, visto che il partito con ogni probabilità adotterà misure per vendicarsi nei confronti degli uomini d'affari vicini all'opposizione.

E' comunque sicuro, scrive "BetaMonitor", che la Macedonia si troverà prestissimo a dovere affrontare il problema della enorme disoccupazione e quello dei destini dei circa 100.000 dipendenti statali. Di norma i governi macedoni applicano politiche favorevoli alle riforme unicamente nei primi due anni del loro mandato, mentre nella seconda fase di quest'ultimo si concentrano sulle misure mirate a conservare i favori degli elettori. Secondo gli esperti questo modello si replicherà anche dopo le imminenti elezioni, indipendentemente da quale sarà la forza che guiderà il nuovo governo.


GLI SLOVENI COMPRANO IL GRUPPO "NOVA MAKEDONIJA" CON SOLDI MACEDONI?
(da "Utrinski Vesnik", 7 settembre 2002)

In un articolo scritto da Nina Nineska-Fidanoska, il quotidiano di Skopje "Utrinski Vesnik", vicino alla SDSM, avanza dubbi sulla privatizzazione del gruppo editoriale "Nova Makedonija", il più grande del paese, che pubblica l'omonimo quotidiano. Il governo macedone ha infatti raggiunto un accordo con la società slovena Jug Stortive, che si è impegnata ad acquistare il gruppo per 2,3 milioni di euro, assumendosene inoltre i debiti. Già nei mesi scorsi erano stati avanzati sospetti sulla Jug Stortive, una società di recente creazione e senza alcuna esperienza nel settore dei media. Secondo quanto scrive "Utrinski Vesnik", la società slovena intenderebbe pagare il prezzo del gruppo editoriale con dei certificati di rimborso emessi dal governo macedone ai risparmiatori che avevano perso i loro fondi in occasione dello scandalo delle "piramidi finanziarie" di alcuni anni fa. Tali certificati vengono scambiati sul mercato finanziario ed è ammesso il loro impiego per l'effettuazione di pagamenti allo stato. In quest'ultimo caso, il loro valore conteggiato è quello nominale, superiore del 53% rispetto a quello attuale di mercato. Nelle ultime settimane sulla piazza di Skopje vi sono stati forti acquisti di tali certificati, di svariate volte superiori alla media. Ciò induce il quotidiano macedone a ritenere che in realtà la Jug Stortive sia solo una facciata dietro la quale, attraverso l'espediente dei certificati, la VMRO-DPMNE di Georgievski sta organizzando un passaggio del gruppo "Nova Makedonija" sotto il proprio controllo "privato". Il ministro dell'economia, Besnik Fetaj, ha concesso una proroga alla società slovena per l'effettuazione del pagamento, proroga che scadrà domani, 13 settembre, proprio alla vigilia delle elezioni. Se le affermazioni di "Utrinski Vesnik" fossero vere, la VMRO-DPMNE si garantirebbe il controllo di un importante strumento di propaganda politica prima che il governo passi, come è probabile, in mano ai socialdemocratici (a cura di A. Ferrario)

Data: 12-09-2002 Fonte: fonti varie
Autore: Zeljko Bajic